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rosi48

Posta certificata pec : se il condomino non ha una casella ?

Chiedo un chiarimento in merito alla questione posta certificata Pec.

Il quesito è il seguente:

se l'amministratore - che ha una sua casella di posta certificata Pec- invia ad un condòmino - che non ha la Pec - una mail di sollecito (o altro), questa comunicazione (da parte dell'amministratore) ha lo stesso valore di una raccomandata A.R.?

 

Oppure il sollecito, l'amministratore, glie lo deve inviare espressamente per raccomandata A.R.?

 

Insomma, per quanto riguarda la validità delle comunicazioni (da parificare alle raccomandate), la Pec la devono avere sia il mittente che il destinatario?

 

Grazie per il chiarimento.

Chiedo un chiarimento in merito alla questione posta certificata Pec.

Il quesito è il seguente:

1. se l'amministratore - che ha una sua casella di posta certificata Pec- invia ad un condòmino - che non ha la Pec - una mail di sollecito (o altro), questa comunicazione (da parte dell'amministratore) ha lo stesso valore di una raccomandata A.R.?

 

2. Oppure il sollecito, l'amministratore, glie lo deve inviare espressamente per raccomandata A.R.?

 

3. Insomma, per quanto riguarda la validità delle comunicazioni (da parificare alle raccomandate), la Pec la devono avere sia il mittente che il destinatario?

 

Grazie per il chiarimento.

1. No, per essere valido l'invio della Pec, anche il ricevente deve essere munito di Pec, altrimenti il mittente sarà in possesso della sola ricevuta d'invio, ma non quella ben più importante di avvenuto recapito al destinatario

2. l'amministratore può inviare le lettere che devono avere la ricevuta di convalida di avvenuto recapito, oltre con la già detta Pec (da Pec a Pec) anche con il Fax (da Fax a Fax), oppure con raccomandata oppure con consegna a mano --> art. 63 Dacc

3. Si, ambedue devono essere muniti di Pec

 

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Grazie, Tullio, per il chiarimento - del resto mi pareva evidente (ma avrei potuto sbagliarmi) - che, per rendere valida (da un punto di vista legale) una comunicazione/notifica, entrambi mittente e destinatario dovessero avere una casella di posta certificata. Diversamente, l'invio deve avvenire, per l'appunto, o a mezzo fax, oppure a mezzo classica raccomandata A.R.

Grazie, Tullio, per il chiarimento - del resto mi pareva evidente (ma avrei potuto sbagliarmi) - che, per rendere valida (da un punto di vista legale) una comunicazione/notifica, entrambi mittente e destinatario dovessero avere una casella di posta certificata. Diversamente, l'invio deve avvenire, per l'appunto, o a mezzo fax, oppure a mezzo classica raccomandata A.R.
Sono quattro i modi previsti dalla normativa a disposizione dell'amministratore, sono specificati nell'art 66 Dacc che dice;

 

- L'avviso di convocazione, contenente specifica indicazione dell'ordine del giorno, deve essere comunicato almeno cinque giorni prima della data fissata per l'adunanza in prima convocazione, a mezzo di posta raccomandata, posta elettronica certificata, fax o tramite consegna a mano, e deve contenere l'indicazione del luogo e dell'ora della riunione.

Questo è specifico per la convocazione d'assemblea, ma è valido per tutte quelle comunicazioni di carattere legale dove sia necessario, in caso di contestazioni, dimostrare l'avvenuto recapito.

Se l'amministratore non vuole darmi la sua pec va bene quella desunta dalla visura camerale?

Se l'amministratore non vuole darmi la sua pec va bene quella desunta dalla visura camerale?
Non saperi dirtelo, però per inviare delle comunicazioni ufficiali all'amministratore esistono altri mezzi altrettanto validi, efficaci e sicuri, tipo la raccomandata, per cui prima di rischiare che quel indirizzo sulla visura camerale non sia valido, userei un mezzo sicuro e collaudato.
Sono quattro i modi previsti dalla normativa a disposizione dell'amministratore, sono specificati nell'art 66 Dacc che dice;

 

- L'avviso di convocazione, contenente specifica indicazione dell'ordine del giorno, deve essere comunicato almeno cinque giorni prima della data fissata per l'adunanza in prima convocazione, a mezzo di posta raccomandata, posta elettronica certificata, fax o tramite consegna a mano, e deve contenere l'indicazione del luogo e dell'ora della riunione.

