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Occorre il timbro sugli assegni tratti sul c/c condominiale

L'amministratore deve rendere evidente che l'assegno viene emesso nella sua qualità di legale rappresentante pro tempore.
Avv. Gianfranco Di Rago Avv. Gianfranco Di Rago - Foro di Milano 

Assegni tratti sul c/c condominiale da maneggiare con cura. Per la corretta circolazione del titolo occorre che vi sia certezza in ordine al soggetto che lo ha emesso. Non basta la sola sottoscrizione dell'amministratore condominiale, perché da essa non è possibile stabilire in quale veste abbia agito il soggetto firmatario.

Necessita quindi aggiungere in calce alla firma il timbro del condominio e/o specificare la propria qualità di amministratore pro tempore (e dunque legale rappresentante). Questo l'interessante chiarimento contenuto nella recente ordinanza del 18 giugno 2021 del Tribunale di Foggia.

Cosa era successo nel caso concreto?

Nella specie l'istituto di credito presso il quale era attivo il conto corrente condominiale aveva effettuato una segnalazione al CAI, la Centra di Allarme Interbancaria della Banca d'Italia, in ragione del mancato pagamento di un assegno con firma non autorizzata.

Era accaduto che l'assegno in questione, tratto sul predetto conto corrente intestato al condominio, era stato firmato dall'amministratore senza apposizione del timbro del condominio.

L'amministratore, ritenendo illegittimo l'operato della banca, aveva quindi presentato ricorso al Tribunale, chiedendo che venisse ordinata la cancellazione della segnalazione pregiudizievole, anche perché non preceduta da alcun preavviso.

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L'amministratore aveva fra l'altro dedotto che il medesimo istituto di credito aveva regolarmente negoziato due precedenti assegni, parimenti sottoscritti in assenza di timbro del condominio, così generando un legittimo affidamento in ordine alla correttezza di tale operato.

La banca si era costituita in giudizio per evidenziare la sopravvenuta cancellazione del nominativo del ricorrente dal CAI, chiedendo quindi che fosse dichiarata cessata la materia del contendere, con il beneficio delle spese legali, stante l'infondatezza del ricorso.

Secondo l'istituto di credito la segnalazione in questione era stata infatti legittima e doverosa ex art. 9, comma 2, della legge n. 386/90, perché l'assegno era privo di autorizzazione.

Il Tribunale aveva quindi pronunciato la cessazione della materia del contendere, ma aveva posto le spese a carico della banca resistente, ritenendo indubbia la piena legittimazione del ricorrente a emettere assegni quale amministratore del condominio intestatario del conto corrente. Di qui il reclamo frapposto dalla banca per chiedere la riforma dell'ordinanza.

La decisione del Tribunale in sede di reclamo: a) la disciplina bancaria.

Costituitosi collegialmente, il medesimo Tribunale ha quindi accolto il reclamo, confermando la cessazione della materia del contendere (la segnalazione al CAI era stata medio tempore cancellata), ma accertando la correttezza dell'operato dell'istituto di credito e, quindi, l'erroneità della decisione che aveva posto le spese di lite a carico della stessa.

Il Tribunale ha quindi chiarito che deve ritenersi pienamente legittima la segnalazione effettuata dalla banca in casi del genere, secondo la procedura prevista dall'art. 9, comma 2, lett. b), della legge n. 386/90. Nella specie, infatti, non si trattava di una segnalazione sanabile per mancanza di provvista (ipotesi disciplinata dagli articoli 8 e 9, comma 2, lett. a), della legge in questione, ma ricorreva la diversa fattispecie della segnalazione per mancanza di autorizzazione.

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Tale tipo di segnalazione, per espressa previsione di legge, deve essere operata doverosamente e senza alcun preavviso nel termine di venti giorni dalla presentazione del titolo per il pagamento. Ciò al fine di impedire con tempestività l'emissione di assegni da parte di soggetti non autorizzati.

b) L'emissione degli assegni tratti sul c/c condominiale.

Come si diceva, sono molto utili per gli amministratori condominiali le indicazioni che è possibile trarre dall'ordinanza del Tribunale di Foggia.

Nella specie non vi era dubbio che il conto corrente su cui era stato tratto l'assegno fosse intestato al condominio e che il titolo fosse stato emesso per provvedere al pagamento di una prestazione contrattuale svolta nell'interesse dei condòmini.

Tuttavia, poiché l'amministratore è solo il rappresentante pro tempore del condominio, titolare del conto corrente è quest'ultimo, in persona del suo legale rappresentante e non la persona dell'amministratore pro tempore.

Per la regolare emissione dell'assegno tratto sul conto corrente condominiale occorre quindi specificare con esattezza che chi lo sottoscrive stia appunto agendo nella veste di legale rappresentante del condominio e non personalmente.

Nel caso di specie era incontestato che l'amministratore non avesse speso il nome del condominio nella sottoscrizione dell'assegno, poiché sul titolo non aveva apposto né un timbro né aveva dichiarato la propria qualità di amministratore pro tempore di esso.

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Sul punto il Tribunale ha quindi evidenziato come l'art. 11 della c.d. Legge assegni (r.d. n. 1736/39) prevede espressamente che la sottoscrizione dell'assegno "deve contenere il nome e cognome o la ditta di colui che si obbliga".

Nel caso di specie, nonostante intestatario del conto corrente e obbligato all'adempimento fosse il condominio, l'assegno non indicava nella sottoscrizione alcun timbro o riferimento in grado di identificare il soggetto obbligato, titolare del conto/corrente, ma solo il nome del firmatario.

L'unico modo a disposizione degli amministratori condominiali per evitare spiacevoli equivoci è dunque quello di apporre sull'assegno il timbro del condominio, specificando la propria qualità di amministratore pro tempore.

Come sottolineato dai giudici pugliesi, in casi del genere a nulla vale la circostanza che altri precedenti assegni siano stati ritualmente negoziati dall'istituto bancario pur non contenendo nella sottoscrizione l'indicazione del condominio obbligato. Non può infatti fondarsi su tali precedenti condotte un affidamento legittimo in capo all'amministratore condominiale.

Al contrario, la diligenza propria che deve caratterizzare lo svolgimento di tale professione avrebbe dovuto indurre il medesimo a tenere in debita considerazione le previsioni normative volte a garantire la trasparenza nelle transazioni condominiali, che non a caso impongono di utilizzare uno specifico conto corrente intestato al condominio, al fine di evitare ogni confusione tra il patrimonio personale dell'amministratore e quello del condominio medesimo.

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Sentenza
Scarica Trib. Foggia ordinanza 18 giugno 2021

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