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La durata dell'incarico dell'amministratore

Il dibattito sull'applicazione della disposizione di cui all'art. 1129, comma 10, c.c. introdotta dalla legge di riforma del 2012
Avv. Gianfranco Di Rago Avv. Gianfranco Di Rago 

L'art. 1129, comma 10, c.c., nella formulazione introdotta dalla legge di riforma del 2012, stabilisce che l'incarico di amministratore ha durata di un anno e si intende rinnovato per eguale durata. Su questa disposizione si sono registrate diverse interpretazioni da parte della dottrina e della giurisprudenza di merito.

La durata dell'incarico dell'amministratore prima della novella del 2012

Prima della novella, il medesimo art. 1129 c.c. si limitava a indicare che l'amministratore durava in carico un anno e poteva essere revocato in ogni tempo dall'assemblea.

Quindi, essendo questi tenuto a convocare annualmente l'assemblea per l'approvazione del rendiconto, in questa occasione si provvedeva a confermare il suo incarico per la successiva gestione annuale o a nominare un suo sostituto.

Ove non fosse stato possibile assumere detta delibera per mancanza del quorum deliberativo necessario per legge (in un precedente contributo pubblicato su questa rivista si è parlato di quell'indirizzo giurisprudenziale di merito in base al quale vi sarebbe una differenza tra "conferma" e "nomina" dell'amministratore), per evitare che il condominio rimanesse senza una guida, si ricorreva all'applicazione dell'istituto di matrice giurisprudenziale della c.d. prorogatio imperii, in base al quale l'amministratore uscente avrebbe continuato a gestire il condominio fino alla nomina di un suo sostituto o alla sua riconferma assembleare con la maggioranza di legge.

A questo proposito la Suprema Corte aveva chiarito che "in tema di condominio negli edifici, la prorogatio imperii dell'amministratore - che trova fondamento nella presunzione di conformità alla volontà dei condomini e nell'interesse del condominio alla continuità dell'amministrazione - si applica in ogni caso in cui il condominio rimanga privo dell'opera dell'amministratore e, quindi, non solo nelle ipotesi di scadenza del termine di cui all'art. 1129, secondo comma, cod. civ. o di dimissioni, ma anche nei casi di revoca o annullamento per illegittimità della delibera di nomina.

Ne consegue che l'amministratore condominiale, la cui nomina sia stata dichiarata invalida, continua ad esercitare legittimamente, fino all'avvenuta sostituzione, i poteri di rappresentanza, anche processuale, dei comproprietari, rimanendo l'accertamento di detta prorogatio rimesso al controllo d'ufficio del giudice e non soggetto ad eccezione di parte, in quanto sia inerente alla regolare costituzione del rapporto processuale" (Cass. civ., Sez. II, 30 ottobre 2012, n. 18660).

La prorogatio imperii non paralizza l'attività dell'amministratore

Il nuovo art. 1129 c.c.: le tesi a confronto

Lo scopo della novella è stato verosimilmente quello di risolvere la questione legata alla continuità della gestione condominiale, evitando le incertezze in qualche modo legate all'applicazione dell'istituto della prorogatio.

Tuttavia a seguito dell'entrata in vigore della legge n. 220/2012 ha preso vita un intenso dibattito in merito alla corretta interpretazione della nuova disposizione codicistica.

Da una parte, infatti, si è ritenuto che il comma 10 dell'art. 1129 c.c. abbia introdotto un automatismo in base al quale l'incarico dell'amministratore si rinnoverebbe di anno in anno senza necessità di una nuova nomina e salvo sempre il diritto di revoca (assembleare e giudiziale) da parte dei condomini.

Dall'altra, invece, il rinnovo automatico del mandatosi si verificherebbe soltanto in occasione della prima scadenza dell'incarico, salva sempre la possibilità di revoca dell'amministratore.

Quest'ultima tesi è stata fatta propria dal Tribunale di Milano con un decreto del 7 ottobre 2015, influenzando grandemente il successivo dibattito che si è svolto sull'argomento (poco dopo si è espresso nei medesimi termini anche il Tribunale Cassino, con decreto del 21 gennaio 2016).

Nella specie si è trattato di un decreto adottato dal Tribunale in sede di volontaria giurisdizione, a conclusione di un procedimento di revoca di un amministratore condominiale.

Quest'ultimo, tra i vari motivi addotti dal ricorrente per ottenerne la rimozione, era stato accusato di grave negligenza per non avere posto all'ordine del giorno dell'assemblea ordinaria annuale la questione relativa alla nomina dell'amministratore.

