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Lavori, quando la delibera è incontestabile
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Lavori, quando la delibera è incontestabile

I condomini dissenzienti non potranno sollecitare il sindacato del giudice censurando l'opportunità di scelta dell'appaltatore o per sostenere l'inutilità o irrazionalità del lavori approvati

Avv. Lucia Izzo  

Contro le deliberazioni dell'assemblea condominiale contrarie alla legge o al regolamento di condominio, l'art. 1137 c.c. consente ad ogni condomino assente, dissenziente o astenuto di adire l'autorità giudiziaria per chiederne l'annullamento, nel termine perentorio di trenta giorni, che decorre dalla data della deliberazione per i dissenzienti o astenuti e dalla data di comunicazione della deliberazione per gli assenti.

In più occasioni la giurisprudenza si è espressa circa i limiti del sindacato del giudice sulle delibere assembleari, al fine di perimetrarne l'ambito di azione. In un arresto del 2017 (cfr. sentenza n. 20135 del 17 agosto), la Corte di Cassazione ha confermato che "sulle delibere delle assemblee di condominio degli edifici il sindacato dell'autorità giudiziaria non può estendersi alla valutazione del merito e al controllo della discrezionalità di cui dispone l'assemblea quale organo sovrano della volontà dei condomini".

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L'orientamento della Suprema Corte, ribadito anche nella recente ordinanza 5061/2020, ritiene dunque che il magistrato chiamato a pronunciarsi debba "limitarsi al riscontro della legittimità che, oltre ad avere riguardo alle norme di legge o del regolamento condominiale, può abbracciare anche l'eccesso di potere, ma solo quando la causa della deliberazione risulti - sulla base di apprezzamento di fatto del contenuto di essa che spetta ai giudici del merito - falsamente deviata dal suo modo di essere".

Si ritiene che, anche in tal caso, lo strumento di cui all'art. 1137 c.c. non sia finalizzato a controllare l'opportunità o convenienza della soluzione adottata dall'impugnata delibera, ma solo a stabilire se la decisione collegiale sia, o meno, il risultato del legittimo esercizio del potere dell'assemblea.

Esulano, quindi, dall'ambito del sindacato giudiziale sulle deliberazioni condominiali le censure inerenti la vantaggiosità della scelta operata dall'assemblea sui costi da sostenere nella gestione delle spese relative alle cose ed ai servizi comuni.

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Sono stati, ad esempio, ritenuti non sindacabili innanzi all'Autorità Giudiziaria le delibere aventi ad oggetto l'erogazione del compenso all'amministratore, la stipulazione di un contratto di assicurazione e la predisposizione di un fondo cassa per le spese legali (Cass. n. 20135/2017), la questione circa l'apertura o meno di un conto corrente intestato al condominio (Cass. n. 10199/2012) poiché attiene all'opportunità o alla convenienza dell'adozione delle modalità della gestione delle spese relative alle cose e ai servizi comuni ed esula quindi dal profilo di legittimità dell'operato dell'assemblea condominiale (suscettibile del sindacato del giudice attraverso l'impugnativa di cui all'art. 1137 c.c.).

Lavori e contestazione della delibera: il sindacato del giudice non può estendersi al merito della decisione

A tale indirizzo giurisprudenziale prevalente si è attenuto anche il Tribunale di Messina nella sentenza n. 1856 del 4 dicembre 2020, chiamato per l'appunto a pronunciarsi, a seguito di un giudizio instaurato ex art. 702-bis c.p.c., sulla legittimità di due delibere assembleari impugnate da condomini dissenzienti.

Con la prima delle due, l'assemblea aveva approvato, con voto espresso favorevolmente dalla maggioranza dei presenti, ad esclusione di alcuni condomini, il capitolato redatto dal geometra relativo a lavori già deliberati dall'assemblea stessa.

Con la seconda delibera, invece, sempre con votazione maggioritari ad esclusione di alcuni condomini, l'assemblea aveva poi scelto la ditta alla quale affidare in appalto i lavori, nominandone il Direttore.

