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Gli interventi di riqualificazione energetica non valgono a sanare le violazioni dei parametri di altezza e distanza degli edifici.
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Gli interventi di riqualificazione energetica non valgono a sanare le violazioni dei parametri di altezza e distanza degli edifici.

Ecco perchè non possono essere sanate le violazione dei computi volumetrici in un edificio

Avv. Giuseppe Nuzzo 

Le violazione dei computi volumetrici in un edificio già costruito non possono essere sanate ex post con la realizzazione di pacchetti termici finalizzati al risparmio energetico.

È questo il principio di diritto che si ricava dalla sentenza del TAR Abruzzo n. 206 del 14 maggio 2015, che ha respinto il ricorso di un'impresa che aveva cercato di giustificare la violazione dei limiti di altezza e distanza di una palazzina già costruita facendole rientrare nelle deroghe concesse dalla legge in materia di riqualificazione energetica. Sopraelevazione e cambiamento della sagoma: quali conseguenze nella pratica?

In effetti, è prevista una serie di agevolazioni nel computo volumetrico degli edifici. Il riferimento è, in particolare, al D.lgs. n. 115/2008, ora abrogato dal D.lgs. n. 102/2014 (in vigore dal 19 luglio 2014) che recepisce la Direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica, in base al quale sono concesse:

  • Deroghe sulle distanze minime tra edifici e computo volumetria per gli edifici di nuova costruzione che adottano sistemi di isolamento (art. 14, comma 7, D.lgs. n. 102/2014);
  • Deroghe su distanze minime tra edifici in caso di riqualificazione energetica di edifici esistenti (art. 14, comma 7, D.lgs. n. 102/2014).

Tuttavia tali deroghe non possono essere utilizzate artificiosamente per giustificare le irregolarità edilizie risalenti alla costruzione originaria dell'edificio.

Il caso. Il Comune emanava un'ordinanza di demolizione contestando una serie di difformità edilizie di una palazzina residenziale per quanto attiene, in particolare, alla violazione dei limiti di volumetria prescritti dalla normativa edilizia.

L'impresa costruttrice si opponeva alla demolizione e proponeva domanda di sanatoria deducendo che l'altezza dell'edificio e l'aggetto dei balconi, oggetto di contestazione, dovessero essere riconsiderati in conseguenza dell'applicazione ai solai e ai muri esterni di pacchetti termici in grado di legittimare la deroga prevista dalla legislazione in tema di riqualificazione ed efficienza energetica.

La sentenza in commento ha rigettato la tesi difensiva dell'impresa costruttrice e confermato l'ordinanza di demolizione.

Secondo il TAR Abruzzo, infatti, deve ritenersi che la deroga ai parametri di altezza e distanza non costituisca l'automatica conseguenza di una scelta del costruttore di cui il Comune debba limitarsi a prendere atto. Essa dev'essere invece la conseguenza di una valutazione effettuata dall'Amministrazione in ordine al carattere necessario della soluzione prescelta, e quindi rispetto alla possibilità di ottenere i medesimi risultati energetici senza gravare sulle posizioni giuridiche di chi subisce la maggiore altezza e/o i minori distacchi.

"Non sembra - prosegue il TAR - che il Comune possa assentire una deroga alle distanze laddove il maggiore spessore dei muri perimetrali possa essere "recuperato" verso l'interno, e perciò non necessariamente verso le proprietà altrui.

Analoga considerazione può farsi per l'altezza complessiva dell'edificio, anch'essa in linea di principio comunque contenibile nell'ambito dei parametri vigenti.Tali considerazioni rendono evidente "l'incompatibilità della richiesta di deroga, che implica una valutazione tecnico-discrezionale, con il procedimento finalizzato ad attribuire un titolo postumo sulla base di un mero "accertamento di conformità"", come del resto confermato dal dato normativo secondo cui la deroga è consentita "nell'ambito delle pertinenti procedure di rilascio dei titoli abitativi di cui al Titolo II del Dpr 6 giugno 2001, n. 380", e quindi non nel procedimento di cui all'art. 36 (inserito nel Titolo IV).

In altri termini, la concessione delle deroghe volumetriche in esame dev'essere oggetto di un preventivo accertamento tecnico discrezionale dell'amministrazione, circostanza che esclude la possibilità di richiedere le suddette deroghe in sede di accertamento di conformità delle opere per la sanatoria delle stesse ex art. 36 T.U. Edilizia.

In buona sostanza, i giudici amministrativi hanno ritenuto"l'estraneità della suddetta disciplina al procedimento ex articolo 36 Testo unico edilizia, e quindi irrilevante l'applicazione dei pacchetti termici sul calcolo dell'altezza del fabbricato e dell'aggetto dei balconi".

Demolizione e ricostruzione con sopraelevazione, quando la nuova altezza rende l'opera illegittima?

Scarica Tar Abruzzo 14 maggio 2015, n. 206

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