Vai al contenuto
ranzopal

Ripartizione spese riscaldamento con termovalvole e contabilizzatori di calore

Buongiorno

chiedo la vostra preziosa consulenza per sapere se è legittimo aver installato le termovalvole con relativi contabilizzatori di calore per ogni termosifone di ogni appartamento di un palazzo , senza aver mai avuto un progetto di certificazione energetica , che mi sembra obbligatoriamente previsto dalla norma UNI10200.

Chiedo inoltre se , vista l'inesistenza di tale progetto che abbia stabilito il reale consumo energetico di ogni appartamento è legittimo contabilizzare il consumo di ogni appartamento seguendo la regola della quota comune + la quota di reale consumo o , in attesa del progetto , sia possibile continuare a ripartire le spese secondo la tabella millesimale .

Sbaglio o la norma UNI10200 prevede che le spese devono essere ripartite solo seguendo le indicazioni scaturite dai calcoli del progetto energetico anche se l'assemblea a votato a maggioranza di non tenere conto di questo benedetto progetto ?

Mi scuso se la descrizione della problematica è esposta in modo poco chiaro ma l'intento finale è quello di capire se SENZA UN PROGETTO ENERGETICO APPROVATO è lecito continuare a pagare le spese di riscaldamento con il tradizionale metodo della tabella millesimale?

Posso impugnare la decisione dell'assemblea che non ha tenuto conto di questo particolare?

 

Grazie a tutti coloro che potranno essermi d'aiuto.

Buone cose

Armando Colombo

Sinteticamente la norma 10200 prevede la suddivisione delle spese per riscaldamento in consumi volontari(quota variabile) sommati alla quota imputata per le dispersioni(quota fissa, calcolabile in base ai millesimi termici individuali).Questa quota fissa è determinata(per l'intero condominio) a consuntivo annuale, dalla differenza tra la cifra totale annuale richiesta dal gestore/fornitore e la quota variabile (consumi volontari) di tutti i condomini.La cifra ottenuta verrà moltiplicata per i millesimi termici individuali del singolo condomino e divisi per i millesimi termici totali di tutto il condominio.Il risultato è la cifra che va sommata alla quota di consumo volontario ottenendo la spesa totale annuale del condomino singolo. Molti saluti

Grazie per la risposta ma , scusi l'ignoranza : per stabilire i millesimi termici del singolo condomino non è obbligatoria aver redatto un progetto sulla reale richiesta termica di ogni singolo appartamento ? Se questo progetto non esiste sulla base di che cosa si fanno i calcoli?

Grazie 1000

In effetti per quanto riguarda il mio immobile(recentissimo)fu stilato dall'ingegnere preposto un tabulato che sulla base dei metri quadri calpestabili(escludendo quindi eventuali giardini privati, balconi e altre proprietà non riscaldabili) e moltiplicando per l'altezza dei vani, ha stabilito una tabella di millesimi di volume termico necessario per ogni condomino che nella pratica viene utilizzato per il riparto.Cordialità

Grazie 1000

Praticamente mi sembra di capire che è la conferma che per un riparto adeguato delle spese è indispensabile avere un progetto adeguato!

Grazie ancora del tempo che mi ha cortesemente dedicato.

Armando

Grazie per la risposta ma , scusi l'ignoranza : per stabilire i millesimi termici del singolo condomino non è obbligatoria aver redatto un progetto sulla reale richiesta termica di ogni singolo appartamento ? Se questo progetto non esiste sulla base di che cosa si fanno i calcoli?

Grazie 1000

I "millesimi di fabbisogno di energia termica utile delle singole unità immobiliari" [fonte: UNI 10200] vanno calcolati da un termotecnico professionista a seguito di un sopralluogo e inseriti nel progetto complessivo che presenterà al condominio.

Il progetto del sistema di contabilizzazione è obbligatorio da circa 24 anni, cioè dall'entrata in vigore della Legge 10 del 1991 (e altre leggi successive).

