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sig.ra scianny

Ospite disabile in cortile senza parcheggi - urgente

Buongiorno,

mio padre, disabile al 100% non su carrozzina, proprietario della propria auto speciale, con contrassegno, è ospite nel mio appartamento per 15 giorni.

Io sono proprietaria dell'appartamento.

Il palazzo è all'interno di un grande cortile, con molte parti verdi e parti asfaltate ampie.

In mia assenza, per cui durante le ore lavorative Lun-Ven,in cui non mi è possibile accompagnare mio padre e lasciare l'auto all'esterno, ho indicato a mio padre di parcheggiare vicino al portone, per cui all'interno del cortile, avendo cura di non ostruire gli ingressi o i passaggi.

Ho mandato per informazione una mail all'amministratore che telefonicamente è sembrato d'accordo.

Dopo due giorni i condomini si sono lamentati (biglietti offensivi anonimi) e l'amministratore mi ha telefonato e scritto una mail in cui dichiara che non siamo autorizzati a lasciare l'auto, nonostante si dispiacessero per mio padre perchè il regolamento condom. prevede solo il carico e scarico e perchè all'interno del cortile ci sono altri disabili.

 

Ovviamente mio padre, non può uscire di casa, durante il giorno, nè per sciocchezze ma neanche per cose più urgenti, perchè la distanza a piedi nonostante il bastone, per lui è un problema.

Speravo nella comprensione e tolleranza dei condomini per i 15 giorni ma ciò non è accaduto, posso appellarmi a qualche diritto,

per poterlo far VIVERE durante le ore del giorno, in mia assenza?

 

Vi chiedo supporto perchè i giorni passano e io non so come comportarmi ma vorrei che questo aspetto non passi inosservato.

 

Grazie

s

Il complesso edilizio di che anno è?. Il parcheggio interno da quanti posti è?. Quanti sono riservati ai disabili?.

 

Ciao

 

meri

Scritto da ME RI il 15 Mag 2013 - 15:57:48: Il complesso edilizio di che anno è?. Il parcheggio interno da quanti posti è?. Quanti sono riservati ai disabili?.

 

Ciao

 

meri

la costruzione di tutto il complesso è degli anni 60 ma non c'è parcheggio interno alcuno, l'accesso alle auto è permesso solo per carico e scarico, nonostante gli ampi spazi.

Così come per le moto e per le bici, che però sostano per tolleranza del buon vicinato.

grazie

s

 

s

C'è poco da fare.dispiace il modo con cui gli altri si arrogano il diritto di offendere,ma gli spazi che tu descrivi,sono quelli adibiti alla manovra carico e scarico,e vanno lasciati liberi,come dice il regolamento di condominio.Tra l'altro il contrassegno disabili è valido nei parcheggi comunali a pagamento(strisce blu e gialle),ma non autorizza alcun privilegio all'interno di uno spazio privato,regolato da norme private.E anche l'amministratore stesso non ha alcun potere di deroga,anzi,è lui il primo a doverti pregare di rispettare le regole.Vuol dire che una volta usufruito dello spazio per carico e scarico,tu porterai fuori anche la macchina del tuo congiunto come fanno tutti,e l'andrai a riprendere all'occorrenza.

 

 

Scritto da enrico dimitri il 15 Mag 2013 - 17:07:59: C'è poco da fare.dispiace il modo con cui gli altri si arrogano il diritto di offendere,ma gli spazi che tu descrivi,sono quelli adibiti alla manovra carico e scarico,e vanno lasciati liberi,come dice il regolamento di condominio.Tra l'altro il contrassegno disabili è valido nei parcheggi comunali a pagamento(strisce blu e gialle),ma non autorizza alcun privilegio all'interno di uno spazio privato,regolato da norme private.E anche l'amministratore stesso non ha alcun potere di deroga,anzi,è lui [...]

La ringrazio.

Io sposto ogni pomeriggio alle 18 (al mio rientro da lavoro) la macchina all'esterno del complesso e la riporto all'interno alle 9 del mattino. Ma durante il giorno mio padre prende l'auto per commissioni e quando rientra a casa, non c'è nessuno che possa spostare l'auto all'esterno. fino al mio arrivo.

Preciso che l'auto parcheggiata non occlude i passaggi o i carichi e scarichi di altre vetture, perchè gli spazi sono molto ampi.

Comprendo il regolamento di condominio ma non si menzionano proprio i disabili, come fanno non escono di casa? non è un oltraggio alla loro libertà e indipendenza una cosa del genere?

 

grazie per i riscontri.

 

s

dato che sono tutti così rispettosi delle regole, fai togliere pure le moto e le bici se è una regola si deve rispettare per tutto.questi sono comportamenti di estrema cattiveria.

 

 

Scianny, c'è stato un tempo, in cui assistivo un mio genitore invalido 100%, quindi utilizzavo all'occorrenza il suo contrassegno handicap.

Con tale contrassegno sul veicolo avevo libero accesso e libera sosta ovunque, anche in divieto di sosta, anche accesso e sosta in isole pedonali (se non rese inaccessibili ai veicoli).

Unica obbligo tassativo: non risultare di intralcio col veicolo.

