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Neve in condominio e cadute: quando il condominio non è responsabile

Il custode -condominio è ammesso a provare l'interruzione del nesso di causalità tra la cosa oggetto dei suoi poteri di fatto e la lesione e, in particolare, può allegare e provare il fortuito e il concorso di colpa del danneggiato
Dott. Giuseppe Bordolli Giuseppe Bordolli Responsabile scientifico Condominioweb 

Il condominio, quale custode dei beni e servizi comuni, è obbligato ad adottare tutte le misure necessarie affinché le cose comuni non rechino pregiudizio ad alcuno, rispondendo dei danni da queste procurate, sia ai condomini sia a terzi.

Per esonerarsi da responsabilità i condomini devono provare che il danno è determinato dal caso fortuito; quest'ultimo è costituito da tutto ciò che non è prevedibile oggettivamente o che rappresenta un'eccezione alla normale sequenza causale e che ha idoneità causale assorbente.

L'art. 2051 c.c. prevede, quindi, un'ipotesi di responsabilità oggettiva, il cui unico presupposto è l'esistenza di un rapporto di custodia; del tutto irrilevante, per contro, è accertare se il custode sia stato o meno diligente nell'esercizio della vigilanza sulla cosa; quanto all'onere della prova, il danneggiato (condominio o terzo) ha il solo onere di provare l'esistenza di un valido nesso causale tra la cosa ed il danno, mentre il custode ha l'onere di provare che il danno non è stato causato dalla cosa, ma dal caso fortuito.

Si tenga conto che un evento meteorico intenso (si pensi ad abbondanti nevicate protrattesi per diversi giorni) fa perdere, col trascorrere del tempo dal suo accadimento, la sua natura eccezionale, finendo col fare corpo con la cosa stessa (la parte comune nel caseggiato), sicché è a questo bene condominiale, come modificato dall'evento originariamente improvviso (la nevicata), che correttamente va imputato il fatto dannoso che ne deriva (Cass. civ., sez., 1/02/2018, n. 2482).

Il caso il fortuito

Il comportamento del danneggiato (da valutare anche officiosamente ex art. 1227, comma 10 c.c.) può assumere incidenza causale tale da interrompere il nesso eziologico tra la cosa e il danno quando sia da escludere che lo stesso comportamento costituisca un'evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale (Cass. civ., sez. VI, 3/04/2019, n. 9315; Cass. civ., sez. VI, 11/05/2017, n. 11526).

Danni da cose in custodia: la pericolosità del bene esclude il caso fortuito?

In particolare, quanto più la situazione di possibile pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l'adozione delle normali cautele da parte dello stesso danneggiato, tanto più incidente deve considerarsi l'efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso (Cass. civ., sez. III, 6/05/2015, n. 9009).

Il caso fortuito, quindi, può consistere nella condotta del danneggiato, ricollegabile all'omissione delle normali cautele esigibili in situazioni analoghe; di conseguenza non può richiedere il risarcimento il condomino scivolato sulla rampa dei box in pieno inverno per la presenza di ghiaccio, che era prevedibile e anche concretamente percepibile, in considerazione dell'idonea illuminazione della parte comune (Cass. civ., sez. VI, 31/01/2017, n. 2556).

A maggior ragione non può pretendere nulla il partecipante al condominio che, nella stagione invernale, di pomeriggio, in una località di alta montagna, si avventuri su un vialetto condominiale "ghiacciato" dopo una copiosa nevicata, cadendo inevitabilmente a terra (Cass. civ., sez. III, 08/06/2015, n.11797).

Allo stesso modo deve escludersi che, in presenza di una consistente nevicata, la "custodia" condominiale si estenda alla asciugatura di tutte le scale dell'edificio condominiale; di conseguenza il caseggiato non può essere responsabile della caduta di un condomino che, senza rimuovere la neve eventualmente presente sulle calzature, è caduto sulla "scala che porta verso lo scantinato del palazzo" in una giornata di straordinaria gravità per l'emergenza meteo; e ciò fonda altresì un giudizio di insussistenza di qualsiasi profilo di "colpa" rilevante ai fini della fattispecie risarcitoria ex art. 2043 c.c. (Trib. Lanciano 3 ottobre 2022 n. 349).

Il problema marciapiede

Il marciapiede è parte della strada e, quindi, del demanio comunale (Marciapiede: parte della strada, esterna alla carreggiata, rialzata o altrimenti delimitata e protetta, destinata ai pedoni: così art 3, comma 33 c.d.s.).

Di conseguenza, a prescindere da eventuali ordinanze comunali di senso contrario, è lo stesso Comune a doversi occupare della manutenzione della carreggiata, compreso lo spargimento di sale in periodo invernale (Trib. Torino 5 dicembre 2012).

Questo significa che l'ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile dei sinistri riconducibili alle situazioni di pericolo strettamente connesse alla struttura o alle pertinenze della strada.

Trattandosi di responsabilità da custodia, il Comune potrebbe salvarsi dimostrando il caso fortuito, come la colpevole distrazione della vittima, la quale, usando la minima esigibile attenzione, avrebbe potuto avvedersi delle condizioni del percorso se, nei giorni e nella notte precedenti quello dell'evento, vi era stata un'abbondante nevicata e sul marciapiede c'erano neve e ghiaccio sparsi ovunque (Cass. civ., sez. III, 23/12/2020, n. 29465).

Sentenza
Scarica Trib. Lanciano 3 ottobre 2022 n. 349

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