In presenza di contabilizzazione, un riparto riscaldamento non fatto come prevede la norma Uni 10200 è NULLO escluso il primo anno

 

la norma uni 10200 con il dleg 102 è diventata norma cogente

non si può derogare in nessun modo

Chiedo cortesemente, qualora una parte di condomini continua con la testa dura a NON voler applicare dette normative, un singolo condomino può rivolgersi all'autorità competente (Polizia Amministrativa del Comune) per l'applicazione immediata, notiziando per conoscenza l'Amministratore?

Buonasera , è giusto interpretare le sue parole in questo modo : avendo installato valvole e contabilizzatori all'inizio di questa stagione 2015 senza un progetto energetico che tenga conto della ripartizione fatta come prevede la norma UNI10200 , per il primo anno ( 2016) la ripartizione dovrà essere fatta con l'attuale tabella millesimale e l'anno prossimo ( 2017) sarà obbligatorio attenersi alla norma stessa stilando il progetto energetico obbligatorio?

Grazie per la preziosa consulenza.

Buone cose

Armando Colombo

 

- - - Aggiornato - - -

 

Buonasera , è giusto interpretare le sue parole in questo modo : avendo installato valvole e contabilizzatori all'inizio di questa stagione 2015 senza un progetto energetico che tenga conto della ripartizione fatta come prevede la norma UNI10200 , per il primo anno ( 2016) la ripartizione dovrà essere fatta con l'attuale tabella millesimale e l'anno prossimo ( 2017) sarà obbligatorio attenersi alla norma stessa stilando il progetto energetico obbligatorio?

Grazie per la preziosa consulenza.

Buone cose

Armando Colombo

Buonasera,

allo studio per cui lavoro è capitato un caso per cui chiedo il vostro aiuto qualificato.

Edificio singolo a colonne montanti del 1960 di 6 piani.

Viene effettuata la diagnosi energetica su tutto l'edificio senza accedere ai singoli appartamenti/uffici PT.

Vengono rilevati i caloriferi. Non viene effettuato il calcolo delle dispersioni da UNI 11300 rilevando l'impianto di distibuzione nelle parti comuni e negli appartamenti (UNI 10200, "Tubi a vista"), che sono naturalmente presenti in quantità e dimensioni molto diverse da u.i. ad u.i.

In generale sono di diametro notevole ai piani bassi e si riducono, come ovvio, man mano che si sale.

Inoltre al piano terra è presente, oltre ai montanti, la dorsale orizzontale all'interno di u.i., che genera un forte prelievo involontario per le u.i. in cui passano, a causa delle notevoli dispersioni. In pratica anche spegnendo i caloriferi in alcuni locali, si arriva già ad una temperatura relativamente alta rispetto ad u.i. in cui le dorsali non sono presenti o rispetto ai piani alti in cui i montanti sono di diametro molto contenuto.

La questione: alcuni condomini avvantaggiati dallo stato di fatto, hanno incaricato un termotecnico di parte che ha prodotto un documento sotto forma di "parere", in cui sostiene che le tubazioni non incidono sulla ripartizione delle spese per cui occorre limitarsi alla mappatura dei caloriferi e tralasciare il resto. Contestualmente detti condomini hanno scritto all'amministratore comunicando che essendo stati rilevati i caloriferi non verrà mai più consentito accesso alle proprie u.i. se non per installare i contabilizzatori, ma "non certo per effettuare rlievi o quant'altro potrebbe danneggiarli con le future ripartizioni".

Il nostro studio non ritiene che questa procedura sia corretta. Ma l'amministratore ci ha bonariamente comunicato che deve adeguarsi alla volontà di questi condomini per evitare cause.

Tralasciando l'opportunità o meno di contenziosi, qui vorremmo un chiarimento tecnico-normativo "generale".

