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La validità della delibera posta a fondamento della pretesa creditoria del condominio

La Corte di Cassazione ritorna sul tema dell'insindacabilità della delibera nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo
Avv. Eliana Messineo Avv. Eliana Messineo 

I condòmini sono obbligati a provvedere al pagamento dei contributi condominiali di loro competenza. In mancanza, l'amministratore ha il dovere di attivarsi per recuperare coattivamente le somme non corrisposte dai singoli condòmini.

L'art. 63 disp. att. c.c. stabilisce che per la riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall'assemblea, l'amministratore può ottenere un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo.

Presupposti per la concessione del decreto ingiuntivo sono, dunque, le delibere aventi ad oggetto l'approvazione del bilancio consuntivo, l'approvazione e la ripartizione delle spese.

È ovviamente diritto dell'ingiunto proporre opposizione al decreto ingiuntivo nel termine di 40 giorni dalla data di notifica del ricorso e pedissequo decreto ingiuntivo.

Non è infrequente che nell'azione di opposizione a decreto ingiuntivo, il condòmino debitore contesti la validità della delibera posta a fondamento della pretesa creditoria del condominio.

In tal caso, ci si è chiesti in giurisprudenza se il giudice dell'opposizione possa valutare la validità della delibera su cui si fonda la pretesa creditoria oggetto di ingiunzione.

La giurisprudenza di legittimità è concorde nel ritenere che nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione di contributi condominiali, il Giudice deve limitarsi a verificare la perdurante esistenza ed efficacia delle relative delibere assembleari, senza poter sindacare la loro validità, essendo questa attività riservata al Giudice davanti al quale dette delibere siano state impugnate (Cass. Sez. Un. N. 26629 del 2009 e Sez. Un. 9839 del 2021).

Tale principio è stato di recente ribadito dalla Seconda Sezione civile della Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 9262 del 22 marzo 2022 che ha, altresì, chiarito in cosa consista il vizio di violazione di legge con riferimento alla censura di erroneo accertamento, da parte della sentenza impugnata, della categoria (nullità o annullabilità) nella quale comprendere la specifica delibera assembleare illegittima.

La validità della delibera posta a fondamento della pretesa creditoria del condominio: La vicenda

La vicenda traeva origine dalla opposizione ad un decreto ingiuntivo emesso nei confronti di un condòmino per oneri condominiali non pagati, dal Giudice di Pace di Napoli il quale respingeva la domanda con condanna alle spese di giudizio.

Avverso la sentenza del Giudice di Pace, il condòmino proponeva appello dinanzi al Tribunale di Napoli il quale rigettava la domanda di gravame osservando che i crediti erano fondati su delibere condominiali non impugnate dal condòmino.

Il condòmino proponeva ricorso per Cassazione per tre motivi.

Ci soffermeremo su due dei motivi proposti al fine di approfondire il tema in esame.

Le delibere condominiali non impugnate sono idonee a sorreggere la pretesa del condominio

Il condòmino ricorrente rilevava l'omessa ed insufficiente motivazione in merito all'esame dell'eccepita mancanza di approvazione da parte dell'assemblea dei piani di riparto delle spese condominiali per alcune annualità.

In particolare, rilevava l'inesistenza dei presupposti necessari per la concessione del decreto ingiuntivo, ossia l'insussistenza del titolo da cui doveva risultare il credito, costituito dall'approvazione, da parte dell'assemblea, del rendiconto e della relativa ripartizione.

Nel ritenere il motivo infondato, la Cassazione ha chiarito, richiamando precedenti di legittimità, che nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione di contributi condominiali, il giudice deve limitarsi a verificare la perdurante esistenza ed efficacia delle relative delibere assembleari, essendo questa riservata al giudice davanti al quale dette delibere siano state impugnate (Cass. sez un. 26629/2009; Cass. n. 4672/2017; Cass. n. 17014/2010).

