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No alla revoca dell'amministratore in prorogatio

In caso di estinzione del mandato la parola spetta all'assemblea per procedere alla conferma o alla nomina del sostituto
Avv. Gianfranco Di Rago Avv. Gianfranco Di Rago 

In caso di amministratore in prorogatio - quale che sia il motivo: scadenza del mandato, dimissioni, revoca - è inammissibile la procedura di revoca giudiziale, per la semplice ragione che il rapporto contrattuale che lo lega al condominio è già venuto meno.

Quindi, così facendo, oltre a sollecitare inutilmente un provvedimento giudiziale volto a disporre la revoca di un amministratore già cessato dal proprio incarico, i condòmini ledono le prerogative dell'assemblea in ordine alla conferma o alla nomina del suo sostituto (art. 1135 c.c.).

Del resto, anche nel caso in cui i condòmini chiedano al Tribunale di procedere alla nomina di un amministratore con la procedura di cui all'art. 1105 c.c., gli stessi sono tenuti a provare che l'assemblea sia stata preventivamente messa in grado di provvedere in tal senso.

In conclusione, quindi, laddove l'amministratore sia in regime di prorogatio, la prima cosa da fare è quella di adoperarsi per la convocazione dell'assemblea chiamata a nominare il suo sostituto.

In caso di mancata collaborazione dell'amministratore uscente, i condòmini possono quindi ricorrere alla speciale procedura di convocazione di cui all'art. 66 Disp. att. c.c.

Questi gli interessanti chiarimenti contenuti nella recentissima ordinanza del 10 gennaio 2022 con la quale la Corte di Appello di Lecce ha deciso il reclamo proposto avverso il provvedimento adottato dal Tribunale di Brindisi per la revoca giudiziale di un amministratore condominiale.

No alla revoca dell'amministratore in prorogatio: I fatti di causa

Nel caso di specie alcuni condòmini avevano richiesto con ricorso la revoca dell'amministratore e la nomina di un suo sostituto. I medesimi avevano sostenuto che da quasi due anni l'amministratore non provvedeva a convocare l'assemblea condominiale e, inoltre, che il suo mandato era formalmente scaduto il 31 dicembre 2020, senza che questi avesse provveduto a convocare l'assemblea per la nomina del nuovo amministratore.

Lo stesso, inoltre, non pareva intenzionato a rendere il conto della sua gestione, aveva smesso di svolgere ogni genere di attività utile al condominio e, anzi aveva posto in essere azioni contrarie agli interessi dei condòmini.

Si era costituito in giudizio il resistente, chiedendo il rigetto del ricorso, sostenendone preliminarmente la inammissibilità.

Il Tribunale di Brindisi, accertata la gravità delle condotte denunciate, ritenute tali da giustificare la revoca dell'amministratore, aveva accolto detta richiesta dei condòmini, ma aveva dichiarato inammissibile la domanda volta alla nomina del nuovo amministratore senza avere prima messo l'assemblea in grado di provvedervi. Di qui il reclamo frapposto dall'amministratore evocato in giudizio.

La revoca giudiziale dell'amministratore non esclude la prorogatio imperii

La decisione della Corte di Appello di Lecce

La Corte di Appello di Lecce, nell'inquadrare meglio la vicenda portata alla sua attenzione, ha confermato l'inammissibilità della domanda volta alla nomina del nuovo amministratore senza il preventivo svolgimento dell'assemblea condominiale e, soprattutto, ha parimenti dichiarato l'inammissibilità della revoca giudiziale richiesta nei confronti di un amministratore in prorogatio.

I giudici di appello hanno mostrato di conoscere il diverso orientamento secondo il quale sarebbe ammissibile la revoca giudiziale dell'amministratore in prorogatio. Secondo questa tesi l'amministratore, seppure in regime di prorogatio, è infatti tenuto a svolgere i propri compiti e a osservare i propri doveri, con la conseguenza che dovrebbe essere pur sempre consentito un controllo giudiziale della sua attività (si vedano: Corte Appello Bari, 12 giugno 2019; Corte Appello Roma, 25 giugno 2020).

Diversamente, sempre secondo il predetto orientamento, si aggirerebbe il divieto per l'assemblea di nominare nuovamente l'amministratore revocato giudizialmente.

Queste motivazioni non hanno però convinto la Corte di Appello di Lecce (si evidenzia come l'orientamento contrario abbia già trovato trova conferma in altre decisioni di merito: Tribunale Teramo, 29 giugno 2016; Tribunale Palermo, 9 dicembre 2018; Tribunale Foggia 6 novembre 2020).