Il Giudice meneghino, nel prendere in esame questo specifico motivo di doglianza, ha quindi ritenuto che la nuova disciplina del condominio prevede "sostanzialmente la durata in carico dell'amministratore per un anno tacitamente prorogabile per un altro anno, salvo delibera di revoca assunta dall'assemblea medesima".

L'impostazione seguita dal Tribunale di Milano nel citato provvedimento è stata però successivamente contraddetta dal Tribunale di Bologna (sentenza 29 marzo 2018, n. 20322), il quale, prendendo in esame la medesima questione, ha avuto modo di affermare che l'art. 1129, comma 10, c.c., "ribadisce, rispetto alla previgente disciplina, la durata annuale dello stesso e stabilisce, inoltre, in assenza di revoca, l'automaticità della sua rinnovazione alle medesime condizioni contrattuali, non soltanto in occasione della scadenza del termine del primo anno, bensì di anno in anno senza interruzioni e, conseguentemente, senza necessità di deliberazioni assembleari sulla conferma".

Si tratta, evidentemente, di una conferma della prima delle due opzioni ermeneutiche in precedenza ricordate, che ha contribuito certamente a riaccendere il dibattito sulla questione.

Si segnala infatti come l'anno successivo sia intervenuta sull'argomento anche la Corte di Appello di Palermo che, con decreto del 6 maggio 2019, ha qualificato come mandato sine die, ovvero senza termine, il rapporto che lega l'amministratore ai condomini.

Una possibile soluzione

Una possibile soluzione a queste divergenze, a parere di scrive, passa dalla risposta che si intende fornire a un problema strettamente connesso, ovvero quello della necessità o meno di inserire all'ordine del giorno dell'assemblea annuale ordinaria la questione della conferma dell'amministratore in carica.

Occorre evidenziare come per i sostenitori di entrambe le tesi sopra ricordate dall'applicazione del predetto automatismo deriverebbe la possibilità di non inserire più all'ordine del giorno dell'assemblea ordinaria annuale il tradizionale punto della conferma dell'amministratore condominiale (artt. 1135 c.c. e 66 Disp. att. c.c.). Si sostiene infatti che, essendo il rinnovo automatico ex lege, non sarebbe più necessario procedere alla conferma assembleare dell'amministratore uscente.

Le conseguenze di questa impostazione sono ovviamente molto diverse a seconda che si segua la prima piuttosto che la seconda interpretazione.

Nel primo caso, infatti, la possibilità di bypassare l'assemblea condominiale in ordine alla conferma dell'amministratore sarebbe ammissibile soltanto alla fine del primo anno di incarico, mentre nella seconda ipotesi ciò sarebbe sempre legittimo.

Con il citato decreto del 7 ottobre 2015 - che si è pronunciato sulla questione controversa soltanto in via incidentale, dovendo valutare se la condotta di un amministratore revocando costituisse o meno una grave irregolarità ai sensi dell'art. 1129 c.c. - il Tribunale di Milano, a opinione di chi scrive, pare in qualche modo aver voluto arginare le conseguenze connesse all'applicazione senza limiti temporali del predetto automatismo, scongiurando il rischio che l'assemblea non sia messa in condizione di potersi esprimere sulla conferma dell'amministratore uscente.

Tuttavia quanto sopra non rappresenta affatto una conseguenza necessaria dell'applicazione della nuova disposizione di cui al comma 10 dell'art. 1129 c.c.. Infatti, pur a fronte dell'automatismo in essa indicato, l'amministratore rimane sempre libero di porre all'ordine del giorno dell'assemblea ordinaria la questione della sua conferma.

Anzi, facendo leva sul dovere di diligenza con il quale il medesimo deve assolvere alle proprie obbligazioni di mandatario (artt. 1176 e 1710 c.c.), si dovrebbe al contrario sostenere che sia suo specifico dovere continuare a porre detta questione all'ordine del giorno.

E questo non tanto perché il mandatario deve rendere il conto al mandante al termine del suo incarico (art. 1713 c.c.), essendo tale obbligo assolto con la presentazione del rendiconto annuale all'assemblea (art. 1130, comma 1, n. 10), quanto piuttosto perché, diversamente operando, si renderebbe più difficile ai condomini provvedere alla revoca assembleare dell'incarico conferito all'amministratore.

È infatti pacifico che in sede di assemblea annuale ordinaria, al di là delle formule utilizzate nella redazione dell'ordine del giorno (conferma e/o nomina), i condomini - con la maggioranza di cui all'art. 1136, comma 4, c.c.- possono sempre procedere alla designazione di un nuovo amministratore, di fatto implicitamente revocando quello in carica.

