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Spaesato

Ripartizione spese riscaldamento e acs secondo uni 10200

Quindi, a parità di mq, un appartamento al piano terra o all'ultimo piano avrà dei millesimi molto maggiori rispetto ad un appartamento posto in un piano intermedio o è il contrario?

🤔

e per forza ... il fabbisogno di energia (per raggiungere una data temperatura in ambiente) aumenta all'aumentare delle dispersioni: più l'appartamento è grande, esposto sfavorevolmente, confinante con zone a temperatura più bassa, ecc .... maggiore è la quantità di energia (calore) che si disperde e quindi se vuoi trattenerne una quantità sufficiente al tuo fabbisogno ne devi pompare di più.

 

Quindi di fatto la legge invece di mettere fattori correttivi a favore di chi è esposto sfavorevolmente mette fattori correttivi a sfavore di questi?

 

Nel mio caso il termotecnico ha progettato l'impianto facendo posare del pannelli radianti a pavimento aventi anelli tutti dello stesso passo in tutti gli alloggi. Quindi la potenza termica è correlata ai metriquadri calpestabili degli alloggi.

 

Quindi il piano terra e l'ultimo per raggiungere la stessa temperatura di un piano mezzano deve pompare una maggiore energia (maggior consumo volontario) con maggior costo variabile/volontario ed anche un maggior costo fisso dovuto a maggior fabbisogno di riscaldamento (maggiori millesimi per metroquadro)?

e per forza ... il fabbisogno di energia (per raggiungere una data temperatura in ambiente) aumenta all'aumentare delle dispersioni: più l'appartamento è grande, esposto sfavorevolmente, confinante con zone a temperatura più bassa, ecc .... maggiore è la quantità di energia (calore) che si disperde e quindi se vuoi trattenerne una quantità sufficiente al tuo fabbisogno ne devi pompare di più.

Quindi, fammi capire.

 

Un appartamento esposto male:

 

1) pagherà di più la quota variabile, perché dovrà tenere acceso di più il riscaldamento;

2) pagherà di più la quota fissa, perché NON PRENDE CALORE dagli appartamenti vicini (essendo, per es., all'ultimo piano).

 

Un appartamento esposto bene:

 

1) pagherà di meno la quota variabile, perché può tenere acceso di meno il riscaldamento;

2) pagherà di meno la quota fissa, perché PRENDE CALORE dai vicini.

 

C'è qualcosa che non mi torna, le quote (fissa e variabile) devono essere una bassa e una alta e viceversa.

????

🤔

Esatto, chi è esposto male ha maggior fabbisogno di calore per scaldarsi perchè disperde di più e quindi dovrà consumare più energia di altri esposti meglio.

La discussione peraltro è diventata intensa su questo argomento perchè fino a ieri, in condomini con riscaldamento centralizzato, tutti pagavano per tutto, sprechi compresi. Oggi invece ognuno dovrà farsi carico dei propri consumi e dei propri sprechi, nè più ne meno come se avesse un proprio impianto di riscaldamento individuale.

Chi ha un impianto autonomo, si guarda bene dal voler far pagare agli altri condomini la propria bolletta! Piuttosto lo regola meglio e si coibenta di più!

Esatto, chi è esposto male ha maggior fabbisogno di calore per scaldarsi perchè disperde di più e quindi dovrà consumare più energia di altri esposti meglio.

La discussione peraltro è diventata intensa su questo argomento perchè fino a ieri, in condomini con riscaldamento centralizzato, tutti pagavano per tutto, sprechi compresi. Oggi invece ognuno dovrà farsi carico dei propri consumi e dei propri sprechi, nè più ne meno come se avesse un proprio impianto di riscaldamento individuale.

Chi ha un impianto autonomo, si guarda bene dal voler far pagare agli altri condomini la propria bolletta! Piuttosto lo regola meglio e si coibenta di più!

Mi dispiace, MA non può essere così, la quota fissa è nata proprio per compensare i problemi dovuti alla diversa esposizione!!!

 

Altrimenti, si userebbe solo la quota variabile e basta!!!

 

-

La quota fissa si calcola con la valutazione delle dispersioni sulle parti comuni dell'impianto e non certo per compensare le dispersioni individuali!

