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Non si può sfrattare chi ha rifiutato l'eredità

Sfratto per morosità: sono privi di legittimazione passiva i successori del conduttore deceduto che hanno formalmente rinunciato all'eredità
Avv. Mariano Acquaviva Avv. Mariano Acquaviva 

Il Tribunale di Roma, con la recente sentenza n. 14523 del 4 ottobre 2022, ha stabilito che, nell'ambito del giudizio di sfratto per morosità, sono privi di legittimazione passiva i successori del conduttore oramai deceduto, se hanno formalmente rinunciato all'eredità mediante dichiarazione ricevuta dal notaio.

Nel caso di specie, il condominio aveva citato in giudizio la moglie e i figli del defunto titolare del contratto di locazione per sentirli condannare al rilascio dell'immobile condominiale e al pagamento dei canoni non versati. I convenuti eccepivano, dal loro canto, il difetto di legittimazione passiva, avendo tutti regolarmente rinunciato all'eredità con formale atto notarile.

L'attore ribatteva asserendo che almeno uno di loro fosse in realtà erede a tutti gli effetti, essendosi qualificato come tale in una lettera inviata al condominio: tanto sarebbe bastato a revocare la precedente rinuncia, ai sensi dell'art. 525 c.c.

In effetti, l'intero provvedimento del giudice verte sulla seguente questione di diritto: quale forma deve rispettare la revoca della rinuncia all'eredità? E poi: la lettera con cui ci si presenta come erede è sufficiente a revocare la rinuncia fatta davanti al notaio?

Revoca rinuncia all'eredità: la tesi del condominio

Secondo il condominio, essendo la revoca della rinuncia un'accettazione dell'eredità a tutti gli effetti, questa può avvenire con le medesime forme previste per l'accettazione, cioè sia in modo espresso che tacito.

In questo senso, basterebbe anche un comportamento con cui inequivocabilmente si dimostra di voler accettare l'eredità per essere eredi, annullando così l'iniziale rinuncia.

Revoca rinuncia all'eredità: la tesi dei convenuti

Secondo i conventi, al contrario, la revoca della rinuncia all'eredità deve rispettare la stessa forma della rinuncia, in base al principio secondo il quale un atto che pone nel nulla uno precedente per cui è prevista una determinata forma deve avvenire a sua volta con le medesime formalità.

Revoca rinuncia all'eredità: la tesi del Tribunale di Roma

Il Tribunale di Roma, con la sentenza n. 14523 del 4 ottobre 2022 in commento, aderisce alla tesi avallata dal condominio, secondo cui la revoca della rinuncia deve essere effettuata nelle medesime forme previste per l'accettazione dell'eredità, ovvero espressa o tacita. Non occorre, quindi, alcun atto notarile.

Tanto chiarito, resta da valutare se la lettera inviata al condominio in cui ci si qualificava come erede possa configurare un comportamento rilevante ai fini di una revoca tacita della rinuncia all'eredità.

La revoca tacita della rinuncia all'eredità

Il Tribunale di Roma ritiene di aderire alla tesi prospettata da parte convenuta, giungendo pertanto al rigetto della domanda condominiale per difetto di legittimazione passiva.

Nello specifico, il giudice capitolino osserva che la revoca tacita della rinuncia avviene attraverso comportamenti concludenti incompatibili con l'ipotetica volontà di non voler accettare l'eredità oggetto della rinuncia.

In merito all'individuazione delle condotte integranti i detti comportamenti concludenti, l'art. 460 c.c. dispone che il chiamato (quindi un soggetto non ancora erede) possa esercitare tutti quegli atti di conservazione, di vigilanza e di amministrazione temporanea dell'eredità (comprese le azioni possessorie) anche se non si trova nella materiale apprensione dei beni.

Il dispositivo della norma sopracitata diventa rilevante nella misura in cui si ritiene che tutti gli atti che esorbitino i paletti fissati dal sopracitato art. 460 c.c. possano essere considerati alla stregua di un'accettazione tacita, come ad esempio nel caso di vendita non autorizzata dal giudice.

L'art. 476 c.c. recita che "l'accettazione è tacita quando il chiamato compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede".

L'accettazione tacita, quindi, è un'accettazione pura e semplice che però viene manifestata attraverso un comportamento concludente; non un qualsiasi comportamento ma un comportamento che non potrebbe essere compiuto se non nelle vesti di erede.

In queste ipotesi va quindi svola un'indagine concreta sull'effettiva volontà del chiamato, prescindendo dall'atto materialmente compiuto; ciò che andrà verificato è dunque il c.d. animus accipiendi.

Esempi di accettazione tacita dell'eredità

Sono esempi di accettazione tacita dell'eredità:

  1. la riscossione da parte del chiamato di un assegno rilasciato al de cuius;
  2. la cessione di ipoteca;
  3. il pagamento di debiti ereditari con denaro prelevato dall'asse;
  4. l'esercizio dell'azione di riduzione;
  5. l'impugnazione di disposizioni testamentarie;
  6. l'esperimento dell'azione di regolamento dei confini o dell'azione divisoria (poiché presuppone la comunione ereditaria);
  7. l'esperimento di azioni giudiziarie finalizzate alla rivendica, alla difesa della proprietà o al risarcimento dei danni per la mancata disponibilità dei beni ereditari;
  8. l'esperimento da parte del chiamato di azioni giudiziarie volte ad ottenere il pagamento di crediti del de cuius.
  9. Come può essere osservato, tutti gli atti in questione presentano un elemento comune di fondo: l'intenzione del chiamato di comportarsi come erede e, dunque, la sua volontà di assumere tale qualità.

    Di converso, non sono stati ritenuti come esplicanti una tacita volontà di accettazione:

  10. la costituzione in giudizio, quando volta a far valere il proprio difetto di legittimazione;
  11. la vendita di beni mobili o di scarso valore per pagare il funerale;
  12. l'impossessamento di indumenti di scarso valore;
  13. la denuncia di successione e pagamento della conseguente imposta;
  14. l'immissione nel possesso dei beni ereditari, poiché il chiamato, ha la facoltà di esercitare le azioni possessorie ancor prima che sia avvenuta l'accettazione.

Le conclusioni del Tribunale di Roma

Secondo il Tribunale di Roma, da quanto appena dedotto si evince chiaramente che nessun comportamento concettualmente definibile come "concludente" ai fini della revoca tacita della rinuncia all'eredità possa essere attribuito ai convenuti.

Con la lettera inviata da uno di loro, infatti, veniva proposto al condominio di concedere in locazione l'immobile di cui è causa formalizzando il rapporto con un nuovo contratto ad hoc, stante il fatto oggettivo che, avendo rinunciato all'eredità, non sarebbe potuto succedere in nessuno dei due rapporti contrattuali intercorsi tra il condominio e il defunto padre.

Appare evidente, quindi, che l'intenzione espressa dal convenuto non possa ricondursi a un'accettazione tacita dell'eredità del de cuius idonea a revocare l'efficacia della rinuncia espressa precedentemente effettuata.

Sentenza
Scarica Trib. Roma 4 ottobre 2022 n. 14523

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