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Anche se il balcone non aumenta la volumetria, costituisce comunque un intervento di ristrutturazione edilizia
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Anche se il balcone non aumenta la volumetria, costituisce comunque un intervento di ristrutturazione edilizia

Sbaglia il Comune ad assentire l'opera in base alle norme tecniche di attuazione del prg che invece puntano a conservare la distribuzione, la tecnologia edilizia e la morfologia dei fabbricato

Avv. Maurizio Tarantino 

La vicenda. La ricorrente, proprietaria di un immobile che confina con il fabbricato di Tizio, con nota segnalava al Comune che il questo aveva realizzato un intervento edilizio qualificato come restauro e risanamento conservativo, consistente nella realizzazione di un balcone che prospettava sul cortile interno.

Nella suddetta segnalazione faceva presente che l'intervento si poneva in contrasto con le norme comunali e, in particolare che in tale zona A non era consentito l'edificazione di nuove aperture e che non poteva qualificarsi come intervento di restauro e risanamento conservativo, in quanto il balcone alterava la struttura.

Veniva altresì rilevata la violazione del DM 1444/1968 nella parte in cui prevedeva in zona A la conservazione della distanza tra i volumi esistenti.La ricorrente chiedeva al Comune di accertare l'illegittimità dell'intervento.

Secondo il Comune, invece, la citata disposizione non vieterebbe la creazione di nuovi balconi, purché interni, come nel caso in esame.

Il ragionamento del TAR. Ad avviso del Collegio, la tesi della ricorrente sulla qualificazione dell'intervento e sulla interpretazione della normativa pianificatoria locale era fondata.

Difatti, la citata norma ammetteva interventi di risanamenti conservativo al fine di salvaguardare il "valore storico-ambientale dell'edificio da coi attraverso la conservazione della distribuzione, della tecnologia edilizia e della morfologia dell'edificio".

=> Decoro architettonico e criteri di spese di manutenzione dei balconi

La disposizione prevedeva anche la possibilità di "dare nuovi allineamenti e dimensioni alla partitura delle finestre ed introdurre nuove aperture solo sulle facciate interne purché queste non abbiano pregevoli connotati architettonici".

Ritiene il Collegio che il dato testuale della disposizione deponga univocamente nel senso che il riferimento sia solo a nuove aperture, cioè le classiche finestre o affacci, che non modificano lo stato di fatto preesistente, a differenza del balcone che realizza un aggetto prima inesistente.Invero, l'inserimento dei balconi, pur non comportando un aumento di volumetria o di superficie utile, varia l'aspetto estetico dell'edificio, comportando, quindi, un apprezzabile mutamento nel "prospetto" dell'edificio stesso.

E' stato rilevato in giurisprudenza che siffatte opere devono considerarsi soggette a permesso di costruire, a norma dell'alt. 10 D.P.R. n. 380 del 2001, che vi assoggetta oltre gli interventi di nuova costruzione e di ristrutturazione urbanistica anche quelli di ristrutturazione edilizia, tra i quali appaiono sussumibili gli interventi che determinano modifiche dei prospetti (TAR Puglia, Bari, Sez.IlI, 1° aprile 2019 n. 470).

Da ciò consegue, sul piano della qualificazione dell'intervento, che mentre la mera apertura può in particolari casi essere ricondotta all'attività di restauro e risanamento conservativo, così non può certamente affermarsi per il balcone aggettante che, modificando sempre e sistematicamente l'aspetto esterno, configura una ristrutturazione edilizia, in quanto, muta, seppure in parte, gli elementi tipologici formali e strutturali dell'organismo preesistente. Per le suesposte ragioni, il ricorso è stato accolto.

Massima: sono annoverabili tra gli interventi di restauro o di risanamento conservativo soltanto le opere di recupero abitativo, che mantengono in essere le preesistenti strutture, alle quali apportano un consolidamento, un rinnovo o l'inserimento di nuovi elementi costitutivi, a condizione che siano complessivamente rispettate tipologia, forma e struttura dell'edificio.

Nel caso di specie, il balcone creato ex novo, integrava, comportando la modifica del prospetto dell'edificio, un intervento di ristrutturazione edilizia. (TAR LOMBARDIA, SEZ. II 30 SETTEMBRE 2019 N. 2059).

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