Noi riteniamo di dover calcolare le dispersioni delle tubature che in questa tipologia di impianto incidono in percentuale significativa sul consumo involontario e volontario. Volontario relativamente agli stacchi che dalle colonne montanti vanno ad alimentare i singoli caloriferi. Negli anni all'interno delle u.i. sono stati effettuati molti lavori e modifiche, per cui in alcune u.i. i caloriferi sono vicinissimi ai montanti, in altre sono lontani anche 6-7 metri lineari con relative tubazioni di mandata e ritorno, in alcuni casi neanche coibentate (non li abbiamo rilevati ma li abbiamo osservati durante la mappatura dei caloriferi).

Il risultato è che alcune u.i. preleverebbero una quota di involontario estremamente più alto di altre, ed il calcolo dei fabbisogni su cui formare le nuove tabelle millesimali sarà senz'altro "bugiardo".

C'è una parte della norma UNI 10200 o del DLgs 102/2014 che può essere opposta in modo certo a questi condomini? noi conosciamo la norma ma non sapremmo come spiegare inequivocabilmente la necessità/obbligo di rilievo completo della distribuzione.

E' un fatto oggettivo che il solo calcolo del fabbisogno non può distribuire in modo legittimo i costi, così come imposto dalla norma. Per il semplice fatto che nel caso possibile di caloriferi al minimo nelle u.i. con molte tubazioni a vista, e quelle con poche tubazioni con caloriferi al massimo (che tra l'altro sono poi quelle coi fabbisogni più alti), le prime godrebbero innegabilmente di una gran parte del riscaldamento "gratuito" o comunque in gran parte pagato dagli altri. Cosa insostenibile considerando la direttiva ue e la 102/2014. I piani alti avrebbero il doppio svantaggio di un certo e minore consumo involontario da dispersioni dei tubi interni alle u.i., ma un maggior fabbisogno attribuito da diagnosi.

E pagherebbero di più sia per il volontario, sia per l'involontario goduto in minima parte.

Grazie per il graditissimo supporto.

Marco

Credo questo sia uno di quei casi in cui applicare il comma 5c dellarticolo 9 del 102 Saluti

Credo questo sia uno di quei casi in cui applicare il comma 5c dellarticolo 9 del 102 Saluti

Potresti essere più preciso? Non capisco la pertinenza. I tubi a vista e relativo metodo di calcolo sono riportati nella UNI 10200.

Grazie per la spiegazione.

Intendo dire semplicemente che un simile impianto non può essere contabilizzato

Guarda che è il tipo di impianto più diffuso nelle grandi città perchè per alcuni decenni tutti gli impianti venivano realizzati in questo modo.

Il punto, tecnico, è: si procede "alla buona" installando solo i contabilizzatori, o noi tecnici dobbiamo lavorare bene e allora ci si prende la briga di rilevare gli impianti di distribuzione, visto che le potenze installate vanno certificate e di queste fanno parte anche gli stacchi, i montanti, le dorsali, presenti nelle singole u.i.?

Non sono d'accordo. L'impianto di distribuzione deve essere considerato come tale esso determina i consumi involontari ed è del tutto arbitrario voler trasformare questo prelievo involontario in un consumo volontario. Se ho i termo chiusi quell'apporto energetico è per me inutile ed è contro la norma addebitarmelo ( ricordo : in base agli effettivi prelievi volontari di energia termica). Questi impianti a carico parziale avranno un rendimento del 25/30% e solo se verrà evidenziato questo schifo forse si proverà a rimediare. Non ci cimentiamo in quelle operazioni di mediazione che tendono a nascondere l'assurdità di trasformare un sistema progettato per funzionare imaniera completamente diversa

Guarda che è il tipo di impianto più diffuso nelle grandi città perchè per alcuni decenni tutti gli impianti venivano realizzati in questo modo.