 

 

Detto questo, in area privata, se l'auto non risulta di intralcio al passaggio o alle manovre, a mio avviso la puoi tranquillamente parcheggiare proprio per effetto di quel contrassegno. E che l'amministratore ed i cari condòmini, se ne hanno il coraggio, chiamino la polizia municipale... Se ne accorgeranno!

Non hai ancora pensato di presentare un esposto TU alla polizia municipale ??

Saluti

 

 

""Non hai ancora pensato di presentare un esposto TU alla polizia municipale ?""

 

E'un'area privata.la polizia municipale non ha alcuna giurisdizione.

 

 

Purtroppo quanto da te presentato è un gravissimo problema non facilmente risolvibile, perché se nel regolamento condominiale è precisato di non poter parcheggiare nel cortile questo è valido anche per un disabile, indipendentemente dalle sue condizioni, e purtroppo la Polizia Municipale non ha voce in capitolo. Io sono invalida al 100% e uso un’auto modificata specificatamente per le mie disabilità.

Il mio problema però è letteralmente l’opposto al tuo, non tanto perché anche nel mio cortile non si può parcheggiare, ma per il fatto che proprio per questo motivo parecchie persone in barba al regolamento condominiale si arrogano il diritto di parcheggiare di fronte al loro garage, impedendomi le manovre per entrare nel mio.

E non è finita qui, tempo fa l’ascensore del nostro palazzo era fuori uso, e solo perché mi sono permessa di chiamare l’azienda che forniva la manutenzione, sono stata aggredita verbalmente da una condomina per l’eccessiva spesa (100€) che abbiamo dovuto affrontare per l’uscita del tecnico, ma io cosa dovevo fare, dovevo uscire in carrozzina per un impegno e certo non potevo scendere le scale con quella.

La gente purtroppo al giorno d’oggi non ha alcuna considerazione dei disabili, vorrei vedere se capitasse a loro cosa farebbero.

 

 

 

"La gente purtroppo al giorno d’oggi non ha alcuna considerazione dei disabili, vorrei vedere se capitasse a loro cosa farebbero."

.

Il primo disabile lo conobbi quando avevo una ventina di anni ...bei tempi...

Girava sempre con un bastone un giorno venne in ufficio ed appese il bastone all'attaccapanni dicendo: "questo non serve più ... Mi hanno dato la pensione".

.

Ogni tanto vedo in giro un disabile che con il suo bastone bianco gironzola tranquillamente .....(e siamo tutti convinti che quella cecità al 100% .... ).

.

Un altro monta sul suo suv ...con il suo bel segnale di disabile e se ne va a spasso tranquillamente .....

(Forse la sua disabilità da qualche parte esiste .... Forse)

.

Se chi è preposto ad attribuire vantaggi a chi non è certo stato avvantaggiato dalla vita fosse un po' più attento .... È controllasse meglio i miracolati .....

.

Se .... Allora i veri disabili .... Quelli che veramente hanno bisogno di aiuto non dovrebbero faticare a ricevere considerazione.

 

 

 

 

Caro mazzol , sono i miracolati che sono degli emeriti furbastri.

Il mio genitore aveva il contrassegno handicap, ma non aveva l'auto !

Il contrassegno era nella disponibilità di chi lo scarrozzava e basta: eravamo cinque persone a rotazione. E quando l'hnadicappato stava in casa il contrassegno stava con lui. E quando è deceduto, il contrassegno nel volgere di qualche settimana è tornato alla polizia municipale.

E quando il contrassegno è stato rilasciato si è dovuta presentare la certificazione dell'Asl attestante l'invalidità al 100%.

Questo è senso civico ed utilizzo regolare delle agevolazioni.

 

Anch'io vedo e conosco profittatori del contrassegno handicap: ma mica posso andare in giro col mitra ! Ci sarebbero le autorità preposte che alla luce della attuale normativa possono elevare pesanti sanzioni.

Il caso classico e più comune: al centro commerciale chi non ha mai visto il solo conducente 30-40 anni su un potente suv regolarmente dotato di contrassegno handicap; ci vuol mica tanto verificare l'autenticità del contrassegno e la certificazione obbligatoria da esibire immediatamente, a richiesta di un pubblico ufficiale....

 

 

 

 

 

Scritto da enrico dimitri il 16 Mag 2013 - 12:39:24: ""Non hai ancora pensato di presentare un esposto TU alla polizia municipale ?""

E'un'area privata.la polizia municipale non ha alcuna giurisdizione.

Mi riferivo ad un esposto per minacce contro ignoti (biglietti offensivi anonimi rinvenuti dall'O.P.)

Saluti

 

 

Vi sono due sentenze a favore del disabile che allego;

LA SENTENZA

 

 

TRIBUNALE TORINO

Sentenza N 001089

Fasc. N. 1826/00

Cron. N.1432/A

Rep. N. 832/A

 

REPUBBLICA ITALIANA, IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

Il Tribunale di Torino - Sezione II Stralcio - In persona del Giudice Onorario Aggregato dott. Roberto BARONE in funzione di giudice unico, ha pronunciato la seguente SENTENZA nel procedimento civile R.G. 1826/00, promosso da:

 

CONDOMINIO di STRADA DEL DROSSO N.

ATTORE

Contro

PARRINO Donato,

CONVENUTO

e contro

SCHIAVON Nadia, CONVENUTA CONTUMACE

 

Oggetto: rimozione veicolo da cortile condominiale.

