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erreti

Riparto spese per esercizio straordinario

Un condominio da sempre ripartisce le spese in quote uguali per la gestione ordinaria, pur avendo le tabelle millesimali che non sono state mai applicate. Dovendo fra poco avviare una gestione straordinaria ho trattato l'argomento del riparto spese, spiegando ai condomini che qualora volessero avvalersi del beneficio fiscale riconosciuto per gli interventi manutentivi che inizieranno a breve, è opportuno comunque adottare un criterio di riparto legale (c.c.) o in deroga, ma per essere valido quest'ultimo è necessaria l'unanimità dei partecipanti al condominio, che mai si potrà raggiungere, perchè in caso di accertamenti da parte dell'agenzia delle entrate rischiano di non vedersi riconosciuto il beneficio. Il risultato? Un blocco totale. Fermo restando che non erano tutti presenti, che c'erano dei pareri contrapposti e che in ogni caso anche una maggioranza per il riparto in quote uguali, avrebbe reso nullo il deliberato, si è ritenuto rimandare la decisione ad altra assemblea, ma ritengo che le alternative siano o l'adozione delle tabelle millesimali o l'unanimità dei consensi per dividere in quote uguali, quindi se non si raggiunge quest'ultima ipotesi, viene di conseguenza confermato il riparto in millesimi o se l'assemblea all'unanimità dei presenti ma non dei partecipanti decide per le quote uguali, assecondo il volere della stessa, avendo già da parte mia riferito quali possono essere le conseguenze?

Secondo me, per evitare qualunque contestazione, devi suddividere in ragione dei millesimi di proprietà, salvo un accordo scritto (e firmato) tra tutti i condòmini. Per carità, esiste anche la così detta suddivisione per facta concludentia, ma si tratta di un "terreno scivoloso" ed eviterei di addentrarmi.

Grazie per la risposta, ma posso decidere io il riparto millesimale, se alla prossima assemblea non dovessero ricorrere i presupposti di un deliberato valido, quindi unanimità dei partecipanti al condominio che firmano il verbale? Alcuni condomini hanno ipotizzato la possibilità di far firmare un consenso a tutti, fuori dall'ambito assembleare, ma ritengo che questa iniziativa sia priva di validità se non si raggiunge l'accordo in assemblea.

Se in assemblea non si ci sono i presupposti per la deroga al criterio legale, è meglio dire ai condòmini che si deve applicare quello e che pertanto quello può essere deliberato dall'assemblea (per evitare contestazioni) e che se vogliono fare diversamente devono produrre un documento (anche successivo) firmato chiaramente da tutti i condòmini.

Se in assemblea non si ci sono i presupposti per la deroga al criterio legale, è meglio dire ai condòmini che si deve applicare quello e che pertanto quello può essere deliberato dall'assemblea (per evitare contestazioni) e che se vogliono fare diversamente devono produrre un documento (anche successivo) firmato chiaramente da tutti i condòmini.

Ma un documento firmato da tutti i condomini fuori dall'assemblea ha valenza? E può essere esibito all'agenzia delle entrate, in caso di accertamento, relativamente al beneficio fiscale?

Ma un documento firmato da tutti i condomini fuori dall'assemblea ha valenza? E può essere esibito all'agenzia delle entrate, in caso di accertamento, relativamente al beneficio fiscale?
Ritengo che per documento si intenda un contratto cioè adottato e firmato da tutti dinanzi un notaio.
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