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Tenda da sole negozio

Buonasera

un negozio di gelateria facente parte di un palazzo soggetto a vincolo ha chiesto al comune di poter mettere una tenda con il il logo del negozio e, la risposta è stata che deve chiedere il nullaosta all'assemblea dei condomini.

In questo palazzo esiste già da molti anni un'altra tenda di proprietà di un altro esercizio commerciale.

In assemblea che maggioranza è prevista per autorizzare la seconda tenda che, a quanto è stato riferito deve avere le caratteristiche dettate dall'Uff. Tecnico del Comune :

- Magg. intervenuti e 1/3 dei millesimi?

- oppure magg. intervenuti e 500 mill.?

Il regolamento di condominio non dice nulla in proposito

Ringrazio e saluto cordialmente

Le maggioranze sono quelle dell'art. 1136 del cc, a seconda che l'assemblea è in prima oppure in seconda convocazione.

Buonasera

un negozio di gelateria facente parte di un palazzo soggetto a vincolo ha chiesto al comune di poter mettere una tenda con il il logo del negozio e, la risposta è stata che deve chiedere il nullaosta all'assemblea dei condomini.

In questo palazzo esiste già da molti anni un'altra tenda di proprietà di un altro esercizio commerciale.

In assemblea che maggioranza è prevista per autorizzare la seconda tenda che, a quanto è stato riferito deve avere le caratteristiche dettate dall'Uff. Tecnico del Comune :

- Magg. intervenuti e 1/3 dei millesimi?

- oppure magg. intervenuti e 500 mill.?

Il regolamento di condominio non dice nulla in proposito

Ringrazio e saluto cordialmente

Se non previsto dal RdC il comune non può chiedere l'assenso dell'assemblea condominiale per una tenda per un negozio, o la concede oppure dimostra che il Regolamento Comunale prevede il divieto di messa in opera di tende per i negozi, intendo tenda fatta in questa maniera o simile;

 

--img_rimossa--

 

CONCESSIONE E AUTORIZZAZIONE EDILIZIA - NON È NECESSARIO L'ASSENSO DEI CONDOMINI AI FINI DEL RILASCIO DELLA CONCESSIONE O DELL'AUTORIZZAZIONE EDILIZIA PER LE OPERE NELLE PARTI COMUNI DEL CONDOMINIO

(Consiglio di Stato, Sezione V, 23 giugno 1997, n. 699)

 

In molti uffici tecnici comunali è diffusa l'abitudine di chiedere, in presenza di domande di concessione o autorizzazione edilizia interessante in qualche modo il condominio o le parti comuni, atti di assenso da parte degli altri condomini, verbali di assemblea, controfirme sui disegni da parte dell'amministratore e così via, a seconda della fantasia o dell'umore del momento. Malgrado l'evidente arbitrarietà di tali richieste, al limite della vessazione e comunque censurabili in linea di principio anche ai sensi dell'articolo 1 della legge n. 241 del 1990 (l'amministrazione non può aggravare il procedimento se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell'istruttoria), si ritiene opportuno rendere nota una conclusiva decisione sul punto, del massimo organo di giustizia amministrativa (contro il Comune di Milano, si noti, non contro il Comune di Roccacannuccia).

A prescindere dalla banalità dell'oggetto trattato in causa (una canna fumaria ndr o tenda è lo stesso) e fermi restando, ovviamente, i rapporti condominiali come regolati dalle norme civilistiche, risulta evidente che la pubblica amministrazione non è competente a "conoscere" i rapporti tra privati e non può imporre al privato la dimostrazione dell'assenza di pretese da parte di terzi.

La lettura della sentenza, una volta tanto chiarissima, non necessita di altri commenti.

(ex http://www.ancebrescia.it/articoli/357.htm)

http://www.ancebrescia.it/?p=476

In effetti la richiesta del comune dell'assenso condominiale sembraun po’ arbitraria

 

Come ricordato l’edificio in questione è soggetto a vincolo quindi, molto presumibilmente, la tenda deve soggiacere alle caratteristiche previste nel Regolamento Edilizio Comunale.

Se fosse cosi, ossia che il Regolamento Edilizio Comunale disciplina tali aspetti dell’edificio, allora il comune ha titolo per richiedere che la tenda abbia delle precise caratteristiche.

Va bhe che ogni giorno se ne senta una nuova in questo bel paese, e potrebbe darsi che ci sia un vincolo, ma credo sia impossibile che questo vincolo preveda il preventivo consenso dell'assemblea e poi quello comunale

Sentiamo che ci dice Volf su questo vincolo.