Di conseguenza, consentire all'amministratore, anche se soltanto alla prima scadenza del mandato, di evitare di porre all'ordine del giorno la questione della propria conferma, priverebbe di fatto i condomini della possibilità di provvedere alla nomina di un nuovo amministratore, poiché evidentemente tale deliberazione non potrebbe essere validamente adottata.

È vero che i condomini, con il meccanismo di cui all'art. 66 Disp. att. c.c., potrebbero sempre chiedere all'amministratore di convocare una nuova assemblea per mettere ai voti la sua revoca e la nomina di un sostituto, ma è del tutto evidente come questa soluzione rappresenterebbe un ostacolo in più all'esercizio di un proprio diritto e un costo ulteriore per la compagine condominiale.

Al contrario, ritenendo obbligatorio inserire all'ordine del giorno dell'assemblea annuale ordinaria la questione della conferma dell'amministratore in carica, si potrebbe forse dare una risposta alle preoccupazioni di quanti sostengono la necessità di limitare il rinnovo automatico dell'amministratore al primo biennio di attività.

Non si vede del resto perché, una volta ammessa la legittimità del predetto automatismo, non se ne debba fare applicazione per l'intera durata del mandato.

Nella disposizione di cui all'art. 1129, comma 10, c.c. non vi è alcun riferimento testuale che autorizzi una limitazione al primo biennio.

Detta lettura potrebbe anzi essere stata indotta dal fatto che nella fase dei lavori preparatori di cui alla legge n. 220/2012 fosse stata avanzata la proposta di una durata biennale dell'incarico affidato all'amministratore, idea poi abbandonata nella versione finale del provvedimento.

Coniugare il rinnovo automatico

sine die del mandato dell'amministratore con il dovere di quest'ultimo di porre comunque all'ordine del giorno dell'assemblea annuale ordinaria la questione della sua conferma, permetterebbe invece alla disposizione in questione di raggiungere l'obiettivo verosimilmente avuto di mira dal Legislatore, ossia di consentire un rinnovo automatico dell'incarico nei casi in cui non sia stata raggiunta la necessaria maggioranza assembleare, evitando quindi il ricorso allo scomodo espediente della prorogatio.

Perché la prorogatio impedisce la revoca giudiziale dell'amministratore?

Cerca: amministratore durata incarico prorogatio

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Cavaliere
Cavaliere 11-01-2022 15:29:04

Qualora il regolamento contrattuale (allegato al rogito) preveda che "L'incarico si intende conferito per un anno, ma l'amministratore è rieleggibile" è ancora valido tutto l'argomentare fatto nell'articolo circa l'interpretazione datane dalla Giurisprudenza o bisogna attenersi a quanto sottoscritto da tutti i condomini con il rogito?

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Marcog
Marcog 11-01-2022 17:44:09

@Avv.G.Di Rago
Finalmente il problema dell'OdG viene messo in evidenza. Ho sempre sostenuto, anche commentando articoli di suoi colleghi su questo sito, che legge, logica, deontologia non possano eludere un obbligo così evidente.
Aggiungendo il c.10 all'art.1129 il legislatore ha ignorato o dimenticato l'esistenza dell'art.1135 (""... l'assemblea dei condomini provvede: 1) alla conferma dell'amministratore e all'eventuale sua retribuzione; ..." che, abbinato all'art. 66 Disp.Att. ("L’assemblea, oltre che annualmente in via ordinaria per le deliberazioni indicate dall’art. 1135 ...", fa sì che l'assemblea annuale in via ordinaria debba obbligatoriamente provvedere alla conferma e conseguentemente, perché possa provvedere, l'argomento debba essere presente all'OdG ogni anno!
E questa è la mia costante interpretazione:
- in assemblea, al compimento del 1°anno: il "rinnovo" automatico (di un 2°anno ex art.1129) si ha per legge solo nel caso in cui l'assemblea non trovi una maggioranza né per confermare né per revocare;
mancando invece il quorum per la conferma (contrari maggioranza presenti e almeno metà del valore), l'amministratore dovrebbe ritenersi revocato e si dovrebbe procedere ad una nuova nomina.
- in assemblea, al compimento del 2°anno: il mandato è scaduto ex art.1129 e, mancando il quorum sia per la conferma sia per la nomina di un nuovo amministratore eventualmente proposto, l'amministratore deve ritenersi comunque revocato pur restando in carica "prorogatio imperii" (che non è sinonimo di "rinnovo" ex art.1129 c.10) e si dovrebbe procedere quanto prima ad una nuova nomina (in conseguente successiva ulteriore assemblea o ricorrendo alla magistratura).
E il caso di "prorogatio imperii" si ha anche in occasione di assemblea straordinaria appositamente convocata post-revoca per la nomina di un nuovo amministratore, ove non si raggiungesse il quorum prescritto per la nomina.

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