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Lecita l'installazione di un condesatore remoto anche in assenza di un beneficio collettivo.
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Lecita l'installazione di un condesatore remoto anche in assenza di un beneficio collettivo.

Installazione di un condensatore remoto nello spazio condominiale

 

Non si può proibire la modifica che costituisca uso più intenso della cosa comune da parte del singolo, anche in assenza di un beneficio collettivo derivante dalla modificazione.

“In tema di condominio, la nozione di pari uso della cosa comune cui fa riferimento l'art. 1102 c.c. non va intesa nel senso di uso identico e contemporaneo, dovendo ritenersi conferita dalla legge a ciascun partecipante alla comunione la facoltà di trarre dalla cosa comune la più intensa utilizzazione, a condizione che questa sia compatibile con i diritti degli altri.

Essendo i rapporti condominiali informati al principio di solidarietà, il quale richiede un costante equilibrio fra le esigenze e gli interessi di tutti i partecipanti alla comunione, qualora sia prevedibile che gli altri partecipanti alla comunione non faranno un pari uso della cosa comune, la modifica apportata alla stessa dal condomino deve ritenersi legittima, dal momento che in una materia in cui è prevista la massima espansione dell'uso, il limite al godimento di ciascuno dei condomini è dato dagli interessi altrui, i quali pertanto costituiscono impedimento alla modifica solo se sia ragionevole prevedere che i loro titolari possano volere accrescere il pari uso cui hanno diritto”.

Questo è il principio di diritto espresso dal Tribunale di Verona con la sentenza del 5 maggio 2016, n. 1277 in merito al diritto dell'uso della cosa comune.

I fatti di causa. Tizio (condomino) con citazione impugnava la delibera condominiale avente ad oggetto l'installazione di un condensatore remoto nello spazio condominiale richiesto da Caio (altro condomino).

In particolare, Tizio pur avendo votato a favore, a suo dire, con l'approvazione della delibera, egli non aveva assunto o riconosciuto alcuna personale obbligazione; sicché, chiedeva la nullità della delibera per violazione dell'articolo 1102.

Costituendosi in giudizio, il convenuto Caio contestava le pretese di Tizio; in particolare evidenziava la carenza di legittimazione ad impugnare stante il suo voto favorevole alla delibera.

L'uso della cosa comune. La norma di cui all'art. 1102 c.c., al primo comma prevede che “ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto”.

Dal comma in esame si evidenzia che i due limiti fondamentali all'uso della cosa comune sono, quindi, il divieto di alterare la destinazione della cosa e il divieto di impedire agli altri partecipanti di farne parimenti d'uso.

L'uso da rispettare è quello attuale: per esempio, è stata considerata alterazione della originaria destinazione del bene la permanente utilizzazione di un giardino comune come parcheggio.

Quindi, la nozione di pari uso non va intesa in senso di uso "identico", tanto che è normalmente ammesso che un condomino faccia un uso più intenso della cosa rispetto agli altri; l'importante è che ciascuno abbia il diritto ad usare potenzialmente della cosa al pari degli altri.

Per meglio dire, la nozione di pari uso della cosa comune, agli effetti dell'art. 1102 cod. civ., non va intesa nei termini di assoluta identità dell'utilizzazione del bene da parte di ciascun comproprietario, in quanto l'identità nel tempo e nello spazio di tale uso comporterebbe un sostanziale divieto per ogni partecipante di servirsi del bene a proprio esclusivo o particolare vantaggio, pure laddove non risulti alterato il rapporto di equilibrio tra i condomini nel godimento dell'oggetto della comunione (In tal senso Cass. n. 7466/2015).

Il ragionamento del Tribunale di Verona. Nella vicenda in esame, il giudice adito, in merito alla legittimazione ad agire del condomino attore ha precisato che il fatto di aver votato a favore una delibera e poi contestata con impugnativa, non per ciò solo, viene meno la sua legittimazione a far valere l'eventuale nullità della delibera stessa.

Difatti, a parere del giudice, l'attuale orientamento è quello secondo cui “la nullità di una delibera condominiale disciplinata dall'art. 1421 cod. civ., a norma del quale chiunque vi ha interesse può farla valere e quindi anche il condomino che abbia partecipato, con il suo voto favorevole, alla formazione di detta delibera, salvo che con tale voto egli si sia assunto o abbia riconosciuto una sua personale obbligazione”. (Cass n. 5626 del 18/04/2002).

Ciò premesso, a seguito dell'istruttoria, dalla semplice lettura della delibera in questione è stato facile cogliere come l'attore, con il suo voto favorevole, non abbia con esso assunto o riconosciuto alcuna personale obbligazione; sicché, la sua legittimazione attiva deriva proprio dal fatto che tale interesse derivava dalla sua qualità di comproprietario dello spazio a verde ove è stato installato il condensatore.

Nel merito delle vicenda, invece, per quanto attiene la corretta interpretazione dell'art. 1102 c.c., il Tribunale ha evidenziato che dalle immagini e planimetrie allegate dal convenuto, è stato dimostrato che la zona comune coinvolta dall'installazione del condensatore era una piccola area costretta tra lo scivolo per il garage e il muro perimetrale, popolata solo da alcuni alberi ad alto fusto con abbondante vegetazione.

Pertanto, per coerente applicazione dei consolidati principi giurisprudenziali, qualora non siano specificamente individuabili i sacrifici in concreto imposti al condomino che si oppone,non si può proibire la modifica che costituisca uso più intenso della cosa comune da parte del singolo, anche in assenza di un beneficio collettivo derivante dalla modificazione; ne consegue che non esiste dunque alcuna violazione dell'art. 1102 c.c. (In tal senso Cass. 4617/07).

Le conclusioni. Alla luce di tutto quanto innanzi esposto,il Tribunale di Verona ha respinto la domanda del condomino attore con conseguenziale condanna alle spese processuali.

=> L'assemblea non può deliberare su una spese individuale del condomino

=> Quando l'assemblea può vietare l'installazione di un pannello solare sul lastrico ad un condomino?

Scarica Tribunale di Verona, Sez. Civile - Sentenza n. 1277/2016 del 05.05.2016

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