 

CONCLUSIONI DELL’ATTORE

“Respinta ogni diversa e avversa istanza, eccezione e deduzione, Dichiarare che i convenuti Parrino Donato e Schiavon Nadia non hanno il diritto di far stazionare in camper o qualsiasi altro veicolo di loro proprietà nel cortile condominiale;

Conseguentemente condannarli a rimuovere detto camper e a non più parcheggiarlo.

Col favore delle spese ed onorari di giudizio.”

 

CONCLUSIONI DEL CONVENUTO

“Piaccia all’Ill.mo Tribunale di Torino adito, contrariis rejectis: in via istruttoria: previa eventuale ammissione di C.T.U. medica, allo scopo di accertare le reali condizioni del minore, William Parrino, ammettersi le prove per interrogatorio e testi sugli infratenorizzati capitoli di prova,

nel merito: rigettare la domanda ex adverso azionata, perché infondata in fatto e in diritto, per i motivi di cui alla premessa,

in via riconvenzionale: dichiarare nullo il Regolamento di condominio nella parte in cui si vieta il parcheggio delle autovetture nel cortile condominiale,in quanto non prevede deroghe per i oggetti disabili portatori di handicap, per i motivi di cui alla premessa

Con vittoria di spese, diritti ed onorari di giudizio.”

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato ai signori Parrino Donato e Schiavon Nadia in data 11 febbraio 2000, il Condomino di Strada del Drosso n. …(omissis)… (d’ora in avanti per brevità Condominio) li evocava in giudizio davanti a questo Tribunale.

Il Condominio esponeva di avere convenuto in giudizio davanti al Pretore di Torino il signor Parrino con citazione 24 novembre 1994 per ivi sentirlo condannare a rimuovere dal cortile condominiale il camper di sua proprietà che vi stazionava permanentemente, in quanto il regolamento prevedeva la sola sosta per carico e scarico merci.

Il Parrino, costituitosi, riconosceva il fatto, ma invocava una sorta di stato di necessità in quanto il camper era utilizzato per il trasporto in ospedale del figlio, affetto da una gravissima patologia ed invalido al 100% e deposito di medicinali salvavita.

Con sentenza 18 aprile – 2 maggio 1996 il Pretore accoglieva la domanda, dichiarando che il Parrino non aveva diritto a far stazionare il camper nel cortile e condannandolo a rimuoverlo; il Pretore compensava integralmente le spese di giudizio.

Il Condominio appellava la sentenza sul capo relativo alle spese ed il Tribunale di Torino, investito dell’ appello, sulla considerazione che comproprietaria dell’immobile in condominio e del camper era pure la moglie del Parrino, signora Schiavon Nadia, dichiara la nullità della sentenza per difetto di contradditorio e la rimetteva al Pretore.

Il Condominio attore, quindi, riassumeva la causa davanti al Pretore assumendo le conclusioni sopra trascritte.

Soppresso nel frattempo l’ufficio del Pretore la causa era assegnata al G.I. che, trattandosi di causa di vecchio rito, la rimetteva al Presidente del Tribunale; quest’ultimo a sua volta, la rimetteva al Presidente di questa Sezione Stralcio che la assumeva a questo Goa.

Si era intanto costituito, con compara di costituzione risposta depositata in Cancelleria il 6 aprile 2000 il convenuto Parrino respingeva tutte le istanze del Condominio attore e, con domanda riconvenzionale, chiedeva la modifica del regolamento di condominio nella parte in cui stabiliva il divieto di parcheggio senza prevedere alcuna deroga per i soggetti portatori di handicap.

Articolava poi corposa difesa mettendo in rilievo lo stato di necessità conseguente alla salute del disabile, la necessità della miglior tutela della salute, la pericolosità della Strada del Drosso per gli incidenti ivi occorsi, la legislazione in materia di eliminazione di barriere architettoniche, la considerazione del camper come struttura mobile necessaria alla cura del malato ed ausilio protesico, sulla prevenzione di furti ed atti vandalici sui veicoli dei disabili e sull’evoluzione della solidarietà sociale verso i disabili, deduceva in fine numerosi capitoli di prova.

Alla prima udienza davanti a questo GOA, il 25 luglio 2000, veniva dichiarata la contumacia della moglie del Parrino, signora Schiavon Nadia.

Il GOA ammetteva capo di prova dedotto dall’attore.

Alla successiva udienza del 19 ottobre 2000 compariva la parte contumace che si dichiarava disponibile a rendere l’interrogatorio sul capo di prova dedotto dall’attore.

Il GOA, stante la delicatezza della causa e per consentire alle parti una compiuta riflessione sui fatti, disponeva tentativo di conciliazione ex art. 185, II comma c.p.c. .

Ad udienza 23 gennaio 2001 le parti comparivano personalmente, ma confermavano le rispettive posizioni azionate in giudizio; il GOA ammetteva le prove richieste dal convenuto.

Ad udienza 8 maggio 2001, veniva escluso un teste e rinunziatosi concordemente dalle parti all’ esclusione di altri, il GOA fissava udienza di precisazione delle conclusioni al 24 luglio 2001.

Precisate a tale udienza le conclusioni sopra trascritte il GOA tratteneva la causa a decisione assegnando alle parti termini all’8 novembre 2001 ed al 28 novembre 2001 per il deposito delle comparse conclusionali e memorie di replica.