Il punto, tecnico, è: si procede "alla buona" installando solo i contabilizzatori, o noi tecnici dobbiamo lavorare bene e allora ci si prende la briga di rilevare gli impianti di distribuzione, visto che le potenze installate vanno certificate e di queste fanno parte anche gli stacchi, i montanti, le dorsali, presenti nelle singole u.i.?

forse a bergamo

mai visti a Forlì e faccio questo lavoro dal 92

Avere i tubi di distribuzione in casa dal punto di vista del rendimento, è certamente meglio che averli nei muri perimetrali magari senza neanche un minimo di isolamento. Il paradosso è che un impianto del genere, a seguito contabilizzazione e termoregolazione , si trasformerebbe in un pessimo impianto

Gent.mi nel mio condominio nel periodo 2015 2016 gestione riscaldamento non è stata applicata la disposizione UNI. Chi è l'organo competente nell'ambito della regione o comune che può fornire assistenza? Grazie per la Vs risposta.

Provincia se il comune ha meno di 40.000 abitanti.

Il comune se invece ne ha più di 40.000.

forse a bergamo

mai visti a Forlì e faccio questo lavoro dal 92

Nelle grandi città sono gli impianti più diffusi in tutti gli edifici da inizio '900 e precedenti, fino anche agli anni '50.

Cioè tutti quegli edifici che non nascevano con l'impianto.

Detto questo, che è secondario, ribadisco che nella norma UNI c'è espressa previsione di questa tipologia di impianto, con relative raccomandazioni di rilievo e attribuzione.

Non si tratta di nulla di strano o particolarmente difficile da farsi. Ci sono le tabelle per il rilievo delle tubazioni.

Poi, a questo punto, se il discorso è porsi nei panni di un tecnico che deve farla più semplice possibile a scapito -indiscutibilmente- dell'attendibilità del lavoro di ripartizione (che questo sì è vincolante per legge), meglio non discuterne neanche.

Se, invece, il punto è fare il miglior lavoro possibile, allora non ci si puo' sottrarre alla (attuale) norma: le tubazioni sono parte dell'impianto e risultano fisicamente essere sia elementi di distribuzione, sia elementi di emissione.

A tal punto è vero, che in molti edifici esistono locali che, considerata la potenza di emissione delle sole tubature, non presentano ai piani intermedi alcun calorifero. Mentre, negli stessi locali in colonna su altri piani in altre unità immobiliari con esposizioni e quindi dispersioni maggiori, sono presenti caloriferi. Le tubazioni sono caloriferi "fittizi". con l'unica differenza che un calorifero è una tubazione a serpentina, mentre un montante o una dorsale è una tubazione dritta.

 

Il punto è: chi ha queste tubature riceve del calore prodotto dall'impianto centralizzato. Chi non le ha o ne ha meno o molto meno, non lo riceve. A tal punto -come rilevato in molti edifici-, che dove presenti ai piani intermedi, capita che non siano presenti caloriferi nei locali attraversati. Questo perchè nei vecchi impianti lo scopo era di garantire una temperatura uniforme nei vari locali ed unità immobiliari, senza tener conto di "chi pagava". Per cui se serviva si installavano caloriferi più grandi o se ne aumentava il numero. Se non servivano, ad esempio in piccole stanze di unità intermedie, si consideravano sufficienti le tubazioni a vista di grosso diametro.

All'atto pratico, la norma UNI, ma soprattutto la direttiva europea che è molto più attendibile di leggi e norme italiane (che finiscono sotto procedura d'infrazione un giorno sì e l'altro pure, come nel caso del 102/2014, per certi aspetti), impongono una cosa precisa: si paga il consumo effettivo. Se la caldaia produce 100 kW e nel tuo appartamento ne finiscono 15 (volontario+involontario), tu ne devi pagare 15. non 13 o 18.

Il resto sono opinioni soggettive che non dovrebbero trovar spazio tra i termotecnici.

 

E se la norma e la legge impongono che si paghi l'effettivo consumo, come è possibile questo se sono lacunosi i rilievi e conseguentemente -per forza- sbagliati i calcoli di ripartizione?

×