È infatti da considerarsi pacifico che l'amministratore uscente, quale che sia il motivo della cessazione dell'incarico, rimane al suo posto fino a quando non venga nominato un sostituto.

Secondo il classico schema della prorogatio, in mancanza di nomina del nuovo amministratore o in presenza di una conferma avvenuta con maggioranza inferiore a quella di legge, l'amministratore uscente rimane in carica con tutti i poteri fino a una nuova designazione, che può avvenire a opera dell'assemblea, del giudice, su ricorso anche di un solo condòmino, oppure su ricorso dello stesso amministratore.

L'istituto della prorogatio imperii, in buona sostanza, è finalizzato alla tutale dell'interesse del condominio alla continuità della gestione dei beni e dei servizi comuni e pertanto esso opera non solo nei casi di scadenza del termine o di dimissioni, ma anche nei casi di revoca o di annullamento per illegittimità della relativa delibera di nomina (si veda Cass. civ., sez. II, 27 marzo 2003, n. 4531).

Occorre allora coordinare la disciplina della revoca giudiziale dell'amministratore e quella della prorogatio imperii. I giudici di appello hanno ricordato che, secondo l'interpretazione tradizionale, alla scadenza del termine annuale il mandato si estingue per legge e, ove manchi la nomina di un altro amministratore o la conferma di quello in uscita non sia sostenuta dalla necessaria maggioranza di cui all'art. 1136 c.c., scatta il meccanismo della prorogatio, consentendo all'amministratore ormai "scaduto" di continuare a esercitare provvisoriamente i suoi poteri nell'interesse della compagine condominiale (in un articolo pubblicato nei giorni scorsi su questa rivista si è tuttavia evidenziato come questa soluzione potrebbe anche essere ritenuta superata alla luce della specificazione della durata annuale del rinnovo dell'incarico di cui al novellato art. 1129 c.c.).

Da qui, secondo la Corte di Appello, la conseguenza inevitabile che non si può revocare giudizialmente un amministratore non più in carica, ma si può agire indirettamente solo per la nomina giudiziale di un nuovo amministratore.

Il mandato, infatti, come ricordato dal Tribunale di Roma in un provvedimento del 26 novembre 2018, si estingue di diritto alla scadenza del termine annuale ex lege, venendo pertanto a mancare il presupposto in forza del quale può essere esercitata la domanda di revoca dai condòmini.

Anzi il predetto ricorso, ha rincarato la Corte di Appello, viola il principio della sovranità dell'assemblea condominiale, che ha il potere di decidere sulla revoca dell'amministratore.

Il singolo condòmino può, invece, legittimamente richiedere all'Autorità Giudiziaria un provvedimento ex art. 1105 c.c. che disponga la nomina di un nuovo amministratore, previa dimostrazione del fatto che l'assemblea non abbia provveduto in tal senso.

Un siffatto ricorso, come indicato dal Tribunale di Catania in un provvedimento del 10 febbraio 2014, è dunque inammissibile perché rivolto nei confronti di un amministratore per il quale l'incarico è già scaduto.

Né, così facendo, si apre un vuoto di tutela per le minoranze dissenzienti all'interno del condominio in quanto, come sottolineato dai giudici di appello, durante il regime di prorogatio imperii, il condòmino che intenda farsi promotore della nomina di un nuovo amministratore ha sempre il potere di sollecitare l'assemblea alla nomina di un nuovo amministratore: nel caso in cui quest'ultima rinomini il precedente amministratore in prorogatio, il condòmino dissenziente potrà far valere dinanzi al Tribunale eventuali nuovi e gravi inadempimenti contrattuali.

Diversamente, ove l'assemblea resti inerte a fronte della richiesta di nomina di un nuovo amministratore, il predetto condòmino potrà attivare, sempre dinanzi al Tribunale, la diversa procedura di nomina giudiziale di un nuovo amministratore di cui all'art. 1105 c.c.

Differenza tra amministratore in prorogatio e quello regolarmente nominato

Sentenza
Scarica App. Lecce 10 gennaio 2022 n.443

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ALESSANDRO NUMIS
ALESSANDRO NUMIS 15-02-2022 17:24:12

Anche il Tribunale e la Corte d'Appello Napoli sono saldamente orientate (già dal 2020) per l'inammissibilità della domanda di revoca dell'amministratore in prorogatio. Nel caso di costituzione dell'amministratore, inoltre, c'è sempre condanna alle spese ex art. 91 c.p.c. (cass.15992/20) a carico del ricorrente.

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