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In arrivo una nuova classificazione del rischio sismico per gli immobili. Ogni edificio si doterà di una tabella riportante il grado di vulnerabilità
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In arrivo una nuova classificazione del rischio sismico per gli immobili. Ogni edificio si doterà di una tabella riportante il grado di vulnerabilità

Nuova classificazione del rischio sismico per gli immobili.

Angelo Pesce  

Entro il 31 dicembre 2013, un gruppo di studio appena costituito su proposta del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, attuerà una serie di ipotesi normative al fine di classificare il rischio sismico e la vulnerabilità delle costruzioni e finalizzare eventuali bonus fiscali per l'attenuazione del rischio.

Verranno sostanzialmente fornite linee guida per certificare milioni di edifici, sia pubblici che privati, sul grado di vulnerabilità e sugli interventi di messa in sicurezza.

Verrà così fornita, a ciascun immobile, una sorta di tabella identificativa che fornirà immediatamente le informazioni sul grado di vulnerabilità sismica espressa in classi di appartenenza, fattore non trascurabile all'atto di una compravendita o di una locazione, così come per eventuali interventi di ristrutturazione.

La situazione del patrimonio edilizio esistente.
Secondo il rapporto 2012 Ance Cresme sul rischio sismico del patrimonio edilizio italiano, più di 10 milioni di abitazioni e quasi 5 milioni e mezzo di edifici, in gran parte residenziali, sono ad elevato rischio sismico.

Gran parte delle costruzioni, pari a quasi il 60% del totale, sono state realizzate prima del 1971, quindi antecedenti alla normativa antisimica del 1974, e 2,5 milioni di edifici presentano stati di conservazione piuttosto preoccupanti.

Secondo i dati presentati, il pericolo sisma è diffuso su tutto il territorio nazionale e vi sono zone più esposte al rischio di altre; nel dettaglio (Tab. 1 - Situazione pratrimonio edilizio italiano, rapporto 2012 Ance Cresme):

patrimonio edilizio italiano

Tutti gli immobili costruiti fino al 2001, quindi, risultano precedenti alla nuova zonizzazione sismica attuata a partire dal 2003 e alle Norme Tecniche per le Costruzioni emanate nel 2008 (DM 14 gennaio 2008).

Secondo i dati riportati dal Rapporto Cresme, è facile intuire che il parco edilizio che necessiterebbe di interventi di consolidamento/miglioramento antisismico, è piuttosto ampio; se al residenziale si aggiungono le strutture ad uso produttivo, il patrimonio immobiliare oggetto di interventi per la riduzione del rischio, si aggirerebbe intorno ai 10 milioni di edifici.

Leggi anche: (Il divieto di sopraelevazione dell'ultimo piano dell'edificio. Il caso delle zone a rischio sismico)

Premialità per la riduzione del rischio sismico
Secondo quanto annunciato, gli interventi volti al miglioramento dal punto di vista statico dell'immobile, potranno usufruire di incentivi e defiscalizzazioni, variabili in base alla valutazione quantitativa del rischio sismico, alle tipologie degli interventi attuati ed al relativo grado di riduzione del rischio sismico raggiunto.

Ricordiamo che con il Decreto Ecobonus (D.L. n. 63 del 4 giugno 2013, convertito nella legge n. 90/2013), i bonus fiscali per le ristrutturazioni e il risparmio energetico, passati dal 55% al 65%, sono stati prorogati fino al 31 dicembre 2014.

Relativamente agli interventi di consolidamento antisismico per gli edifici costruiti nelle cosiddette aree territoriali "a rischio", il bonus è parificato a quello per l'efficientamento energetico.

Nel 2015 l'ecobonus scenderà al 50%, mentre quello per le ristrutturazioni semplici al 40%.

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