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r.martina10

Spesa legale attribuzione di spesa

Buongiorno a tutti,

il condominio in questione è suddiviso in 4 scale distinte e separate ma facenti parti di un unico condominio.

Le spese per la manutenzione straordinaria delle colonne del riscaldamento, delle scale, sono state sempre in caso di rottura, sostenute dalla scala di appartenenza che ha subito il danno.

Una di queste colonne, ha creato dei danni di tinteggiatura ad un appartamento sottostante. Il tizio che ha subito il danno pretendeva cifra di 3000.00 euro, citando il condominio che voleva dargliene 1000.00. La causa ha avuto fine con un compenso indicato dal giudice di 600.00 euro ma con divisione delle spese legali.

L'amministratore ha suddiviso sia le spese legali che quelle di riparazione tutte per la scala di appartenenza,(come consuetudine) ma in assemblea i signori coinvolti hanno manifestato contrarietà dicendo che le spese di tinteggiatura e riparazione sono da addebitare a loro ma quelle legali da suddividere per l'intero condominio, cosa ne pensate, c'è qualche sentenza in merito?

 

grazie delle risposte.

marty

Per me hanno ragione, in quanto l'azione legale è stata promossa nei confronti del condominio, che se anche composto da 4 scale, è un unico condominio.

L'amministratore pro tempore, ex art.1130 cc (se non erro), a suo tempo avrà portato tempestivamente in assemblea la questione della lite. L'assemblea avrà deliberato di resistere in giudizio e venne probabilmente deciso di costituire un fondo spese legali.

 

A mio avviso bisogna rifarsi alle medesime ripartizioni adottate allora.

Chiarisco meglio: le spese per ciò che venne deliberato allora (resistere alla lite), non possono essere sopportate da un gruppo diverso di condomini.

Per diversi motivi, a mio avviso. Principalmente perchè a quell'assemblea non hanno avuto modo di esprimere il loro voto in proposito e non è giusto.

 

Ovviamente il ragionamento vale solo se allora votò solo il condominio parziale.

 

Domanda cattiva: ma se si fosse trattato di risarcimento?

Per non sopportare le spese doveva essere espresso il proprio dissenso entro 30 gg dalla delibera e se si vince la causa, il dissenziente gode della vittoria, ma deve sopportare anche i costi.

 

Spiegato con 2 parole, ma la materia è più vasta.

Per non sopportare le spese doveva essere espresso il proprio dissenso entro 30 gg dalla delibera e se si vince la causa, il dissenziente gode della vittoria, ma deve sopportare anche i costi.

 

Spiegato con 2 parole, ma la materia è più vasta.

Dissenso non possibile. Lite interna.

A parte che non capisco cosa c'entri.

Dissenso non possibile. Lite interna.

A parte che non capisco cosa c'entri.

Opsssssssssssss

Stavo leggendo un altro post in un'altra finestra aperta e risposto a questo...............

l'amministratore ha portato in assemblea con O.D.G. la situazione della citazione del condomino interessato dalla infiltrazione, ma considerando l'essere un problema di scala l'assemblea dei condomini tutta non si è espressa, evidenziando però di rispondere alla citazione.

Infatti è stato contestato all'amministratore di non aver indetto assemblea, apposita, per la scala di appartenenza.

Infatti Kurt l'assicurazione dello stabile ha risarcito i danni della colonna, in misura inferiore naturalmente ed è stata sottratta alla spesa totale della sola scala. Io ritengo di essere di pertinenza esclusiva della scala interessata....

infatti Kurt ( no Kurt ma Efisio, risposta alla domanda se si fosse trattato di risarcimento) l'assicurazione dello stabile ha risarcito i danni della colonna, in misura inferiore naturalmente ed è stata sottratta alla spesa totale della sola scala..

Bisognerebbe leggere attentamente il verbale di quell'assemblea. Se con "non si sono espressi" intendi che si sono astenuti, è una cosa. Se è stata riconosciuta la loro estraneità (anche di ripartizione), è un'altra.

 

Il legale della parte attrice, ha chiamato in causa il condominio (intero), in quanto la parzialità dello stesso non è differenziabile. Anche praticamente, non poteva scrivere "Spett.le condominio parziale, via....". Già il condominio intero di soggettività ne ha poca, figuriamoci quello parziale.

abbiamo deciso, in assemblea, di scindere la cifra in questione aspettando qualche sentenza che dica a chi attribuire la spesa. grazie delle risposte.