 

Può essere utile leggersi l'ultimo capoverso 13.4.1 delle linee guida sottoriportate

linee guida riscaldamento-intestazione.JPG

linee guida riscaldamento-estr riparto spese.jpg

La quota fissa si calcola con la valutazione delle dispersioni sulle parti comuni dell'impianto e non certo per compensare le dispersioni individuali!

Non ha alcun senso, perchè le dispersioni sulle parti comuni sono già pagate sulla quota variabile da chi è costretto a consumare di più perché è esposto male!!!

 

-

Non ha alcun senso, perchè le dispersioni sulle parti comuni sono già pagate sulla quota variabile da chi è costretto a consumare di più perché è esposto male!!!

 

-

Per nulla! Tanto è vero che se tieni completamente chiusa le termovalvole, contabilizzerai e pagherai ZERO € sulla parte variabile, ma continuerai a pagare la quota fissa perchè la caldaia (parte comune) scalda ed il circuito secondario (parte comune) distribuisce edisperde.

Per nulla! Tanto è vero che se tieni completamente chiusa le termovalvole, contabilizzerai e pagherai ZERO € sulla parte variabile, ma continuerai a pagare la quota fissa perchè la caldaia (parte comune) scalda ed il circuito secondario (parte comune) distribuisce edisperde.

Certo, ma la dispersione (il famoso consumo involontario che rientra nella quota fissa), nel si tenga spento il riscaldamento, è solo quella relativa alla rete di distribuzione COMUNE fino al contacalorie dell'alloggio.

 

Che senso ha parametrare questa dispersione COMUNE alla dispersione dell'alloggio? Non avrebbe senso parametrarla alla potenza disponibile?

 

Esempio, se è stato montato un'impianto con potenza 1000 che serve due alloggi, uno che richiede una potenza di 300 e uno 700 per raggiungere la stessa temperatura ambiente. La dispersione su 1000 è di 10.

I millesimi sarebbero 300 uno e 700 l'altro, quindi uno pagherebbe 7 e uno 10. Questo non sarebbe stato più logico?

Per nulla! Tanto è vero che se tieni completamente chiusa le termovalvole, contabilizzerai e pagherai ZERO € sulla parte variabile, ma continuerai a pagare la quota fissa perchè la caldaia (parte comune) scalda ed il circuito secondario (parte comune) distribuisce edisperde.

Appunto, pagherò la quota fissa perché prendo calore dagli appartamenti superiori e inferiori.

Chi è all'ultimo piano (o al piano terra) pagherà meno di quota fissa, perché riceverà meno calore.

 

 

-

Bene, io mi fermo qua! Mi rendo conto che la discussione si polarizza non più sull'oggettività dei fatti (una norma nazionale, recepimento di una direttiva europea a sua volta derivante dal rispetto dei principi sanciti e condivisi nel protocollo di Kyoto) ma solo sul fatto di abitare all'ultimo piano o ad uno intermedio, per cui vi saluto e vi auguro buona fortuna.

Mi dispiace, MA non può essere così, la quota fissa è nata proprio per compensare i problemi dovuti alla diversa esposizione!!!

 

Altrimenti, si userebbe solo la quota variabile e basta!!!

 

-

No zanzarone, questo é un tuo viaggio mentale ...

la quota 'fissa' (che sarebbe meglio chiamare quota a millesimi) nasce per ripartire quella parte di calore che, disperdendosi in maniera non attribuibile a nessuno in particolare, sia all'esterno sia all'interno dell'edificio, deve essere divisa tra tutti ... tra i condomini che gestisco c'è n'é uno dove, ad esempio, si sono accordati per dividere questa parte in parti uguali, la maggior parte la divide a m/m di rscaldamento, di proprietà, ecc .... non è affatto pensata per compensare alcunchè, sorry ....

Prendo atto della TUA interpretazione.

 

Per quanto mi riguarda, se c'è un fatto OGGETTIVO è che, in generale, quota fissa e quota variabile sono inversamente proporzionali!!!

 

P.S. Ho detto "in generale", perché è chiaro che se uno tiene tutto chiuso, pagherà solo la quota fissa.