Venivano depositate le comparse conclusionali e la causa può essere decisa.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

 

Il presente giudizio, ricco di spunti umani così come pacifico nei fatti materiali rappresentati, propone, con significativa e paradigmatica chiarezza, il rapporto tra diritto e valori.

Il giudicante deve in primo luogo sottolineare che non ritiene di dare conto, ai fini del decidere, al cospicuo materiale prodotto dal convenuto ed espressione di grande solidarietà umana e sensibile apprezzamento al caso umano diventato processo.

Deve cioè sforzarsi, come suo dovere, di tenere ben saldo il ragionamento sul piano del diritto e non su quello dell’emotività e/o della suggestione.

Tuttavia il caso in giudizio pone un grossi problema e l’interrogativo del giudicante, retorico forse nella formulazione, ma di concreta attualità è il seguente: un valore deve e può tradursi in regola giuridica e, se sì, attraverso quali meccanismi?

E’, questa, una prospettiva del tutto diversa da quella riguardata dal Pretore di Torino nella sentenza poi annullata dal Tribunale per difetto di contradditorio.

Le conclusioni cui perviene questo GOA che, come si vedrà, sono del tutto autentiche a quelle del primo Giudice, sono appunto fondate e motivate da premesse diverse che si ritengono comunque di maggior peso rispetto a quelle.

E valga il vero.

La gravissima malattia del figlio dei convenuto, la sua necessità di cure, il bisogno di avere un camper attrezzato che funziona da vera e propria ambulanza e che, tra l’altro, costituisce per il malato “ambiente familiare”, la considerazione ovvia che un camper proprio vicinissimo a casa è più utile che non ad una certa distanza, sono elementi fattuali e pacifici.

La loro incontestabilità esime il GOA dal loro esame, se non per confutare la tesi del Condominio attore circa la non necessità all’inabile del parcheggio del veicolo nel cortile condominiale. Infatti tali elementi, in una considerazione asettica e di mero rapporto di causalità, non sono essenziali o indispensabili per la cura del malato: se rubano il camper si può chiamare un’ambulanza, se il camper è parcheggiato lontano lo si va a prendere e, anche se arriva qualche minuto dopo il malato non muore, in buona sostanza, qualche disagio (o molti disagi) fanno parte della vita quotidiana di tutti, sani o malati.

Quindi un divieto pattuito o accettato come quello del regolamento di condominio che regola l’uso del cortile condominiale (capitolo III lettera g) vale per tutti, non sussistendo uno stato di necessità per il malato.

Questa notazione corrisponde a ciò che è stato per molti anni, nel passato, il comune sentire di molti: la simpatia verso l’inabile appariva essere espressione di conformismo di facciata, pronto a cedere all’egoismo individuale ogni volta che si trattava di dare all’inabile qualcosa o in termini di diritti o di considerazione sociale o di “normalità di relazioni”.

 

Fortunatamente per la nostra società, la Costituzione ha fatto un notevole passo avanti in materia: gli artt. 2, 3 e 32 costituiscono un quadro di riferimento pacifico e certo dei diritti e dei doveri di tutti in punto solidarietà sociale, definita “dovere inderogabile”.

Ciò significa che l’inabile non solo ha gli stessi diritti degli altri cittadini, ma deve essere posto in grado di avere una vita di relazione il più possibile pari agli altri, con sacrificio di costoro (per “dovere inderogabile”)

Pertanto il diritto, inteso come regola cogente di relazione sociale, si sforza di colmare, per quanto possibile, ciò che l’inabile ha in meno per fatto di natura, di caso, di accidente.

E così la “solidarietà” diventa da “valore”, di sola valenza etica, “principio di diritto”, a cogenza giuridica.

 

Non solo: il giudicante ritiene che la sua interpretazione sia conforme a quella della Corte Costituzionale.

Nella recente sentenza N. 167 del 10 maggio 1999 la Corte, dal microsistema di norme relative ai disabili (leggi 9 gennaio 1989, N. 13 e 5 febbraio 1992, N.104) rileva come la legislazione “non si è limitata ad innalzare il livello di tutela in favore di tali soggetti, ma ha assegnato, come la dottrina non ha mancato di sottolineare, un radicale mutamento di prospettiva rispetto al modo stesso di affrontare i problemi delle persone affette da invalidità, considerati ora quali problemi non solo individuali, ma tali da dover essere assunti dall’intera collettività”.

Se così è, il “dovere inderogabile di solidarietà sociale” può essere considerato in un duplice aspetto: il primo, come norma imperativa, il secondo come espressione di “buon costume”; qualsiasi norma che attenta a tale principio può essere sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale.

 

Il regolamento di condominio, per altro, non è una norma positiva, ma espressione della libertà delle parti e, quindi, autonormazione.

Non esiste un meccanismo per un giudizio di sua costituzionalità, ma gli stessi principi generali e le norme del codice civile consentono di valutarne la giuridicità o la antigiuridicità. In quest’approccio interpretativo le due norme di riferimento sono l’art. 1322, II comma C.C., che regola la privata autonomia (e libertà di automazione) valorizzando interessi meritevoli di tutela e l’art. 1418 C.C. che fulmina di nullità la causa illecita, a sua volta così definita dall’art. 1343 C.C., quando contraria a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume.