Ho letto ed esprimo il mio parere. Le spese totali sono da ripartire tra le parti oporzione di condominio interessato, si applica lo stesso criterio delle colonne di scarico: colonne montanti e diramazione ai singoli appartamenti. In questo caso le spese legali si ripartiscono alla setssa maniera. Qunado si è deliberato di resistere alla causa ovviamente condomini di un'altra scala o non coinvolti al danno procurato e subito non avevono titolo a deliberare.

ciao a tutti, ciao Giovanni, ho portato in assemblea il tuo parere, condiviso tra l'altro dalla maggioranza dei condomini, ma non abbiamo concluso nulla...c'è qualche sentenza in merito che possa avvallare questo criterio di ripartizione?

 

grazie

m.

Dissenso non possibile. Lite interna.

A parte che non capisco cosa c'entri.

Il dissenso è possibile anche per liti all'interno del condominio.

Sono altre le motivazioni che non consentono il dissenso.

Il dissenso è possibile anche per liti all'interno del condominio.

Sono altre le motivazioni che non consentono il dissenso.

?????????????????

Ci si può estraniarsi della responsabilità dell’esito della lite solo nel caso in cui la controparte sia un terzo, mentre la giurisprudenza (Cassazione, 25/03/1970, n. 801, Cassazione, 15/05/2006, n. 11126) ha stabilito che in caso di lite fra condominio e condomino non è applicabile l’art. 1132.

Nel caso di liti “interne” al condominio, il condominio si dividerà in due compagini i/il condomini/o che promuovono o subiscono una domanda ed il resto del condominio, inoltre non è ammissibile imputare le spese di difesa del condominio anche ai condomini che risultano essere la controparte, tanto meno le spese imputate al condominio in caso di esito sfavorevole della lite.

Le hai lette le sentenze n.801 del 25/03/1970 e la n. 11126 del 15/05/2006?

Rispondo io per te: no non le hai lette altrimenti non affermeresti ciò, ti sei semplicemente fermato ad un cut&paste.

hai voglia di leggerle?

Nel caso di liti “interne” al condominio, il condominio si dividerà in due compagini i/il condomini/o che promuovono o subiscono una domanda ed il resto del condominio, inoltre non è ammissibile imputare le spese di difesa del condominio anche ai condomini che risultano essere la controparte, tanto meno le spese imputate al condominio in caso di esito sfavorevole della lite.

Quindi anche per te sono ammesse liti tra Condominio e condomini....se riporti "Nel caso di liti interne....vuol dire che è ammesso il caso.

Penso che hai sbagliato la citazione.

 

Se poi vuoi leggere anche le due sentenze che hai citato dimmelo che le posto qui di seguito.

Devi dedicare un pò di tempo a leggerle ma la 11126 è abbastanza semplice potresti iniziare con questa, la 801 è più complessa.

Quindi anche per te sono ammesse liti tra Condominio e condomini....se riporti "Nel caso di liti interne....vuol dire che è ammesso il caso.

Penso che hai sbagliato la citazione.

 

Se poi vuoi leggere anche le due sentenze che hai citato dimmelo che le posto qui di seguito.

Devi dedicare un pò di tempo a leggerle ma la 11126 è abbastanza semplice potresti iniziare con questa, la 801 è più complessa.

Se le hai a portata di mano postale o inviamele come messaggio privato.

Ciao, la posto qui cosi può essere letta da tutti, comincio con la 11126 che è decisamente più semplice della 801.

Scusami se a volte sembro aggressivo ma proprio questa storia della errata interpretazione dell'art. 1132 mi fa impazzire perchè vengono da tutti citate sentenze o meglio commenti e riassuntini di sentenze che capovolgono a volte completamente quanto la sentenza invece espone.

 

 

Cassazione, 15/05/2006, n. 11126

 

Con atto di citazione notificato il 6 aprile 1998 M.M. C. conveniva in giudizio, innanzi al Tribunale di Vigevano, il condominio "(OMISSIS)" chiedendo la declaratoria di nullità della delibera adottata dall’assemblea condominiale il 20 marzo 1998, nella parte in cui aveva posto a suo carico, secondo la quota condominiale, gli oneri relativi alla corresponsione di un fondo spese per il legale patrocinante il condominio in una controversia vertente avverso essa attrice, quale proprietaria di un fondo limitrofo allo stabile condominiale e ciò, in violazione del precetto di cui all’art. 1132 c.c., avendo a suo tempo manifestato il suo dissenso dalla decisione di iniziare la lite.

In giudizio si costituiva il Condominio eccependo l’inammissibilità della domanda in quanto risultava che la M. aveva votato, tramite il delegato al voto in assemblea, a favore di tale ripartizione delle spese; comunque deduceva l’infondatezza della censura.

