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Condannato l'imprenditore che molesta i condomìni con emissioni di gas
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Condannato l'imprenditore che molesta i condomìni con emissioni di gas

Le immissioni odorose moleste possono provenire anche dall'esecuzione di un'attività di bonifica di un'area industriale prospiciente il condomino e che rendano invivibile la vita al suo interno

Avv. Maurizio Tarantino 

La costituzione civile per i reati ambientali. Va a tale proposito premesso che la legittimazione alla costituzione di parte civile nel procedimento per reati ambientali al fine di ottenere il risarcimento del danno ambientale di natura pubblica, in sé considerato come lesione dell'interesse pubblico e generale all'ambiente, spetta soltanto allo Stato e per esso al Ministro dell'Ambiente, mentre tutti gli altri soggetti, singoli o associati, ivi compresi gli Enti pubblici territoriali, possono agire ai sensi dell'articolo 2043 c.c. per ottenere il risarcimento di qualsiasi danno patrimoniale, ulteriore e concreto, da essi subito, diverso da quello ambientale

=> Bonifica amianto tra responsabilità dell'amministratore di condominio e benefici fiscali

La vicenda. La Corte di appello aveva dato conto del fatto che, secondo quanto emerso dalla consulenza tecnica espletata nel corso delle indagini, la fuoriuscita delle sostanze inquinanti era stata determinata dalla rottura della soletta di copertura delle vasche interrate, cui si fa riferimento nell'imputazione, nel corso dell'attività di sbancamento del terreno propedeutica alla realizzazione degli interventi edilizi autorizzati.

È stato altresì evidenziato che la situazione dell'area era nota ai proprietari, come dimostrato dal sequestro di una scrittura privata, datata 3 giugno 2008, con la quale veniva concordata la ripartizione dei costi di smaltimento e bonifica in caso di rinvenimento di rifiuti pericolosi durante l'esecuzione dei lavori, ma che, nonostante ciò, erano state attuate modalità operative del tutto inadeguate, affidando le operazioni di scavo ad una impresa autorizzata esclusivamente alla gestione di rifiuti non pericolosi, omettendo peraltro ogni attività di vigilanza e controllo.

Rileva inoltre la Corte territoriale che la presenza sul luogo di un tecnico incaricato della società durante le operazioni di scavo rendeva plausibile la conoscenza, in capo alla società medesima, dell'avvenuta fuoriuscita delle sostanze inquinanti, la cui nocività era stata accertata sulla base delle certificazioni mediche rilasciate dal locale Pronto Soccorso ad almeno tre persone, che vi si erano recate lamentando bruciori alle vie respiratorie.

=> La canna fumaria del caminetto non è nociva o pericolosa per il fondo del vicino ai sensi dell'art. 890 cod. civ.

Il giudizio della Cassazione. Preliminarmente, i giudici hanno osservato che l'ipotesi contravvenzionale considerata dall'articolo 674 c.p. configura, come è noto, un reato di pericolo finalizzato a prevenire esiti dannosi o pericolosi per le persone conseguenti al getto o versamento di cose atte ad offendere, imbrattare o comunque molestare, ovvero all'emissione di gas, vapori o fumi idonei a cagionare i medesimi effetti. Con specifico riferimento alle emissioni in atmosfera è tale ultima ipotesi che viene principalmente presa in considerazione.

La seconda parte dell'articolo 674 c.p. prevede la rilevanza penale delle emissioni di gas vapori o fumi "nei casi non consentiti dalla legge".

Tale precisazione è stata considerata come il proposito del legislatore di operare un bilanciamento di opposti interessi, consentendo, così, l'esercizio di attività socialmente utili nel rispetto dei imiti di legge, al superamento dei quali riacquista prevalenza l'esigenza di tutela dell'incolumità pubblica.

Nel caso di specie, per quanto rilevato dalla descrizione dei fatti contenuta in sentenza, la rottura della soletta di copertura delle vasche avrebbe determinato la fuoriuscita di sostanze inquinanti che, sparse sul terreno, avrebbero provocato esalazioni nocive con documentate conseguenze sulle persone. Si è dunque verificata una sequenza di eventi che ha dapprima causato un "getto o versamento" dei rifiuti e, successivamente, l'emissione dei miasmi, certamente non consentita nel caso specifico, così configurandosi una condotta pacificamente collocabile nella fattispecie delineata dalla disposizione in esame.

In conclusione, secondo la S.C., il reato sussiste perché la presenza di rifiuti pericolosi nel terreno da sbancare, nota ai soggetti coinvolti che avevano stipulato un accordo per ripartire i costi di bonifica e di smaltimento, imponeva specifiche cautele nello svolgimento delle attività di scavo. Cautele non adottate.

Pertanto l'oggettiva molestia cagionata dai liquami (rimasti sul terreno per sette giorni) nei confronti degli abitanti degli immobili vicini era stata pienamente dimostrata.

TABELLA RIEPILOGATIVA

OGGETTO DELLA PRONUNCIA

DANNO AMBIENTALE CON CONSEGUENZE VERSO I CONDOMINI VICINI

RIFERIMENTI NORMATIVI

674 c.p.

PROBLEMA

Era stata realizzata un'attività di intervento demolitorio per le opere di sbancamento che aveva intaccato la soletta di copertura dell'edificio e causato la fuoriuscita di sostanze che, depositandosi al suolo, aveva causato emissioni ritenute nocive. Le sostanze volatili si erano disperse nell'ambiente arrecando molestia alle persone abitanti negli immobili vicini.

LA SOLUZIONE

Secondo la Cassazione, le emissioni nell'atmosfera sono parificate alle «cose» citate nella norma e nel caso specifico si è verificata una sequenza di eventi che ha dapprima causato un getto o un versamento di rifiuti e, successivamente, l'emissione di miasmi dannosi.

Quindi il reato è configurabile anche quando il pericolo concreto per la pubblica incolumità derivi anche dall'omissione dolosa o colposa del soggetto che aveva l'obbligo giuridico di evitarlo.

LA MASSIMA

L'ipotesi contravvenzionale prevista dall'art. 674 cod. pen. configura un reato di pericolo finalizzato a prevenire esiti dannosi o pericolosi per le persone, conseguenti al getto o versamento di cose atte ad offendere, imbrattare o comunque molestare, ovvero all'emissione di gas, vapori o fumi idonei a cagionare i medesimi effetti.

Quest'ultima ipotesi assume rilevanza penale anche in fattispecie relativa a rottura di vasche interrate nel corso di interventi edilizi autorizzati che avrebbe determinato la fuoriuscita di sostanze inquinanti, che sparse sul terreno avrebbero provocato esalazioni nocive. Cass. pen., 27 agosto 2019, n. 36444

=> Scarico dei fumi. Possibile l'uso di sistemi alternativi (ma solo per attività commerciali).

Scarica Cass. pen. 27 agosto 2019 n. 36444

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