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Il comproprietario di un muro comune può sopraelevare senza limiti?

Con la disamina dell'ordinanza, la suprema corte approfondisce le facoltà contenute nell'art. 885 c.c.
Avv. Nicola Frivoli Avv. Nicola Frivoli 

Con ordinanza emessa in data 13 giugno 2022, n. 19040, la Corte di Cassazione, Sezione II, si è pronunciata su due motivo di censura, rinveniente da giudizio intrapreso dinanzi al Tribunale di Taranto dove gli attori chiedevano al giudice adito di dichiararsi la esclusiva responsabilità dei convenuti in relazione ai fenomeni di umidità riscontrati su un muro di loro proprietà, e, per l'effetto, sentirli condannare a rimuovere il muro di tufo costruito sulla proprietà degli attori e ad eliminare e/o arretrare il pluviale non rispettoso della distanza dell'art. 889 c.c. e causa delle dette infiltrazioni.

Il giudice di prime cure accoglieva le domande attoree e condannava i convenuti a rimuovere il muro realizzato sul lastrico di proprietà degli attori e ad arretrare il pluviale posto in prossimità del confine tra le due proprietà e a risarcire i danni causati dall'infiltrazioni liquidati in euro 400.

Avverso tale pronuncia gli appellanti proponevano gravame innanzi alla Corte d'Appello di Lecce, sede distaccata di Taranto, che con pronuncia del 7.11.2016, n. 513, accoglieva il terzo motivo proposto, in quanto il muro oggetto di contestazione sorgeva su un muro sottostante comune, e, dunque, riteneva che gli appellanti si fossero avvalsi della facoltà di innalzamento del muro riconosciuta dall'art. 885, primo comma, c.c. La Corte d'Appello accoglieva anche il motivo relativo alla causa dell'umidità rinvenuta nei locali degli appellati nel senso che non poteva ricondursi al vecchio canale di raccolta di scolo dell'immobile degli appellanti, ritenendo che le conclusioni del CTU incaricato fossero fondate su mere supposizioni e lo stesso tecnico era caduto in contraddizione, facendo riferimento ad una regressione dell'umidità, ma di tale regressione non vi era alcun riscontro in atti, perciò, mancavano degli accertamenti concreti per le cause possibili dell'infiltrazioni.

Avverso la decisione del giudice del gravame, i ricorrenti-appellati proponevano ricorso in cassazione adducendo due motivi di censura. Resistevano gli appellanti con controricorso.

Eccezione preliminare

La Suprema Corte affrontava, in via preliminare, l'eccezione sollevata dai resistenti in ordine alla illegittimità della procura conferita dai ricorrenti a nuovo difensore. Tale questione era stata ritenuta infondata, perciò la procura era da considerarsi valida perché rinveniente, a sua volta, da procura notarile

I motivi di censura

Con il primo motivo, i ricorrenti denunciavano l'omesso esame di un punto decisivo oggetto della discussione delle parti, in quanto la Corte d'Appello avrebbe trascurato del tutto di prendere in considerazione la circostanza obiettiva acquisita nel primo grado di confermare la legittimità dell'ordine di demolizione del muro sopraelevato sulla proprietà dei ricorrenti. In altri termini, è incontestato che i resistenti avessero costruito il muro di 20 cm sulla parte di muro di proprietà esclusiva dei ricorrenti.

Dunque, il muro eretto dai resistenti non rispondeva ai requisiti previsti per legge, secondo cui chi sopraeleva se non intende estendere la sopraelevazione a tutto lo spessore del muro ha l'obbligo di iniziare la costruzione dal confine di sua proprietà esclusiva.

In tale senso l'art. 885 c.c. precisa che: "Ogni comproprietario può alzare il muro comune, ma sono a suo carico tutte le spese di costruzione e conservazione della parte sopraedificata. Anche questa può dal vicino essere resa comune a norma dell'art. 874.

Se il muro non è atto a sostenere al sopraedificazione, colui che l'esegue è tenuto a ricostruirlo o a rinforzarlo a sue spese.

Per il maggiore spessore che sia necessario, il muro deve costruito sul suolo proprio, salvo che esigenze tecniche impongano di costruirlo su quello del vicino.

