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È possibile realizzare l'assemblea in forma c.d. mista?

La risposta del Tribunale di Padova nella sentenza (inedita) del 18 marzo 2022 n. 551
Avv. Rodolfo Romito 

Si trattava di una riunione dell'amministrazione condominiale convocata in data 3 febbraio 2021. Il condomino lamentava che la riunione si fosse tenuta in presenza in locali inadatti a contenere il numero delle persone partecipanti al condominio (si trattava di condominio con molteplici appartamenti).

Opponeva il condominio che la riunione era prevista in modalità mista e dunque sarebbero state rispettate le norme sul distanziamento (in quanto la "diluizione" dei presenti avrebbe consentito l'osservanza delle distanze).

Eccepiva altresì la condomina l'assenza del previo consenso della maggioranza dei condomini.

Nell'avviso di convocazione non era previsto alcun link per il collegamento alla piattaforma e, comunque che la riunione non si poteva tenere in modalità mista;

La sentenza ha il pregio di fornire una panoramica ed una prima interpretazione alla normativa di nuovo conio per le riunioni condominiali post pandemia e dopo l'introduzione della norma di legge che consente lo svolgimento delle assemblee a distanza (ad integrazione dell'art. 66 disp. att. c.c. Le conclusioni a cui perviene la sentenza possono essere compendiate nella sostanziale ammissione della possibilità della riunione in forma c.d. "mista" (ossia parte dei condomini in presenza e parte in modalità collegamento da remoto) e tuttavia previo consenso - in difetto di un regolamento condominiale - della maggioranza dei condomini da acquisirsi "per testa" e per la singola delibera.

Quello che la sentenza lascia sostanzialmente irrisolto sono le modalità ed i tempi di acquisizione dell'espressione dei singoli condomini del consenso allo svolgimento da remoto, atteso che non specifica quando e come detto consenso sarebbe acquisibile.

Assemblea on-line, la trasparenza al primo posto

Condominio e normativa anti-pandemica

Breve digressione.

In periodo di pandemia, all'originario divieto di riunioni condominiali in presenza, è sopravvenuta la previsione contenuta nell'art. 1, comma 10, d.l. 16 maggio 2020, n. 33 secondo cui "le riunioni si svolgono garantendo il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro": previsione che, per l'ovvio, non poteva non riferirsi anche alle riunioni condominiali.

Il D.P.C.M del 14 gennaio 2021 (Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, recante «Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19», del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante «Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19», e del decreto-legge 14 gennaio 2021 n. 2, recante «Ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento e prevenzione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 e di svolgimento delle elezioni per l'anno 2021», pubblicato nella

Gazzetta Ufficiale del 15 gennaio e in vigore dal 16 gennaio 2021 ha, tuttavia, previsto all'art. 1, comma dieci, lett o): «sono sospesi i convegni, i congressi e gli altri eventi, ad eccezione di quelli che si svolgono con modalità a distanza; tutte le cerimonie pubbliche si svolgono nel rispetto dei protocolli e linee guida vigenti e in assenza di pubblico; nell'ambito delle pubbliche amministrazioni le riunioni si svolgono in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni; è fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza».

Le disposizioni contenute nel nuovo D.P.C.M si applicavano fino al 5 marzo 2021 (e, dunque, per quanto interessava ai fini del caso di specie, anche la riunione del 3.2.21).

E, invero, la modifica apportata all'art. 66 disp. att. c.c. modificato dall'art. 63 comma 1-bis lettera a) del D.L. 14 agosto 2020 n. 104 e da ultimo con l'art. 5 bis, c. 1, d. l. 7 ottobre 2020, n. 125 convertito in legge 27 novembre 2020, n. 159, al co. 3 attuale aveva previsto: "L'avviso di convocazione, contenente specifica indicazione dell'ordine del giorno, deve essere comunicato almeno cinque giorni prima della data fissata per l'adunanza in prima convocazione, a mezzo di posta raccomandata, posta elettronica certificata, fax o tramite consegna a mano, e deve contenere l'indicazione del luogo e dell'ora della riunione o, se prevista in modalità di videoconferenza, della piattaforma elettronica sulla quale si terrà la riunione e dell'ora della stessa".

È noto che l'avviso di convocazione deve essere inviato in forma scritta con raccomandata, fax, p.e.c., o consegnato brevi manu (e mai impartito oralmente) e deve contenere l'indicazione del giorno, dell'ora, del luogo e dell'ordine del giorno dell'assemblea stessa.

L'avviso di convocazione deve contenere esattamente il giorno, l'ora e il luogo della prima e della seconda convocazione, nonché il preciso ordine del giorno.