 

 

-

Quindi di fatto la legge invece di mettere fattori correttivi a favore di chi è esposto sfavorevolmente mette fattori correttivi a sfavore di questi?

 

Nel mio caso il termotecnico ha progettato l'impianto facendo posare del pannelli radianti a pavimento aventi anelli tutti dello stesso passo in tutti gli alloggi. Quindi la potenza termica è correlata ai metriquadri calpestabili degli alloggi.

 

Quindi il piano terra e l'ultimo per raggiungere la stessa temperatura di un piano mezzano deve pompare una maggiore energia (maggior consumo volontario) con maggior costo variabile/volontario ed anche un maggior costo fisso dovuto a maggior fabbisogno di riscaldamento (maggiori millesimi per metroquadro)?

Ma certo, pensavo che dopo tonnellate di post sull'argomento questo fosse chiaro ....

queste norme sono fredde, oggettive: il nucleo della filosofia che ci sta dietro è che le spese devono essere ripartite per quanto più possibile in base ai consumi, e se sei sfortunato, hai un appartamento all'ultimo piano, quello sotto di te è sfitto e freddo, non importa se per avere i 20 gradi in ambiente devi spendere il triplo di uno che ha l'appartamento a metà palazzo, se il tuo appartamento è energivoro devi pagare per quanto consumi, volontariamente o involontariamente.

Per questo molti in questo forum hanno contestato ad esempio che non si dovrebbe applicare questo criterio ai vecchi condomini ma solo a quelli di recente costruzione.

 

- - - Aggiornato - - -

 

Bene, io mi fermo qua! Mi rendo conto che la discussione si polarizza non più sull'oggettività dei fatti (una norma nazionale, recepimento di una direttiva europea a sua volta derivante dal rispetto dei principi sanciti e condivisi nel protocollo di Kyoto) ma solo sul fatto di abitare all'ultimo piano o ad uno intermedio, per cui vi saluto e vi auguro buona fortuna.

Infatti, va sempre a finire cosi. Concordo ....

Prendo atto della TUA interpretazione.

 

Per quanto mi riguarda, se c'è un fatto OGGETTIVO è che, in generale, quota fissa e quota variabile sono inversamente proporzionali!!!

 

P.S. Ho detto "in generale", perché è chiaro che se uno tiene tutto chiuso, pagherà solo la quota fissa.

-

Ma non é un MIA interpretazione, perdincibacco ..... !

forse l'aggettivo 'fisso' e 'variabile' possono essere fuorvianti, però, ricapitolando:

- con i misuratori (ripartitori, contalitri, contacalorie) misuri quanto hai consumato: se per ipotesi NON ci fossero dispersioni, ad esempio, se stessimo parlando di corrente elettrica (.... e a fare il pignolo la dispersione l'avresti anche li) allora dalla centrale esce 100 e negli appartamenti, facendo la somma, entra 100. Si divide in modo proporzionale e amen.

- siccome il calore purtroppo si disperde durante il trasporto dell'acqua calda dalla centrale e ritorno, bisogna quantificare quanto è questo calore disperso. Se fosse possibile fare un esperimento, si potrebbero tenere tutti i radiatori chiusi e misurare dal contacalorie di centrale quanto si consuma nell'unità di tempo: quello sarebbe calore disperso, non attribuibile a nessuno, quindi da dividere con altri criteri, tipicamente con una tabella millesimale (da proprietà, di riscaldamento, di fabbisogno, .....).

 

Cosa vuol dire, ancora, che è oggettivo (in maiuscolo !) che quota fissa e variabile sono inversamente proporzionali ?!

Fammi un esempio, perchè io proprio non capisco che ragionamento stai seguendo ....

Appunto, pagherò la quota fissa perché prendo calore dagli appartamenti superiori e inferiori.

Chi è all'ultimo piano (o al piano terra) pagherà meno di quota fissa, perché riceverà meno calore.

-

Qui invece ti ho capito (almeno credo) .... qui apri un discorso diverso, cioè se sia corretto ripartire la parte di calore che andata in dispersione (esterna e interna al palazzo) usando una tabella millesimale che ti assegna un peso tanto più alto quanto più disperdente ed energivoro è il tuo appartamento ...

