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Il debitore che ha subito il pignoramento della prima casa per omesso pagamento delle rate di un mutuo ipotecario può evitare la vendita forzata: le "preziose" indicazioni del Tribunale di Palermo

È possibile chiedere al Giudice dell'esecuzione di sospendere il processo esecutivo fino un massimo di sei mesi
Dott. Giuseppe Bordolli Giuseppe Bordolli Responsabile scientifico Condominioweb 

Il debitore che ha subito il pignoramento dell'abitazione principale in conseguenza dell'omesso pagamento delle rate di un mutuo ipotecario, può evitare la vendita forzata ricorrendo alla misura predisposta dall'art. 41-bis del D.L. 124/2019, convertito dalla L. n.157 del 19 dicembre 2019.

La norma in parola, introdotta dall'art. 40 - ter, D.L. n. 41/2021, convertito dalla L. n. 69/2021, ha introdotto un vero e proprio diritto per il debitore esecutato ad ottenere dalla propria banca la rinegoziazione del mutuo in essere o, in alternativa, la concessione di un nuovo finanziamento da parte di un diverso intermediario, finalizzato all'estinzione del precedente.

Come precisa il Tribunale di Palermo - Sezione Sesta Civile - Esecuzioni Immobiliari (ordinanza del 16 aprile 2022) l'accoglimento dell'istanza da parte del creditore o del finanziatore è subordinata alla presenza di due presupposti:

  1. la sussistenza dei requisiti di cui al comma 2 dell'art. 41-bis;
  2. la previa positiva verifica del merito creditizio del debitore o del destinatario del finanziamento.

Ne consegue che la legge richiede alla banca un comportamento che si compone di due fasi distinte: dapprima, la valutazione del merito del credito, poi, la risposta, positiva o negativa, che sia, alla richiesta del debitore (in tal senso anche Trib. Bergamo 13 luglio 2021).

Il giudice che dirige l'esecuzione immobiliare, su istanza del debitore che ha fatto richiesta di rinegoziazione del mutuo, sentiti tutti i creditori muniti di titolo esecutivo, può sospendere il processo fino a sei mesi (l'istanza può essere proposta nei termini di cui all'articolo 624-bis c.p.c., primo comma, secondo periodo e il giudice provvede secondo quanto previsto dai restanti periodi del predetto comma. Si applica altresì il secondo comma dell'articolo 624-bis c.p.c.).

Sotto il profilo che in questa ipotesi interessa, del potere di sospensione della procedura esecutiva da parte del Giudice dell'Esecuzione, occorre rilevare che, nel contesto normativo di cui all'articolo 41-bis, il provvedimento di sospensione del processo esecutivo non presuppone necessariamente una dichiarazione di apertura della trattativa da parte della Banca, che, in quanto tale, la subisce senza potersi opporre.

Nel caso esaminato dal Tribunale di Palermo il creditore procedente (una Banca) ha espresso il proprio dissenso alla sospensione, stante l'assenza della necessaria documentazione normativamente prevista a corredo dell'istanza di rinegoziazione.

Tuttavia, il Tribunale ha osservato che:

  • la valutazione sul merito di credito va effettuata dal creditore, analizzando la posizione patrimoniale, economica e reddituale complessiva delle parti interessate, circostanze che non devono necessariamente essere allegate all'istanza, attenendo ad un momento successivo alla presentazione dell'istanza che è quello indicato dal comma 5 della disposizione in esame di valutazione del merito di credito.

    Dunque, il rilievo effettuato dalla Banca non appare pertinente al caso (merita di essere segnalato che la giurisprudenza di merito sembra richiedere una maggiore analiticità dell'istanza ex art. 41 bis in termini di garanzie del credito (sotto il profilo delle modalità di rimborso e reperimento della provvista per il pagamento) solo laddove la stessa si traduca in una richiesta di finanziamento al terzo: si veda, ad esempio, il Tribunale di Pesaro 25 ottobre 2021).

  • il dissenso espresso dal creditore procedente (la banca) in udienza non ha efficacia paralizzante, atteso che l'art. 41-bis, comma 7, non richiama il primo periodo del comma 1 dell'art. 624-bis c.p.c., che richiede l'istanza del creditore, rimettendo invece nelle mani esclusive del debitore la facoltà di presentare istanza di sospensione. Non è dunque necessaria la richiesta di sospensione dei creditori.

    La norma sopra richiamata stabilisce solo che ai fini della sospensione siano sentiti i creditori muniti di titolo esecutivo.

  • Il Tribunale di Milano, con decisione del 13 ottobre 2021, ha già chiarito che la sussistenza dei requisiti fissati dai commi 1 e 2 della disposizione in esame ed il riscontro che nel concreto la richiesta non sia avventata o puramente dilatoria, si pongono come condizioni non solo necessarie ma sufficienti per l'accoglimento dell'istanza di sospensione.
  • Nel caso preso in esame l'istanza di rinegoziazione è stata presentata nel rigoroso rispetto dei requisiti richiesti dalla legge:

    • l'istanza di rinegoziazione aveva i requisiti di cui al c. 2 dell'art. 41 bis e non s1 bis e non sono state precedentemente proposte istanze di sospensione e che la stessa istanza non appare meramente dilatoria o avventata.
    • l'istanza presentata dai debitori esecutati di rinegoziazione è risultata corredata dai requisiti previsti dal c. 1 dell'art. 41 bis, in quanto:
  • la procedura esecutiva ha avuto ad oggetto l'abitazione principale dei debitori;
  • i debitori sono risultati qualificabili come consumatori;
  • il creditore procedente vanta ipoteca di primo grado.

Il Tribunale ha accolto la richiesta di sospensione del processo esecutivo per la durata di mesi sei.

Imposta ipotecaria, che cos'è e come si calcola. Un breve focus

Sentenza
Scarica Trib. Palermo 16 aprile 2022

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Giuseppe Aiello
Giuseppe Aiello 02-05-2022 08:38:30

Ottimo risultato.

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