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Occupazione abusiva di un'area di pertinenza della strada comunale. Il condominio è responsabile dell'abuso?
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Occupazione abusiva di un'area di pertinenza della strada comunale. Il condominio è responsabile dell'abuso?

Perchè il condominio non può essere considerato né proprietario dell'area né autore dell'abuso?

Avv. Rosario Dolce  

I motivi del ricorso avverso un' ordinanza demolitoria di una pensilina condominiale - che dalla strada pubblica conduce al portone e delle opere ad essa accessorie- sono stati ritenuti fondati, in quanto è risultato agli atti incontestata (e comunque non è stato provato il contrario) la deduzione della duplice circostanza per cui l'opera abusiva non è stata realizzata dal condominio ricorrente e il condominio non ne è il proprietario.

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Il fatto.Un condominio molisano, a seguito di un accertamento comunale di occupazione abusiva di un'area di pertinenza della strada comunale e di abusività del muretto, della ringhiera, del cancello e della pensilina che mettono la detta area a servizio del condominio medesimo, ha impugnato dinanzi a TAR competente l'ordinanza di demolizione, contestandone la legittimità.

Il Comune, infatti, aveva ritenuto responsabile la compagine condominiale, semplicemente perché trattavasi di opere che sono utilizzate dai condòmini e che insistono sul suolo comune, presumendo che il Condomini, in persona dell'amministratore, fosse responsabile degli abusi.

Ciò su cui è stato interrogato, dunque, il Tribunale amministrativo molisano è la circostanza se un'opera di per sé abusiva e d'utilità condominiale debba essere ricondotta al Condominio per il semplice fatto della relativa esistenza. Di particolare pregio è la decisione assunta con la Sentenza 49 del 10 febbraio 2017

=> Denuncia del vicino per opere abusive

La Sentenza.Il decidente, intanto, precisa che non ignora l'orientamento giurisprudenziale, secondo cui l'ordine di demolizione può essere adottato nei confronti, oltre che del proprietario e del responsabile dell'abuso, come testualmente previsto dall'art. 31 del D.P.R. n. 380 del 2001 (TUE), anche nei confronti di chi abbia "la disponibilità" dell'area di sedime, pur non essendone il proprietario, tenuto conto dell'esigenza di garantire effettività all'ordine di demolizione, la cui finalità ripristinatoria, più che sanzionatoria, sarebbe efficacemente perseguita dall'assoggettamento all'ordine di demolizione anche del mero possessore dell'area sulla quale è stata realizzata l'opera” (cfr.: Cons. Stato, sez. IV, 12 aprile 2011, n. 2266; TAR Sicilia Palermo, sez. II, 8 gennaio 2015, n. 56).

Tuttavia, a tale orientamento egli ne contrappone un altro – che, preferisce, condividere - , secondo cui occorre tener conto del dato testuale dell'art. 31 del predetto TUE, in base al quale l'ordine di demolizione può essere adottato soltanto nei confronti di chi sia proprietario dell'area sulla quale è stata realizzata l'opera abusiva, ovvero dell'autore dell'abuso (cfr.: TAR Molise, 19.7.2016 n. 306; idem 15 dicembre 2014, n. 696).

=> Terrazza con veranda abusiva. Quando la volontà del privato si scontra con l'inerzia del Comune

E infatti, ai sensi dell'art. 31, comma 2, del D.P.R. n. 380 del 2001 "Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, accertata l'esecuzione di interventi in assenza di permesso, in totale difformità dal medesimo, ovvero con variazioni essenziali, determinate ai sensi dell'articolo 32, ingiunge al proprietario e al responsabile dell'abuso la rimozione o la demolizione, indicando nel provvedimento l'area che viene acquisita di diritto, ai sensi del comma 3".

È dunque chiaro il disposto normativo nell'indicare nel proprietario e nel responsabile dell'abuso i due soli soggetti che possono essere destinatari dell'ordine di demolizione, dovendosi escludere la possibilità di estendere, in via interpretativa, il novero dei potenziali destinatari di quello che, a prescindere dalla funzione ripristinatoria (ovvero sanzionatoria) che gli si intenda riconoscere, costituisce, comunque, un provvedimento afflittivo.

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Del resto, a ben vedere, lo stesso orientamento ermeneutico più aperto ed inclusivo, in alcuni casi, instaura una sorta di equivalenza tra l'autore dell'abuso, nei cui confronti può legittimamente essere adottata l'ordinanza di demolizione ai sensi dell'art. 31 e colui che ne abbia "la disponibilità", mostrando di desumere la responsabilità dell'abuso dalla circostanza che il destinatario dell'ordinanza abbia la disponibilità dell'area” (cfr., per un simile argomentare, TAR, Sicilia Palermo, n. 56/2015, cit.).

Né l'interpretazione più fedele al dato letterale dell'art. 31 del D.P.R. n. 380 del 2001, patrocinata in questa sede, pare indebolire la tutela contro le fattispecie di abusivismo, nei casi in cui l'area sia occupata da soggetti diversi da quelli individuati dal predetto art. 31 del D.P.R. n. 380 del 2001, potendo l'Amministrazione comunale pur sempre procedere d'ufficio anche senza la cooperazione dei soggetti che hanno la materiale disponibilità del fondo, mediante l'esecuzione diretta della demolizione che, nella specie, è favorita e resa possibile dall'essere il Comune proprietario dell'area (cfr.: TAR Sicilia, sez. II, 1 aprile 2015, n. 808).

In conclusione.Nel caso di specie, è risultato incontestato che il condominio ricorrente non sia proprietario dell'area. Nel provvedimento gravato non è provata in alcun modo la presunta responsabilità del ricorrente nella commissione dell'abuso, limitandosi il Comune resistente ad affermare che il condominio sia il fruitore della recinzione abusiva dell'area. Il condominio, quindi, non è considerato nel provvedimento impugnato né proprietario dell'area né autore dell'abuso, con la conseguenza che esso non poteva essere destinatario dell'ordine di demolizione impugnato, il quale, quindi, è illegittimo e deve essere annullato per violazione dell'art. 31 del D.P.R. n. 380 del 2001.

=> Opere abusive senza permesso di costruire. Il Comune può direttamente avviare l'iter di demolizione.

Scarica TAR Molise - n° 49 del 10 febbraio 2017

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