Condominio Web: Il portale N.1 sul condominio
113724 utenti
Registrati
chiudi
Inviaci un quesito

L'uso diverso o più intenso della facciata non può comunque ritenersi compatibile con una sorta di appropriazione di parte del bene

L'uso intenso dei muri perimetrali non può trasformarsi nel tempo in una servitù di insegna sulla facciata
Dott. Giuseppe Bordolli Giuseppe Bordolli Responsabile scientifico Condominioweb 

Il muro perimetrale comune di un edificio in condominio, accanto alla funzione primaria e fondamentale di sostegno dello stabile, ha anche quella accessoria e secondaria di appoggio di tubi, fili, condutture, targhe, insegne, etc. L'utilizzazione del muro perimetrale comune da parte del singolo condomino mediante l'apposizione di cartelli, targhe, insegne, canne fumarie e simili, quindi, non alterando la naturale e precipua destinazione di sostegno dell'edificio condominiale, costituisce normale esercizio del diritto di usare la cosa comune, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 1102 c.c., sempre, però, che non impedisca l'esercizio concorrente del diritto degli altri partecipanti di fare uguale uso del muro, nonché, ad un tempo, non rechi pregiudizio alla stabilità ed alla sicurezza dell'edificio e non ne alteri il decoro architettonico.

Questo significa che l'apposizione di targhe o insegne nel prospetto dell'edificio condominiale costituisce espressione del diritto di comproprietà dei condomini su detta parte comune, corrispondendo alla normale destinazione di questa; ne consegue che l'esercizio di tale facoltà non può essere assoggettato a divieto o subordinato al consenso dell'amministratore condominiale.

In ogni caso l'uso diverso o più intenso della facciata non può comunque trasformarsi in una sorta di appropriazione di parte del bene. È questo il principio espresso dalla recente sentenza del Tribunale di Bari del 1 giugno 2022 n. 2153.

Uso diverso o più intenso della facciata e incompatibilità con una sorta di appropriazione di parte del bene: la vicenda

Un condomino, proprietario di un locale commerciale e di un'abitazione al primo piano concedeva il locale al piano terra in locazione commerciale per uso bar, uso che rimaneva per più di vent'anni; il condomino locatore, sin dal primo contratto di locazione, concedeva al conduttore l'uso della porzione di muro perimetrale costituente la facciata antistante il locale; in pratica aveva autorizzato il conduttore all'apposizione di insegne e luci sui due lati della facciata e all'apposizione di tende e refrigeratori sulla parte sovrastante l'ingresso del bar, consentendogli una miglior utilizzazione del suolo pubblico antistante su cui era stata acquisita l'autorizzazione al posizionamento di pedana e siepi per la sistemazione dei tavolini all'esterno.

Successivamente il titolare dei due immobili, donava il locale destinato a bar al figlio e l'appartamento al primo piano alla figlia, i quali consolidavano la piena proprietà con la morte del donante e della coniuge.

Il figlio, nuovo titolare del bar, subentrava nel rapporto di locazione del locale ed era convinto di aver acquisito pure l'utilizzo esclusivo della facciata condominiale antistante il bar: in particolare il nuovo proprietario locatore si riteneva ex art. 1062 c.c. titolare di una vera e propria servitù di insegna e di illuminazione sui due lati della facciata, nonché di una servitù di apposizione tende e refrigeratori sulla parte sovrastante l'ingresso a favore del locale a piano terra e a carico del muro condominiale costituente la facciata antistante del locale; la sorella, titolare dell'appartamento al primo piano, però, era sicura di avere pari diritti sulla facciata e così, apponeva, sulla porzione della facciata a sinistra del portone l'insegna pubblicitaria relativa alla scuola privata svolta nell'appartamento di sua proprietà.

Il fratello, sulla considerazione che quello spazio era stato da sempre utilizzato per l'apposizione di insegne e cartelli del bar, dopo aver chiesto, inutilmente, la rimozione dell'insegna, citava in giudizio la sorella, chiedendo il riconoscimento della servitù di insegna e illuminazione sui due lati del muro condominiale e di apposizione tende e impianti di refrigerazioni sulla parte sovrastante l'ingresso del locale a carico del muro condominiale dell'immobile e a favore del citato locale, con condanna della convenuta alla rimozione dell'insegna.

La decisione

Il Tribunale ha dato ragione alla sorella; respinta invece la tesi del fratello che ha sostenuto di essere subentrato al dante causa (suo padre) anche nel rapporto locativo con tutte le sue prerogative, compreso l'utilizzo esclusivo ex art. 1062 c.c. della facciata condominiale antistante il locale bar.

Secondo il Tribunale invece non sussistono i presupposti di cui all' art.1062 c.c., pur invocato dall'attore, in assenza di uno dei due requisiti richiesti dalla norma citata, cioè in assenza di "opere permanenti" destinate all'esercizio della servitù.

In ogni caso per il giudice pugliese l'uso diverso o più intenso di una parte comune non può comunque ritenersi compatibile con una sorta di appropriazione di parte del bene; di conseguenza per lo stesso giudice l'apposizione della insegna da parte della convenuta, peraltro autorizzata dalle competenti autorità, costituisce legittima esplicazione delle facoltà di cui all'art. 1102 c.c. sulla cosa comune.

Sentenza
Scarica Trib. Bari 1 giugno 2022 n. 2153

Commenta la notizia, interagisci...
Annulla

  1. in evidenza

Dello stesso argomento