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Colpa cosciente e reati dell'amministratore
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Colpa cosciente e reati dell'amministratore

I delitti colposi in capo all'amministratore condominiale

Avv. Alessandro Gallucci 

Quando una persona viene condannata per un delitto colposo significa che la pubblica accusa è riuscita a provare che l'evento, anche se preveduto, non è stato voluto dall'agente e si è verificato a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline (cfr. art. 43, primo comma, c.p.)

Tizio ha guidato a tutta velocità ferendo o causando la morte di una persona, Caio nel minacciare Sempronio l'ha involontariamente colpito causandogli lesioni, ecc.

Le condotte colpose, è bene ricordarlo, sono punibili solamente quando la legge prevede espressamente la punizione di un comportamento non voluto che ha causato il reato. Com'è noto non esiste il delitto di furto colposo, mentre è punibile l'omicidio colposo.

Come per l'altro elemento soggettivo del reato, il dolo, anche per la colpa sono previste diverse graduazioni di partecipazione psicologica all'evento. Come dire: meno involontaria è l'azione più ciò dovrà essere tenuto in considerazione ai fini della valutazione del grado di colpevolezza.

In un caso il grado di colpa è così alto che il codice penale lo considera una vera e propria circostanza aggravante; il riferimento è all'art. 61 n. 3 c.p. a mente del quale dev'essere considerata circostanza aggravante (che come tale può comportare l'aumento della pena fino ad un terzo, art. 64 c.p.) "l'avere, nei delitti colposi, agito nonostante la previsione dell'evento".

Si tratta della così detta colpa cosciente; come può essere definita questa particolare forma di colpevolezza?

=> L'amministratore e la cassa condominiale: gli ammanchi sono sempre reato?

Secondo la Cassazione "la cosiddetta colpa cosciente (aggravata dalla previsione dell'evento) consiste nella rappresentazione dell'evento come possibile risultato della condotta e nella previsione e prospettazione che esso non si verificherà" (così, ex multis, Cass. 18 febbraio 2010 n. 11222).

Il classico esempio per chiarire la portata del concetto è quello del guidatore esperto che conduce l'autovettura ad alta velocità in pieno centro urbano ben sapendo che potrebbe presentarsi un pericolo, ma convinto di non far danni in ragione della propria abilità.

I casi di colpa cosciente, solitamente, sono molto simili a quelli in cui l'agente ha posto in essere l'azione con dolo eventuale.

Come distinguere le due ipotesi?

È utile ricordare che, per costante giurisprudenza, si versa in un'ipotesi di dolo eventuale quando "l'agente, pur non avendo avuto di mira quel determinato accadimento, ha tuttavia agito anche a costo che questo si realizzasse, sicchè lo stesso non può non considerarsi riferibile alla determinazione volitiva (Sez. Un. 12 ottobre 1993, n. 748; Sez. Un. 15 dicembre 1992, Cutruzzolà, in Cass. pen., 1993, 1095; Sez. Un. 12 ottobre 1993, n. 748; Sez. Un. 14 febbraio 1996, n. 3571; Sez. 1, 12 novembre 1997, n. 6358; Sez. 1, 11 febbraio 1998, n. 8052; Sez. 1, 20 novembre 1998, n. 13544; Sez. 5, 17 gennaio 2005, n. 6168; Sez. 6, 26 ottobre 2006, n. 1367; Sez. 1, 24 maggio 2007, n. 27620; Sez. 1, 29 gennaio 2008, n. 12954)" (Cass. 1 febbraio 2011 n. 10411).

Una differenza davvero sottile che dev'essere valutata caso per caso prendendo in considerazione tutti gli elementi utili a valutare lo stato soggettivo del reo.

In tal senso è stato egregiamente affermato che "la delicata linea di confine tra il "dolo eventuale" e la "colpa cosciente" o "con previsione" e l'esigenza di non svuotare di significato la dimensione psicologica dell'imputazione soggettiva, connessa alla specificità del caso concreto, impongono al giudice di attribuire rilievo centrale al momento dell'accertamento e di effettuare con approccio critico un'acuta, penetrante indagine in ordine al fatto unitariamente inteso, alle sue probabilità di verificarsi, alla percezione soggettiva della probabilità, ai segni della percezione del rischio, ai dati obiettivi capaci di fornire una dimensione riconoscibile dei reali processi interiori e della loro proiezione finalistica.

Si tratta di un'indagine di particolare complessità, dovendosi inferire atteggiamenti interni, processi psicologici attraverso un procedimento di verifica dell'id quod plerumque accidit alla luce delle circostanze esteriori che normalmente costituiscono l'espressione o sono, comunque, collegate agli stati psichici" (Cass. 1 febbraio 2011 n. 10411).

I delitti colposi in capo all'amministratore condominiale sono soprattutto quelli rispetto ai quali egli riveste il ruolo di datore di lavoro (es. per essere presente in condominio un portiere) o quelli in cui assume la qualifica di committente (es. nei contratti di appalto).

In tali circostanze, laddove a seguito del verificarsi di alcuni fatti reato dovesse ravvisarsi una responsabilità colposa dell'amministratore, la valutazione della ricorrenza della così detta colpa cosciente dovrà essere eseguita alla luce degli elementi suindicati.

Da non perdere: Cosa si intende per dolo generico.

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