Il Tribunale di Vigevano, con sentenza depositata il 23 luglio 1999, ha respinto la domanda pur ritenendola ammissibile in quanto il dissenso manifestato poteva riverberare i suoi effetti esclusivamente in ordine alle spese in caso di soccombenza e legittimava il diritto di rivalsa nel caso in cui il condomino dissenziente avesse dovuto pagare alcunchè alla controparte. L’attrice veniva inoltre condannata al pagamento delle spese di lite.

Avverso tale decisione proponeva gravame la M..

In giudizio si costituiva il Condominio eccependo nuovamente, in via di appello incidentale l’inammissibilità della domanda sia perchè la delibera era stata adottata con il voto favorevole dell’appellante sia perchè la precedente delibera del 28 giugno 1994 non era stata impugnata dalla M..

Con sentenza del 14 marzo 2001 la Corte d’appello di Milano, in riforma della decisione impugnata, dichiarava la nullità della delibera adottata dall’assemblea condominiale il 20 marzo 1998, nella parte relativa all’addebito all’attrice di quota delle spese legali sostenute dal condominio, disponeva la restituzione all’appellante di quanto corrisposto a seguito della sentenza di primo grado e condannava il condominio alla refusione delle spese relative al doppio grado di giudizio.

Il condominio (OMISSIS) ha proposto ricorso per la cassazione della decisione sulla base di due motivi.

M.M.C. ha resistito con controricorso.

Motivi della decisione

Con il primo motivo il ricorrente condominio denuncia "violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), e insufficiente o contraddittoria motivazione (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), con riferimento all’art. 1132 c.c." e afferma che erroneamente, il Tribunale prima e la Corte d’appello poi, avrebbero ritenuto che il dissenso sarebbe stato ritualmente notificato con l’espressione di voto contrario in sede di assemblea 28 giugno 1994.

Precisa il ricorrente che la M., oltre ad esternare il proprio dissenso in assemblea, per poter essere esonerata dalle conseguenze della delibera adottata, avrebbe dovuto comunicare all’amministratore, nelle forme di legge e nei tempi previsti a pena di decadenza, la propria intenzione di non voler subire le conseguenze della deliberazione presa.

Il motivo è infondato e non merita accoglimento.

Rileva la Corte che la questione di diritto da risolvere per decidere la controversia, con riferimento all’effettivo petitum, concerne la validità o meno della deliberazione dell’assemblea del condominio che pone a carico di un condomino le spese di lite nonostante lo stesso dalla lite si sia dissociato.

Orbene nel caso esame la Corte d’appello, correttamente applicando l’insegnamento della Corte regolatrice, ha dichiarato la nullità della delibera adottata dall’assemblea condominiale del 20 marzo 1998, nella parte relativa alla determinazione della quota delle spese legali addebitata alla condomina M., ritenendo ritualmente manifestato il dissenso della resistente rispetto alla lite medesima deliberata dall’assemblea (v. Cass. 8 giugno 1996, n. 334); dissenso che contemperando l’interesse del gruppo con quello del singolo titolare di interessi contrastanti, riconosce a quest’ultimo il diritto di sottrarsi agli obblighi derivanti dalle deliberazioni assunte sul punto.

Con il secondo motivo il ricorrente condominio enuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3), e insufficiente o contraddittoria motivazione (art. 360 c.p.c., n. 5), relativamente alla ritenuta ammissibilità dell’impugnazione della delibera e si duole che erroneamente il giudice del merito abbia ritenuto che la M., all’assemblea del 20 marzo 1998 abbia espresso il proprio dissenso, mentre tale circostanza non risulterebbe acclarata, il che comporterebbe per la resistente impedimento all’impugnazione della delibera.

Il ricorrente, inoltre, deduce che erroneamente la Corte territoriale, valutando una missiva inviata dall’amministratore T., lettera peraltro non confermata nel suo contenuto in sede testimoniale, abbia disatteso il verbale d’assemblea.

Il motivo è infondato e non merita accoglimento anche a prescindere dal difetto di specificità che lo colpisce, in quanto, a ben vedere le doglianze si rilevano inammissibili prima ancora che infondate, giacchè non vi si rinviene alcuna censura adeguatamente argomentata in diritto, mentre la censura relativa al difetto di motivazione si risolve nella semplice prospettazione di valutazioni personali della parte, su singole risultanze istruttorie, difforme da quella datane dal giudice a quo.