L'onere della prova dell'avvenuta conoscenza della data, del luogo e dell'odg d'assemblea da parte del condomino è dell'amministratore.

Avviso di convocazione e presunzione di conoscenza

La riunione in forma c.d. "mista"

Il primo problema affrontato dalla sentenza è la possibilità o meno della riunione in forma c.d. mista Secondo una prima interpretazione, avendo la nuova norma dell'art. 66 disp att. al terzo comma, utilizzato l'espressione "o, se prevista in modalità di videoconferenza", introdotta con il primo comma bis, lettera a) del d. l. 14 agosto 2020, n. 104 convertito in legge 13 ottobre 2020, n. 126, la stessa non potrebbe avere altro significato se non quella che l'assemblea potrà essere solo IN PRESENZA o DA REMOTO, mentre non sarebbe consentito che essa sia tenuta in modalità c.d. "mista", considerato che la disgiuntiva "o" è fatta per collegare due elementi al fine di esprimere una reciproca esclusione o, comunque, una contrapposizione; per cui tertium non datur. E, dunque, il comma terzo parrebbe escludere lo svolgimento della riunione in modalità c.d. MISTA.

Se, di contro, intendiamo il terzo comma dell'art. 66 inerisca specificatamente ed esclusivamente all'avviso di convocazione dell'assemblea (e non alla riunione/assemblea) stabilendone solo i contenuti essenziali affinché l'iter procedurale sia rispettato a garanzia della collettività della compagine condominiale (in particolare si stabilisce, nel testo ante mini riforma, che "deve contenere l'indicazione del luogo e dell'ora della riunione" alla quale espressione il legislatore del 2020 ha inserito "o, se prevista in modalità di videoconferenza, della piattaforma elettronica sulla quale si terrà la riunione e dell'ora della stessa"), allora dovremo ritenere ammissibile la riunione c.d. mista.

In questo senso anche la sentenza, la quale in adiecto assume anche una considerazione afferente alla ratio della norma (nel senso che un'interpretazione estensiva che ammette la forma "mista" avrebbe il pregio di più latamente favorire la partecipazione tanto agli affezionati della "cadrega" condominiale", quanto dei "nativi digitali"…).

Comunque ed in ogni caso, qualora l'amministratore decida di convocare l'assemblea anche in videoconferenza (mista od esclusivamente a distanza), dovrà indicare nell'avviso di convocazione la modalità di intervento da remoto per garantire agli interessati l'accesso alla piattaforma ed abilitarli al collegamento (vulgo il link); quanto dedotto al fine di evitare che sia negato l'accesso che comporterebbe l'invalidità dell'assemblea, considerato che deve sempre essere garantita la collegialità degli intervenuti in assemblea affinché siano validamente adottate le delibere che ivi devono essere dibattute e, poi, votate.

D'altronde compete all'amministratore la scelta della modalità con la quale l'assemblea debba essere tenuta e, quindi, al medesimo incombe l'onere di specificare ai condomini le istruzioni per poter ritualmente partecipare all'assemblea, sia che questa si svolga da remoto ovvero in presenza o, ancora, in maniera mista.

Il consenso alla riunione da "remoto"

Vi è un ulteriore problema che la sentenza lambisce, ma non risolve ed è quello relativo alle modalità di acquisizione delle maggioranze ai fini della riunione.

Invero, il sesto comma dell'art. 66 disp. att. c.c. introdotto, nel testo definitivo, dall'art. 5 bis, comma 1, del d. l. 7 ottobre 2020, n. 125 convertito in legge 27 novembre 2020, n. 159 prevede che "anche ove non espressamente previsto dal regolamento condominiale, previo consenso della maggioranza dei condomini, la partecipazione all'assemblea può avvenire in modalità di videoconferenza".

Quindi, per le modalità di svolgimento in videoconferenza deve sussistere, preliminarmente, o la modifica del regolamento condominiale ovvero l'acquisizione del consenso (della maggioranza dei condomini).

La sentenza abbozza un tentativo di interpretazione circa le modalità di acquisizione del consenso preventivo allo svolgimento a distanza e, tuttavia, non decisivamente e, comunque, in maniera non propriamente utile per l'interprete e men che meno per il pratico (amministratori di condominio, condomini, etc.)

La norma impone il consenso della maggioranza e, dunque, sembrerebbe irrinunciabile un "consenso" e, quindi, una positiva affermazione della volontà del singolo condomino da esprimersi anteriormente alla riunione e, pertanto, necessariamente per iscritto.

