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Feste in condominio: i possibili rischi legali
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Feste in condominio: i possibili rischi legali

Le feste organizzate in condominio spesso possono determinare spiacevoli conseguenze

Avv. Michele Orefice 

Le feste domestiche organizzate in occasione di eventi e ricorrenze comandate, soprattutto al sud, continuano a rappresentare una tradizione solenne ed irrinunciabile per molti condòmini, che non intendono rinunciare ai classici festeggiamenti in casa, con numerosi amici e parenti.

Per dirla con una battuta, le feste per i condòmini sono una cosa seria e non stancano mai. Ma si sa che quando gli ospiti sono tanti i festeggiamenti nelle mura domestiche diventano molto movimentati, tra voci esilaranti e musica ad alto volume, che scatenano le lamentele di chi non sopporta la confusione in condominio.

Però non è detto che alzare il tono della voce o aumentare il volume della musica, in casa, debba automaticamente configurarsi come una violazione delle norme-antirumore, perché bisogna guardare sempre alle circostanze del caso, anche se la confusione dei festeggiamenti dovesse essere notevole.

Basti pensare che in occasione di determinati eventi o festività, come nel caso della festa di capodanno, per esempio, è pensabile giustificare i rumori dei festeggiamenti, per il fatto che rappresentano un evento sporadico ed eccezionale legato ad una ricorrenza molto sentita nel Paese.

Ed invero molti comuni italiani, in occasione del capodanno e di altre festività, ammettono immissioni sonore più alte del solito, rilasciando autorizzazioni in deroga ai limiti di emissione acustica, per la realizzazione di manifestazioni e spettacoli temporanei in luogo pubblico o aperto al pubblico.

=> Musica ad alto volume, quando può dirsi provato il reato?

Il Comune di Milano, per esempio, al paragrafo 9 del documento per lo svolgimento di manifestazioni e spettacoli pubblici nel territorio comunale milanese, prevede deroghe ai limiti acustici in occasione di eventi organizzati per l'ultimo giorno dell'anno, così come per il Carnevale Ambrosiano, il Natale, Halloween, ecc., purché tali eventi si esauriscano entro le ore 03:00 del giorno successivo a quello dell'evento stesso.

È ovvio che se la deroga alla soglia dei limiti acustici vale per le feste organizzate in strada altrettanto deve poter valere per quelle realizzate in casa, tant'è che neanche in presenza di un generico limite regolamentare condominiale si potrebbe pensare di chiamare le Forze dell'Ordine, la sera dell'ultimo giorno dell'anno, per segnalare il disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone causato dai festeggiamenti molesti dei vicini di casa.

In generale è naturale pensare che i condòmini non possano essere chiamati a rispondere di violazione dell'art. 659 c.p., cioè del reato di disturbo della quiete pubblica, per aver realizzato in casa una festa rumorosa l'ultimo giorno dell'anno.

In condominio, però, non esistono soltanto le classiche feste organizzate dai condòmini, in occasioni particolari, che entro certi limiti si possono anche tollerare, ma si registrano pure le feste settimanali fatte in casa degli inquilini, all'insegna di schiamazzi e rumori, che turbano di continuo e non ogni tanto la tranquillità dei vicini di casa, compromettendone l'intimità domestica.

=> I limiti alle attività ludiche imposti dal regolamento condominiale.

I party fatti in casa sono diventati la regola per molti studenti universitari "fuorisede", che ogni settimana trasformano gli appartamenti affittati in condominio in locali fai da te, per fare baldoria, con tanti invitati che, tra musica a tutto volume e schiamazzi, pregiudicano la tranquillità dei residenti, soprattutto a tarda sera, togliendo il sonno a chi non tollera rumori.

Tale routine è diventata una fonte di disturbo cronica della tranquillità dei residenti in molti edifici condominiali, per il fatto che i rumori dei festini si propagano negli appartamenti, in modo intollerabile, a tutte le ore, anche di notte, pregiudicando il riposo e la serenità dei condòmini, ossia compromettendo la qualità della vita. Non a caso gli appartamenti rumorosi sono soggetti a svalutazioni sul mercato.

Il vero problema, poi, è che gli inquilini disponibili ad organizzare festini in casa spesso non si rendono neanche conto dell'entità del fastidio che arrecano ai vicini di casa e non si preoccupano neppure delle conseguenze legali che potrebbero scaturire dal loro comportamento.

Una siffatta indifferenza scaturisce dal fatto che in tema di feste domestiche non sussistono particolari limitazioni, fermo restando, comunque, il rispetto della quiete degli altri e il divieto di compiere attività vietate dalla legge.

