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gondar

Ricerca sentenza cassazione: aiuto!

sono un crapone...ma prima di chiedere ho cercato di farcela da solo

ho una questione che riguarda la ripartizione delle spese per la parte aggettante di un lastrico di proprietà esclusiva, che il proprietario considera cornicione e quindi 1123 per me invece è continuazione del terrazzo quindi a suo carico

in post precedenti ho trovato queste sentenze, di cui vorrei avere le massime: come faccio?

Cassaz. 941/2011;

Cassaz. 15913/2007;

Cassaz. 14576/2006;

Cassaz. 637/2000;

Cassaz.8159/1996

 

grazie!!

Non le ho trovate tutte ma quattro su cinque si, buona lettura

La corte, con sentenza del 17 luglio 2007, n. 15913, ha precisato che l'art. 1125 c.c. non può trovare applicazione nel caso dei balconi "aggettanti", i quali sporgendo dalla facciata dell'edificio, costituiscono solo un prolungamento dell’appartamento dal quale protendono; e, non svolgendo alcuna funzione di sostegno, né di necessaria copertura dell'edificio (come, viceversa, accade per le terrazze a livello incassate nel corpo dell’edificio), non possono considerarsi a servizio dei piani sovrapposti e, quindi, di proprietà comune dei proprietari di tali piani; ma rientrano nella proprietà esclusiva dei titolari degli appartamenti cui accedono.

Ne consegue che il proprietario dell’appartamento sito al piano inferiore, non può agganciare le tende alla soletta del balcone "aggettante" sovrastante, se non con il consenso del proprietario dell'appartamento sovrastante. (Cass. civile, Sez. II, 17 luglio 2007, n. 15913)

Con la sentenza numero 14576 del 30 luglio 2004, la Corte di Cassazione ha preso in esame la ripartizione delle spese dovute per quanto riguarda i balconi aggettanti affermando che essi costituiscono un "prolungamento" della corrispondente unità immobiliare e, quindi, appartengono in via esclusiva al proprietario di questa;

soltanto i rivestimenti ed elementi decorativi della parte frontale e di quella inferiore, quando si inseriscono nel prospetto dell’edificio e contribuiscono a renderlo esteticamente gradevole, si debbono considerare beni comuni a tutti.

Con la conseguenza che anche nei rapporti con il proprietario di analogo manufatto che sia posto al piano sottostante sulla stessa verticale,nell’ipotesi di strutture completamente aggettanti - in cui si può riconoscere alla soletta del balcone funzione di copertura rispetto al balcone sottostante e, trattandosi di sostegno, non indispensabile per l'esistenza dei piani sovrastanti - non si può parlare di elemento a servizio di entrambi gli immobili posti su piani sovrastanti, nè quindi di presunzione di proprietà comune del balcone aggettante riferita ai proprietari dei singoli piani. (Cassazione civile, sez. II, 30 luglio 2004, n. 14576)

Attenzione forse è il 2004 e non il 2006

Questa è solamente citata in una Sentenza successiva

 

Contro tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione Ma. Ma., in base a due motivi.

Ro. Di Le. si è costituita con controricorso, formulando a propria volta due motivi di impugnazione in via incidentale e

condizionata, cui Ma. Ma. ha opposto un proprio controricorso.

La ricorrente principale ha presentato una memoria, con cui ha chiesto che la causa venga assegnata alle sezioni

unite, nel presupposto che nella materia in contestazione si sia verificato un contrasto nell'ambito della giurisprudenza

di legittimità.

MOTIVI DELLA DECISIONE

In quanto proposte contro la stessa sentenza, le due impugnazioni debbono essere riunite in un solo processo, in

applicazione dell'art. 335 c. p.c..

Con il primo motivo, del ricorso principale Ma. Ma., denunciando “violazione e falsa applicazione degli artt. 1125 c. c.,

100 e 116 c. p.c., in relazione all'art. 360 n. 5 stesso codice, omessa o insufficiente motivazione su di un punto

decisivo della controversia”, sostiene che il Tribunale non avrebbe dovuto affrontare le questioni poste dall'appellante

relativamente all'an, poiché in primo grado Ro. Di Le., rimasta contumace, ....

