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efisio

Mobbing-esposto Corte dei Conti

Buonasera.

Un dipendente pubblico lavora in un contesto che presume pieno di tensioni e violazioni di vario genere.

 

Poichè "lavora" è un termine che calza assai largo dato che non gli viene fatto fare pressochè nulla, invece di fare la solita causa per mobbing, si era pensato ad un esposto alla Corte dei Conti.

Ciò a fronte di una corrente che collega danno erariale e mobbing. E anche perchè l'interessato non ha alcun interesse a lucrarci sopra, ma principalmente il senso civico che ribolle pensando al momento attuale del nostro Paese.

 

Qualche opinione?

 

Meri, in particolare, tu che sembri un veterano...

 

Grazie.

Adesso ho compreso.

 

Al riguardo non c'è una giurisprudenza univoca, e quindi addentrarsi in un procedimento giudiziario non garantisce i presunti diritti. Puoi infatti leggere la sentenza in:

 

http://www.diritto.it/docs/35602-mobbing-e-dequalificazione-onere-della-prova-cass-civ-n-23949-2013

 

oppure l'articolo in:

 

http://job24.ilsole24ore.com/news/Approfondimenti/2012/11/27/37_C.php?uuid=4cc43ba4-385c-11e2-94cf-e6012c533702&DocRulesView=Libero

 

e vedi che occorre partire da prove concrete ed inconfutabili per avere ragione.

Il ricorso alla Corte dei Conti ritengo poi sia conseguenziale, ovvero debba essere supportato dalle stesse prove, altrimenti la P.A. accampa ragioni di organizzazione derivanti da funzionigrammi approvati. E a quel punto trovare il "colpevole" diventa una impresa..... (il diretto superiore?, il Dirigente?, l'Amministrazione Comunale?, ecc...).

Quanto sopra alla luce del fatto che per i dipendenti pubblici, denunciare sostanzialmente l'Amministrazione, può comportare gravi conseguenze se alla fine non si ha ragione, e quindi è bene andarci con "i piedi di piombo", ovvero con la massima certezza di avere ragione.

 

Ciao

Adesso ho compreso.

 

Al riguardo non c'è una giurisprudenza univoca, e quindi addentrarsi in un procedimento giudiziario non garantisce i presunti diritti. Puoi infatti leggere la sentenza in:

 

http://www.diritto.it/docs/35602-mobbing-e-dequalificazione-onere-della-prova-cass-civ-n-23949-2013

 

oppure l'articolo in:

 

http://job24.ilsole24ore.com/news/Approfondimenti/2012/11/27/37_C.php?uuid=4cc43ba4-385c-11e2-94cf-e6012c533702&DocRulesView=Libero

 

e vedi che occorre partire da prove concrete ed inconfutabili per avere ragione.

Il ricorso alla Corte dei Conti ritengo poi sia conseguenziale, ovvero debba essere supportato dalle stesse prove, altrimenti la P.A. accampa ragioni di organizzazione derivanti da funzionigrammi approvati. E a quel punto trovare il "colpevole" diventa una impresa..... (il diretto superiore?, il Dirigente?, l'Amministrazione Comunale?, ecc...).

Quanto sopra alla luce del fatto che per i dipendenti pubblici, denunciare sostanzialmente l'Amministrazione, può comportare gravi conseguenze se alla fine non si ha ragione, e quindi è bene andarci con "i piedi di piombo", ovvero con la massima certezza di avere ragione.

 

Ciao

Quindi, secondo te, anche se fosse un esposto e non una denuncia, cambierebbe poco. La certezza è solo che se un dipendente ha una qualifica doppia (due mansioni), prende solo un'indennità annua. Se gliela dividono e la mezza la danno a un altro, le indennità pagate dall'amm.ne, diventano due.

 

Con l'esposto, chiedi solo alla CdC di valutare. O almeno, pensavo fosse così.

Se i casi descritti sono diversi, è possibile un esposto che evidenzi una "consuetudine" nell'agire nei confronti dei dipendenti, ma se invece il caso è unico, è logico che si tratta di una vera e propria denuncia che espone il dipendente a provvedimenti nel caso risultasse non giustificata e quindi portatrice di discredito (nel caso si tratta di vera e propria diffamazione) nei confronti dell'A.P..