Ritiene il giudicante che la norma del regolamento di condominio in discorso non sia soltanto non meritevole di tutela, ma nulla in quanto la sua causa è illecita per contrarietà al buon costume ed anche, ove ritenuta immediatamente precettiva la norma costituzionale di cuiall’art. 2 Cost., per contrarietà a norma imperativa.

Ovviamente la nullità è parziale e cioè colpisce non il divieto di parcheggio nel cortile condominiale, ma solo quello a carico del veicolo dell’inabile.

Ritiene in conclusione il GOA che l’assolutezza del divieto in oggetto (così come in genere di ogni divieto) sia nulla per la parte che limita o menoma o rende più difficile la vita di relazione dell’inabile.

Infatti il microsistema della legislazione in materia di eliminazione di barriere architettoniche e di assistenza ed integrazione degli inabili, induce a valorizzare un canone interpretativo che appare congruo e ragionevole e cioè la considerazione che l’inabile deve comunque essere aiutato a colmare l’handicap.

Il canone non è di favore, né di privilegio per l’inabile in quanto come si è sopra visto, l’ordinamento mira, con il dovere di solidarietà, a dare all’inabile ciò che ha in meno rispetto agli altri cittadini, non qualcosa in più degli altri.

Così come nessuno può dolersi che sulle pubbliche vie appositi spazi siano riservati alla sosta dei veicoli di inabili, allo stesso modo, quando, come nel caso del presente giudizio, sia utile per assicurare all’inabile migliore cura e sollecito trasporto, i condomini non possono dolersi che nei confronti dell’inabile non valga il divieto condominiale.

Il giudicante non ignora che un tale principio, in materia di regolamento di condominio, possa avere qualche difficoltà applicativa, ma tale inconveniente è del tutto marginale rispetto all’interesse dell’inabile.

Dall’altra parte l’accertamento della situazione di inabilità è piuttosto facile e, per contro, difficilmente si tende a “simulare” una inabilità.

In conclusione la domanda dell’attore va respinta in quanto la sosta nel cortile condominiale del camper adibito al servizio del figlio dei convenuti, inabile, non può essere vietata dal regolamento di condominio.

La norma del regolamento di condominio che pone il divieto va dichiarata nulla per l’assolutezza del divieto medesimo, che vale per tutti, ad eccezione che per i portatori di handicap che necessitino o per i quali sia utile, disporre di un veicolo della massima sicurezza e vicinanza possibile all’abitazione.

 

Le spese di lite seguono la soccombenza del Condominio attore e vengono in € 113,62 per anticipazioni ed € 2.065,83 per diritti ed onorari, oltre IVA e CPA.

 

P.Q.M.

IL TRIBUNALE DI TORINO

 

Sezione II Stralcio In persona del Giudice Onorario Aggregato dottor Roberto BARONE in funzione di giudice unico, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza respinta, con sentenza provvisoriamente esecutiva ex lege, nel procedimento civili R,G, 1826/20, promosso da:

CONDOMINIO di STRADA DEL DROSSO N. …(omissis)… in TORINO,

in persona del suo amministratore Studio …(omissis)…

rappresentata dal socio accomandatario e legale rappresentante rag. …(omissis)…, attore,

contro PARRINO Donato, convenuto

e contro SCHIAVON Nadia, convenuta contumace,

con oggetto: rimozione veicolo da cortile condominiale;

 

RESPINGE

La domanda dell’attore.

 

ACCOGLIE

La domanda riconvenzionale del convenuto e, per l’effetto,

 

DICHIARA

 

La nullità – nella sua assolutezza ed inderogabilità – della norma del regolamento di condominio dell’edificio che vieta la sosta nel cortile condominiale e cioè per quanto il divieto colpisca anche il veicolo dei convenuti funzionale al servizio ed al trasporto di portatore di handicap.

 

 

CONDANNA

 

Il Condominio attore a rifondere al convenuto le spese di lite che liquida in € 113,62 per anticipazione ed € 2.065,83 per diritti ed onorari, oltre IVA e CPA.

 

Così deciso in Torino il 18 gennaio 2002.

IL GIUDICE ONORARIO AGGREGATO

Dott. Roberto BARONE

 

 

 

 

 

 

 

MAGISTRATURA: TRIBUNALE

LUOGO: Bologna

DATA: 7 aprile 2006

TIPO: Ordinanza

NR. PROVVEDIMENTO:

 

 

Il condomino: disabile può avere diritto all'assegnazione di un posto auto riservato nel cortile condominiale.