Questo è specifico per la convocazione d'assemblea, ma è valido per tutte quelle comunicazioni di carattere legale dove sia necessario, in caso di contestazioni, dimostrare l'avvenuto recapito.

Di nuovo grazie; nel caso di specie si tratta di un sollecito (ad un condòmino) a versare una somma a debito (€ 2.150,00). L'amministratore dice (ma da quanto si è appurato non è vero) di aver inoltrato il sollecito con posta certificata la Pec. Ma si sa anche che il condòmino non ha una casella di posta certificata. Pertanto il suo sollecito non ha praticamente valore (lo ha lasciato nella casella del'interessato o, tutt'al più, gli ha spedito una normale lettera - di cui si ha copia - per posta ordinaria).

Adesso che - anche ai sensi di legge - dovrebbe disporre il decreto ingiuntivo (siamo arrivati a oltre 270 giorni da che il debito è stato formalizzato, fra l'altro con lettera di un legale), l'amministratore nicchia e prende tempo....Asserendo che bisogna essere comprensivi; che anche per evitare costi è meglio non creare conflittualità che rischiano di aprire contenziosi, ecc. ecc. ecc.

Questo debito è sorto perché il condòmino, nel corso di 7 anni (2007-2013) ha sempre fornito mendaci letture del proprio contatore acqua. Fino ad accumulare un consumo extra di 2.500 mc. equivalente a oltre € 2.150 (costo medio dell'acqua in 7 anni : €0,85/al mc.). La notifica di formalizzazione del debito gli è stata inviata (dal legale) nell'ultima settimana di settembre 2015.

Ancora grazie.

L'amministratore non ha nessun obbligo di inviare dei solleciti, è anche vero che normalmente si richiedono sollecitando con lettera normale, poi con lettera raccomandata fissando un ultimo termine per il pagamento, e infine non ottenendo il credito, si richiede il Decreto Ingiuntivo, per cui non vedo tutto questo timore da parte dell'amministratore per procedere, e poi se il debito è del periodo 2007 - 2013 e non si era mai chiesto il pagamento, gran parte di questo è andato in prescrizione quinquennale, per cui potrete recuperare dal 2011 ad oggi.

No il debito è stato "scoperto" nel 2013. Poi l'ex amministratrice, pur appurandolo, non ha fatto alcuna notifica né azione particolare. Solo con l'arrivo del nuovo (30 giugno 2015) si è riusciti a fargli notificare (lettera del legale 22 settembre 2015) il debito, con esperssa richiesta di provedere "a breve termine".

Poi dopo, ulteriori nostre /mie insistenze, si è riusciti a far inviare il "sollecito" in questione. Ma si è appurato che l'invio è avvenuto per lettera normale. Alla domanda di spiegazioni, l'amministratore ha "detto" di aver spedito il "sollecito" in data 1 giugno (con scadenza a versare entro 10 giorni) con posta certifiata Pec. Però a noi ha fornito solo la copia di una normale lettera di sollecito.

Quindi, nessuna prescrizione: il debito è sempre da saldare (il versamento avrebbe dovuto avvenire il 30 maggio 2015 e comunque non olre il 10 giugno 2016). Ma ripeto, la notifica del legale per la formalizzazione del debito era stata inviata il 22 settembre 2015.

Allora non ti rimane che attendere al consuntivo controllare se il moroso ha pagato.

Scusami se te lo chiedo ma tu a che titolo ti interessi della faccenda?

A me pare che l'amministratore stia seguendo la giusta prassi anche se in ritardo, e se al consuntivo non sarà saldato il debito, potrete non approvare il bilancio.

Ma l'anno scorso avete approvato il consuntivo?

Il fatto è che il condòmino, dopo la notifica dell'avvocato, aveva assunto formalmente l'impegno scritto a pagare entro il 30 maggio 2016.

