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Se la ristrutturazione dell'unità immobiliare prevede solo opere interne non può esserci alterazione del decoro architettonico
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Se la ristrutturazione dell'unità immobiliare prevede solo opere interne non può esserci alterazione del decoro architettonico

Non può essere considerata lesiva dell'estetica dell'edificio l'esecuzione di opere interne alle unità immobiliari che non comportino alterazione o modificazione alla facciata dello stabile.

Avv. Alessandro Gallucci 

Il codice civile non definisce il concetto di decoro architettonico. In questo contesto, quindi, assume notevole importanza il parere della dottrina e quello della giurisprudenza.

Secondo la Cassazione per decoro “ deve intendersi l’estetica del fabbricato data dall’insieme delle linee e dalle strutture che connotano la stabile stesso e gli imprimono una determinata, armonica fisionomia ed una specifica identità” (così, tra le altre, Cass. n. 851/2007). L’estetica, inoltre, non è concetto statico; esso muta con il passare del tempo.

In tal senso, lo dice apprezzabilmente il Giudice di Pace di Grosseto, “ le nuove invenzioni, quali la televisione ed il telefono, ormai di uso comune, hanno modificato il comune senso dell’estetica e del decoro: le antenne televisive installate sui tetti, le parabole satellitari, sporgenti dal muri, gli stessi impianti di climatizzazione, sempre più numerosi, non vengono più percepiti come causa di deturpazione dell’estetica delle abitazioni e, più in generale, dell’ambiente” (Giudice di Pace di Grosseto 19 agosto 2011 n. 1038).

In questo contesto è bene evidenziare che il decoro “può ritenersi pregiudicato non da qualsiasi innovazione, ma soltanto da quella idonea ad interromperne la linea armonica delle strutture che conferiscono al fabbricato una propria identità (Cass.. n. 14455 del 2009; Cass. n. 2755 l del 2005)” (Cass. 22 novembre 2011 n. 24645).

L’onere dimostrazione dell’alterazione, che deve sostanziarsi in un danno economicamente valutabile per le parti comuni o per quelle di proprietà esclusiva (cfr. Cass. 25 gennaio 2010 n. 1286), è posto in capo a chi la lamenta.

In questo contesto s’aggiunge una nuova pronuncia della Cassazione, la n. 1326 dello scorso 30 gennaio, che chiarisce come non può essere considerata lesiva dell’estetica dell’edificio l’esecuzione di opere interne alle unità immobiliari che non comportino alterazione o modificazione alla facciata dello stabile. Ciò anche se si appongono su questa parte comune oggetti amovibili.

Si legge nella sentenza che la ristrutturazione dell’unità immobiliare “ è stata effettuata solo mediante opere interne, "sicché non essendovi stata alcuna variazione né ampliamento di volume dei locali originari non si è verificata nessuna compromissione per l'accesso al lastrico solare di proprietà condominiale".

Questa motivazione vale a escludere la lesione del decoro architettonico del fabbricato, che è logicamente incompatibile con l'insussistenza di modifiche esterne dello stabile.

Né rileva, ai fini del decoro architettonico, l'apposizione di tendaggi e stracci sul terrazzo del'edificio e rimuovibile.

Ai fini della tutela prevista dall'art. 1120, secondo comma, cod. civ. in materia di divieto di innovazioni sulle parti comuni dell'edificio condominiale, devono essere alterate, in modo visibile e significativo, la particolare struttura e la complessiva armonia che conferiscono al fabbricato una propria specifica identità.

In relazione a questo principio pacifico, non merita di essere presa in considerazione neppure la generica affermazione della lesività dell'installazione di "servizi e impianti".

Questa espressione, rimasta priva di precisazione sia in ricorso sia in memoria, è di per sé indicativa non di modifiche murarie strutturali o di alterazioni delle linee architettoniche di un edificio, ma di adeguamenti e aggiunte funzionali, che non rilevano sulla estetica del fabbricato, data dall'insieme delle linee e delle strutture che connotano lo stabile stesso e gli imprimono una determinata, armonica fisionomia ed una specifica identità” (Cass. 30 gennaio 2012 n. 1326).

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