Orbene, esaminando il caso di specie, devesi rilevare come, anzi tutto, nelle deduzioni del ricorrente non risulti adeguatamente esplicitato quali sarebbero le norme violate o falsamente applicate, ond’è che risulta inidoneamente formulata, ai fini dell’accoglimento, la censura dedotta ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. Ciò premesso la Corte territoriale ha ritenuto, sulla base delle emergenze istruttorie che risultasse adeguatamente provata la manifestazione di dissenso espresso dalla M. in sede di assemblea che, dopo averlo espresso, sussistendo un conflitto di interessi, si allontanò al momento delle votazioni delegando l’amministratore del condominio per il prosieguo dell’assemblea.

La decisione adottata appare, quindi, supportata da ragioni logiche ed esaurienti, coerente con le norme regolatrici della fattispecie e con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità.

A ben vedere, la censura appare colpire piuttosto la ricostruzione dei fatti, rimessa al prudente apprezzamento del giudice del merito, insuscettibile di sindacato in sede di legittimità, se esaurientemente e logicamente motivato, come nel caso in esame, piuttosto che l’iter formativo del convincimento del giudice con la conseguenza che il motivo in esame concretizza un’inammissibile istanza di revisione delle valutazione e dei convincimenti del giudice stesso.

Per quanto sin qui rilevato, i motivi esaminati non meritano accoglimento ed il ricorso va, quindi, rigettato.

Le spese processuali seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte, rigetta il ricorso e condanna il condominio ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida nella complessiva somma di Euro 1100,00 di cui Euro 1000,00 per onorari di avvocato, oltre, spese generali ed oneri accessori.

grazie Giovanni, ho letto quanto inviatomi, purtroppo della ripartizione spese legali non si evince molto. Se riesci a trovare qualcosa mi faresti cosa gradita. Grazie ancora.

M.

Ciao, la posto qui cosi può essere letta da tutti, comincio con la 11126 che è decisamente più semplice della 801.

Scusami se a volte sembro aggressivo ma proprio questa storia della errata interpretazione dell'art. 1132 mi fa impazzire perchè vengono da tutti citate sentenze o meglio commenti e riassuntini di sentenze che capovolgono a volte completamente quanto la sentenza invece espone.

 

 

Cassazione, 15/05/2006, n. 11126

 

Con atto di citazione notificato il 6 aprile 1998 M.M. C. conveniva in giudizio, innanzi al Tribunale di Vigevano, il condominio "(OMISSIS)" chiedendo la declaratoria di nullità della delibera adottata dall’assemblea condominiale il 20 marzo 1998, nella parte in cui aveva posto a suo carico, secondo la quota condominiale, gli oneri relativi alla corresponsione di un fondo spese per il legale patrocinante il condominio in una controversia vertente avverso essa attrice, quale proprietaria di un fondo limitrofo allo stabile condominiale e ciò, in violazione del precetto di cui all’art. 1132 c.c., avendo a suo tempo manifestato il suo dissenso dalla decisione di iniziare la lite.

In giudizio si costituiva il Condominio eccependo l’inammissibilità della domanda in quanto risultava che la M. aveva votato, tramite il delegato al voto in assemblea, a favore di tale ripartizione delle spese; comunque deduceva l’infondatezza della censura.

Il Tribunale di Vigevano, con sentenza depositata il 23 luglio 1999, ha respinto la domanda pur ritenendola ammissibile in quanto il dissenso manifestato poteva riverberare i suoi effetti esclusivamente in ordine alle spese in caso di soccombenza e legittimava il diritto di rivalsa nel caso in cui il condomino dissenziente avesse dovuto pagare alcunchè alla controparte. L’attrice veniva inoltre condannata al pagamento delle spese di lite.

Avverso tale decisione proponeva gravame la M..

In giudizio si costituiva il Condominio eccependo nuovamente, in via di appello incidentale l’inammissibilità della domanda sia perchè la delibera era stata adottata con il voto favorevole dell’appellante sia perchè la precedente delibera del 28 giugno 1994 non era stata impugnata dalla M..

Con sentenza del 14 marzo 2001 la Corte d’appello di Milano, in riforma della decisione impugnata, dichiarava la nullità della delibera adottata dall’assemblea condominiale il 20 marzo 1998, nella parte relativa all’addebito all’attrice di quota delle spese legali sostenute dal condominio, disponeva la restituzione all’appellante di quanto corrisposto a seguito della sentenza di primo grado e condannava il condominio alla refusione delle spese relative al doppio grado di giudizio.

Il condominio (OMISSIS) ha proposto ricorso per la cassazione della decisione sulla base di due motivi.

M.M.C. ha resistito con controricorso.

Motivi della decisione

Con il primo motivo il ricorrente condominio denuncia "violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), e insufficiente o contraddittoria motivazione (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), con riferimento all’art. 1132 c.c." e afferma che erroneamente, il Tribunale prima e la Corte d’appello poi, avrebbero ritenuto che il dissenso sarebbe stato ritualmente notificato con l’espressione di voto contrario in sede di assemblea 28 giugno 1994.