Il problema però è che si vuole seguire la linea guida generale che ognuno deve spendere per quanto consuma, volontariamente E involontariamente. Per la parte volontaria ci siamo capiti, per quella involontaria non ci si basa su quanto meno calore si RICEVE, ma su quanto calore in più si DISPERDE.

Non sono mie interpretazioni, giuro, è come stanno le cose.

Poi ha ragione Viburno quando dice che quando ci si infila in questi discorsi prima o poi salta fuori qualcuno che comincia a ragionare in termini soggettivi, personali, e non più oggettivi.

Certo, ma la dispersione (il famoso consumo involontario che rientra nella quota fissa), nel si tenga spento il riscaldamento, è solo quella relativa alla rete di distribuzione COMUNE fino al contacalorie dell'alloggio.

 

Che senso ha parametrare questa dispersione COMUNE alla dispersione dell'alloggio? Non avrebbe senso parametrarla alla potenza disponibile?

 

Esempio, se è stato montato un'impianto con potenza 1000 che serve due alloggi, uno che richiede una potenza di 300 e uno 700 per raggiungere la stessa temperatura ambiente. La dispersione su 1000 è di 10.

I millesimi sarebbero 300 uno e 700 l'altro, quindi uno pagherebbe 7 e uno 10. Questo non sarebbe stato più logico?

Faccio ancora il pignolo, se vogliamo parlarci dobbiamo metterci d'accordo sulla terminologia ...

 

- parli di contacalorie: se la distribuzione è orizzontale vuol dire che hai un contacalorie in centrale che ti misura l'energia (non la potenza) prodotta e tanti contacalorie a monte del circuito di distribuzione dell'appartamento che misurano dell'energia lorda, in parte usata per scaldarti in parte dispersa.

In questo caso puoi fare la differenza tra i 100 usciti e i 700 entrati complessivamente (metto numeri a esempio) e ottieni che 300 sono dispersi in zone comuni. Sono d'accordo con te che si potrebbero usare per ripartire queste dispersioni i mm di proprietà, ad esempio. Fosse per me li dividerei addirittura in parti uguali.

- se hai dei ripartitori invece è tutto più complicato, le tubazioni attraversano tutti gli appartamenti, l'energia si disperde all'esterno e all'interno degli appartamenti. E' più contorto quantificare quanta energia si è dispersa ed è più corretto, secondo me, usare una tabella millesimale che tenga conto della cubatura. Sono in disaccordo, come molti altri qui, vedo, sull'uso dei mm di fabbisogno, se il mio appartamento è energivoro perchè devo pagare in proporzione anche la dispersione comune, del palazzo ?

 

Non ho capito il ragionamento dei 300 e 700 che si trasformano in 7 e 10 ...

tu dici di aver prodotto 1000 e disperso 10 (magari !), uno ha una potenza di 300 e uno di 700, va bene ... quindi la dispersione ripartita a mm di potenza installata sarebbe 3 e 7, no ? perchè 7 e 10 se hai disperso in tutto 10 ?!

 

ciao

Qui invece ti ho capito (almeno credo) .... qui apri un discorso diverso, cioè se sia corretto ripartire la parte di calore che andata in dispersione (esterna e interna al palazzo) usando una tabella millesimale che ti assegna un peso tanto più alto quanto più disperdente ed energivoro è il tuo appartamento ...

Il problema però è che si vuole seguire la linea guida generale che ognuno deve spendere per quanto consuma, volontariamente E involontariamente. Per la parte volontaria ci siamo capiti, per quella involontaria non ci si basa su quanto meno calore si RICEVE, ma su quanto calore in più si DISPERDE.

Io non capisco.

 

Se il mio alloggio disperde di più allora pago già maggiore consumo volontario.

La dispersione dell'impianto (la parte comune) perché mai dovrei pagarla secondo un peso che considera la dispersione del mio alloggio? Non dovrebbe pagarsi solo sulla disponibilità termica, ovvero il numero di elementi scaldanti, i metri di anelli dei pannelli radianti ecc?

