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Furto: il garage è "pertinenza di luogo destinato a privata dimora"?

La nozione di pertinenza rilevante ex art. 624-bis richiede una contiguità, anche solo di servizio, tra bene principale e accessorio
Dott.ssa Lucia Izzo Dott.ssa Lucia Izzo 

La nozione di "pertinenza di luogo destinato a privata dimora", di cui all'art. 624-bis, c.p., si riferisce a ogni bene idoneo ad arrecare una diretta utilità economica ovvero funzionale al bene principale, per essere destinato in modo durevole al servizio o all'ornamento di esso, resa possibile da una contiguità, anche solo di servizio, tra bene principale e bene pertinenziale.

È questo il principio di diritto espresso dalla quinta sezione penale della Corte di Cassazione nella sentenza n. 27326 del 28 aprile 2021 che si è pronunciata, accogliendolo, sul ricorso di un uomo condannato per il reato di furto in abitazione.

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L'art. 624-bis c.p. punisce "chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, mediante introduzione in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa".

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In assenza di una precisa definizione di "privata dimora" offerta dal codice, in più occasioni la giurisprudenza è intervenuta per fornire chiarimenti quanto ai luoghi che debbano o meno ritenersi rientrare in tale nozione anche in ordine alla configurabilità dell'ipotesi delittuosa di cui all'art. 624-bis del codice penale.

Ne è sorto un contrasto giurisprudenziale, risolto dall'intervento delle Sezioni Unite che, nella sentenza n. 31345/2017, hanno ritenuto che la nozione di privata dimora vada delineata sulla base dei seguenti, indefettibili elementi:

a) utilizzazione del luogo per lo svolgimento di manifestazioni della vita privata (riposo, svago, alimentazione, studio, attività professionale e di lavoro in genere), in modo riservato e al riparo da intrusioni esterne;

b) durata apprezzabile del rapporto tra il luogo e la persona, in modo che tale rapporto sia caratterizzato da una certa stabilità e non da mera occasionalità;

c) non accessibilità del luogo, da parte di terzi, senza il consenso del titolare.

Tanto premesso, come si atteggia il furto in abitazione qualora questo coinvolga le "pertinenze" della privata dimora, richiamate alla norma, come ad esempio un box oppure un garage? Proprio su questo punto che si sofferma la sentenza in commento.

Innanzi agli Ermellini, l'imputato lamenta che garage al cui interno è stato consumato il furto sia stato erroneamente qualificato come pertinenza dell'abitazione della persona offesa, ed equiparato a luogo di privata dimora, tutt'al più trattandosi di un bene ubicato in un luogo diverso rispetto a tale abitazione.

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La natura pertinenziale del box o del garage

La Suprema Corte, in prima battuta conferma come sia presente un costante orientamento giurisprudenziale che afferma "la natura pertinenziale del box o garage e la punibilità, ex art. 624 bis, c.p., delle condotte di sottrazione di beni commesse all'interno di tali luoghi o di altri spazi destinati al ricovero di mezzi, e aventi funzione accessoria delle abitazioni" e riporta tutta una serie di precedenti sul punto.

Tuttavia, per verificare se nel caso concreto si sia realizzata l'ipotesi delittuosa di cui all'art. 624-bis, comma 1, c.p., il Collegio ritiene doveroso approfondire la nozione di "pertinenza di privata dimora" rilevante ai sensi della norma stessa, come ricostruita dall'elaborazione giurisprudenziale in assenza di definizione codicistica.

In particolare, vengono menzionate pronunce maturate in relazione all'interpretazione della circostanza aggravante di cui all'art. 625, comma 1, n. 1, c.p. (poi soppresso dalla L. 128/2001) il cui contenuto ha fondato la nuova previsione di reato di cui all'art. 624-bis del codice penale.

Tali arresti vengono dunque ritenuti condivisibili proprio alla luce del dettato della nuova norma.. Trattasi di orientamento che ha valorizzato il fatto che la condotta delittuosa si fosse realizzata in locali di immediata pertinenza dell'abitazione, addirittura adiacenti, come tali destinati allo svolgimento di attività strettamente complementari e strumentalmente connesse a quelle abitative e quindi senz'altro meritevoli della medesima tutela (cfr. Cass., n. 21948/2001).

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Tra l'altro, il requisito della contiguità spaziale tra abitazione principale e bene posto a servizio/ornamento di essa, è stato anche valorizzato dalla Cassazione in materia civile proprio come elemento idoneo a integrare la nozione di pertinenza, ai sensi dell'art. 817, c.c., secondo il quale sono pertinenze le cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un'altra cosa.

Ciò è avvenuto, ad esempio, in tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), per escludere l'autonoma tassabilità delle aree pertinenziali, ex art. 2, d.lgs. n. 504/92, in presenza di un garage sito in comune diverso rispetto all'abitazione del contribuente (cfr. Cass civ. n. 15668/2017).

Per la sussistenza del vincolo pertinenziale, la giurisprudenza civile ha ritenuto necessario non solo il requisito "soggettivo" dell'appartenenza di entrambi i beni (principale e accessorio) al medesimo soggetto, bensì anche la sussistenza del requisito oggettivo della contiguità, anche solo di servizio, tra i due beni, ai fini del quale è necessario che il bene accessorio arrechi una "utilità" al bene principale e non al proprietario di esso (cfr. Cass. civ. n. 12855/2011).

Contiguità tra bene principale e pertinenziale

Per questo la Cassazione conclude ritenendo che la nozione di "pertinenza di luogo destinato a privata dimora", di cui all'art. 624-bis, c.p., debba fare riferimento a qualunque bene idoneo ad arrecare diretta utilità economica ovvero funzionale al bene principale, la quale è resa possibile da una contiguità, anche solo di servizio, esistente tra i due beni.

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Nel caso di specie, la Corte territoriale non ha affrontato espressamente tale questione, limitandosi a ritenere che la condotta dell'imputato fosse riconducibile al paradigma normativo di cui all'art. 624-bis, c.p., in quanto il furto si era consumato all'interno di garage nella disponibilità della persona offesa, locale che, ad avviso del giudice a quo, sarebbe stato "per sua destinazione dotato proprio di natura pertinenziale".

Una conclusione non ritenuta corretta dalla Cassazione, avendo la Corte d'Appello omesso di verificare in concreto se il garage rientrasse nella nozione di "pertinenza" sulla base dei principi indicati.

Si tratta di un'omissione particolarmente rilevante essendo emerso che il luogo di residenza della persona offesa era diverso da quello di ubicazione del garage. Cassata la sentenza impugnata, viene disposto il rinvio per nuovo esame sul punto.

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