La dove Volf scrive si riferisce a vincolo: storico-artistico-ambientale ecc. ecc. a cui l'edificio potrebbe essere sottoposto, tant' è vero continua si tratta solo di chiarire/capire quale sia il vincolo.

E se poi tra questi "vincoli" sussiste anche quello inerente alle modalità/caratteristiche di introdurre delle tende.

 

Siamo in Italia, in un paese ad alto tasso storico (per fortuna), e molti dei nostri edifici sono catalogati come di interesse storico-artistico-ambientale, ed ogni tipo di intervento su tali edifici è soggetto a controlli (o potrebbe essere) anche di natura estetica, e gli stessi interventi devono soggiacere a precise caratteristiche, anche, di introduzione di materiali.

E' ovvio che, poi, dipende dal caso e dal tipo di vincolo, e dalla stessa natura dell'intervento

Se questo vincolo tratta il decoro, l'assemblea proprio non centra per nulla in quanto questo dovrà essere valutato dal Giudice di merito;

 

In materia di condominio di edifici, il codice civile, nel riferirsi quanto alle sopraelevazioni (art. 1127, comma terzo, cod. civ.), all' aspetto architettonico dell'edificio e, quanto alle innovazioni (art. 1120, comma secondo, cod. civ.), al decoro architettonico dello stesso, adotta nozioni di diversa portata, intendendo per aspetto architettonico la caratteristica principale insita nello stile architettonico dell' edificio, sicchè l'adozione, nella parte sopraelevata, di uno stile diverso da quello della parte preesistente comporta normalmente un mutamento peggiorativo dell'aspetto architettonico complessivo, percepibile da qualunque osservatore. La relativa indagine, condotta in stretta correlazione con la visibilità dell'opera con l'esistenza di un danno economico valutabile, è demandata al giudice di merito, il cui apprezzamento sfugge al sindacato di legittimità, se congruamente motivato, senza comportare l'obbligo di una espressa motivazione sulla sussistenza del pregiudizio economico, quando questo è da ritenersi insito in quello estetico, in conseguenza della gravità di quest'ultimo.

(Corte di Cassazione, sez. Il, 22 gennaio 2004, n. 1025)

 

Il decoro architettonico, quale estetica data dall'insieme delle linee e delle strutture che ne costituiscono la nota dominante e imprimono alle varie parti dell'edificio, nonché all'edificio stesso nel suo insieme, una sua determinata armonica fisionomia, deve essere valutato, ai sensi dell'art. 1120, secondo comma, c.c., con riferimento al fabbricato condominiale nella sua totalità e non già rispetto all'impatto con l'ambiente circostante. A tal fine, compete al giudice del merito accertare in concreto se una determinata innovazione costituisca o meno alterazione del decoro architettonico, per cui la sentenza che affermi o neghi l'esistenza di tale alterazione è censurabile in sede di legittimità solo per vizio di motivazione sul punto. (Corte di Cassazione, Sezione II, sentenza 25 gennaio 2010, n. 1286)

Per cui potrebbe capitare che l'assemblea dica no e chi chiede la messa in opere ricorra al Giudice e questo dica si, oppure l'esatto contrario.

Per cui rimanendo nell'ambito condominiale, soltanto un RdC contrattuale, accettato all'unanimità (1000/1000) potrebbe vincolare la messa in opera di questa tenda.

Comunque attendiamo cosa ci dirà Volf, sono curioso di sapere che tipo di vincolo esiste in questo stabile.

l'assemblea proprio non centra per nulla

Si non ha competenze anche in virtù della sentenza che hai citato più sopra.

Anche perché siamo in un ottica differente non di decoro propriamente detto, attinente ai dettami del condominio, ma di "tutela estetica, storica" delle forme e contenuti estetici/storici dell'edificio.

 

Ossia se è vero che si tratta di vincolo di interesse storico-artistico-ambientale, il comune funge da soggetto controllore facente, anche, le veci della sovraintendenza.

Il vincolo potrebbe, poi, riguardare sia l'edificio in se e per se sia l'intera cortina stradale, ecc. ecc.

Attendo chiarimenti da Volf, perchè parlare di quello che potrebbe essere non risolve il problema, potrei anche fornire delle foto di palazzi storici della mia città dove sono state posizionate tende altrettanto monumentali.

