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Cause condominiali: la sentenza sfavorevole al condominio può essere impugnata dai condomini oltre che dall'amministratore
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Cause condominiali: la sentenza sfavorevole al condominio può essere impugnata dai condomini oltre che dall'amministratore

La sentenza sfavorevole al condominio può essere impugnata dai condomini oltre che dall'amministratore

Avv. Alessandro Gallucci  

Quando si pensa alle cause condominiali il pensiero, per i non addetti ai lavori, vola subito a vicende caratterizzate da rapporti interpersonali logorati o a continui battibecchi con i vicini. Eppure alle volte è necessario anche approfondire gli aspetti tecnici della vicenda.

Si scoprirebbe che qualora, ad esempio, l’assemblea dovesse decidere di non proseguire una controversia ogni condomino, in ragione del suo status di comproprietario delle parti comuni, potrebbe farlo autonomamente per tutelare il proprio diritto.

E’ questo, in estrema sintesi, quanto afferma la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10717 resa lo scorso 16 maggio.

In quest’occasione gli ermellini hanno evidenziato chi ed a che condizioni ha diritto d’impugnare una sentenza di primo grado sfavorevole al condominio.

Prima d’ogni cosa è bene ricordare che le cause condominiali sono controversie che hanno ad oggetto le parti comuni e, salvo il dissenso espresso ai sensi dell’art. 1132 c.c. (laddove sia possibile avvalersene), di conseguenza riguardano tutti i condomini.

L’amministratore, quale loro mandatario, li rappresenta unitamente in giudizio in ragione dei poteri conferitigli dalla legge (es. nella cause relative all’impugnazione delle deliberazioni condominiali) o dall’assemblea (es. nelle cause contro l’assicurazione per il mancato riconoscimento dell’indennizzo dovuto a seguito di danni coperti dalla polizza).

Ciò, tuttavia, non priva il singolo del suo potere d’intervenire personalmente nel giudizio. Cosa, solitamente, rara visto che rappresenterebbe una duplicazione di costi (il condomino si troverebbe a pagare l’avvocato della compagine ed il suo).

Più probabile che, invece, il comproprietario intenda proseguire una causa che la compagine abbia deciso di non portare avanti. Si pensi all’appello della sentenza di primo grado sfavorevole al condominio. Tale scelta, è bene evidenziarlo, è da considerarsi legittima. In tal senso s’è espressa anche la Suprema Corte nella sentenza citata in principio.

Si legge nel provvedimento che “ a riguardo, mette conto di rilevare che, se è vero che la legittimazione ad appellare deve essere riconosciuta soltanto ai soggetti che siano stati parti nel giudizio di primo grado e che siano rimasti soccombenti, deve tenersi però presente, in senso contrario, che, configurandosi il condominio come un ente di gestione sfornito di personalità giuridica distinta da quella dei singoli condomini, l'esistenza dell'amministratore non priva i singoli condomini della facoltà di agire a difesa dei diritti esclusivi e comuni inerenti all'edificio condominiale (cfr. tra le tante Cass. 9206/05, 5084/93).

Ed invero, i condomini, che devono essere considerati non terzi ma parti originarie, possono intervenire nel giudizio in cui la difesa dei diritti sulle parti comuni sia stata già assunta dall'amministratore; inoltre, possono ricorrere all'autorità giudiziaria autonomamente, sia nel caso di inerzia dell'amministratore, a norma dell’art. 1105 c.c. applicabile anche al condominio per il rinvio posto dall'art. 1139 c.c., sia allorquando gli altri condomini non intendano agire o resistere in giudizio; possono infine esperire i mezzi di impugnazione necessari ad evitare gli effetti sfavorevoli della pronuncia resa nei confronti dell'amministratore (ex multis Cass. n. 7872/03, n. 8132/04, n. 7130/2001, n. 22942/04, n. 8479/99)” (Cass. 16 maggio 2011 n. 10717).

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