Sotto il profilo delle autorizzazioni, ad esempio, non è necessario munirsi di alcun permesso comunale o della questura, per fare una festa, neanche se si trattasse di organizzare un rave party, assunto che l'unico limite è quello di non svolgere attività illegali o a fini di lucro.

=> Urla e schiamazzi in condominio: l'accertamento dei rumori non richiede perizie fonometriche

In proposito al divieto di compiere attività illecite il pensiero viene rivolto subito alle sostanze stupefacenti, che vengono consumate nei party, soprattutto in quelli c.d. "ChemSex", cioè nei festini a base di sesso e droga, che sono di tendenza anche in Italia.

Ma in realtà, essendo depenalizzato l'uso personale di droga, sono i quantitativi di sostanze stupefacenti ritrovati durante il festino, che potrebbero fare la differenza ai fini della configurazione del reato di spaccio, congiuntamente ad altre circostanze e/o modalità di ritrovamento delle stesse sostanze, tipo la suddivisione in dosi preconfezionate o la presenza di bilancini di precisione, ecc.

Ad ogni modo, al di là dell'eventuale ritrovamento di droga da parte delle forze dell'ordine intervenute a seguito della segnalazione di schiamazzi, il punto è capire, piuttosto, quando il rumore prodotto nei festini possa determinare una violazione penale e quando invece rientri nell'ambito di un illecito civile.

Lo spartiacque tra illecito penale e illecito civile è dato dal numero di persone che viene disturbato dal rumore, tant'è che si ragiona di reato penale soltanto nel caso in cui tale rumore è in grado di molestare un numero indefinito di persone.

In altri termini, per configurarsi un illecito penale, è necessario che il fenomeno rumoroso sia intenso e tale da superare il limite di normale tollerabilità, arrecando pregiudizio alla quiete pubblica, ossia ad un numero indeterminato di persone e non a pochi.

Tutto dipende dall'entità del comportamento posto in essere, ossia dalla condotta rumorosa tenuta durante la festa, in quanto il rumore dei festeggiamenti non può integrare la violazione di cui all'art. 659 c.p. se non disturba la collettività.

Ai fini delle configurazione del reato di disturbo delle quiete pubblica, il rumore deve essere valutato in rapporto alla media sensibilità del gruppo sociale in cui il fenomeno si verifica ed alla potenziale diffusività del disturbo (tra le tante Cass. n. 3678 del 01/12/2005).

Per esempio, i rumori e i suoni provenienti da un locale in ambito condominiale, che si sentono nelle abitazioni ubicate a 20 o 30 metri di distanza sono stati ritenuti idonei a disturbare le occupazioni e il riposto delle persone residenti nelle vicinanze, in base a quanto riferito dai testi e dalle misurazioni delle emissioni sonore eseguite dai tecnici dell'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (Cass n. 18521 del 2 maggio 2018).

Iprincipi generali in tema di valori del rumore sono stabiliti dalla legge quadro sull'inquinamento acustico n. 447 del 26 ottobre, mentre i limiti al rumore di regola dovrebbero essere identificati dalla classificazione acustica del territorio, ossia dalla cosiddetta "zonizzazione acustica" comunale, che individua le zone con le soglie oltre le quali il rumore diventa intollerante e quindi perseguibile per legge. Di fatto toccherebbe ai comuni stabilire, nei propri regolamenti, quali debbano essere i decibel da non superare, redigendo la classificazione acustica del territorio comunale, già delegata dal D.P.C.M. del 1 marzo 1991 sui "Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell'ambiente esterno", anche se sono ancora pochi i comuni che hanno ottemperato alla c.d. zonizzazione acustica.

=> Immissioni intollerabili

In generale, si osserva che vicino a scuole, ospedali e parchi le soglie di rumore devono essere basse, mentre nelle zone residenziali è consentito un livello medio, invece nelle zone delle fabbriche è ovvio che il livello sia alto.

Per esempio, il silenzio notturno coincide con un rumore tra i 20 e 35 decibel, mentre nell'ambiente domestico i decibel aumentano e si attestano fra i 40 e i 50, cosicché un rumore al suo interno per diventare molesto dovrebbe superare i 60 decibel.

In definitiva, per il reato di cui all'art. 659 c.p., che è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 309, trattandosi di reato procedibile d'ufficio, non necessita l'azione dell'interessato, mentre sul piano civilistico è necessaria l'azione inibitoria dell'interessato diretta a impedire il permanere dei rumori molesti, nonché l'azione basata sul principio generale di cui all'art. 2043 c.c., per ottenere il risarcimento del danno subito ingiustamente a seguito dell'esposizione ai rumori, con l'obbligo di provare l'intollerabilità del fenomeno rumoroso.

=> Quando la musica diventa rumore e disturba i condomini

Avv. Michele Orefice

www.oreficestudio.it

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