Nel caso di specie, non si tratta perciò di aspettare la fine della gestione 31/12/2016). E a sua volta l'amministratore - come verbalizzato nell'assemblea dello scorso 15 ottobre 2015 per le gestioni 2013+2014, nonché in quella del 21 aprile 2016 per la gestione 2015 - aveva preso l'impegno a fare in modo che l'importo rientrasse entro e non oltre il 30 maggio 2016 (doveva rientrare il 31/12/2015). Ma così non è stato (a tutt'oggi). Quindi, qui ci si trova di fronte ad un debito di cui si conosceva l'esistenza fin dal 2012-2013. Che è stato formalizzato (con ritardo, purtroppo) solo a settembre 2015 per immobilismo dell'ex amministratrice (la quale era perfettamente al corrente in quanto era stata proprio lei a rilevare le letture non veritiere del contatore). Quindi - come assicurato dal nuovo amministratore a tutti i condòmini - il versamento doveva avvenire tassativamente a fine maggio di quest'anno. E che se così non fosse stato per qualsivoglia motivo, avrebbe dovuto procedere (purtroppo) ai sensi di legge, mediante decreto ingiuntivo. Ma adesso, come già detto, l'amministratore sta prendendo tempo, nonostante la maggioranza degli altri (21) condòmini vuole che si proceda come previsto.

Il mio ruolo nel condominio è di condomina-componente del consiglio (di una delle 2 palazzine).

Il fatto è che il condòmino, dopo la notifica dell'avvocato, aveva assunto formalmente l'impegno scritto a pagare entro il 30 maggio 2016.

Nel caso di specie, non si tratta perciò di aspettare la fine della gestione 31/12/2016). E a sua volta l'amministratore - come verbalizzato nell'assemblea dello scorso 15 ottobre 2015 per le gestioni 2013+2014, nonché in quella del 21 aprile 2016 per la gestione 2015 - aveva preso l'impegno a fare in modo che l'importo rientrasse entro e non oltre il 30 maggio 2016 (doveva rientrare il 31/12/2015). Ma così non è stato (a tutt'oggi). Quindi, qui ci si trova di fronte ad un debito di cui si conosceva l'esistenza fin dal 2012-2013. Che è stato formalizzato (con ritardo, purtroppo) solo a settembre 2015 per immobilismo dell'ex amministratrice (la quale era perfettamente al corrente in quanto era stata proprio lei a rilevare le letture non veritiere del contatore). Quindi - come assicurato dal nuovo amministratore a tutti i condòmini - il versamento doveva avvenire tassativamente a fine maggio di quest'anno. E che se così non fosse stato per qualsivoglia motivo, avrebbe dovuto procedere (purtroppo) ai sensi di legge, mediante decreto ingiuntivo. Ma adesso, come già detto, l'amministratore sta prendendo tempo, nonostante la maggioranza degli altri (21) condòmini vuole che si proceda come previsto.

Il mio ruolo nel condominio è di condomina-componente del consiglio (di una delle 2 palazzine).

Se l'amministratore non procede, neppure con sollecito da parte dei consiglieri con la richiesta del Decreto Ingiuntivo, direi che sarebbe opportuno revocare l'amministratore e nominare un successore che sia d'accordo a procedere.

Il fatto che l'amministratore non esegua un decreto ingiuntivo come da legge e per altro deliberato in assemblea costituisce grave irregolarità atta a giustificare una revoca dell'amministratore per giusta causa

Se l'amministratore non procede, neppure con sollecito da parte dei consiglieri con la richiesta del Decreto Ingiuntivo, direi che sarebbe opportuno revocare l'amministratore e nominare un successore che sia d'accordo a procedere.

Infatti è proprio quello che pensavo. Ma prima di procedere con le rimostranze verso l'amministratore per comportamenti poco o non del tutto non regolari (come nel caso che ho esposto) è mia abitudine chieder pareri degli esperti del Forum. E non solo. Perché ritengo che in determinate circostanze, bisogna essere più che sicuri di quello che deve dire o fare. Ed altresì, conoscere bene la normativa e ragionare, avendo ascoltato/letto, nel contempo, il parere e l'opinione di altri che si ritiene ne sappiano quanto e più di me. Grazie.

Il fatto che l'amministratore non esegua un decreto ingiuntivo come da legge e per altro deliberato in assemblea costituisce grave irregolarità atta a giustificare una revoca dell'amministratore per giusta causa

Sì; credo che ci siano le premesse per addossare all'amministratore la cosiddetta grave irregolarità. Questo, almeno da un punto di vista teorico. In pratica, è risaputo però che nell'ambito condominiale questo non è così scontato. Molti dicono che, in fondo, gli amministratori sono un po' tutti uguali.....! E quindi, che anche cambiando non mai si è sicuri di trovare quello veramente capace e professionale, sotto tutti i punti di vista.

