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No al cancello nella strada condominiale ma di uso pubblico
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No al cancello nella strada condominiale ma di uso pubblico

Il condominio chiude la strada, ma il comune revoca il titolo edilizio e il TAR decide: il condominio non può chiudere la strada se di uso pubblico.

Avv. Valentina Papanice  

Il caso

Un condominio inviava la DIA, Denuncia di Inizio Attività, con riferimento all'installazione di un cancello che avrebbe dovuto chiudere una strada di proprietà condominiale.

Trascorsi i termini di legge nel silenzio dell'ente, si formava sulla DIA l'assenso tacito; ma, successivamente il comune revocava e annullava in autotutela il silenzio assenso a suo tempo formatosi, motivando, per quanto qui interessa, che "trattandosi dell'unica arteria di collegamento fra altre due strade comunali, la loro permanenza di fatto inibisce il tempestivo transito non solo agli automobilisti locali ed ai turisti ma anche ai mezzi delle forze dell'ordine, della protezione civile e di soccorso".

Il condominio impugnava il provvedimento e la controversia arrivava innanzi al giudice amministrativo di Latina, il quale avrebbe dato ragione all'ente. Vediamo come.

Le ragioni del condominio: la strada è privata

Nel ricorso il condominio sostiene, tra le altre motivazioni e per quanto qui interessa, di essere proprietario dell'area, di cui ha avuto sempre il possesso esclusivo, pacifico e indisturbato; che il titolo di proprietà è dato da dagli atti di acquisto del terreno su cui si trovano il complesso edilizio e l'area di pertinenza; che "la definizione data dell'area cortilizia e pertinenziale di proprietà condominiale come arteria di collegamento non corrisponde alla realtà".

A sua volta, l'Amministrazione sul punto eccepisce il difetto della giurisdizione del giudice amministrativo, in favore del giudice ordinario civile, essendo "dedotta in giudizio una pretesa sulla proprietà esclusiva dell'area interessata dal provvedimento di rimozione delle sbarre che ne impedivano l'accesso".

Gli orientamenti della giurisprudenza nella motivazione di rigetto del TAR.

In primis, il Collegio respinge l'eccezione del difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, dal momento che la situazione giuridica di cui il condominio chiede la tutela è qualificabile come un interesse legittimo si ritiene essere stato leso dall'illegittimo esercizio del potere del Comune nel provvedimento impugnato.

Pertanto, con riferimento in particolare alla questione circa la nutura pubblica o privata di una strada, il Collegio si rifà all'orientamento espresso anche di recente dal Consiglio di Stato (Cons.St. n. 4141/2017) ed afferma che secondo "un indirizzo giurisprudenziale fondato sul principio di riconoscimento della giurisdizione sulla base della qualificazione della pretesa azionata, come prescindente dagli accertamenti incidentali su situazioni soggettive di diverso tipo, si ritiene di poter affermare che l'accertamento sul carattere pubblico di una strada non eccede l'ambito della competenza del giudice amministrativo se costituisce il presupposto per l'adozione del provvedimento amministrativo contestato".

Il Collegio riconosce altresì l'esistenza di quell'orientamento "della Cassazione, secondo cui la valutazione in ordine alla contestazione dei provvedimenti di classificazione di una strada - come di proprietà pubblica o dedita all'uso pubblico - è rimessa alla competenza del giudice civile, involgendo pretese di accertamento di un diritto soggettivo; ma se oggetto della controversia non è il provvedimento di classificazione, bensì, come in fattispecie, altro e diverso provvedimento che ha ordinato al ricorrente di rimuovere gli impedimenti frapposti al passaggio, in tal caso è evidente che la decisione sull'impugnazione di tale provvedimento involge l'accertamento della sussistenza di una servitù di uso pubblico che può essere esperito in via incidentale dal giudice amministrativo, ai sensi dell'art. 8, comma 1°, del codice del processo amministrativo (T.A.R. Liguria, II, 29.3.2017 n. 267; T.A.R. Umbria 29.4.2015 n. 191; T.A.R. Lombardia, Brescia, I, 28.4.2014 n. 451)".

=> Servitù di passaggio su strada costituente spazio condominiale

La decisione del caso concreto: la strada è sì privata, ma di uso pubblico

Nell'ipotesi di specie l'oggetto della contestazione è il provvedimento di revoca/annullamento della D.I.A. riguardante la collocazione di sbarre a chiusura della strada di cui il condominio deduce di essere proprietario, nonché i successivi provvedimenti di riduzione in pristino e regolamentazione dell'area.

I motivi di impugnazione degli atti attengono alla violazione della normativa vigente ed alla regolarità del procedimento; dunque, si afferma nel provvedimento, "deduzioni proprie di un interesse legittimo di carattere sostanziale e procedimentale, al di sopra del quale - e involgente lo stesso - è conclamato il diritto di proprietà esclusiva dell'area che, in relazione agli atti contestati e alla situazione portata in giudizio in via principale, può essere oggetto di esame incidentale".

Il Collegio riconosce dunque la giurisdizione del giudice amministrativo, mentre respinge nel merito il ricorso.

L'Amministrazione afferma che la strada in questione è sempre stata una strada pubblica e comunque ad uso pubblico, riportata sia nella documentazione catastale che nello stradario comunale.

Osserva il Collegio che l'assoggettamento all'uso pubblico è oggettivo, dato cioè dal fatto che essa costituisce l'unica arteria di collegamento interno tra due strade comunali e inoltre da tempo immemorabile la strada è utilizzata dalla cittadinanza tramite passaggio pedonale e tramite veicoli, anche in ragione del fatto che lungo la strada sono poste diverse attività commerciali tra cui l'unica farmacia del Comune.

In tale situazione l'apposizione delle sbarre o di un cancello impedisce il passaggio di automobilisti nonchè di forze dell'ordine e di soccorso, con possibili gravi ripercussioni sulla sicurezza e l'ordine pubblico.

Pertanto, nel bilanciamento degli interessi contrapposti, quello dei residenti ad avere assicurata la possibilità di parcheggio attraverso la chiusura del transito veicolare per parte della giornata viene meno rispetto all'interesse pubblico di consentire a tutti l'accesso a piedi e tramite mezzi, alla strada.

Quanto all'appartenenza privata della strada, essa, conclude il Collegio, non è in contrasto con il provvedimento impugnato. Rammenta il Collegio che la strada è definita dall'art. 2, co.1, C.d.S. come "l'area a uso pubblico destinata alla circolazione dei pedoni, dei veicoli e degli animali".

Le condizioni perchè possa affermarsi la natura e l'uso pubblico di una strada sono: che essa sia attraversata da una quantità rilevante e indistinta di persone accomunate dall'appartenere ad un ambito territoriale che vi si eserciti il passaggio ed il transito iuris servitutis publicae (per diritto di servitù pubblico); l'attitudine della strada a soddisfare esigenze di carattere generale e pubblico; un titolo valido a sostenere "l'affermazione del diritto di uso pubblico, il quale può identificarsi nella protrazione dell'uso da tempo immemorabile (comportamento della collettività contrassegnato dalla convinzione di esercitare il diritto d'uso della strada) (cfr. ex multis Consiglio di Stato sez. VI 20 giugno 2016 n. 2708)."

Tali elementi sussistono, per il TAR, nel caso de quo. Dunque le ragioni d'interesse pubblico sottese all'atto impugnato sono legittime.

=> Chiusura del fondo con un cancello, spetta al proprietario del fondo dominante fornire prova di tale aggravamento.

=> Perchè il condominio non può essere considerato né proprietario dell'area né autore dell'abuso?

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