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specchio

La deroga all'art .1123 del Codice Civile sulle spese valgono anche per il futuro?

Ragazzi, buona sera. C'è qualche amico che riesce a rintracciarmi la sentenza della Cassazione ( so che esiste ) che stabilisce che una deroga ai criteri di legge e al Regolamento Condominiale deve essere presa sì all'unanimità da tutti i partecipanti del condominio,ma questa deroga non vincola i futuri acquirenti delle rimanenti unità immobiliari? Nella fattispecie, alla prima riunione del nostro condominio ( 1994) i sei condomini di allora decisero di ripartire alla buona e provvisoriamente le spese della luce condominiali in "parti uguali". Dopo qualche anno a questi sei condomini se ne aggiunsero altri 3 (definitivi) che a mio avviso hanno tutto il diritto di ridiscutere quella ripartizione e di applicare i criteri di legge (art.1123) in quanto la deroga del 1994 non può essere per loro vincolante per sempre. Non solo: cosa prevale - nel dubbio - tra la norma del Codice Civile e del Regolamento sui 5 giorni di preavviso della convocazione dell'assemblea con raccomandata o con ricevuta a mano e la decisione, scaturita sempre in quella prima assemblea che - per evitare spese - prevedeva che ".. il semplice avviso in bacheca costituisse mezzo di avvenuta comunicazione"?

I 6 condòmini che presero quella decisione rappresentavano i 1000/1000? Te lo chiedo perchè dici che poi se ne sono aggiunti altri 3.

Riguardo al secondo quesito, ora la legge è molto chiara: sono ammessi, quale prova dell'avvenuta comunicazione, raccomandata, consegna a mano, fax o PEC.

Grazie, Screpo. Ovviamente quei 6 condomini "originari" non rappresentavano i 1000/1000, cifra che poi dopo qualche anno è stata raggiunta grazie agli altri nuovi 3 condomini. Per quanto riguarda l'avviso di convocazione, so che la nuova riforma prevede modalità più certe come - giustamente -ricordi tu. Questa norma era già prevista nel Nostro Regolamento,ove è scritto esplicitamente che " l'avviso deve essere recapitato o con raccomandata o a mano con ricevuta di avvenuta comunicazione". Avendo io impugnato l'assemblea ordinaria per tardiva comunicazione, l'amministratore, non avendo rispettato nè Codice nè Regolamento, si giustifica adesso asserendo che l'avviso era stato affisso in bacheca con data nei tempi giusti. Lui adesso può dire tutto e il contrario di tutto, perchè su un avviso ognuno può mettere la data che vuole: quello che conta è il riscontro VERO del giorno VERO in cui ogni condomino ha avuto l'effettiva e certa comunicazione.

Grazie, Screpo. Ovviamente quei 6 condomini "originari" non rappresentavano i 1000/1000, cifra che poi dopo qualche anno è stata raggiunta grazie agli altri nuovi 3 condomini.

Scusa, ma non ho capito. Prima i condomini erano 6 e poi sono diventati 9: è stato così per ampliamento, frazionamento, ecc. o perché? Se prima c'erano solo 6 condomini, questi avevano i 1000/1000: altrimenti gli altri 3 da dove sono saltati fuori? Se questi 3 erano del costruttore, costui era all'inizio un condomino, per cui avrebbe dovuto votare la delibera, altrimenti la stessa sarebbe nulla.

Dunque, i condomini partecipanti alla prima assemblea dell'ottobre 1994 erano, come detto, solo 6 per un totale di 674 millesimi, in quanto gli altri tre appartamenti non erano stati ancora acquistati e quindi erano di proprietà del costruttore che non prese parte all'assemblea. Ergo,siccome non c'era la totalità dei condomini, ogni delibera che deroghi dalle norme INDEROGABILI delle modalità e forme di convocazione ( raccomandata o consegna a mano con ricevuta ) è nulla e quindi impugnabile in qualsiasi momento, dal momento che vincolerebbe in futuro i condomini aggiuntivi. Grazie a tutti ed attendo ulteriori sviluppi e commenti.

Se tre appartamenti erano del costruttore, lui era condomino e senza il suo voto non si poteva derogare dall'art 1123 cc, per cui quella clausola è assolutamente nulla e qualsiasi condomino in qualsiasi tempo può richiedere al Giudice la nullità se l'assemblea non la riconosce come nulla;

 

Corte di Cassazione, n. 17101/2006

E' affetta da nullità la delibera dell'assemblea condominiale con la quale, senza il consenso di tutti i condòmini, si modifichino i criteri legali (art. 1123 cod. civ.) o di regolamento contrattuale di riparto delle spese necessarie per la prestazione di servizi nell'interesse comune.

Ciò, perché eventuali deroghe venendo a incidere sui diritti individuali del singolo condomino attraverso un mutamento del valore della parte di edificio di sua esclusiva proprietà, possono conseguire soltanto da una convenzione cui egli aderisca.

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