 

Per quanto riguarda la problematica che ho esposto, non bisogna dimenticare che molti condòmini - adusi a non pagare o comunque propensi a ritardare il saldo dei loro debiti consolidati - sanno perfettamente che, adesso, la normativa prevede l'istituto della mediazione.

Il che significa che - nel nostro caso - il condòmino debitore punta (forse/probabilmente) ad una sensibile riduzione del suo debito in sede di mediazione. Perché sa che se poi la mediazione fallisce, i tempi sono piuttosto lunghi (mediamente 2-3 anni). Ed oltretutto, il fatto di procedere con una causa, oltre a far anticipare i previsti esborsi all'intero condominio, indurrebbe molti condòmini a starsene al di fuori (della lite).

Eh sì, il è veramente una ; in tutti i sensi.

Sì; credo che ci siano le premesse per addossare all'amministratore la cosiddetta grave irregolarità. Questo, almeno da un punto di vista teorico. In pratica, è risaputo però che nell'ambito condominiale questo non è così scontato. Molti dicono che, in fondo, gli amministratori sono un po' tutti uguali.....! E quindi, che anche cambiando non mai si è sicuri di trovare quello veramente capace e professionale, sotto tutti i punti di vista.

 

Per quanto riguarda la problematica che ho esposto, non bisogna dimenticare che molti condòmini - adusi a non pagare o comunque propensi a ritardare il saldo dei loro debiti consolidati - sanno perfettamente che, adesso, la normativa prevede l'istituto della mediazione.

Il che significa che - nel nostro caso - il condòmino debitore punta (forse/probabilmente) ad una sensibile riduzione del suo debito in sede di mediazione. Perché sa che se poi la mediazione fallisce, i tempi sono piuttosto lunghi (mediamente 2-3 anni). Ed oltretutto, il fatto di procedere con una causa, oltre a far anticipare i previsti esborsi all'intero condominio, indurrebbe molti condòmini a starsene al di fuori (della lite).

Eh sì, il è veramente una ; in tutti i sensi.

Fammi capire il termine di scadenza era il 30/5/2016 e dopo 31 giorni tu ritieni che un amministratore sia affetto da grave irregolarità laddove non abbia ancora proceduto al deposito del d.i.?

Avrei qualche dubbio nel merito....potrebbero esservi delle ragioni.

In ogni caso più che revocarlo, procedura alquanto turbolenta, lunga che favorirebbe solo il moroso, al più chiederei un consiglio di condominio e contestualmente un'assemblea straordinaria

 

- - - Aggiornato - - -

 

quello veramente capace e professionale.

Fidati non è ancora nato!

Sì; credo che ci siano le premesse per addossare all'amministratore la cosiddetta grave irregolarità. Questo, almeno da un punto di vista teorico. In pratica, è risaputo però che nell'ambito condominiale questo non è così scontato. Molti dicono che, in fondo, gli amministratori sono un po' tutti uguali.....! E quindi, che anche cambiando non mai si è sicuri di trovare quello veramente capace e professionale, sotto tutti i punti di vista.

 

Per quanto riguarda la problematica che ho esposto, non bisogna dimenticare che molti condòmini - adusi a non pagare o comunque propensi a ritardare il saldo dei loro debiti consolidati - sanno perfettamente che, adesso, la normativa prevede l'istituto della mediazione.

Il che significa che - nel nostro caso - il condòmino debitore punta (forse/probabilmente) ad una sensibile riduzione del suo debito in sede di mediazione. Perché sa che se poi la mediazione fallisce, i tempi sono piuttosto lunghi (mediamente 2-3 anni). Ed oltretutto, il fatto di procedere con una causa, oltre a far anticipare i previsti esborsi all'intero condominio, indurrebbe molti condòmini a starsene al di fuori (della lite).

Eh sì, il è veramente una ; in tutti i sensi.

Allora: la revoca no perchè....il decreto ingiuntivo no perché...le rimostranze all'amministratore no perché....mi sa che se la vedi così devi mangiare la cattiva minestra e cercare di digerirla al meglio...

Fammi capire il termine di scadenza era il 30/5/2016 e dopo 31 giorni tu ritieni che un amministratore sia affetto da grave irregolarità laddove non abbia ancora proceduto al deposito del d.i.?