Non stiamo dicendo che non è possibile posizionarle, ma se sono imposte delle caratteristiche queste dovranno essere sodisfatte.

Se poi nonostante il vincolo questo non riguarda tende o simili, è chiaro che il problema non esiste con buona pace di tutti.

Ripeto ancora una volta, bisogna conoscere cosa è vincolato in questo stabile, poi potremo fornire delle risposte.

Buongiorno

ringrazio delle risposte.

Ho guardato il vincolo il quale è di interesse storico, archeologico, paltnologico, paleontologico e artistico.

La mia domanda resta: quale maggioranza in assemblea , seconda convocazione?

Saluti

Secondo il mio pensiero sarebbe necessaria l'unanimità (1000/1000) ed ora spiego il perchè, mettiamo il caso che si approvi a maggioranza od anche di più, ed uno dei contrari ricorra al Giudice e questo accolga la domanda e giudichi che la tenda non ci deve stare per quel vincolo che hai descritto.

Mentre se c'è l'unanimità sarà molto difficile che uno ricorra al Giudice

La possibilità che un dissenziente possa ricorrere al giudice esiste per ogni delibera dell'assemblea, come pure la possibilità che in tali evenienza un giudice possa darci ragione oppure torto, quindi tanto vale che abroghiamo l'art. 1136 del CC. per poi sperare sempre in una unanimità !

Realizza la tenda come ti è imposta dal vincolo, a magio ragione se il Regolamento edilizio comunale ha recepito tale vincolo, presentando la richiesta agli uffici comunali di rito e soggiacendo alle stesse richieste dettate dall'Uff. Tecnico del Comune.

La possibilità che un dissenziente possa ricorrere al giudice esiste per ogni delibera dell'assemblea, come pure la possibilità che in tali evenienza un giudice possa darci ragione oppure torto, quindi tanto vale che abroghiamo l'art. 1136 del CC. per poi sperare sempre in una unanimità !
Scusami ma non è così, l'articolo 1136 cc pone dei vincoli ben precisi sia di maggioranze che di spese, ma purtroppo essendo un articolo di massima, non può prevedere casi in cui ci sono dei vincoli speciali, vedi il caso in esame, altrimenti questo articolo sarebbe infinito considerando che i vincoli o casi particolari sono secondo me infiniti

Nell'art. 1136 cc non troverai di certo questo caso;

"il vincolo il quale è di interesse storico, archeologico, paltnologico, paleontologico e artistico"

Ma troverai il 2° comma;

- Sono valide le deliberazioni approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli

intervenuti e almeno la metà del valore dell'edificio.

Il 3° comma;

- La deliberazione è valida se approvata dalla maggioranza degli intervenuti con un numero di voti

che rappresenti almeno un terzo del valore dell'edificio.

Il 4° comma;

- Le deliberazioni che concernono la nomina e la revoca dell'amministratore o le liti attive e passive relative a materie che esorbitano dalle attribuzioni dell'amministratore medesimo, le deliberazioni

che concernono la ricostruzione dell'edificio o riparazioni straordinarie di notevole entità e le

deliberazioni di cui agli articoli 1117-quater, 1120, secondo comma, 1122-ter nonché 1135, terzo

comma, devono essere sempre approvate con la maggioranza stabilita dal secondo comma del

presente articolo.

Il 5° comma;

- Le deliberazioni di cui all'articolo 1120, primo comma, e all'articolo 1122-bis, terzo comma, devono

essere approvate dall'assemblea con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli

intervenuti ed almeno i due terzi del valore dell'edificio.

Nulla di più troverai in questo articolo

poi troverai l'art 1137 cc

 

- Impugnazione delle deliberazioni dell'assemblea

Le deliberazioni prese dall'assemblea a norma degli articoli precedenti sono obbligatorie per tutti i

condomini.

Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio ogni condomino assente,

dissenziente o astenuto può adire l'autorità giudiziaria chiedendone l'annullamento nel termine

perentorio di trenta giorni, che decorre dalla data della deliberazione per i dissenzienti o astenuti e

dalla data di comunicazione della deliberazione per gli assenti.

L'azione di annullamento non sospende l'esecuzione della deliberazione, salvo che la sospensione

sia ordinata dall'autorità giudiziaria.

L'istanza per ottenere la sospensione proposta prima dell'inizio della causa di merito non sospende

né interrompe il termine per la proposizione dell'impugnazione della deliberazione. Per quanto non

espressamente previsto, la sospensione è disciplinata dalle norme di cui al libro IV, titolo I, capo III,

sezione I, con l'esclusione dell'articolo 669-octies, sesto comma, del codice di procedura civile.