In entrambi i casi il muro ricostruito o ingrossato resta di proprietà comune, e il vicino deve essere indennizzato di ogni danno prodotta dall'esecuzione delle opere.

Nel secondo caso il vicino ha diritto di conseguire anche il valore della metà del suolo occupato per il maggiore spessore che sia necessario, il muro deve essere costruito sul suolo proprio, salvo che esigenze tecniche impongano di costruirlo su quello del vicino.

In entrambi i casi il muro ricostruito o ingrossato resta di proprietà comune, e il vicino deve essere indennizzato di ogni danno prodotto dall'esecuzione delle opere.

Nel secondo caso il vicino ha diritto di conseguire anche il valore della metà del suolo occupato per il maggiore spessore.

Qualora il vicino voglia acquistare la comunione della parte sopraelevata del muro, si tiene conto, nel calcolare il valore di questa, anche delle spese occorse per la ricostruzione o per il rafforzamento".

Il giudice del gravame, in sostanza ha errato nell'interpretazione della disposizione contenuta nella citata norma del codice civile, non considerando che il proprietario può avvalersi della facoltà di sopraelevare utilizzando il muro comune, però non può mutare la struttura del muro preesistente, sussistendo, altresì, l'obbligo di chi sopraeleva di iniziare la costruzione dalla sua proprietà esclusiva se non intenda estenderla a tutto lo spessore del muro. In ogni caso sussiste l'obbligo di chi sopraeleva la costruzione dalla sua proprietà esclusiva se non intenda estenderla a tutto lo spessore del muro.

Fondatezza del ricorso: mancato esame di un fatto decisivo

Secondo gli ermellini l'esercizio da parte del comproprietario della facoltà di innalzare il muro comune ai sensi dell'art. 885 c.c., non richiede che la sopraelevazione sia estesa a tutto lo spessore del muro, potendo essere contenuta nei limiti della linea mediana sempre che le modalità della costruzione consentano al vicino di fare analogo uso del muro stesso e in particolare non gli sottraggano il diritto di chiedere in futuro la comunione della parte sopraelevata per l'intera estensione (Cass. civ. sez. II, sent. 06 aprile 1987, n. 3330; Cass. civ. sez. II, 01 aprile 1993, n. 3923).

Nel caso di specie, la Corte territoriale, pur trattando delle facoltà di cui all'art. 885, primo comma, c.p.c., non ha però verificato se la sopraelevazione realizzata dai resistenti ricomprenda l'intero spessore del muro sul quale è stato costruito o solo la porzione di esso, come sostengono i ricorrenti.

Secondo la Cassazione questo passaggio non approfondito nel giudizio del gravame, è da considerarsi un fatto decisivo perché per riconoscersi la sopraelevazione è necessario che la costruzione sia effettuata verso l'area di esclusiva proprietà del resistente senza invadere il muro sottostante oltre la linea mediana.

Ergo, la sentenza deve essere cassata in relazione all'omesso esame del fatto oggetto della discussione e rappresentato nella localizzazione della sopraelevazione, se posizionata o meno sulla porzione di muro oltre la linea mediana nella parte rivolata verso la proprietà esclusiva dei ricorrenti.

Principio in diritto: per sopraelevare il muro comune bisogna iniziare dalla proprietà esclusiva.

Ne consegue, come principio in diritto, che il comproprietario ha la facoltà di sopraelevare il muro comune ma deve iniziare, in ogni caso, la costruzione dal confine della sua proprietà esclusiva, anche quando non intenda estendere la sopraelevazione a tutto lo spessore del muro giacché diversamente, perché egli attrarrebbe nella sfera della sua proprietà esclusiva una porzione della cosa comune.

Il secondo motivo del ricorso è rubricato nella violazione e falsa applicazione degli artt. 88, 91, 92 c.p.c., attendendo al regolamento delle spese da parte della Corte d'Appello, che veniva assorbito nell'accoglimento del primo motivo.

In conclusione, la Suprema Corte accoglieva il primo motivo di ricorso, dichiarava assorbito il secondo, cassava la sentenza impugnata e rinviava alla Corte d'Appello di Lecce, in diversa composizione, che deciderà anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

Sentenza
Scarica Cass. 13 giugno 2022 n. 19040

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