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I rumori estivi insopportabili che disturbano i condomini: feste abusive, gestori di pubblici esercizi "tolleranti" e Comune indifferente

Nel periodo estivo a causa dei rumori intollerabili sono molte le segnalazioni dei residenti, con numerosi interventi di varie forze dell'ordine e accertamenti dell'autorità competente da cui emergono immissioni superiori ai limiti di legge
Dott. Giuseppe Bordolli Giuseppe Bordolli Responsabile scientifico Condominioweb 

Nelle zone ad elevata concentrazione di locali delle località di villeggiatura può essere notevole il disturbo sotto le finestre dei condomini, sempre più esasperati.

Il disturbo dei condomini proveniente dalla spiaggia: le feste abusive

L'art. 681 c.p. punisce con l'arresto fino a sei mesi e l'ammenda non inferiore a 103 euro chiunque apre o tiene aperti luoghi di pubblico spettacolo, trattenimento o ritrovo, senza avere osservato le prescrizioni dell'Autorità a tutela della incolumità pubblica.

Di conseguenza commette il reato sopra detto colui che organizza, anche occasionalmente, un pubblico spettacolo senza il rispetto delle prescrizioni dell'autorità a tutela dell'incolumità pubblica di cui all'art. 80 del R.D. 18 giugno 1931, n. 773 (c.d. TULPS).

Il discorso può riguardare il responsabile di uno stabilimento che, in spregio alla presenza in zona di caseggiati, organizza senza chiedere, né ottenere preventiva autorizzazione di p.s., una mega festa con un numero elevatissimo di persone, con serata aperta ad una ampia platea di avventori, non circoscritta ai soli clienti dello stabilimento balneare (Cass. pen., sez. I, 14/04/2022, n. 14559). In tal caso è inevitabile parlare anche di disturbo al riposo ed alle occupazioni delle persone (659 c.p.).

A tale proposito si ricorda che il riferimento alla tutela, in sede penale, del riposo e delle occupazioni delle persone va interpretato nel senso che le attività in questione (schiamazzi o rumori, abuso di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, provocazione o non impedimento di strepiti di animali) sono sanzionate laddove procurino disturbo alle vittime, siano essere impegnate in attività lavorative ovvero nel recupero delle energie, che può avvenire sia restando in casa che, al contrario, portandosi, a scopo di svago, all'esterno.

La responsabilità del Gestore di pubblico esercizio "tollerante"

Per commettere il reato punito dall'articolo 659 c.p. non sono necessarie né la vastità dell'area interessata dalle emissioni rumorose, né il disturbo di un numero rilevante di persone.

Il giudice di merito può accertare l'esistenza della contravvenzione sulla base di prove in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della quiete pubblica.

Bisogna sottolineare che risponde del reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone il gestore di un pubblico esercizio che non impedisca i continui schiamazzi provocati dagli avventori in sosta davanti al locale anche nelle ore notturne, essendogli imposto l'obbligo giuridico di controllare, anche con ricorso all'Autorità o allontanando il disturbatore, che la frequenza del locale da parte degli utenti non sfoci in condotte contrastanti con le norme poste a tutela dell'ordine e della tranquillità pubblica (Cass. pen., sez. III, 04/02/2022, n. 3952).

Il Comune indifferente

Tuttavia, negli spazi esterni ai locali, in assenza di utilizzo e, quindi, di autorizzazione al loro sfruttamento da parte dei titolari degli esercizi commerciali, incombe sull'amministrazione comunale, proprietaria dell'area, agire per eliminare le immissioni intollerabili.

Pertanto, al gestore non può essere imposto di vigilare su un uso degli spazi esterni autonomamente fatto dagli avventori.

È, invece, l'ente territoriale che deve assumere misure incisive, come la revoca della licenza e la chiusura dei locali recidivi, la restrizione degli orari di apertura e l'adozione di un piano di risanamento acustico.

L'inosservanza da parte dell'ente territoriale delle regole tecniche o dei canoni di diligenza e prudenza nella gestione dei propri beni può essere denunciata dal privato davanti al giudice ordinario, non solo per conseguire la condanna del Comune al risarcimento dei danni, ma anche per ottenerne la condanna ad un facere: in altre parole, le richieste dei condomini non investono scelte ed atti autoritativi della P.A., ma un'attività soggetta al principio del neminem laedere.

Il giudice ordinario, per realizzare il contenimento della rumorosità di un ambiente circoscritto, può ordinare l'adozione di tutte le misure adeguate, condannando l'ente territoriale ad un positivo. In ogni caso la "movida illecita" impedisce di dormire, generando una situazione di stanchezza cronica che pregiudica il lavoro, le incombenze imposte dalla quotidianità, lo svago e le relazioni sociali. A fronte di tale scenario il danno non patrimoniale conseguente ad immissioni illecite è risarcibile indipendentemente dalla sussistenza di un danno biologico documentato, quando sia riferibile alla lesione del diritto al normale svolgimento della vita familiare all'interno della propria abitazione e al diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini quotidiane, trattandosi di diritti costituzionalmente garantiti, la cui tutela è ulteriormente rafforzata dall'art. 8 della convenzione europea dei diritti dell'uomo, norma alla quale il giudice interno è tenuto a uniformarsi (Cass. civ., Sez. Un., 12/10/2020, n. 21993).

Sentenza
Scarica Cass. Pen. 14 aprile 2022 n. 14559

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