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Spese utenze domestiche e pre-separazione: nessun rimborso al coniuge che le abbia sostenute
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Spese utenze domestiche e pre-separazione: nessun rimborso al coniuge che le abbia sostenute

Niente rimborso per le spese per utenze domestiche pre-separazione

Dott.ssa Marta Jerovante  

Il caso Un ex coniuge citava in giudizio la moglie separata per ottenere il rimborso della somma versata a titolo di TARSU per l'anno 2012: il periodo di imposta del debito in questione si riferiva infatti ad un momento successivo all'assegnazione alla moglie della casa coniugale, della quale la medesima era dunque divenuta unica utilizzatrice.

La ex coniuge, eccependo di aver corrisposto delle somme per le utenze familiari relative all'abitazione in questione, chiedeva invece in via riconvenzionale la compensazione di quest'ultimo debito, ritenuto gravante sul marito, con il credito dallo stesso vantato per la TARSU.

Il Giudice di pace, affermata la natura solidale di tale obbligo tributario per la fase precedente la separazione e la titolarità esclusiva in capo alla moglie, a far data dall'assegnazione dell'abitazione, compensava il credito TARSU vantato dal marito con il credito della moglie per il pagamento delle utenze domestiche; e valutato il credito restitutorio della moglie come di maggior importo, condannava il marito al pagamento della differenza.

Il Tribunale confermava la compensazione, limitandosi a ridurre l'importo dovuto dal marito.

Quest'ultimo è dunque ricorso in cassazione, lamentando che la sentenza impugnata avesse erroneamente considerato, ai fini della compensazione, un insussistente credito restitutorio della moglie in relazione alle somme da lei spese per le utenze domestiche dell'abitazione coniugale; e ha rimarcato l'ulteriore profilo secondo il quale il debito relativo alla TARSU per il periodo successivo all'assegnazione gravasse integralmente sulla coniuge esclusiva assegnataria.

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La decisione La Suprema Corte ha giudicato fondata la doglianza del ricorrente, cassando con rinvio la sentenza impugnata: invero, i giudici hanno rilevato un profilo di correttezza di tale sentenza, chiarendo che «l'assegnazione della casa coniugale esonera l'assegnatario esclusivamente dal pagamento del canone, cui altrimenti sarebbe tenuto nei confronti del proprietario esclusivo (o, in parte qua, del comproprietario) dell'immobile assegnato»; in altri termini, il coniuge assegnatario non è tenuto al versamento del corrispettivo riferito all'uso dell'abitazione, mentre restano generalmente a suo caricole spese correlate a detto uso - ivi comprese quelle che riguardano l'utilizzazione e la manutenzione delle cose comuni poste a servizio anche dell'abitazione familiare (in tal senso Cass. n. 18476/2005).

Discorso diverso va fatto invece rispetto alle spese per le utenze domestiche nella fase precedente alla separazione: il coniuge che le abbia sostenute non può vantare alcun diritto restitutorio nei confronti dell'altro coniuge, dal momento che si tratta di spese«effettuate per i bisogni della famiglia e riconducibili alla logica della solidarietà coniugale, in adempimento dell'obbligo di contribuzione di cui all'art. 143 c.c. (Cass. n. 10942/2015, n. 18749/2004)» (Cass., n. 10827/2018).

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La Corte di legittimità osserva come la sentenza di merito, nel caso in questione, non abbia dato applicazione, al riferito principio di diritto: durante la convivenza matrimoniale - ribadisce la Cassazione - entrambi i coniugi sono chiamati a far fronte, verosimilmente ciascuno secondo le proprie possibilità, sia alle esigenze della famiglia che a quelle dei figli - e tanto secondo le previsioni dell'art. 316 bis, comma 1, c.c.Non coglie quindi nel segno il riferimento compiuto dalla moglie nelle memorie difensive a precedenti giurisprudenziali nei quali si è riconosciuto il diritto del coniuge che abbia integralmente adempiuto l'obbligo di mantenimento dei figli, pure per la quota facente carico all'altro coniuge, ad agire per il rimborso nei confronti di quest'ultimo per il rimborso (citate a sostegno Cass. n. 6819/2017, n. 27653/2011): nella controversia in esame le spese, nel periodo precedente la separazione,sono state sostenute da entrambi i coniugi per la famiglia e, quindi, anche per i figli, senza possibilità di distinguere tra quelle destinate all'una e agli altri.

Si è dunque in presenza di una fattispecie diversa, che richiede una differente disciplina e soluzione.

In conclusione - osservano i giudici di legittimità - «il contenzioso postconiugale riguarda gli assetti patrimoniali successivi alla separazione e al divorzio», ma non può diventare un momento in cui rivedere e rimettere in discussione tutte le voci di spesa che ciascun coniuge, durante il rapporto matrimoniale, abbia sostenuto, sia pure per i figli.

=> A carico del marito separato anche le spese condominiali.

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