Avrei qualche dubbio nel merito....potrebbero esservi delle ragioni.

In ogni caso più che revocarlo, procedura alquanto turbolenta, lunga che favorirebbe solo il moroso, al più chiederei un consiglio di condominio e contestualmente un'assemblea straordinaria

 

- - - Aggiornato - - -

 

Fidati non è ancora nato!

Scusa Patrizia me se rileggi i bene i post si è ben oltre i 30 gg: il 30/05 era un termine ultimo ma la mora è dal 2013 che si protrae e da quello che si scrive l'amministratore ancora esita: se per farlo ci fossero dei motivi validi, dovrebbe almeno convocare un'assemblea e spiegarlo ai condomini invece di inventarsi pec non vere.

Sul fatto che l'amministratore ottimale non sia ancora nato ti do perfettamente ragione ma questo non è un buon motivo per tenerne uno di cui non abbiamo più fiducia. Ciao

No non si tratta di voler revocare l'amministratore dopo 31 giorni dal suo sollecito. La questione è un po' più sottile.

La notifica di messa in mora del legale è avvenuta il 22 settembre 2015. A seguito della quale il condòmino debitore aveva assicurato (per iscritto) che avrebbe provveduto entro il 30 maggio 2016 (gli è stato praticamente concesso del tempo); come del resto verbalizzato in corso di assemblea lo scorso 15 ottobre 2015. E nuovamente ribadito in quella dello scorso 21 aprile 2016.

Arrivati al 30 maggio senza che versasse il dovuto, l'amministratore (su richiesta/pressione della sottoscritta e di altri consiglieri e condòmini) in data 1 giugno 2016 gli ha inviato il sollecito (non spedito però per raccomandata o altra modalità similare; anche se dice di averglielo inviato con Pec; ma il destinatario condòmino però, non ha una casella Pec).

Il termine concesso dall'amministratore per il versamento dell'assegno era di 10 giorni (10 giugno 2016). E comunque ad oggi, dopo 22 giorni, dice di non aver più avuto riscontro e seguito dal debitore.

In conclusione: il debito non è stato saldato, l'amministratore non gli ha formalizzato il sollecito con le dovute modalità (raccomandata A.R o fax o posta certificata Pec). E pare che di regolare il suo debito il condòmino non abbia proprio intenzione.

Noi condòmini vorremmo solamente che per un debito (€ 2.150) sorto a seguito di comprovate infedeli letture del contatore acqua da parte del condòmino, l'amministratore si attivasse ulteriormente (come del resto aveva solennemente promesso di fare al momento della sua nomina, lo scorso 30 giugno 2015) e procedesse per cercare di recuperare l'importo. Cos'altro dovrebbe fare, in simili casi (poiché vi sono i presupposti), se non disporre un decreto ingiuntivo? Naturale cominciare a pensare che, se continua a cincischiare e a non procedere (nell'interesse del condominio), non è che gli si possa concedere ulteriore fiducia. Senza voler affrettare i tempi, è più che probabile perciò che, più o meno entro la fine del periodo "feriale", se la somma non viene introitata, una qualche decisione i condòmini dovranno pur prenderla nei confronti dell'amministratore. Di certo, non gli si potrà conferire un riconoscimento, né gratificarlo o premiarlo.

Anche perché il condominio non è né l'opera pia Bonomelli né il Banco del mutuo soccorso. E tantomeno una pia associazione di beneficienza: sia per i condòmini inadempienti che per gli amministratori poco inclini ad operare in modo adeguato.

Poi, il fatto che non sia ancora nato, è risaputo.

Nessuno - io per prima - si fa illusioni.

Senza voler affrettare i tempi (????sono passati già 3 anni!): proprio come sta facendo l 'amministratore...e dopo il periodo "feriale" ( ma il periodo feriale una volta non erano le settimane a cavallo del ferragosto?) verrà il periodo natalizio....scusami rosi48 ma mi sembri un po' troppo moderata....comunque complimenti per una tolleranza che io non avrei

Scusa Patrizia me se rileggi i bene i post si è ben oltre i 30 gg: il 30/05 era un termine ultimo ma la mora è dal 2013 che si protrae e da quello che si scrive l'amministratore ancora esita: se per farlo ci fossero dei motivi validi, dovrebbe almeno convocare un'assemblea e spiegarlo ai condomini invece di inventarsi pec non vere.