Faccio ancora il pignolo, se vogliamo parlarci dobbiamo metterci d'accordo sulla terminologia ...

 

- parli di contacalorie: se la distribuzione è orizzontale vuol dire che hai un contacalorie in centrale che ti misura l'energia (non la potenza) prodotta e tanti contacalorie a monte del circuito di distribuzione dell'appartamento che misurano dell'energia lorda, in parte usata per scaldarti in parte dispersa.

In questo caso puoi fare la differenza tra i 100 usciti e i 700 entrati complessivamente (metto numeri a esempio) e ottieni che 300 sono dispersi in zone comuni. Sono d'accordo con te che si potrebbero usare per ripartire queste dispersioni i mm di proprietà, ad esempio. Fosse per me li dividerei addirittura in parti uguali.

- se hai dei ripartitori invece è tutto più complicato, le tubazioni attraversano tutti gli appartamenti, l'energia si disperde all'esterno e all'interno degli appartamenti. E' più contorto quantificare quanta energia si è dispersa ed è più corretto, secondo me, usare una tabella millesimale che tenga conto della cubatura. Sono in disaccordo, come molti altri qui, vedo, sull'uso dei mm di fabbisogno, se il mio appartamento è energivoro perchè devo pagare in proporzione anche la dispersione comune, del palazzo ?

 

Non ho capito il ragionamento dei 300 e 700 che si trasformano in 7 e 10 ...

tu dici di aver prodotto 1000 e disperso 10 (magari !), uno ha una potenza di 300 e uno di 700, va bene ... quindi la dispersione ripartita a mm di potenza installata sarebbe 3 e 7, no ? perchè 7 e 10 se hai disperso in tutto 10 ?!

 

ciao

Ti ringrazio di prendermi in considerazione e mi rendo conto che faccio anche un po' di confusione.

MI interessa il primo caso, come da messaggio iniziale.

 

Il discorso 300-700 è per capire la logica della legge:

Il progettista ha montato una caldaia che deve servire 2 alloggi, uno di 30 metri cubi ed uno di 70 metri cubi.

L'alloggio di 30 ha 3 termosifoni, quello di 70 ne ha 7.

Monta una caldaia di potenza 1000, pare logico (semplificando) che di questi 1000: 300 serviranno uno e 700 l'altro.

Il consumo totale è 100. La dispersione si verifica nel 10% (facendo le differenze che hai citato tra i vari contatori).

Pare logico ripartire i 10 di dispersione, 3 all'alloggio da 30 metri e 7 all'altro.

 

INVECE:

 

Per la legge si guarda il fabbisogno.

L'alloggio da 30 metri sta al piano terra, l'altro è meglio isolato e disperde meno (per dire, possono essere 2 piani).

Quindi i millesimi di fabbisogno di quello da 30 sono 500, di quello da 70 sono 500.

 

Quindi la beffa: quello da 30 metri disperde di più, consuma di più a parità di temperatura ambiente, paga di più in termini di consumi volontari, ed inoltre paga di più la sua quota fissa. L'altro viene scaldato da quello sotto, spende meno di variabile/volontario e spende meno di fisso.

 

Conclusione: quello al piano terra controlla i consumi maggiormente di quello sopra.

 

Io sono assolutamente d'accordo che si paghi quello che si consuma, ma perché penalizzare chi è esposto peggio (nord, piano terra, sottotetto) nell'edificio nella ripartizione delle dispersioni della parte COMUNE dell'impianto?

 

Davvero è così? Qual è la logica "ai fini del risparmio energetico" di questa scelta?

 

Sarà mica per obbligare chi è meno efficiente energeticamente (energivoro) a stare maggiormente attento ai consumi?

Ho fatto un pò di ricerche è ho trovato conferma a quanto dicevo prima:

--link_rimosso--

 

"Il problema maggiore riguarda proprio l’individuazione della giusta percentuale da attribuire ai costi fissi. A tale proposito la

norma Uni 10200 prevede alcune novità nella stima del consumo involontario dovuto alle dispersioni della rete di distribuzione (dispersioni che, come detto, influiscono sulla spesa della quota fissa). In ogni caso deve ricordarsi che la definizione di tale quota fissa percentuale è, ai sensi della normativa vigente, una prerogativa dell’assemblea dei condomini, la quale conserva in ogni momento la facoltà di effettuare variazioni o aggiustamenti"!!!