 

CONDOMINIO POSTO AUTO RISERVATO AI DISABILI LEGGE 13 DEL 1989 COSTITUZIONE DI SERVITÙ DI PARCHEGGIO ART. 1120 C.C. ART. 1102 C.C. DIRITTI PERSONALISSIMI

 

> Il fatto

 

In un condominio una persona disabile chiede di destinare uno dei posti auto, presenti nel cortile, a sosta riservata alle autovetture al servizio di persone con ridotta mobilità. L'assemblea respingeva la richiesta non raggiungendo il quorum previsto per legge. Ricorreva in Tribunale ex art.700 cpc. Il condominio resiste con memoria difensiva, sottolineando la non applicabilità della legge 13/89 per il caso di specie, la violazione dell'art. 1120 c.2 C.C. per la creazione di una servitù di parcheggio. Il Giudice accoglie la tesi del condomino disabile, valutandola in un'ottica costituzionalmente orientata alla luce degli artt. 32, 2, 3 e 42 comma II della Cost., nei quali è ricollegabile al diritto inviolabile ad una normale vita di relazione, tutelato dall'art. 2 della Cost., ed al diritto alla salute -inteso anche come interesse del singolo e della collettività alla eliminazione delle discriminazioni dipendenti dalle situazioni invalidanti - tutelato dall'art. 32 Cost. Il diritto di proprietà, ai sensi dell'art. 42 comma II Cost., può d'altro canto subire limitazioni al fine di assicurarne la funzione sociale e ciò giustifica la sua sottomissione ai doveri di solidarietà enunciati dall'art. 2 Cost., anche in relazione all'esistenza di un principio inteso a consentire l'adeguato svolgimento della personalità rimuovendo gli ostacoli che si frappongono al superamento di situazioni di disuguaglianza (ex art. 3 comma II Cost.). Ciò considerato, anche l' art. 1102 c.c. deve essere interpretato alla luce dei suddetti principi costituzionali contemperando i diritti di tutti i condomini all'utilizzo delle parti comuni con quelli di chi, trovandosi in condizioni di ridotta capacità o di incapacità motoria, ha bisogno di strutture o servizi che gli consentano di raggiungere o entrare agevolmente nell'edificio e di fruire dei relativi spazi in condizioni di adeguata autonomia.

 

> La massima

 

Rifacendosi a giurisprudenza della Suprema Corte, le limitazioni all'uso della cosa comune di cui all'art. 1102 c.c., sono consentite laddove sono tollerabili. Si ritiene tollerabile anche una modesta compressione del diritto all'uso della cosa comune quando essa sia giustificata dall'interesse altrui ad un più proficuo uso della cosa comune e non rechi in concreto alcun serio pregiudizio o grave sacrificio (cfr. Cass. 8 maggio 2000 n. 1572). tale tutela compete esclusivamente al condomino richiedente quale titolare della incontestata situazione giuridica di invalido e solo fino a quando permane tale dedotta condizione di invalidità, escludendo in tal modo sia i presupposti fattuali per l'acquisto da parte dello stesso della proprietà del posto auto a titolo di usucapione, sia quelli di una servitù perpetua di parcheggio. Pertanto la richiesta cautelare può essere accolta solo nei suddetti limiti poiché essa è strumentale alla tutela del diritto alla salute quale diritto personalissimo.

 

> Testo per esteso

 

Il Giudice del procedimento cautelare RG.3155/2006 ex art. 700 c.p.c. promosso da C. A. contro Condominio di Via ... di Bologna con ricorso depositato il 28/02/2006;

disposto il contraddittorio delle parti e acquisite le rispettive difese scritte;

visto il verbale d'udienza del 21/03/2006 e dato atto dell'avvenuto deposito in data 28/03/06 da parte ricorrente del materiale giurisprudenziale indicato, ed a scioglimento della riserva assunta

 

PREMESSO CHE

1.Il Sig. A. C. proponeva ricorso ex art. 700 c.p.c. nei confronti del Condominio di Via ..., chiedendo che venisse ordinato al condominio convenuto di destinare uno dei posti auto, presenti nel cortile condominiale, alle autovetture al servizio di persone con ridotte capacità motorie, come per legge, ed adottato ogni provvedimento opportuno e necessario all'eliminazione del pregiudizio lamentato. In particolare assumeva il ricorrente che: a: era proprietario di un appartamento facente parte del Condominio di Via ... a Bologna cui era annesso un cortile comune adibito a parcheggio delle auto dei condomini; b:.sullo stesso cortile esistevano 5 posti auto a disposizione di tutti i condomini e diversi garage privati; c: soffriva da tempo di una forma di cardiopatia dilatativa post-infartuale (oltre che di diabete mellito e di pancreatine cronica; cfr. docc. Nn. 2,3,8) per la quale in data 20/02/04 gli veniva riconosciuto dalla competente Commissione Sanitaria dell' ASL di Bologna il 100% di invalidità con totale e permanente inabilità lavorativa (Cfr. doc. nA); d:. a causa di tale patologia, e in attesa di un risolutivo trapianto di cuore, si trovava impossibilitato a deambulare e a sopportare situazioni affaticanti, oltre ad essere sotto continuo monitoraggio medico che gli imponeva di recarsi con cadenza frequente ed abituale presso le idonee strutture ospedaliere; f: a tal fine, abbisognava di essere necessariamente accompagnato dalla moglie (Malagugini Giuliana) con la propria autovettura, già qualificata come autoveicolo al servizio di disabile, oltre che alle visite mediche anche per compiere i piccoli spostamenti della vita quotidiana, non potendo fare uso dei mezzi pubblici; g: in data 28/10/04 con lettera NR... chiedeva al Condominio di Via ... e sulla base delle risultanze della perizia dell'architetto Roberto Rizzo (cfr. doc. n6) che un posto auto nel cortile condominiale venisse riservato a persone con difficoltà di deambulazione e con ridotte capacità motorie secondo quanto disposto dalla Legge n. 13 del 1989 relativamente all'eliminazione delle "Barriere architettoniche"; h: in data 09/12/05 l'assemblea condominiale rigettava tale richiesta non essendo stati raggiunti i "quorum" deliberativi necessari per la determinazione; i: in data 05/02/06 a seguito di un peggioramento delle proprie condizioni fisiche, veniva ricoverato in ospedale per "infarto miocardio acuto complicato da insufficienza ventricolare sinistra";