Come tu stesso puoi vedere i casi normali sono tutti regolamentati, gli altri, quelli particolari in caso di contenzioso necessitano per forza di cose del parere del Giudice.

 

Certo che è possibile che un dissenziente ricorra al Giudice anche essendo minoritario per i casi normali, ma sicuramente andrà ad una sonora disfatta.

Ok, sono chiari i due articoli del CC citati

Ma un attimo! non parliamo di casi normali o di casi straordinari/eccezionali inerente al condominio in se e per se !

Qui, a mio avviso, per quanto concerne la problematica condominiale non dovrebbe cambia nulla si tratta pur sempre di una tenda. Ripeto per le problematiche condominiali.

E dobbiamo scindere il condominio dall'imposizione del vincolo, e se ricordo bene il reg condominiale non pone divieti a proposito.

E tale problematica, condominiale, potrebbe ampiamente essere superata anche in applicazione della prima sentenza che citavi:

(Consiglio di Stato, Sezione V, 23 giugno 1997, n. 699)>

In altri termini il richiedente ha bisogno del benestare del comune, se vogliamo equiparabile ad una autorizzazione.

Ossia dove la questione urge molta attenzione è nella richiesta agli uffici comunali in virtù dell'esistenza del vincolo stesso.

Se ottempera alle richieste del comune ed alle imposizioni del vincolo, il condominio non dovrebbe avere di che sindacare a tal proposito.

In altri termini il richiedente ha bisogno del benestare del comune, se vogliamo equiparabile ad una autorizzazione.

Ossia dove la questione urge molta attenzione è nella richiesta agli uffici comunali in virtù dell'esistenza del vincolo stesso.

Se ottempera alle richieste del comune ed alle imposizioni del vincolo, il condominio non dovrebbe avere di che sindacare a tal proposito.

Infatti, il condominio non c'entra per nulla, qualsiasi condomino e potrei dire anche persone esterne potrebbero ricorrere al Giudice per lesione del decoro dello stabile.

Per cui nessun tipo di delibera potrebbe essere sufficiente a scavalcare un vincolo come descritto;

 

Il decoro architettonico, quale estetica data dall'insieme delle linee e delle strutture che ne costituiscono la nota dominante e imprimono alle varie parti dell'edificio, nonché all'edificio stesso nel suo insieme, una sua determinata armonica fisionomia, deve essere valutato, ai sensi dell'art. 1120, secondo comma, c.c., con riferimento al fabbricato condominiale nella sua totalità e non già rispetto all'impatto con l'ambiente circostante. A tal fine, compete al giudice del merito accertare in concreto se una determinata innovazione costituisca o meno alterazione del decoro architettonico, per cui la sentenza che affermi o neghi l'esistenza di tale alterazione è censurabile in sede di legittimità solo per vizio di motivazione sul punto. (Corte di Cassazione, Sezione II, sentenza 25 gennaio 2010, n. 1286) .-. già postata post # 8

In ogni caso la richiesta dell'ufficio tecnico comunale è illegittima. Che poi uno voglia tutelarsi il discorso è diverso, ma per un lavoro del genere, vincolo o non vincolo, il condominio non ha voce in capitolo se non esiste un regolamento contrattuale. Spesso gli uffici tecnici (forse marcanto ,vista la sua lungimiranza, lavora in uno dei tanti uffici poco competenti in Italia, direi quasi tutti) la richiedono per pararsi da eventuali rogne, nulla più. Basta portargli la sentenza e vedrai che non chiederanno più nulla...

In ogni caso la richiesta dell'ufficio tecnico comunale è illegittima. Che poi uno voglia tutelarsi il discorso è diverso, ma per un lavoro del genere, vincolo o non vincolo, il condominio non ha voce in capitolo se non esiste un regolamento contrattuale. Spesso gli uffici tecnici (forse marcanto ,vista la sua lungimiranza, lavora in uno dei tanti uffici poco competenti in Italia, direi quasi tutti) la richiedono per pararsi da eventuali rogne, nulla più. Basta portargli la sentenza e vedrai che non chiederanno più nulla...
Perfettamente d'accordo, hai centrato quanto ho cercato di spiegare, grazie wolverine75
Ok, sono chiari i due articoli del CC citati

Ma un attimo! non parliamo di casi normali o di casi straordinari/eccezionali inerente al condominio in se e per se !