 

Quindi, per favore, smettiamo di dare informazioni fuorvianti.

 

Se l'assemblea decide una ripartizione 50% fissi e 50% variabili è corretto e legale, sia adesso che dal 2017 (salvo future modifiche delle leggi)!!!

 

 

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Ho fatto un pò di ricerche è ho trovato conferma a quanto dicevo prima:

--link_rimosso--

 

"Il problema maggiore riguarda proprio l’individuazione della giusta percentuale da attribuire ai costi fissi. A tale proposito la

norma Uni 10200 prevede alcune novità nella stima del consumo involontario dovuto alle dispersioni della rete di distribuzione (dispersioni che, come detto, influiscono sulla spesa della quota fissa). In ogni caso deve ricordarsi che la definizione di tale quota fissa percentuale è, ai sensi della normativa vigente, una prerogativa dell’assemblea dei condomini, la quale conserva in ogni momento la facoltà di effettuare variazioni o aggiustamenti"!!!

 

Quindi, per favore, smettiamo di dare informazioni fuorvianti.

 

Se l'assemblea decide una ripartizione 50% fissi e 50% variabili è corretto e legale, sia adesso che dal 2017 (salvo future modifiche delle leggi)!!!

 

 

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Stai citando un'articolo di un giornale generalista dell'aprile 2013. La legge è del luglio 2014. Nel 2014 ci sono numerosi articoli del CTI (i termotecnici) e di altri professionisti.

 

L'articolo parla di normativa vigente, io aggiungo all'aprile 2013.

 

In ogni caso lascio la parola a chi è più competente di me.

Stai citando un'articolo di un giornale generalista dell'aprile 2013. La legge è del luglio 2014. Nel 2014 ci sono numerosi articoli del CTI (i termotecnici) e di altri professionisti.

 

L'articolo parla di normativa vigente, io aggiungo all'aprile 2013.

 

In ogni caso lascio la parola a chi è più competente di me.

Ok, adesso faccio ulteriori ricerche!

 

-

Ma certo, pensavo che dopo tonnellate di post sull'argomento questo fosse chiaro ....

queste norme sono fredde, oggettive: il nucleo della filosofia che ci sta dietro è che le spese devono essere ripartite per quanto più possibile in base ai consumi, e se sei sfortunato, hai un appartamento all'ultimo piano, quello sotto di te è sfitto e freddo, non importa se per avere i 20 gradi in ambiente devi spendere il triplo di uno che ha l'appartamento a metà palazzo, se il tuo appartamento è energivoro devi pagare per quanto consumi, volontariamente o involontariamente.

Per questo molti in questo forum hanno contestato ad esempio che non si dovrebbe applicare questo criterio ai vecchi condomini ma solo a quelli di recente costruzione.

 

- - - Aggiornato - - -

Dobbiamo partire proprio da quella che tu definisci filosofia . se hai un appartamento all'ultimo piano pagherai di più per l'ascensore perchè utilizzi maggiormente il servizio ascensore . Se ti occorre più energia termica utilizzi maggiormente il servizio riscaldamento , quindi in base a quella filosofia tutto fila liscio. La fortuna lasciamola per le cose importanti della vita. Capisco che questa cosa sia destabilizzante perchè mina quelle certezze sul che ci permettevano di passare agli altri i costi del nostro appartamento . Adesso sarà duro trasferire questo concetto agli amministratori di condominio

Ma certo, pensavo che dopo tonnellate di post sull'argomento questo fosse chiaro ....

queste norme sono fredde, oggettive: il nucleo della filosofia che ci sta dietro è che le spese devono essere ripartite per quanto più possibile in base ai consumi, e se sei sfortunato, hai un appartamento all'ultimo piano, quello sotto di te è sfitto e freddo, non importa se per avere i 20 gradi in ambiente devi spendere il triplo di uno che ha l'appartamento a metà palazzo, se il tuo appartamento è energivoro devi pagare per quanto consumi, volontariamente o involontariamente.

