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Esistenza di una servitù relativa al passaggio di alcuni tubi di scarico dei fumi del riscaldamento

La servitù per destinazione del padre di famiglia
Avv. Caterina Tosatti Avv. Caterina Tosatti 

Torniamo nuovamente sull'argomento della servitù che viene costituita per c.d. destinazione del padre di famiglia, perché spesso le parti la ritengono sussistere non essendo però in grado di darne la prova e così non ottenendone il riconoscimento o la protezione.

La servitù per destinazione del padre di famiglia: La pronuncia

La Alfa Sas cita in giudizio Tizia allo scopo di far accertare l'esistenza di una servitù per destinazione del padre di famiglia relativa al passaggio di alcuni tubi di scarico dei fumi del riscaldamento passanti nelle unità immobiliari di proprietà di Tizia, con condanna della stessa a ripristinarli e permetterne il passaggio.

Narra la Alfa Sas che aveva ristrutturato l'edificio di sua proprietà, composto da 4 piani, installando stufe a pellet per il riscaldamento e applicando le relative canne fumarie, di cui 2 al primo piano e 6 dal secondo fino a oltre il colmo del tetto; ogni stufa e relativa canna attraversava, secondo Alfa Sas, in modo libero e senza protezione, l'unità immobiliare sovrastante quella cui la stufa recava calore.

Secondo Alfa Sas, questa operazione aveva creato una servitù di passaggio per destinazione del padre di famiglia.

Tizia, che aveva acquistato la propria unità immobiliare, sita nell'edificio di Alfa Sas alcuni anni dopo, dapprima manifestava la volontà di liberarsi delle canne passanti nel proprio immobile e successivamente eliminava di fatto gli sbocchi delle canne occludendone il passaggio, così impedendo l'esercizio della servitù da parte degli altri immobili cui le canne erano serventi.

Tizia, costituitasi, eccepisce l'interesse ad agire della Alfa Sas, da un lato sostenendo che la società aveva atteso cinque anni dopo l'eliminazione delle canne da parte di Tizia prima di agire in giudizio, dall'altro perché erano state adottate, a cura di Alfa Sas, soluzioni alternative per consentire lo sfiato delle canne fumarie dalle quali Tizia deduce un comportamento acquiescente e di rinunzia alle rivendiche nei suoi confronti.

Nel merito, Tizia contesta la servitù per destinazione del padre di famiglia, affermando che la stessa non sarebbe stata costituita prima del suo acquisto, bensì quando ella era già proprietaria.

Il Tribunale di Torino, con la sentenza n. 1928 del 04 maggio 2022, respinge la domanda della Alfa Sas e la condanna alle spese.

Repetita iuvant: presupposti della destinazione del padre di famiglia

L'art. 1062 c.c. dispone che «la destinazione del padre di famiglia ha luogo quando consta, mediante qualunque genere di prova, che due fondi, attualmente divisi, sono stati posseduti dallo stesso proprietario e che questi ha posto o lasciato le cose nello stato dal quale risulta la servitù.

Se i due fondi cessarono di appartenere allo stesso proprietario senza alcuna disposizione relativa alla servitù, questa si intende stabilita attivamente e passivamente a favore e sopra ciascuno dei fondi separati».

Ma è questa la situazione dipinta nella fattispecie all'esame del Tribunale torinese?

Secondo il Tribunale, no: si rileva come non sia stata fornita specificazione né tantomeno prova della situazione di fatto e di diritto di partenza, cioè dell'esistenza di un fondo dominante e di uno servente e di quali fossero per l'esattezza.

Secondo il Giudice, non è dato ritenere che tutti i piani sottostanti la proprietà di Tizia siano inquadrabili come fondo dominante; Alfa Sas avrebbe dovuto precisare quale sia il fondo cui, secondo la propria difesa, i locali di Tizia sarebbero stati serventi.

E già forse questa osservazione avrebbe potuto condurre al rigetto della domanda di Alfa Sas, non essendo certo l'oggetto di causa.

Ma il Tribunale prosegue nell'accertamento relativo al momento dell'installazione delle stufe a pellet e relative canne fumarie per stabilire la nascita della servitù, in particolare se avvenuta prima dell'acquisto del proprio immobile da parte di Tizia.

Rispetto alla documentazione versata in giudizio ed alle prove raccolte, il Giudice ritiene che si debba dare prevalenza alla situazione di fatto attualmente esistente come fotografata dalla CTU e non alla prospettazione di Alfa Sas, sussistendo discrepanze evidenti.

Una delle quali risulta il numero delle canne fumarie, che Alfa Sas afferma siano 8, ma che la CTU rileva in numero inferiore, così che il Giudice precisa che l'indagine si attesterà sulle canne rilevate dal CTU.

Così, ritenendo l'interesse ad agire di Alfa Sas sussistere, contrariamente a quanto affermato da Tizia, perché «ai fini dell'attualità o meno dell'interesse ad agire non rileva, evidentemente, il fatto che sia trascorso più o meno tempo dal momento in cui il diritto e/o il vantaggio avrebbero potuti essere giudizialmente fatti valere o conseguiti.

L'attualità va, infatti, intesa nel senso che l'interesse deve trascendere il piano di una mera prospettazione soggettiva e assurgere a giuridica ed oggettiva consistenza.

Con la conseguenza che, in tanto l'interesse è concreto ed attuale, in quanto il vantaggio e l'utilità per cui si agisce siano effettivamente ed allo stato conseguibili», il Tribunale procede a chiarire l'onere probatorio che incombeva sulla medesima Alfa Sas in quanto parte che domandava l'accertamento della servitù e, in particolare, la sua costituzione per destinazione del padre di famiglia.

Secondo Alfa Sas, la prova dell'installazione delle canne precedente l'acquisto di Tizia sarebbe data:

  • da un articolo dell'atto di acquisto dove si dà atto che lo stesso avviene «nello stato di fatto e di diritto in cui i beni si trovano, ben noti alla parte acquirente, con tutti gli accessori, accessioni e pertinenze, azioni e ragioni, servitù attive e passive, anche non apparenti e discontinue, subentrando la parte acquirente in pieno luogo e stato all'altra parte per ogni rapporto relativo"», ed inoltre,
  • dalla denunzia di inizio attività (DIA) e planimetria allegata all'atto di acquisto e la destinazione ad uso ufficio dei locali
  • dall'affermazione di Tizia secondo la quale dopo l'acquisto la stessa avrebbe prolungato le estremità delle canne fumarie attraversanti gli immobili di sua proprietà - il ché, secondo Alfa Sas, dimostrava che le canne in parola erano già presenti, così come altra documentazione prodotta dall'attrice Alfa Sas.

Il Giudice rileva che l'articolo del contratto di vendita è mera clausola di stile che non può costituire prova, anche a fronte della totale assenza di alcun riferimento specifico all'esistenza di passaggio di tubature attraverso i locali o delle condizioni dell'impianto di riscaldamento.

La DIA e la destinazione dei locali non aggiungono alcunché, perché inidonee a dimostrare la preesistenza delle stufe e non indicando il passaggio delle tubazioni.

Anche le ulteriori deduzioni e documentazioni sono ritenute inidonee alla prova della nascita della servitù prima dell'acquisto in capo a Tizia.

Sentenza
Scarica Trib. Torino 4 maggio 2022 n. 1928

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