La censura va disattesa, per l'assorbente ragione che le presunte ammissioni ravvisabili, secondo la ricorrente, nelle

dichiarazioni rese dalla convenuta, non attenevano ai fatti costitutivi del diritto vantato nei suoi confronti, ma semmai

all'astratta fondatezza, sotto il profilo giuridico, della pretesa fatta valere dall'attrice: fondatezza che il Giudice doveva

comunque vagliare di ufficio, indipendentemente da qualsiasi eventuale riconoscimento da parte della destinataria

della domanda (cfr., per tutte, Cass. 6 agosto 2003 n. 11881, 18 giugno 2003 n. 9687, 30 luglio 2002 n. 11266, 27

febbraio 2001 n. 2903).

Con il secondo motivo di ricorso Ma. .... in conformità anche con il

principio secondo cui la proprietà comporta non solo diritti, ma anche obblighi. Neppure questa doglianza può essere accolta.

Con riferimento ai rapporti con la generalità degli altri condomini, questa Corte si è costantemente e univocamente

orientata nel senso che i balconi aggettanti, costituendo un "prolungamento" della corrispondente unità immobiliare,

appartengono in via esclusiva al proprietario di questa; soltanto i rivestimenti e gli elementi decorativi della parte

frontale e di quella inferiore si debbono considerare beni comuni a tutti, quando si inseriscono nel prospetto

dell'edificio e contribuiscono a renderlo esteticamente gradevole (v., da ultimo, Cass. 23 settembre 2003 n. 14076).

A proposito invece dei rapporti con il proprietario di un analogo manufatto, che sia posto al piano sottostante sulla

stessa verticale, si è talvolta ritenuta operante una presunzione di comunione. Il principio è stato tuttavia enunciato al

limitato fine del riconoscimento della liceità di particolari utilizzazioni della faccia inferiore, come l'ancoraggio di telai,

la collocazione di apparecchi di illuminazione, l'impegno con piante rampicanti (Cass. 14 luglio 1983 n. 4821, 16

gennaio 1987 n. 283, 26 gennaio 2001 n. 1101, in motivazione). D'altra parte, le sentenze citate si riferivano a casi in

cui i balconi sovrastanti svolgevano contemporaneamente funzioni sia di separazione, sia di copertura, sia di sostegno,

come può avvenire quando essi sono "incassati" nel corpo dell'edificio. Ma nella specie, come risulta dalla sentenza

impugnata, si verte in ipotesi di strutture completamente "aggettanti", in cui “può riconoscersi alla soletta del balcone

funzione di copertura rispetto al balcone sottostante, tuttavia, trattandosi di copertura disgiunta dalla funzione di

sostegno, e quindi non indispensabile per l'esistenza stessa dei piani sovrapposti, non può parlarsi di elemento a

servizio di entrambi gli immobili posti su piani sovrastanti, né, quindi, di presunzione di proprietà comune del balcone

aggettante riferita ai proprietari dei singoli piani”.

In tali termini si è pronunciata questa Corte, nelle uniche due decisioni con cui, per quanto consta, ha affrontato

specificamente - risolvendola in senso negativo - la questione dell'obbligo di partecipazione del proprietario del

balcone sottostante alle spese per la manutenzione e ricostruzione di quello superiore (Cass. 24 dicembre 1994 n.

11155 e 21 gennaio 2000 n. 637, in motivazione). Non è quindi effettivo, nella giurisprudenza di legittimità, il

contrasto che la ricorrente ha segnalato, con la sua istanza di assegnazione del ricorso alle sezioni unite. Né d'altra

parte vi è ragione di discostarsi dal principio enunciato con le due sentenze da ultimo richiamate, stante la sua

coerenza con la lettera e con la ratio dell'art. 1125 c. c., che testualmente si riferisce alle “spese per la manutenzione

e ricostruzione dei soffitti, delle volte e dei solai” posti tra “due piani l'uno all'altro sovrastanti” .... i annessi balconi; la

mancanza di prove in ordine a una previa comune deliberazione avente per oggetto l'esecuzione dei lavori in

questione o al loro carattere di indifferibilità) su cui non vi è stata decisione e che pertanto, in caso di accoglimento

dell'impugnazione principale, Ro. Di Le. avrebbe potuto comunque riproporre in sede di rinvio (cfr., tra le altre, Cass.

29 agosto 2003 n. 12680).

Le spese del giudizio di cassazione vengono compensate tra le parti, per giusti motivi.

