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In arrivo la norma "salva-inquilini". Il Governo vorrebbe introdurre una disposizione antievasione in materia di affitti in nero
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In arrivo la norma "salva-inquilini". Il Governo vorrebbe introdurre una disposizione antievasione in materia di affitti in nero

In arrivo una norma a favore degli inquilini che hanno fatto emergere il “nero”

Avv. Giuseppe Nuzzo 

Dopo lo stop di luglio della Consulta, il Governo sarebbe al lavoro per introdurre, all'interno della Legge di Stalibilità 2016, una norma a favore degli inquilini che hanno fatto emergere il “nero”, in base alla legge “salva-affitti” dichiarata incostituzionale della Consulta.

Il nuovo intervento legislativo sembra ormai imminente, ed avrebbe come obiettivo proprio quello di sanare definitivamente la situazione creatasi a seguito della doppia bocciatura della Corte Costituzionale alle norme anti-evasione, che prevedevano forti agevolazioni a favore degli inquilini che registravano i contratti d'affitto in nero.

Per una cronologia si rinvia ai seguenti contributi precedentemente pubblicati:

Sentenza choc della Corte Costituzionale. I Giudici salvano gli affitti in nero. Bocciate le norme per eccesso di delega.

Quali saranno le conseguenze dopo la sentenza "salva affitti in nero"? Ecco le reazioni delle associazioni

Affitti in nero. La Corte Costituzionale boccia nuovamente il provvedimento normativo (temporaneo)

Come noto, il D.lgs. n. 23/2011 aveva introdotto la possibilità di denunciare i contratti d'affitto irregolari all'Agenzia delle Entrate, ottenendo così la trasformazione degli stessi in contratti di 8 anni (4+4) con canone pari al triplo della rendita catastale.

Una misura molto vantaggiosa proprio per favorire l'emersione del nero: infatti, gli inquilini che provvedevano alla regolarizzazione del contratto beneficiavano di un canone agevolato di importo, in genere, inferiore del 70-80% rispetto ai normali valori di mercato.

Tale misura, però, era stata bocciata nel 2014 dalla Corte Costituzionale per eccesso di delega, per cui il Governo era di nuovo intervenuto per sanare la situazione con il D.L. n. 47/2014, convertito con legge n. 80/2014, prorogando fino al 31 dicembre 2015 gli effetti prodotti e i rapporti sorti in base ai contratti di locazione registrati ai sensi dell'art. 3, commi 8 e 9, del D.lgs. n. 23/2011.

Tuttavia, la sanatoria è stata ancora stoppata dalla Consulta a luglio di quest'anno: per i giudici costituzionali, con la proroga fino al 31 dicembre il legislatore non ha fatto altro che “nuovamente introdurre nell'ordinamento giuridico una disposizione giuridica oggetto di dichiarazione di incostituzionalità”, violando l'art. 136 della Costituzione.

In buona sostanza, secondo il Giudice delle leggi il legislatore, con un discutibile colpo di mano, ha aggirato gli effetti della sentenza del 2014, introducendo una “clausola di salvaguardia” volta a preservare gli effetti prodottisi in applicazione delle disposizioni già dichiarate incostituzionali ed i rapporti che ne erano originati.

Gli effetti negativi delle due bocciature della Corte Costituzionale ricadono proprio sui conduttori “virtuosi” che avevano regolarizzato i proprio contratti d'affitto in nero. Ad oggi, infatti, i proprietari possono chiedere agli inquilini di liberare l'immobile per morosità e pagare gli arretrati, ossia la differenza tra il canone agevolato (cancellato dalla Consulta) e quello in nero originariamente pattuito prima della registrazione del contratto.

Insomma, oltre il danno, la beffa. Una situazione paradossale, frutto anche di una sorta di diatriba che vede in campo, da un lato, i giudici, impegnati a far rispettare la Carta costituzionale e, dall'altro, il legislatore, eccessivamente schierato a favore degli inquilini.

È davvero auspicabile, a questo punto, un intervento chiaro e definitivo in materia, all'interno della legge di stabilità o con altro provvedimento ad hoc, magari introducendo una nuova disciplina antievasione che faccia emergere il nero nei contratti d'affitto e, nel contempo, tenga conto anche di tutte le criticità puntualmente evidenziate nelle due sentenze della Consulta.

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