Precisa il ricorrente che la M., oltre ad esternare il proprio dissenso in assemblea, per poter essere esonerata dalle conseguenze della delibera adottata, avrebbe dovuto comunicare all’amministratore, nelle forme di legge e nei tempi previsti a pena di decadenza, la propria intenzione di non voler subire le conseguenze della deliberazione presa.

Il motivo è infondato e non merita accoglimento.

Rileva la Corte che la questione di diritto da risolvere per decidere la controversia, con riferimento all’effettivo petitum, concerne la validità o meno della deliberazione dell’assemblea del condominio che pone a carico di un condomino le spese di lite nonostante lo stesso dalla lite si sia dissociato.

Orbene nel caso esame la Corte d’appello, correttamente applicando l’insegnamento della Corte regolatrice, ha dichiarato la nullità della delibera adottata dall’assemblea condominiale del 20 marzo 1998, nella parte relativa alla determinazione della quota delle spese legali addebitata alla condomina M., ritenendo ritualmente manifestato il dissenso della resistente rispetto alla lite medesima deliberata dall’assemblea (v. Cass. 8 giugno 1996, n. 334); dissenso che contemperando l’interesse del gruppo con quello del singolo titolare di interessi contrastanti, riconosce a quest’ultimo il diritto di sottrarsi agli obblighi derivanti dalle deliberazioni assunte sul punto.

Con il secondo motivo il ricorrente condominio enuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3), e insufficiente o contraddittoria motivazione (art. 360 c.p.c., n. 5), relativamente alla ritenuta ammissibilità dell’impugnazione della delibera e si duole che erroneamente il giudice del merito abbia ritenuto che la M., all’assemblea del 20 marzo 1998 abbia espresso il proprio dissenso, mentre tale circostanza non risulterebbe acclarata, il che comporterebbe per la resistente impedimento all’impugnazione della delibera.

Il ricorrente, inoltre, deduce che erroneamente la Corte territoriale, valutando una missiva inviata dall’amministratore T., lettera peraltro non confermata nel suo contenuto in sede testimoniale, abbia disatteso il verbale d’assemblea.

Il motivo è infondato e non merita accoglimento anche a prescindere dal difetto di specificità che lo colpisce, in quanto, a ben vedere le doglianze si rilevano inammissibili prima ancora che infondate, giacchè non vi si rinviene alcuna censura adeguatamente argomentata in diritto, mentre la censura relativa al difetto di motivazione si risolve nella semplice prospettazione di valutazioni personali della parte, su singole risultanze istruttorie, difforme da quella datane dal giudice a quo.

Orbene, esaminando il caso di specie, devesi rilevare come, anzi tutto, nelle deduzioni del ricorrente non risulti adeguatamente esplicitato quali sarebbero le norme violate o falsamente applicate, ond’è che risulta inidoneamente formulata, ai fini dell’accoglimento, la censura dedotta ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. Ciò premesso la Corte territoriale ha ritenuto, sulla base delle emergenze istruttorie che risultasse adeguatamente provata la manifestazione di dissenso espresso dalla M. in sede di assemblea che, dopo averlo espresso, sussistendo un conflitto di interessi, si allontanò al momento delle votazioni delegando l’amministratore del condominio per il prosieguo dell’assemblea.

La decisione adottata appare, quindi, supportata da ragioni logiche ed esaurienti, coerente con le norme regolatrici della fattispecie e con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità.

A ben vedere, la censura appare colpire piuttosto la ricostruzione dei fatti, rimessa al prudente apprezzamento del giudice del merito, insuscettibile di sindacato in sede di legittimità, se esaurientemente e logicamente motivato, come nel caso in esame, piuttosto che l’iter formativo del convincimento del giudice con la conseguenza che il motivo in esame concretizza un’inammissibile istanza di revisione delle valutazione e dei convincimenti del giudice stesso.

Per quanto sin qui rilevato, i motivi esaminati non meritano accoglimento ed il ricorso va, quindi, rigettato.

Le spese processuali seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte, rigetta il ricorso e condanna il condominio ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida nella complessiva somma di Euro 1100,00 di cui Euro 1000,00 per onorari di avvocato, oltre, spese generali ed oneri accessori.

Leggerò la sentenza più tardi, ma se hai ragione tu, un noto avvocato di questo sito mi deve delle spiegazioni e come lui, altri esperti uno per tanti: http://finanza.repubblica.it/Esperti/Casa.aspx?ID=221690

 

Ci sentiamo più tardi.

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