DISPOSITIVO

La Corte riunisce i ricorsi; rigetta il principale; dichiara inammissibile l'incidentale; compensa tra le parti le spese del

giudizio di cassazione. E' il proprietario del balcone che ha l'onere di provare che il materiale distaccato dai balconi che hanno causato il danno, era parte di quelle parti del balcone

I balconi sono elementi accidentali e non portanti della struttura del fabbricato, non costituiscono parti comuni dell'edificio e appartengono ai proprietari delle unità immobiliari corrispondenti, che sono gli unici responsabili dei danni cagionati dalla caduta di frammenti di intonaco o muratura, che si siano da essi staccati, mentre i fregi ornamentali e gli elementi decorativi, che ad essi ineriscono (quali i rivestimenti della fronte o della parte sottostante della soletta, i frontalini e i pilastrini), sono condominiali, se adempiono prevalentemente alla funzione ornamentale dell'intero edificio e non solamente al decoro delle porzioni immobiliari ad essi corrispondenti, con la conseguenza che è onere di chi vi ha interesse (il proprietario del balcone, da cui si sono distaccati i frammenti, citato per il risarcimento), al fine da esimersi da responsabilità, provare che il danno fù causato dal distacco di elementi decorativi, che per la loro funzione ornamentale dell'intero edificio appartenevano alle parti comuni di esso. (Art.1117 cod.civ). (Cassazione del 07/09/1996 n. 8159)

(ho dovuto tagliare il testo)

@ Tullio

velocissimo !!!

 

ciao

Grazie Mario, ci sono molte sentenze nel mio archivio, moltissime copiate da Topic discussi in questo Forum in tutti questi anni di permanenza tra voi.

complimenti!!!!

ho passato circa 1 ora tra forum e google senza trovare granchè...quindi COMPLIMENTI!

 

ora però, da una lettura superficiale mi sembra che le sentenze non mi aiutano nel problema posto, ovvero la ripartizione delle spese per la parte aggettante di un lastrico di proprietà esclusiva, che il proprietario considera cornicione e quindi 1123 per me invece è continuazione del terrazzo quindi a suo carico

 

mi potete aiutare o apro un argomento specifico?

 

ancora grazie

In tema di lastrico ad uso esclusivo di un condomino, le spese per la riparazione o ricostruzione del lastrico possono essere ripartite, con gli altri condomini, solo se si riferiscono alle componenti essenziali della struttura; ovvero ad opere murarie o di impermeabilizzazione, e che effettivamente svolgono funzioni di protezione e copertura.

Sono invece interamente a carico del condomino, che utilizza in modo esclusivo il lastrico, le spese sostenute per consentirne un migliore utilizzo (muretti, pavimenti, etc.), salvo che la demolizione di queste parti sia necessaria per interventi di ricostruzione del lastrico vero e proprio.

Cassazione Sez. II, N° 735 del 19/01/2004

Le spese per la manutenzione della parte in aggetto di un lastrico solare di proprietà esclusiva sono di competenza del proprietario stesso.

grazie!

peraltro ti ho intercettato in un altra discussione dove avevi proposto questa sentenza di primo grado

Tribunale di Roma 29/11/89, n.13878 "Le spese relative agli sporti della terrazza a livello (aggetti) di godimento esclusivo di un singolo condomino gravano per intero sul proprietario di cui sono al servizio, mentre per tutto il resto della terrazza soccorre l'art. 1126 c.c".

c'è qualche conferma di cassazione?

...sarò ripetitivo...ma sento doveroso ringraziare

ciao!

la parte aggettante è consistente o di 10/15 cm ? perchè se è consistente puoi sostenere che è un balcone, se è cosa da poco, ha la funzione di un cornicione

non sono 10 cm , ma neanche 2 metri...siamo sugli 80 cm di aggetto e la balaustra del lastrico di proprietà si ferma a 70-65 di aggetto.

 

la tesi del proprietario è che tutto ciò che è in aggetto è cornicione, mentre a me sembra una interpretazione di parte

 

il proprietario ritiene l'aggetto=cornicione, quindi bene comune (spese con il 1123), tuttavia il 1117 dice "se il contrario non risulta dal titolo"

 

in questo caso il titolo ce l'abbiamo: è una continuazione in aggetto di un lastrico di proprietà, continuazione calpestabile dal proprietario e che può anche fungere da copertura alla facciata, ma è la stessa copertura che possono fare altri aggetti come i balconi veri e propri?

 

cosa ne pensate?

 

ci sono sentenze di cassazione in merito, o altri gradi di giudizio oltre al Tribunale di Roma del 1989?

 

grazie

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