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Decreto ascensori: stop dal Tar Lazio. Evitata una stangata da 6 miliardi di euro. La parola passa ora al consiglio di Stato

L'ascensore non fa lo straordinario. Sufficienti le verifiche programmata. Risparmiati 6 miliardi.
Avv. Alessandro Gallucci Avv. Alessandro Gallucci 

Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, con la sentenza 1 aprile 2010 n. 5413, ha annullato il decreto del ministero dello sviluppo economico n. 108 del 23 luglio 2009 (meglio noto come d.m. 23 luglio 2009) inerente l’adeguamento agli standard di sicurezza anche per gli ascensori entrati in funzione prima del 1999.

In breve: per tutti gli ascensori fabbricati e messi in esercizio a partire dal 30 giugno 1999, trova applicazione il d.p.r. n. 162/99 “ Regolamento recante norme per l'attuazione della direttiva 95/16/CE sugli ascensori e di semplificazione dei procedimenti per la concessione del nulla osta per ascensori e montacarichi, nonchè della relativa licenza di esercizio”.

In base a questo decreto la fabbricazione dell’impianto di ascensore deve seguire determinati standard di sicurezza.

Fino all’emanazione del d.m. 23 luglio 2009 per quegli impianti installati prima del 30 giugno 1999 vigeva semplicemente l’obbligo di verifica di cui all’art. 13 del d.p.r. n. 162/99.

A norma di questo decreto ministeriale, invece, “ il proprietario o il suo legale rappresentante a partire dall'entrata in vigore del presente Decreto in occasione della prima verifica periodica sull'impianto già programmata dall'Organismo Notificato / dalla ASL / dall'Ispettorato del Lavoro che ha in affidamento l'ascensore contestualmente richiede (o allo stato attuale sarebbe il caso di dire dovrebbe richiedere n.d.A. )e concorda (per lo stesso motivo di prima si legga dovrebbe concordare) l'effettuazione di una verifica straordinaria ai sensi dell'art. 14 del regolamento (cioè il d.p.r. n. 162/99 n.d.A.), finalizzata alla realizzazione di un'analisi delle situazioni dì rischio presenti nell'impianto per la quale può essere utilizzata la norma di buona tecnica più recente”(art. 2 d.m. 23 luglio 2009 n. 108).

In sostanza, il d.m. avrebbe portato all’adeguamento agli standard di sicurezza attuali anche quegli ascensori che in un primo momento, poiché installati anteriormente all’entrata in vigore del d.p.r. n. 162, erano esonerati dal rispetto di determinate caratteristiche.

Il tutto con oneri a totale carico dei proprietari dell’impianto. Associazioni di categoria, Confedilizia in testa, hanno pesantemente criticato il provvedimento che secondo delle ricerche sul parco macchine coinvolto avrebbe avuto un costo complessivo di 6 miliardi di euro (dati Confedilizia).

Da qui l’impugnazione del d.m. dinanzi al Tar del Lazio e la sentenza di annullamento dello stesso decreto.

Secondo i giudici amministrativi, in primis il ministero è incorso in una violazione di legge nel procedimento di emanazione del d.m. In pratica, l’atto mancava di alcuni requisiti essenziali per potersi considerare perfettamente valido (Tar 1 aprile 2010 n. 5413).

Più d’ogni cosa, però, colpisce come il Tribunale amministrativo abbia criticato la Ratio stessa del provvedimento normativo, poiché che, a suo modo di vedere, “ l’impugnato decreto non è stato affatto adottato al fine di garantire una più efficace tutela contro i rischi connessi all’uso dell’ascensore.

La riprova della fondatezza del rilievo è nello stesso provvedimento, nel quale è detto chiaramente che l’obiettivo perseguito dal Governo è quello di “rilanciare l’edilizia” e quindi di fronteggiare la crisi, che essa attualmente attraversa, “anche” con la messa in sicurezza degli impianti tecnologici all’interno degli edifici, e fra questi l’ascensore in quanto “indispensabile mezzo di trasporto” (Tar Lazio 1 aprile 2010 n. 5413).

In sintesi: più una misura anticrisi che un provvedimento per la sicurezza.

Diretta conseguenza dell’annullamento del d.m. è che ad oggi i proprietari degli impianti installati prima del 30 giugno 1999 non sono più sottoposti a nessun tipo di obbligo in relazione a quanto originariamente preveduto dal decreto ministeriale (cioè le verifiche straordinarie non devono essere approntate e se sono state già eseguite non v’è l’obbligo di adeguamento alle prescrizioni).

Il Ministero dello sviluppo economico ha già fatto sapere che intende proporre ricorso al Consiglio di Stato avverso la decisione del giudice amministrativo di primo grado.

Com’è prassi in queste circostanze, non resta che dire: aspettiamo che sia messa la parola fine sulla vicenda.

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