Nella sentenza della Corte di Cassazione di Firenze del 25 febbraio 1986 n. 1173 si è data una definizione di cosa si debba intendere per "discredito del datore di lavoro e della sua attività", e riporta:

 

a) In comportamenti addebitati che si traducono in obiettiva lesione della reputazione dell'’impresa e dei suoi dirigenti;

b) In accuse infamanti espresse per la realizzazione di interessi giuridicamente rilevanti;

c) In fatti denunziati che siano in parte o in tutto veri e come tali apprezzati dai diffusori, ovvero necessari all'interesse chi chi li rende noti ;

 

Quindi, se non si è sicuri di aver ragione nel denunciare l'A.P., si può rischiare di essere esposti ai provvedimenti da parte di quest'ultima, ovvero nell'applicazione di sanzioni ai sensi del D.P.R. 16.04.2013 n° 62 - Codice di Comportamento dei Dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni - , stante che la stessa A.P. potrebbe ravvisare un comportamento non consono ai dettami dell'art. 2 del citato Codice.

Quindi in questi casi è consigliabile non partire a testa bassa direttamente con organi giudiziari di un certo livello... ma procedere "per gradi", ovvero partire con un ricorso gerarchico al Segretario Generale, per poi passare ad interessare le R.S.U. della questione, così da valutare di volta in volta, in base alle risposte, la strada migliore da prendere, meglio se seguiti da un buon avvocato del lavoro.

Chi ti scrive conosce purtroppo tale situazione perché pur essendo responsabile di diversi Uffici e con alte responsabilità, non si è visto riconoscere ciò che era invece corrisposto a chi ricopriva in precedenza tale ruolo, nonostante possieda titoli di studio superiori e mi interessi contemporaneamente di più discipline. Addirittura mi hanno anche ridotto notevolmente il personale, e così devo anche "tappare i buchi". Spero solo di arrivare presto alla pensione, ma purtroppo, vista l'attuale normativa in materia, mi manca ancora troppo e dovrò aspettare di avere 67 anni....

 

Ciao

Grazie per la trattazione e per l'interessantissimo esempio.

Dal tenore delle citazioni infatti non traspare molta distinzione tra esposto e denuncia. Certo che in tempi di spending review, magari ti aspetteresti che il presunto spreco di denaro pubblico (due indennità invece di una per un'unica qualifica), venisse trattato meglio.

 

Auguri per il tuo lavoro.

Ho avuto a che fare con la Corte dei Conti della Lombardia con due fatti lapalissiani, ma è sta " inerte".

1°) Un'azienda cita in giudizio il Comune per il pagamento di un debito, 25.000.000 in Lire, privo della Delibera, quindi debito fuori bilancio. Il Comune si oppone in quanto non essendo stato autorizzato l'acquisto non può risponderne.

il Comune vince la causa e la sentenza non viene appellata.

Dopo un anno li Comune decide di pagare, in quanto il fornitore ha citato in giudizio il Responsabile del Servizio.

Mi reco in GdF e presento una denuncia, supportata dalla documentazione del Tribunale.

Risultato, dopo mesi di richiesta, di avere copia della documentazione dell'archiviazione, leggo se non ricordo male sentito il segretario comunale ha ritenuto giusto pagare per tutelare il dipendente. Da allora quel Responsabile da sempre parere favorevole.

2°). Il Comune dicide di costruire una RSA, costo 1.100.000.000, con il contributo regionale di oltre 600.000.000 di Lire.

Dopo 4/5 anni vende ad " un opera pia" per 660.000.000, quindi, cosideratoin costo di costruzione e la vendita mi rivolgo alla Corte dei conti regionale.

Tutti e due le denunce, prima di essere presentate, erano state sottoposte a due legali per le eventuali correzioni o impostazioni.

Sono passati 15 anni ma tutto regolare, nonostante che un revisore del conti, in privato mi dava ragione.

Quindi se un privato espone o denuncia rimane nel cassetto e per il dipentente pubblico, come minimo tolgono gl'incentivi o la qualifica di Responsabile del Servizio.

Al segretario comunale si gioca sull'indennita di direttore generale.

Concordo con ME RI della difficoltà per il dipendente di esporsi.

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