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Impugnazione della deliberazione assembleare: il condominio dev'essere sempre chiamato in causa
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Impugnazione della deliberazione assembleare: il condominio dev'essere sempre chiamato in causa

Il condomino, che intenda proporre appello contro la sentenza di primo grado o ricorso per cassazione contro quella d'appello deve sempre far notificare l'atto introduttivo del giudizio all'amministratore

Avv. Alessandro Gallucci 

Recita l’art. 1137 c.c.:

Le deliberazioni prese dall'assemblea a norma degli articoli precedenti sono obbligatorie per tutti i condomini.

Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio, ogni condomino dissenziente può fare ricorso all'autorità giudiziaria, ma il ricorso non sospende l'esecuzione del provvedimento, salvo che la sospensione sia ordinata dall'autorità stessa.

Il ricorso deve essere proposto, sotto pena di decadenza, entro trenta giorni, che decorrono dalla data della deliberazione per i dissenzienti e dalla data di comunicazione per gli assenti”.

Detto più brevemente: la delibera impegna tutti i condomini che se intendono non rispettarla, in quanto illegittima, la devono impugnare nei modi e nei termini di legge. Fino alla sua (eventuale) dichiarazione d’invalidità, salvo ottenimento d’un provvedimento di sospensione, tutti gli interessati devono comunque rispettarla.

Questo per ciò che concerne i profili sostanziali. Spostiamo l’attenzione su quelli processuali.

Sappiamo, questo ci dice la Cassazione, che l’atto introduttivo del giudizio d’impugnazione dev’essere una citazione ma che non si sbaglia s’è il giudizio è introdotto con ricorso (cfr. Cass. SS.UU. 14 aprile 2011 n. 8491).

Ciò detto è utile chiedersi: a chi dev’essere notificata la citazione (o il ricorso)? La risposta è semplice: all’amministratore del condominio quale legale rappresentante dei comproprietari in relazione alla gestione e conservazione delle parti comuni dell’edificio.

Tant’è vera questa affermazione che l’art. 65 delle disposizioni di attuazione del codice civile specifica che “ quando per qualsiasi causa manca il legale rappresentante dei condomini, chi intende iniziare o proseguire una lite contro i partecipanti a un condominio può richiedere la nomina di un curatore speciale ai sensi dell'art. 80 Cod. Proc. Civ.”.

Chiaramente la notifica dell’atto a tutti i condomini avrebbe lo stesso effetto della notifica all’amministratore ma, ovvie ragioni pratiche, portano sempre a preferire la soluzione della comunicazione al mandatario.

Quest’affermazione non vale solamente per il giudizio di primo grado ma anche per i successisi procedimenti d’appello e di legittimità.

Detto più chiaramente: il condomino, che, nel caso di giudizio avente ad oggetto l’impugnazione di una deliberazione assembleare (o altra materia d’interesse comune), intenda proporre appello contro la sentenza di primo grado o ricorso per cassazione contro quella d’appello, deve sempre far notificare l’atto introduttivo del giudizio all’amministratore del condominio. Ciò, si ribadisce, sempre che non chiami in causa direttamente tutti i condomini.

A specificare il concetto, laddove non fosse abbastanza chiaro, è stata la stessa Corte di Cassazione con la sentenza 6 ottobre 2011 n. 20492.

Nel caso sottoposto alla sua attenzione, avente ad oggetto un’intricata vicenda sfociata nell’impugnazione di una deliberazione assembleare, il giudizio di secondo grado, come quello di Cassazione, vedevano l’assenza del condominio e la chiamata in causa solamente di alcuni condomini. Ebbene gli ermellini hanno sancito la nullità della sentenza di secondo grado.

Ciò perché, spiegano da piazza Cavour, “ essendosi impugnata una delibera che, secondo prospettazione, vincolava il Condominio e quindi tutti i condomini, doveva comunque essere garantita la presenza in giudizio anche dell’ente di gestione, al fine di permettere che la sentenza non fosse inutiliter data nei confronti dei condomini non evocati in causa (cfr. Cass. 13716/1999., alla quale adde, più di recente. Cass. 3900/2010)” (Cass. 6 ottobre 2011 n. 20492).

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