Il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità ritiene, dunque, che l'opposizione da parte del condòmino ingiunto può riguardare la sussistenza del debito, la documentazione posta a fondamento dell'ingiunzione, ma non anche la validità della delibera avente ad oggetto l'approvazione delle spese condominiali che può essere contestata unicamente con l'impugnazione di cui all'art. 1137 c.c.

Correttamente, dunque, il Giudice d'appello aveva osservato come la deduzione che gli oneri condominiali fossero stati computati sulla base di tabelle millesimali sbagliate non minava il fondamento della pretesa condominiale.

L'insindacabilità delle delibere assembleari nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo riguarda, dunque, le delibere meramente annullabili, ovviamente non quelle nulle.

Delibera annullabile se il condomino non è informato

Oneri condominiali: quando la delibera di riparto è annullabile?

La deliberazione con cui l'assemblea in mancanza di tabelle millesimali adotti un criterio provvisorio di ripartizione delle spese tra i condòmini, nell'esercizio delle attribuzioni di cui all'art. 1135 nn. 2 e 3 c.c. non è nulla ma solo annullabile, non incidendo sui criteri generali dettati dall'art. 1123 c.c.

Sono meramente annullabili le deliberazioni aventi ad oggetto la ripartizione in concreto tra i condomini delle spese relative alla gestione delle parti e dei servizi comuni adottate in violazione dei criteri generali previsti dalla legge o dalla convenzione stessi, trattandosi di deliberazioni assunte nell'esercizio di dette attribuzioni assembleari, cosicché la relativa impugnazione va proposta nel termine di decadenza previsto dall'art. 1137, comma 2, c.c. (Cass. Sez. Un. N. 9839/2021).

Ne consegue che, in mancanza di una tempestiva contestazione, le delibere condominiali sono idonee a sorreggere la pretesa del condominio.

La censura in sede di legittimità in merito all'erronea valutazione della fattispecie concreta da inquadrarsi quale delibera nulla e non annullabile

Il ricorrente ha rilevato in sede di legittimità l'erroneità della sentenza per aver considerato la delibera oggetto del decreto ingiuntivo opposto, meramente annullabile, quindi soggetta a termine di decadenza, anziché nulla.

Per il ricorrente la delibera in oggetto era da considerarsi nulla poiché la ripartizione delle spese non era stata determinata in base alle tabelle millesimali vigenti, e dunque in maniera proporzionale al valore della proprietà di ciascuno.

La Corte di Cassazione ha ritenuto il motivo inammissibile per impossibilità di far valere tale censura in sede di legittimità

In particolare, la Corte ha chiarito che il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un'erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e quindi implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l'allegazione di un'erronea valutazione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è esterna all'esatta interpretazione della norma di legge e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, sotto l'aspetto del vizio di motivazione.

Il discrimine tra l'una e l'altra ipotesi è segnato dal fatto che solo quest'ultima censura, e non anche la prima, è mediata dalla contestata valutazione delle risultanze di causa (Cass. n. 24054/2017; ex plurimus, Cass. n. 24155/2017; Cass. n. 195/2016; Cass. n. 26110/2016).

In altre parole, la valutazione del vizio della delibera, se di nullità o di annullabilità, spetta al giudice di merito potendo il giudice di legittimità occuparsi unicamente del problema interpretativo della norma di legge in relazione alla fattispecie astratta.

In relazione alla fattispecie concreta, infatti, ossia in relazione alla censura relativa all'asserita erronea valutazione da parte del giudice di merito del vizio della delibera, qualificata annullabile anziché nulla, il giudice di legittimità può solo occuparsene sotto l'aspetto del vizio di motivazione.

Conseguentemente, quando nel ricorso per Cassazione viene denunciata violazione di legge, il ricorrente ha l'obbligo di indicare le affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata che si assumano in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie e, dunque, di indicare, a pena di inammissibilità della censura, le norma di legge di cui intende lamentare la violazione.

Sentenza
Scarica Cass. 22 marzo 2022 n. 9262

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