Per questo molti in questo forum hanno contestato ad esempio che non si dovrebbe applicare questo criterio ai vecchi condomini ma solo a quelli di recente costruzione.

 

- - - Aggiornato - - -

Dobbiamo partire proprio da quella che tu definisci filosofia . se hai un appartamento all'ultimo piano pagherai di più per l'ascensore perchè utilizzi maggiormente il servizio ascensore . Se ti occorre più energia termica utilizzi maggiormente il servizio riscaldamento , quindi in base a quella filosofia tutto fila liscio. La fortuna lasciamola per le cose importanti della vita. Capisco che questa cosa sia destabilizzante perchè mina quelle certezze sul che ci permettevano di passare agli altri i costi del nostro appartamento . Adesso sarà duro trasferire questo concetto agli amministratori di condominio

Non mi pare logico. L'ascensore si paga a piani perché non è possibile contabilizzare l'uso dello stesso.

 

Il riscaldamento lo contabilizzo a consumo.

Utilizzare maggiormente il riscaldamento si avrebbe nel caso un alloggio consumasse di più rispetto alla media a parità di potenza installata.

 

Non vedo il nesso con la dispersione energetica dell'alloggio (il fabbisogno energetico)

La ripartizione delle spese di riscaldamento e acqua calda sanitaria: la UNI 10200 Mercoledì, 18 Giugno 2014

 

Mattia Merlini CTI – Comitato Termotecnico Italiano Articolo pubblicato sulla rivista mensile del CTI “Energia e Dintorni. Il CTI informa”, del mese di maggio 2014

 

estratto:

 

 

Proprio i millesimi di riscaldamento – secondo quanto dettagliato dalla UNI 10200, così come conosciuti nel mondo degli amministratori di condominio – sono i millesimi di potenza termica installata o i millesimi di fabbisogno. Nel caso le singole unità immobiliari siano dotate di termoregolazione, il prelievo di calore è effettuato in proporzione al fabbisogno di energia termica utile e pertanto i sopra citati consumi involontari sono ripartiti in base ai millesimi di fabbisogno che sono calcolati secondo le specifiche tecniche UNI/TS 11300 (parte 1 e parte 2). A tal proposito, è da precisare che le indicazioni degli esperti in materia suggeriscono il calcolo del fabbisogno in funzione dell’edificio come realizzato in origine. Ciò significa che il calcolo dei millesimi non è richiesto ogni qual volta siano fatti interventi all’interno di una singola unità immobiliare, come per esempio la sostituzione degli infissi. Attenzione però che per il calcolo dei consumi involontari o per il calcolo del rendimento di generazione si deve fare riferimento alle condizioni vigenti dell’edificio poiché la contabilizzazione tiene conto ovviamente della situazione attuale e non di quella originale. Se al contrario la termoregolazione è assente, il calore viene invece distribuito in base alla potenza termica installata nella singola unità immobiliare e pertanto i consumi involontari sono ripartiti in base ai millesimi di potenza termica installata che sono determinati secondo quanto indicato dall’appendice D della UNI 10200. In un contesto di questo tipo, nel caso sia complicato determinare la potenza termica delle singole unità immobiliari (a causa per esempio delle numerose sostituzioni dei corpi scaldanti con altri di diverso tipo) la UNI 10200 prevede la ripartizione in base ai già citati millesimi di fabbisogno; è ovvio quindi che la configurazione migliore è rappresentata da una rete di emissione interamente servita da radiatori, la cui potenza è facilmente determinabile. Infine, una ulteriore precisazione sui millesimi risponde ad una domanda posta di frequente dagli operatori e cioè quando è necessario ricalcolarli. Di fatto se la rete di distribuzione subisce modifiche o se viene dimostrato che il calcolo precedente è sbagliato, i millesimi andrebbero aggiornati in conformità alla UNI 10200:2013.

 

 

 

 

DOMANDA: come termoregolazione, nel caso di impianto a pannelli radianti, si intende che ogni alloggio ha una sua valvola miscelatrice e quindi ogni alloggio può regolarsi la temperatura di mandata?

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