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Entrambe le assemblee, conferma il giudice siciliano, risultano ritualmente convocate e validamente costituite. Anche le conseguenti delibere appaiono legittimamente adottate, non sussistendo le lesioni dei criteri di cui all'art. 1123 c.c. lamentate da parte ricorrente, posto che non è stata deliberata alcuna ripartizione delle spese relative alle opere, la cui esecuzione era stata decisa con una delibera assunta in precedente e non impugnata.

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Il Tribunale ribadisce, dunque, il costante orientamento giurisprudenziale a norma del quale "il controllo dell'Autorità Giudiziaria sulle delibere adottate dall'assemblea condominiale, è limitato alla verifica ed al riscontro della legittimità delle stesse e non può mai estendersi alla valutazione del merito della decisione".

Quest'ultima, infatti, appare quale "espressione dell'esercizio del potere discrezionale spettante ad essa assemblea, quale organo sovrano che esprime democraticamente, attraverso lo svolgimento delle operazione di voto, la volontà dei condomini"

In conclusione, al giudice non è consentito sindacare l'opportunità e la convenienza della soluzione adottata dall'assemblea, essendogli concessa soltanto la possibilità di verificare che il processo di formazione della volontà finale si sia svolto nel rispetto delle norme di legge e del regolamento di condominio (cfr. Cass. n. 28734/08, n. 25128/08, n.10199/12, n. 3747/94, 10611/90).

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Più nello specifico, con riferimento proprio alla delibera assembleare in merito alle riparazioni straordinarie, il giudicante ritiene che questa debba "determinare l'oggetto del contratto di appalto da stipulare con l'impresa prescelta, ovvero il prezzo dei lavori e le opere da eseguirsi, sia pure non specificando, necessariamente, tutti i particolari dell'opera, ma comunque fissandone gli elementi costruttivi fondamentali, nella loro consistenza qualitativa e quantitativa".

Pertanto, "i condomini dissenzienti non possono sollecitare il sindacato dell'autorità giudiziaria sulle delibera di approvazione dei lavori straordinari, censurando l'opportunità della scelta dell'appaltatore operata dall'assemblea o per sostenere l'inutilità o l'irrazionalità dei lavori approvati" (cfr. Tribunale di Salerno del 4 gennaio 2010).

Il consiglio di condominio non può deliberare l'approvazione di lavori di manutenzione.

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Nella fattispecie in esame, per il giudice monocratico, neppure si ravvisano gli estremi dell'eccesso di potere, invocato da parte attrice, sulla quale sarebbe gravato il rispettivo onere della prova, in applicazione dei principi generali in tema di onere probatorio.

Anche in tale ambito si registra un consolidato orientamento giurisprudenziale, ripreso in sentenza, a norma del quale "nell'eccesso di potere si incorre quando la decisione sia deviata nel suo modo di essere, per cui anche in tal caso il Giudice non è chiamato a controllare l'opportunità e la convenienza della decisione adottata, bensì deve stabilire solo se essa sia o meno il risultato del legittimo esercizio del potere discrezionale dell'organo deliberante".

Si tratta di un vizio che, chiarisce il Tribunale di Messina, è ravvisabile qualora la decisione adottata rappresenti "un grave pregiudizio per la compagine condominiale, ovvero quando sia conseguenza di un abuso del potere discrezionale di cui gode l'assemblea, che lo avrebbe esercitato in modo arbitrario e non consentito dalle norme di legge o dal regolamento di condominio, in danno o pregiudizio dei singoli condomini o della cosa comune" (cfr. Cass. n. 5889/2001, n. 19457/2005).

Tanto premesso, il giudice monocratico non può che rigettare le istanze attoree e confermare la validità e l'efficacia delle delibere adottate dal Condominio.

Il consiglio di condominio non può deliberare l'approvazione di lavori di manutenzione.

Scarica Trib. Messina 4 dicembre 2020 n. 1856

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