Il che introdurrebbe un indubbio aggravio per l'amministratore il quale dovrebbe tempestivamente inviare una comunicazione richiedendo ai singoli condomini di esprimere il consenso alla riunione da remoto e, successivamente comunicare, ove ottenuto il consenso per iscritto, il link per la riunione (quindi doppia comunicazione e, presumibilmente, doppi costi per i condomini…).

Un'alternativa pratica potrebbe essere un'unica comunicazione contenente il link per la riunione, ma assegnando un termine ai condomini per la manifestazione dell'eventuale dissenso alla riunione da remoto. In questo caso, la seconda comunicazione si renderebbe necessaria solo quando le manifestazioni di dissenso siano la maggioranza e, dunque, determinando la possibilità solo della riunione in presenza.

Ipotesi che senz'altro sarebbero statisticamente meno frequenti, determinando meno lavoro per l'amministratore (che, nella maggior parte dei casi, non dovrebbe inviare una doppia comunicazione).

Resta il potenziale contrasto con la lettera della norma, la quale richiede il preventivo letterale consenso della maggioranza. Vi è da capire, nel silenzio della norma, se il consenso possa essere acquisito per via interpretativa dalla "omessa manifestazione di un dissenso entro un certo termine".

Riteniamo, tuttavia, che la risposta debba essere positiva.

Vero che, applicando i ben noti stilemi della logica binaria per cui A è sempre e solo "non B" e B è sempre e solo "non A", ne ricaviamo che l'espressione del consenso alla riunione a distanza si deve sempre e solo manifestare con il "non dissenso" alla stessa (che equivale al consenso); così come il "dissenso" alla stessa si manifesta con il non consenso allo svolgimento a distanza.

Pertanto, l'amministratore ben potrà - con l'invio della prima comunicazione - assegnare un termine al singolo condomino per manifestare (per lettera, per mail, con l'accesso ad una piattaforma etc…) l'eventuale dissenso alla riunione a distanza; affermando che - al contrario - alla mancata espressione di dissenso entro il termine si possa assegnare valenza di consenso.

Solo nel caso in cui pervengano più manifestazioni di dissenso che silenzi, dunque, si potrà legittimamente ricavare che la maggioranza per lo svolgimento della riunione da remoto non sia stata raggiunta e si dovrà optare per quella in presenza.

Conclusioni

Nella pratica, pertanto, e per concludere:

  • lo svolgimento della riunione potrà essere in presenza ovvero a distanza ovvero in forma c.d. mista (alcuni presenti ed altri a distanza);
  • il condominio dovrà variare il regolamento ed ammettere sempre la possibilità dello svolgimento da remoto ovvero, in alternativa, acquisire quandoque e tempestivamente in concomitanza della singola riunione, il consenso della maggioranza dei condomini (per testa) per permettere le riunioni da remoto;
  • allo scopo l'amministratore nell'avviso di convocazione dovrà indicare, oltre ai requisiti per il collegamento e di abilitazione alla riunione a distanza, anche l'avvertenza che ciascun condomino potrà far pervenire il proprio dissenso entro un certo termine ed in difetto il silenzio si interpreterà come consenso allo svolgimento con modalità da remoto o, comunque, mista;
  • solo nel caso in cui abbiano a pervenire manifestazioni di dissenso che costituiscano la maggioranza degli aventi diritto al voto, dovrà re-inviare nuovo avviso per informare che la riunione si terrà solo in presenza (revocando la precedente abilitazione).

Vi è ragionevolmente da ritenere che le modalità di svolgimento a distanza possa incontrare il favore di molti consentendo una più diffusa partecipazione e che, dunque, saranno percentualmente basse le occasioni in cui l'amministratore sarà tenuto ad inviare una comunicazione di revoca della riunione a distanza, posto che si può prevedere che lo svolgimento della riunione con modalità mista incontrerà un favore generalizzato, favorendo una maggior diffusione di una c.d. democrazia partecipativa.

Identità digitale nell'assemblea in videoconferenza

Sentenza
Scarica Trib. Padova 18 marzo 2022 n. 551

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Guido
Guido 14-04-2022 16:30:47

Sulla convocazione mista non sono d'accordo, sia per difficoltà tecniche, sia perché la scelta sarebbe lasciata ai condomini, snaturando la prerogativa dell'amministratore di convocare.

rispondi
Elio
Elio 28-05-2022 10:44:06

Assolutamente d’accordo la forma mista non è prevista dall’art. 66ddacc, si potrebbe attivare solo modificando il regolamento condominiale secondo la natura dello stesso e quindi secondo le maggioranze indicate per legge… la forma mista andrebbe analizzata molto meglio e comunque porterebbe a una vera confusione in sede assembleare…

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