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piazzid1968

Termovalvole - il condominio ha consumi troppo eterogenei - soluzioni?

Ciao a tutti.

Ben ritrovati! E' un pò che non accedo al forum...

 

La settimana scorsa abbiamo avuto il consuntivo delle spese di riscaldamento 2013-2014.

Dai riassuntivi delle unità elaborate dei ripartitori, risulta evidente come alcuni condomini abbiano un consumo molto più basso degli altri.

Preciso che tutti i condomini, tranne me, hanno doppi vetri e infissi nuovi, che determinano sicuramente un buon risparmio.

E alcuni di questi condomini, rispetto alla passata stagione hanno avuto un 40-45% di consumo in meno (e anche l'anno scorso c'erano le termovalvole e loro avevano già doppi vetri e infissi nuovi).

Con alcuni di loro sono in confidenza, e mi hanno detto che, per risparmiare, hanno tenuto spento dei termosifoni, oppure li accendevano solo quando entravano in quella stanza (es: uno dei 2 bagni).

Ora mi chiedo:

1) è normale che vi siano così evidenti differenze fra un condomino e l'altro?

2) la legge contrasta questi usi così eterogenei delle termovalvole?

Mi sembra di aver capito, leggendo molto materiale su termovalvole/ripartitori & Co., che il condominio dovrebbe avere un "modus operandi" equilòibrato ed omogeneo (aiutandosi anche con una quota fissa adeguatamente elevata).

Per esempio, nel nostro condominio, hanno deciso una quota fissa de 20%, a mio avviso troppo bassa, tenuto conto che lo stabile ha 41 anni, e dispersioni a iosa.

 

Grazie per i Vostri contributi.

Daniele

Stesso problema del tuo ..... alcuni condomini volevano alzare la quota fissa dal 30 al 50 ...

a me sembra "illegale" ... nel senso che la quota fissa deve coprire i costi fissi che si sarebbero anche in caso di non uso e il fatto che viene mantenuto acceso l'impianto pronto all'utilizzo.

Peraltro, passando dal riscaldamento con bruciatore ordinario a quello modulare, si sarebbero dovute abbassare di molto le temperature dell'acqua calda e pertanto la dispersione diminuire.

Il fatto che possano usare il termosifone solo per alcune ore fa pensare ad una temperatura di mandata troppo alta, se l'acqua è piu fredda, diventa "obbligatorio" aprire con molto anticipo i termosifoni, praticamente lasciarli sempre accesi regolando il termostato e queste uniforma i consumi all'effettivo utilizzo.

E' questo l'utilizzo pensato per gli impianti a contabilizzazione separata.

 

Secondo me quindi un tentativo di soluzione è di fare una lettura dei ripartitori, abbassare la temperatura di mandata dell'acqua di 10 gradi e dopo un paio di mesi verificare i consumi. Se c'è un migliore allineamento, abbassare di altri 5 gradi.

Questo riduce l'apporto "gratuito" di calore a chi gode della dispersione dei tubi in quanto gli passano nel muro o pavimento.

...

Dai riassuntivi delle unità elaborate dei ripartitori, risulta evidente come alcuni condomini abbiano un consumo molto più basso degli altri....

Con alcuni di loro sono in confidenza, e mi hanno detto che, per risparmiare, hanno tenuto spento dei termosifoni, oppure li accendevano solo quando entravano in quella stanza (es: uno dei 2 bagni).

Ora mi chiedo:

1) è normale che vi siano così evidenti differenze fra un condomino e l'altro?

2) la legge contrasta questi usi così eterogenei delle termovalvole?

Mi sembra di aver capito, leggendo molto materiale su termovalvole/ripartitori & Co., che il condominio dovrebbe avere un "modus operandi" equilòibrato ed omogeneo (aiutandosi anche con una quota fissa adeguatamente elevata).

Per esempio, nel nostro condominio, hanno deciso una quota fissa de 20%, a mio avviso troppo bassa, tenuto conto che lo stabile ha 41 anni, e dispersioni a iosa.

Mi dispiace ma devo confermarle quanto segue:

1) la situazione da lei descritta (consumi modlo differenti) è pienamente normale in condomini con contabilizzazione individuale del calore;

2) il comportamento dei condòmini che regolano le valvole sulla base dell'utilizzo che fanno dei vari locali è corretto ed è esattamente il tipo di comportamento virtuoso che la termoregolazione vuole incentivare;

3) lo scopo della legislazione (europea e nazionale) è quello di ridurre la spesa energetica per il riscaldamento negli edifici (che a livello europeo rappresenta il 40% della spese energetica complessiva).

Giova ricordare gli atti legislativi più importanti:

- Legge 10/91: La prima legge in Italia che parla di efficienza energetica e della necessità di far pagare sulla base dei consumi effettivi. Quindi già 23 anni fa si introduceva il concetto della contabilizzazione individuale.

- Direttiva europea 27/2012/UE: Impone la contabilizzazione individuale del calore (e la termoregolazione) in tutti gli edifici a riscaldamento centralizzato.

- Decreto legislativo 102/14 del governo Renzi: Recepisce la direttiva europea rendendo obbligatoria la contabilizzazione del calore in Italia e confermando che l'unico meccanismo di riparto delle spese è la norma UNI CTI 10200:2013. Per questo motivo quota fissa e quota volontaria (impropriamente detta variabile) devono essere calcolate da un progettista abilitato sulla base dei "millesimi di fabbisogno di energia termica utile" dell'appartamento. Il decreto 102/14 consente di utilizzare altri meccanismi di ripartizione solo per il primo inverno, dopodichè la UNI 10200 sarà obbligatoria.

Grazie per l'esaustività della risposta...mi è stata molto utile...

Visto che Lei è un esperto, mi da un Suo parere sulla quota fissa al 20% in un condominio di 41 anni?

 

Grazie.

Daniele

Grazie per l'esaustività della risposta...mi è stata molto utile...

Visto che Lei è un esperto, mi da un Suo parere sulla quota fissa al 20% in un condominio di 41 anni?

La UNI 10200 è abbastanza complessa (85 pagine) ma credo che basti riportare questo concetto:

La spesa totale per la climatizzazione invernale è suddivisa in 3 componenti:

a) La spesa totale per il consumo di energia termica utile delle unità immobiliari; b) La spesa totale per il consumo di energia termica utile dei locali ad uso collettivo; c) La spesa totale per potenza termica installata.

 

a) va ripartita in base ai consumi di energia termica utile delle singole unità immobiliari.

b) va ripartita in base ai millesimi di proprietà.

c) va ripartita in base ai millesimi di "fabbisogno di energia termica utile delle singole unità immobiliari", che non sono i millesimi di superficie, bensì vanno calcolati dal professionista termotecnico tenendo in considerazione la quantità di energia necessaria per scaldare un appartamento specifico (numero finestre, numero radiatori, esposizione, ecc.).

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