2. Con memoria di costituzione depositata in data 21 marzo 2006, si costituiva in giudizio il Condominio di Via ..., chiedendo la reiezione di tutte le domande ex adverso formulate da parte ricorrente, in quanto infondate in fatto e in diritto. In particolare, il condominio convenuto sosteneva che l'art. 1 della Legge n. 13 del 1989 (oggi trasfusa negli artt. 77-81 del DPR 380/2001) riguardando edifici privati residenziali e non di nuova costruzione, non si applicava al condominio convenuto costruito ben prima del 1989 (cfr. doc. n.1); invece, nel caso de quo, doveva applicarsi l'art. 2 della suddetta legge relativa agli immobili preesistenti il quale al comma II riconosce al portatore di handicap, in caso di rifiuto del condominio, la possibilità di installare a proprie spese le opere ivi tassativamente elencate (servoscala, strutture mobili etc..); pertanto, tra tali possibili interventi eseguibili non vi poteva essere inclusa la delimitazione di una porzione del cortile condominiale da adibirsi al sevizio esclusivo delle persone disabili, come, invece, richiesto dal ricorrente; simile richiesta, infatti, non solo violava la norma di cui all'art. 1120 comma II c.c. ma avrebbe altresì comportato, di fatto, la costituzione di una servitù di parcheggio a favore del richiedente. All'udienza del 21/03/2006, le parti insistevano nelle rispettive istanze..

Il giudice, quindi, si riservava di deliberare e dava termine al ricorrente di giorni sette per l'indicazione della giurisprudenza cui aveva fatto in udienza riferimento.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

 

Ritiene questo giudicante che il ricorso possa essere accolto nei limiti e per le motivazioni che seguono. Quanto al "fumus boni iuris" Il caso in esame non rientra nell'ambito applicativo della Legge n. 13 del 1989 (oggi art. 78 del D.P.R. 380/2001) sull'eliminazione delle barriere architettoniche. Non si applica, infatti, né l'art. 1 relativo agli edifici privati di nuova costruzione (cioè successivi al 1989, entrata in vigore della legge) atteso che l'edificio condominiale in oggetto risulta, dagli atti, costruito antecedentemente (cfr. doc. 1 fase. resistente), né l' art. 2, anche se tale disposizione riguarda gli interventi diretti all'eliminazione delle barriere architettoniche negli immobili preesistenti alla entrata in vigore della suddetta legge. Essa, in particolare, consente al portatore di handicap, in caso di rifiuto dell'assemblea condominiale di apportare le innovazioni di cui al primo comma, di eseguire a proprie spese esclusivamente le opere ivi tassativamente indicate tra le quali non compare la delimitazione di una porzione del cortile da adibirsi a parcheggio esclusivo delle persone disabili (come richiesto dal ricorrente). Si tratta, come chiarito dalla circolare esplicativa della legge e dalla giurisprudenza di legittimità, di innovazioni eseguibili oltre i limiti di cui all'art. 1120 comma II c.c. che però possono riguardare solamente gli interventi specificati nel comma stesso (quali servoscala, piattaforma mobile, sistemi di apertura automatica di cancelli etc..;cfr. Cass. 2004 n. 14384 e Circo min. del 22/06/89 n.1669/UL); tutte gli altri interventi, pur se necessari a coloro che è a causa di obiettive menomazioni o di patologie irreversibili (es. disturbi cardio vascolari, come nel caso di specie) non sono in grado di raggiungere la propria abitazione se non con l'aiuto di terze persone, a rischio di salute, non possono essere effettuati se recano pregiudizio all'uso o al godimento degli altri condomini ai sensi dell'art. 1120 comma II c.c. Ciò premesso, la richiesta del ricorrente non può considerarsi quale innovazione almeno nel senso indicato dall'art. 1120 c.c. atteso che essa non richiede la realizzazione di opere in senso tecnico o l'istallazione di strutture aggiunte (e quindi un facere del condominio) ma semplicemente di riservare uno dei posti auto (già esistenti) all'uso del condomino C. a causa della sua invalidità. Il caso in esame appare riassumibile sotto l'art. 1102 c.c. che disciplina l'uso della cosa comune da parte di tutti i condomini.

