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Compravendita immobiliare e caparra. Le modeste infiltrazioni non fanno saltare il rogito.

Il venditore ha il diritto di trattenere la caparra se il compratore rifiuta il definitivo per modesti motivi?
Avv. Maurizio Tarantino Avv.to Maurizio Tarantino - Foro di Bari 

“In una compravendita immobiliare, dopo la sottoscrizione del preliminare, non è giustificabile il rifiuto del promittente acquirente di stipulare il rogito per la sussistenza di modeste infiltrazioni dal caminetto, la necessità di sostituire la cassetta del w.c. e di adeguare i locali caldaia e cucina con realizzazione dei fori di areazione.

Una simile condotta, infatti, è «contraria a buona fede» e costituisce una reazione del tutto sproporzionata a fronte di problematiche facilmente emendabili”. Questo è il principio di diritto espresso dal Tribunale di Treviso con la sentenza n. 2471 del 10 ottobre 2016 in merito alla validità della compravendita immobiliare.

Acquisto di un appartamento, nessuna restituzione della caparra.

Se il costruttore non termina i lavori in tempo all'acquirente spetta il doppio della caparra versata

I fatti di causa. L'oggetto del contendere è la domanda proposta da Tizio (promittente acquirente) di risoluzione per inadempimento ex art. 1453 c.c. del contratto preliminare di compravendita avente ad oggetto l'unità immobiliare con la consequenziale domanda di condanna alla restituzione dell'importo di Euro 35.000,00, versato a titolo di caparra.

Nella promessa di vendita l'immobile veniva descritto come casa di abitazione (edificio costruito nei primi anni 90); inoltre veniva precisato che il promissario acquirente poteva visionare l'immobile ancora occupato dalla famiglia del convenuto e completamente arredato.

Premesso ciò, l'attore, solo a seguito degli accessi successivi alla stipula del preliminare, si avvedeva della presenza di importanti infiltrazioni di acqua nel caminetto della veranda, macchie di umidità nelle pareti e nei rivestimenti, dell'assenza dello scarico della doccia del locale caldaia, nonché dei fori di aerazione nel locale caldaia e nella cucina.

Ed ancora, contrariamente alle rassicurazioni di parte venditrice, l'odierno attore riscontrava altresì che il fabbricato era stato costruito nei primi anni '80 e la superficie effettiva era inferiore di quasi 100 mq rispetto a quella dichiarata dal convenuto durante le trattative.

Costituendosi in giudizio, il venditore convenuto evidenziava di aver puntualmente informato l'attore delle problematiche tra lo stato di fatto e le risultanze delle planimetrie catastali, nonché della necessità di piccoli interventi di manutenzione che lo stesso attore avrebbe inteso risolvere personalmente.

 Continua [...]

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Sentenza
Scarica Tribunale di Treviso n. 2471 del 10 ottobre 2016

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