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jam

Spese videocitofono come ripartire?

ho letto, forse anche in questo forum, che la spesa per l'installazione di videocitofoni su un impianto già esistente, che ne era privo, va ripartita in parti uguali. Se però, in base art. 1120, l'impianto dovesse venire considerato innovazione (a mio modesto parere potrebbe essere una innovazione in quanto prima non c'era), la spesa andrebbe ripartita in base ai mill. di proprietà ad eccezione, caso mai, dei monitor all'interno delle singole u.i. che ne dite?

saluti

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Nel sistema di comunicazione tra ciascun appartamento condominiale e l’esterno (citofono) possono distinguersi parti co*muni (il quadro esterno e comunque tutta la parte dell’impianto che precede la diramazione dei cavi in direzione delle singole unità abi*tative) e parti di proprietà esclusiva dei singoli condomini. Da ciò la necessità di distinguere, anche in sede di riparto delle spese di installazione, la parte comune da quelle di proprietà individuale: di esse, la prima ricade nel regime previsto dall’art. 1123, secondo comma, c.c., mentre le seconde gravano interamente su ciascun condomino in ragione della loro obiettiva entità.

(Nella fattispecie, quanto alle parti di proprietà comune dell’impianto, il tribunale ha disposto la suddivisione delle spese di installazione in quote iden*tiche, sulla considerazione che la cosa comune era, per consistenza e funzione, destinata a servire ugualmente e indiscriminatamente le singole proprietà).

(Trib. civ. Bologna, 22 maggio 1998, n. 1299)

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I campanelli, i citofoni, i videocitofoni (e simili) rientrano, di regola, nella nozione di impianti comuni dell'edificio condominiale, poiché aventi la funzione di mettere in comunicazione il singolo con l'esterno (e viceversa) o con il portiere dell'edificio stesso.

Analogamente, rientrano nella nozione di beni comuni, anche gli impianti video installati per il controllo visivo degli accessi nell'edificio, poiché tale installazione non è soggetta, secondo la giurisprudenza, alle norme sulle innovazioni, salvo che si tratti di impianti molto complessi (Cass. n. 3795/1982).

È pacifico, pertanto, che la ripartizione delle spese relative alla manutenzione, riparazione e/o sostituzione dei beni sopra descritti, debba avvenire secondo i criteri proporzionali stabiliti dall'art. 1123 c.c. ciao

(**********************)

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PER JOSEFAT.

Anch'io sono di questa idea. Il mio amm. ha diviso la spesa in parti uguali. Questo metodo, anche alla luce della sentenza da te riportata, probabilmente è consentito o comunque non del tutto errato. Lo farò presente all'amm. e vediamo cosa mi dice. ciao e grazie

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Nel sistema di comunicazione tra ciascun appartamento condominiale e l’esterno (citofono) possono distinguersi parti co*muni (il quadro esterno e comunque tutta la parte dell’impianto che precede la diramazione dei cavi in direzione delle singole unità abi*tative) e parti di proprietà esclusiva dei singoli condomini. Da ciò la necessità di distinguere, anche in sede di riparto delle spese di installazione, la parte comune da quelle di proprietà individuale: di esse, la prima ricade nel regime previsto dall’art. 1123, secondo comma, c.c., mentre le seconde gravano interamente su ciascun condomino in ragione della loro obiettiva entità.

(Nella fattispecie, quanto alle parti di proprietà comune dell’impianto, il tribunale ha disposto la suddivisione delle spese di installazione in quote iden*tiche, sulla considerazione che la cosa comune era, per consistenza e funzione, destinata a servire ugualmente e indiscriminatamente le singole proprietà).

(Trib. civ. Bologna, 22 maggio 1998, n. 1299)

Io, come già detto, sono d'accordo con te, ma, in rete, ho trovato questo che ribalta un po' le cose. A questo punto, mi pare di capire, che entrambi i metodi siano validi (mill. o parti uguali).

 

http://www.professionisti24.ilsole24ore.com/art/Professionisti24/Edilizia/2008/09/Condominio.shtml

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I campanelli, i citofoni, i videocitofoni (e simili) rientrano, di regola, nella nozione di impianti comuni dell'edificio condominiale, poiché aventi la funzione di mettere in comunicazione il singolo con l'esterno (e viceversa) o con il portiere dell'edificio stesso.

Analogamente, rientrano nella nozione di beni comuni, anche gli impianti video installati per il controllo visivo degli accessi nell'edificio, poiché tale installazione non è soggetta, secondo la giurisprudenza, alle norme sulle innovazioni, salvo che si tratti di impianti molto complessi (Cass. n. 3795/1982).

È pacifico, pertanto, che la ripartizione delle spese relative alla manutenzione, riparazione e/o sostituzione dei beni sopra descritti, debba avvenire secondo i criteri proporzionali stabiliti dall'art. 1123 c.c. ciao

(**********************)

non sono d'accordo.

 

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Nel sistema di comunicazione tra ciascun appartamento condominiale e l’esterno (citofono) possono distinguersi parti co*muni (il quadro esterno e comunque tutta la parte dell’impianto che precede la diramazione dei cavi in direzione delle singole unità abi*tative) e parti di proprietà esclusiva dei singoli condomini. Da ciò la necessità di distinguere, anche in sede di riparto delle spese di installazione, la parte comune da quelle di proprietà individuale: di esse, la prima ricade nel regime previsto dall’art. 1123, secondo comma, c.c., mentre le seconde gravano interamente su ciascun condomino in ragione della loro obiettiva entità.

(Nella fattispecie, quanto alle parti di proprietà comune dell’impianto, il tribunale ha disposto la suddivisione delle spese di installazione in quote iden*tiche, sulla considerazione che la cosa comune era, per consistenza e funzione, destinata a servire ugualmente e indiscriminatamente le singole proprietà).

(Trib. civ. Bologna, 22 maggio 1998, n. 1299)

sono d'accordo con te

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Io, come già detto, sono d'accordo con te, ma, in rete, ho trovato questo che ribalta un po' le cose. A questo punto, mi pare di capire, che entrambi i metodi siano validi (mill. o parti uguali).

 

http://www.professionisti24.ilsole24ore.com/art/Professionisti24/Edilizia/2008/09/Condominio.shtml

il link che hai trovato in rete è un parere di un legale, non è una sentenza.

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Hai ragione, comunque è un parere autorevole che, se ho capito bene, concorda con la sentenza del tribunale di bologna da te citata. Io, nonostante tutto, la penso come te.

ciao

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