Sul fatto che l'amministratore ottimale non sia ancora nato ti do perfettamente ragione ma questo non è un buon motivo per tenerne uno di cui non abbiamo più fiducia. Ciao

Maila 67 - solo una precisazione: le infedeli letture sono durate dal 2006 al 2013. La ex amministratrice aveva appurato l'irregolarità e l'aveva comunicata/confermata al condominio. però non aveva fatto nulla nei confronti del condòmino. La notifica l'ha disposta successivamente (su nostre pressioni) l'attuale amministratore (nominato il 30 giugno 2015 in sostituzione della precedente amministratrice, revocata). Incaricando il legale di mettere in mora il condòmino "furbo". Cosa che è avvenuta in data 22 settembre 2015. Il resto della vicenda - con tutti i particolari - l'ho già esposto con miei precedenti post odierni (vedasi l'ultimo, in risposta a Patrizia).

Comunque, adesso vedremo come va a finire questa vicenda. Qui nessuno vuole dare addosso agli amministratori. Ma quando non si comportano in modo professionale e si tirano indietro di fronte a certe problematiche, allora non si può certo essere indulgenti.

La vicenda andrà a finire dove voi condomini vorrete che finisca : stare a guardare non sempre da i suoi frutti , anzi per esperienza quasi mai... In bocca al lupo e buonanotte.

... le infedeli letture sono durate dal 2006 al 2013. La ex amministratrice aveva appurato l'irregolarità e l'aveva comunicata/confermata al condominio. però non aveva fatto nulla nei confronti del condòmino. La notifica l'ha disposta successivamente (su nostre pressioni) l'attuale amministratore (nominato il 30 giugno 2015 in sostituzione della precedente amministratrice, revocata). Incaricando il legale di mettere in mora il condòmino "furbo". Cosa che è avvenuta in data 22 settembre 2015. Il resto della vicenda - con tutti i particolari - l'ho già esposto con miei precedenti post odierni (vedasi l'ultimo, in risposta a Patrizia)...

Lasciando perdere a quando si riferisce il debito ci sono dei dati oggettivi che voglio riassumere:

 

- 22/09/2015 = messa in mora da parte del legale ed il debitore ha riconosciuto il debito chiedendo 8 mesi di tempo e quindi di poter pagare entro il 30/05/2016

 

- 15/10/2015 = Con verbale di assemblea, la stessa accetta e verbalizza la concessione della proroga entro il 30/05/2016

 

- 21/04/2016 = Nuovo verbale assembleare in cui l'assemblea ricorda al debitore che manca poco più di un mese alla scadenza del suo impegno

 

- 30/05/2016 = TERMINI DI PAGAMENTO SCADUTI

- 01/06/2016 = Con gran solerzia l'amministratore invia diffida ad adempiere entro 10 giorni all'impegno assunto con il condominio

 

- 02/07/2016 = ANCORA TUTTO TACE

 

MIE CONSIDERZIONI:

Il moroso ha assunto un impegno e gli sono stati concessi 8 mesi di tempo per cui il 01/06/2016 non doveva essere l'amministratore ad inviare lettera di sollecito ma doveva essere il moroso a mandare una lettera di scuse per non aver mantenuto l'impegno, motivandone le ragioni ed accompagnando la lettera almeno con un acconto sui duemila euro per dimostrare la buona volontà di voler pagare.

 

Se il moroso non motiva le ragioni del mancato pagamento e se ne frega altamente, perchè mai il condominio dovrebbe aspettare ancora?

A mio avviso è già tempo di decreto ingiuntivo senza perdere altro tempo, non tanto per il mancato pagamento dopo che son passati già 9 mesi dal riconoscimento del debito, quanto per la totale strafottenza del debitore.

Concordo pienamente con Leonardo53,ma mi sembra che ci sia da parte di chi scrive una " pigrizia!" ad adoperarsi in qualche modo dovuta forse ad un timore nei confronti dell 'amministratore, timore che ben conosco perché comune anche tra i miei condomini ma che non fa altro che agevolare ingiustizie e inadempienze amministrative: se vi sono pochi amministratori seri e volenterosi vi sono altrettanto condomini "timorosi" che tentennano difronte a situazioni che andrebbero invece affrontate di petto.

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