Qui, a mio avviso, per quanto concerne la problematica condominiale non dovrebbe cambia nulla si tratta pur sempre di una tenda. Ripeto per le problematiche condominiali.

E dobbiamo scindere il condominio dall'imposizione del vincolo, e se ricordo bene il reg condominiale non pone divieti a proposito.

E tale problematica, condominiale, potrebbe ampiamente essere superata anche in applicazione della prima sentenza che citavi:

(Consiglio di Stato, Sezione V, 23 giugno 1997, n. 699)>

In altri termini il richiedente ha bisogno del benestare del comune, se vogliamo equiparabile ad una autorizzazione.

Ossia dove la questione urge molta attenzione è nella richiesta agli uffici comunali in virtù dell'esistenza del vincolo stesso.

Se ottempera alle richieste del comune ed alle imposizioni del vincolo, il condominio non dovrebbe avere di che sindacare a tal proposito

E' diverso: il condominio NON può sindacare, se non intraprendendo una causa legale per lesione del decoro, nè tantomeno l'ufficio tecnico può chiedere un benestare non previsto. E' normale che se l'ufficio ti rilascia le autorizzazioni vuol dire che il progetto rispetta i vincoli.

Che i comuni richiedono il consenso per pararsi da eventuali rogne, è cosa risaputa e non occorre ribadirlo.

 

Poi Vogliamo fare il processo alleintenzioni: al condominio / condòmino che reputa leso il decoro e che potrebbe ricorrere al giudice ? beh allora allora facciamolo pure !

Ed è ovvio che a prescindere dall’obbligatorietà di richiedere un consenso se si vogliano evitare rogne condominiali e tutelarci possiamo richiedere pure il consenso ad unanimità 1000/1000 !

Ma questo concetto non vale solamente in questa circostanza. Vi pare !!!!

 

Per wolverine75

No, non lavoro in un ufficio tecnico comunale.

Non so dalle tue parti ma dalle mie gli uffici tecnici sono sempre molto competenti, si occupano quotidianamente di problematiche che anche per il tecnico più navigato possono apparire nuove e in virtù anche di questo gli uffici tecnici sono sempre il primo punto di riferimento.

Ed è ovvio che poi approfondisci

Secondo – quante volte capita di lavorare fuori dal comune di residenza (fortunatamente) e quindi in un località ove non si conoscono tutti i disposti dello strumento urbanistico, ed allora che anche qui sono sempre gli uffici tecnici a costituire il tuo/nostro primo puntodi riferimento.

Quante volte ti sarà capitato di seguire le indicazioni del tuo ufficio tecnico?

Ed è ovvio che poi approfondisci,anche qui.

 

Non so tu dove vivi, ma sembra che tu faccia certe affermazioni solo per il gusto di farle, senza alcuna cognizione di causa !

Che i comuni richiedono il consenso per pararsi da eventuali rogne, è cosa risaputa e non occorre ribadirlo.
Lo richiedono ma non devono farlo, come già detto il Comune di Milano per questo motivo è stato sanzionato (Consiglio di Stato, Sezione V, 23 giugno 1997, n. 699) http://www.ancebrescia.it/?p=476

Non me ne volete.... ma le sentenze postate sono state superate dalla più recente e autorevole Sentenza del Consiglio di Stato, n° 5128 del 28.09.2012, che ha riconosciuto la possibilità (per alcune materie) ai Comuni di pretendere il consenso del condominio per opere voluttuarie del singolo che incidono sulle parti comuni sia materialmente che sotto il profilo del decoro architettonico.

 

http://www.ediltecnico.it/wp-content/uploads/2012/10/cs5128.pdf

 

In questo caso l'edificio ha un vincolo di carattere estetico, e quindi l'intervento inciderebbe sull'aspetto architettonico, con impossibilità di fare parimenti l'installazione di altre tende per tutti gli altri condomini (molto probabilmente il Comune limita l'installazione delle tende in presenza di tale vincolo). Sostanzialmente il Comune pretende una "rinuncia" da parte degli altri aventi diritto attraverso il riconoscimento a installare del singolo.

Quindi non è escluso che il Comune abbia ragione a chiedere il consenso..... perché è difficile stabilire l'incidenza sul decoro descritta dal Consiglio di Stato attraverso il Forum.....

 

Ciao

Non me ne volete....
Perchè dovrei avertene? Ho colto la palla al balzo ed ho aggiornato il mio archivio 🤣
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