 

La fattispecie concreta deve essere considerata in un'ottica costituzionalmente orientata alla luce degli artt. 32, 2, 3 e 42 comma II della Cost., nei quali trova la sua protezione. In particolare, l'interesse del ricorrente invalido ad ottenere, nell'ambito del cortile condominiale, un posto auto da riservarsi alle persone disabili è ricollegabile al diritto inviolabile ad una normale vita di relazione, tutelato dall'art. 2 della cost., ed al diritto alla salute -inteso anche come interesse del singolo e della collettività alla eliminazione delle discriminazioni dipendenti dalle situazioni invalidanti- tutelato dall'art. 32 Cost. Il diritto di proprietà, ai sensi dell'art. 42 comma II cost., può d'altro canto subire limitazioni al fine di assicurarne la funzione sociale e ciò giustifica la sua sottomissione ai doveri di solidarietà enunciati dall'art. 2 cost., anche in relazione all'esistenza di un principio inteso a consentire l'adeguato svolgimento della personalità rimuovendo gli ostacoli che si frappongono al superamento di situazioni di disuguaglianza (ex art. 3 comma II Cost.). La tutela di tali principi ha trovato consacrazione nella suddetta legge del 1989 n. 13 nonché in quella del 1992 n. 104 (legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) che hanno segnato un radicale mutamento di prospettiva rispetto al modo di affrontare i problemi delle persone affette da invalidità, considerati quali problemi non solo individuali, ma tali da dover essere assunti dall'intera collettività. Ciò considerato, anche l' art. 1102 c.c. deve essere interpretato alla luce dei suddetti principi costituzionali contemperando i diritti di tutti i condomini all'utilizzo delle parti comuni con quelli di chi, trovandosi in condizioni di ridotta capacità o di incapacità motoria, ha bisogno di strutture o servizi che gli consentano di raggiungere o entrare agevolmente nell'edificio e di fruire dei relativi spazi in condizioni di adeguata autonomia.

 

A riguardo, secondo la giurisprudenza della Suprema Corte, le limitazioni all'uso della cosa comune di cui all'art. 1102 c.c., sono consentite laddove sono tollerabili. In particolare, si ritiene tollerabile anche una modesta compressione del diritto all'uso della cosa comune quando essa sia giustificata dall'interesse altrui ad un più proficuo uso della cosa comune e non rechi in concreto alcun serio pregiudizio o grave sacrificio (cfr. Cass. 8 maggio 2000 n. 1572). Orbene nel caso di specie, sembra potersi affermare che la richiesta di cui si discute appare meritevole di protezione e non risulta lesiva di alcun interesse concreto del condominio resistente. Non sembra, altresì, che il condominio convenuto abbia, allo stato, addotto alcuna altra limitazione o pregiudizio ai suoi diritti, così come non sembrano sussistere inconvenienti di sorta a causa della destinazione di un posto auto all'uso del ricorrente. Tuttavia occorre precisare che tale tutela compete esclusivamente al condomino richiedente quale titolare della incontestata situazione giuridica di invalido e solo fino a quando permane tale dedotta condizione di invalidità, escludendo in tal modo sia i presupposti fattuali per l'acquisto da parte dello stesso della proprietà del posto auto a titolo di usucapione, sia quelli di una servitù perpetua di parcheggio. Pertanto la richiesta cautelare può essere accolta solo nei suddetti limiti poiché essa è strumentale alla tutela del diritto alla salute quale diritto personalissimo del C. b.

Quanto al "periculum in mora": Sussiste, inoltre, il requisito del periculum in mora. In particolare, il diritto vantato dal ricorrente, riguardando la qualità dell'esistenza e la salute dello stesso è esposto ad un pregiudizio imminente ed irreparabile incontrovertibilmente. Il peggioramento delle condizioni di salute del C., come risulta dalla documentazione medica prodotta (cfr. doc. n. 5,9) rende ancora più difficoltosa la capacità motoria dello stesso e più frequenti le visite presso le idonee strutture ospedaliere. Di conseguenza, l'autovettura sembra diventare ancor di più uno strumento indispensabile per la vita del C., il quale non potendo sopportare la fatica di tragitti a piedi senza essere a rischio di infarto, si trova continuamente a mettere a repentaglio la sua stessa sopravvivenza in vita. La presente procedura cautelare, incardinata con ricorso depositato in data 28 febbraio 2006, è disciplinata dagli art. 669 bis e ss. c.p.c. non ancora modificati dalla legge del 23 febbraio 2006 n. 51, entrata in vigore il 1 marzo 2006 la quale si applica ai procedimenti instaurati successivamente a tale data.

 

 

P.Q.M.

 

visti gli artt.669-sexies seg., 700 c.p.c., respinta ogni altra domanda ed istanza, in accoglimento del ricorso ex art. 700 c.p.c. proposto da C. A. nei limiti indicati in motivazione, ordina al Condominio di Via Alfonso Lombardi n. 13 di riservare al servizio di C. A. un posto auto del cortile condominiale fino a quando permangono le sue condizioni di invalidità; assegna il termine di giorni trenta per l'instaurazione del giudizio di merito ai sensi dell'art.669 octies c.p.c. ante riforma.

 

IL GlUDICE

Dott.ssa Elisabetta Candidi Tommasi"

 

 

gargiulo vincenzo

Caro Mazzol,

farei volentieri a meno dell'invalidità che mi ritrovo.

Per quanto riguarda i controlli stabiliti dal nostro governo sono ben d'accordo che ci siano, così i furbi vengono a galla.

Sarei anche del parere di radiare tutti i medici corrotti che stillano false dichiarazioni e quanti nelle commissioni hanno barato con le valutazioni mediche dovrebbero essere tutti licenziati e ripagare lo stato dei loro danni.

Per ciò che riguarda il contrassegno di parcheggio, purtroppo tante persone ne abusano, adoperandolo anche in assenza del vero invalido, ma qui nella mia città i controlli sui contrassegni ci sono e se ti beccano con un contrassegno non tuo, sono dolori.

 

 

 

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