Condominio Web: Il portale N.1 sul condominio
113362 utenti
Registrati
Il portale N.1 sul Condominio
Il vicino innalza un muro al confine tra due proprietà? Riprendere l'attività edilizia non integra alcun reato
Problema condominiale? Inviaci un quesito

Il vicino innalza un muro al confine tra due proprietà? Riprendere l'attività edilizia non integra alcun reato

Non integra reato riprendere l'attività edilizie se le riprese vengono effettuate in luoghi aperti

Avv. Alessandro Gallucci  

Tizio, di buona mattina, viene svegliato da forti rumori provenienti dall’abitazione di Caio, suo vicino. Preoccupato per l’insistenza di quel suono cerca di capire che cosa sta succedendo.

Affacciatosi alla finestra si accorge che Caio sta facendo innalzare il muro di confine che separa i due giardini di pertinenza delle rispettive abitazioni.

Preoccupato per la possibile illegittimità di quell’intervento Tizio accende la propria videocamera e riprende i lavori. Caio, indispettito dal comportamento del vicino, lo denuncia per illecita interferenza nella vita privata ai sensi dell’art. 615-bis c.p.

Si tratta d’un esempio liberamente ispirato a quanto successo realmente in un caso che ha portato la Corte di Cassazione a pronunciarsi sulla materia.

Il riferimento è alla sentenza n. 25453 resa dalla Quinta Sezione Penale della Cassazione lo scorso 24 giugno.

Prima di vedere cosa hanno detto i Supremi Giudici è bene ricordare che ai sensi del succitato art. 615-bis c.p.

Chiunque mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell'articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.

I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d'ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato

Nel caso di specie la Corte ha mandato assolti gli imputati che si erano comportati come Tizio perché il fatto non sussiste. Una formula assolutiva piena in quanto, dicono da piazza Cavour (conformemente ai precedenti sul punto) “ la ripresa fotografica da parte di terzi lede la riservatezza della vita privata ed integra il reato di cui all’articolo 615-bis c.p., sempre che vengano ripresi comportamenti sottratti alla normale osservazione dall’esterno, essendo la tutela del domicilio limitata a cio’ che si compie in luoghi di privata dimora in condizioni tali da renderlo tendenzialmente non visibile ad estranei.

Ne consegue che se l’azione, pur svolgendosi in luoghi di privata dimora, puo’ essere liberamente osservata senza ricorrere a particolari accorgimenti, il titolare del domicilio non puo’ vantare alcuna pretesa al rispetto della riservatezza” (Cass. pen. 24 giungo 2011 n. 25453).

Certamente, la Corte ne è ben cosciente, non mancano al privato che si ritiene leso dall’opera del proprio vicino gli strumenti giuridici per contrastarla. Essi, però, non sempre possono essere pienamente efficaci e soprattutto senza l’ausilio di materiale probatorio rischiano di non essere nemmeno facilmente utilizzabili.

A condizione che le riprese siano effettuate in luoghi aperti e facilmente osservabili, dunque, nessuno può essere punito se ha ripreso le azioni altrui.

Cerca: vicino privata integra

Commenta la notizia, interagisci...

    in evidenza

Dello stesso argomento