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Impianto videosorveglianza - se la deliberazione dell'installazione di un impianto di videosorveglianza (ad oggi non esiste)

salve.

Chiedo se la deliberazione dell'installazione di un impianto di videosorveglianza (ad oggi non esiste) sia da intendersi come un'innovazione e se si, se occorre convocarli 30 gg prima.

grazie

Italiano dice:

salve.

Chiedo se la deliberazione dell'installazione di un impianto di videosorveglianza (ad oggi non esiste) sia da intendersi come un'innovazione e se si, se occorre convocarli 30 gg prima.

grazie

Non è necessario convocare 30 gg prima, si tratta di una delibera che va inserita all'OdG di una qualsiasi assemblea e la convocazione deve giungere almeno 5 gg prima della data della 1° convocazione.

  • Grazie 1
Italiano dice:

ok ma si intende innovazione o no?

 non è innovazione e la decisione deve essere presa dalla maggioranza degli intervenuti all'assemblea con almeno 500 millesimi. 

Italiano dice:

ok ma si intende innovazione o no?

E' innovazione che però necessita della maggioranza agevolata di 500 millesimi

 

Articolo 1122-ter c.c.

Le deliberazioni concernenti l’installazione sulle parti comuni dell’edificio di impianti volti a consentire la videosorveglianza su di esse sono approvate dall’assemblea con la maggioranza di cui al secondo comma dell’articolo 1136

Italiano dice:

esiste qualche agevolazione per l'acquisto?

Si, detrazione al 50% per "ristrutturazioni", iva 10% come bene significativo

  • Grazie 1
JOSEFAT dice:

in realtà l'art. 1122  c.c. non parla di innovazioni.

Infatti forse innovazione lo era prima della nuova normativa della legge 220/12.
Cito un mio vecchio intervento del 2008;

 

Il Garante Privacy sollecita Parlamento e Governo Necessarie regole per le telecamere nel condominio (Gar. Protezione dai personali Segnalazione 13.05.2008 – sito web 17.06.2008) Servono norme precise sulla videosorveglianza condominiale. Le sollecita il Garante per la protezione dei dati personali nella segnalazione al Parlamento ed al Governo del 13 maggio scorso, pubblicata sul proprio sito web il 17 giugno 2008. L’Autorità è stata spinta a farlo dai numerosi quesiti pervenutigli di recente, soprattutto in merito al caso in cui l'intero condominio (e non solo i singoli condomini) intenda effettuare l’installazione di sistemi di videosorveglianza in aree comuni, come portoni d'ingresso, androni, cortili, scale, aree di accesso a parcheggi o dedicate a servizi comuni (anche presso amministrazioni di residence o di multiproprietà). Nella segnalazione il Garante mette l’accento sul fatto che il problema, che non ricade nei casi previsti dal codice civile del 1942, ha un duplice risvolto; se, infatti, da un lato le telecamere soddisfano l’esigenza di preservare la sicurezza di persone e la tutela di beni comuni contro aggressioni, atti vandalici o furti, dall’altro, invece, esse potrebbero far conoscere facilmente a terzi particolari della vita privata dei condomini, come ad esempio, le abitudini quotidiane, lo stile di vita, le frequentazioni, eccetera. Insomma, la videosorveglianza sarebbe una sorta di “grande fratello” puntato sulle aree comuni del condominio e, di fatto, potrebbe limitare la libertà individuale. Attualmente, spiega ancora il Garante, non è chiaro se a decidere dell’installazione delle telecamere debbano essere i soli proprietari di alloggi, oppure possano votare le delibere in tal senso anche gli affittuari, e con quale maggioranza debba essere votata la decisione. Inoltre, l’Autorità ricorda a Governo e Parlamento che non può essere dimenticato l’articolo 615 bis del codice penale, il quale sanziona chiunque si procura indebitamente immagini relative alla vita privata che si svolge nel domicilio in generale (quindi, per talune decisioni giurisprudenziali comprese le aree comuni). Il Garante chiede, per questi motivi, a Governo e Parlamento di emanare regole chiare, specialmente sull’individuazione dei partecipanti al processo e sul numero di voti necessari per l'approvazione della deliberazione.(29 luglio 2008)   IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI SEGNALAZIONE AL PARLAMENTO E AL GOVERNO SULLA VIDEOSORVEGLIANZA NEI CONDOMINI (art. 154, comma 1, lett. f), d.lg. 30 giugno 2003, n. 196) 1. La presente segnalazione individua le ragioni per le quali il Garante ritiene opportuno un intervento normativo volto a disciplinare alcuni profili relativi alla videosorveglianza all'interno di edifici condominiali e nelle relative pertinenze, tematica che forma oggetto di recenti quesiti e segnalazioni indirizzate all'Autorità. Più specificamente, oggetto della presente segnalazione è il caso in cui non i singoli condomini, ma l'intera compagine condominiale intenda effettuare tali trattamenti (previa installazione di sistemi di videosorveglianza per il tramite della relativa amministrazione condominiale, anche presso amministrazioni di residence o di multiproprietà) in aree comuni (quali portoni d'ingresso, androni, cortili, scale, aree di accesso a parcheggi o dedicate a servizi comuni). 2. Da tempo, il tema più generale della videosorveglianza specie in luoghi pubblici o aperti al pubblico è all'attenzione del Garante e ha formato oggetto, oltre che di numerose decisioni in singoli casi, di due provvedimenti di carattere generale: il primo, del 29 novembre 2000 (in garanteprivacy .it, doc. web n. 31019, nel quale si impartivano prime prescrizioni "nell'attesa di una specifica legislazione"), il secondo, più dettagliato perché volto a tener conto di variegate sollecitazioni provenienti da prassi applicative, del 29 aprile 2004 (doc. web n. 1003482). Con tali interventi, il Garante non si è soffermato specificamente sulle condizioni di liceità per il trattamento di dati personali all'interno dei condomìni: non sono stati di conseguenza identificati né i soggetti la cui manifestazione di volontà è necessaria nel contesto condominiale per svolgere tali trattamenti (i proprietari e i titolari di diritti reali parziari o anche soggetti diversi, primi fra tutti i conduttori), né le eventuali maggioranze da rispettare. 3. In tempi più recenti, si sono moltiplicati i quesiti e le segnalazioni relativi allo specifico profilo delle condizioni di impiego della videosorveglianza da parte di compagini condominiali all'interno di aree comuni. Dal loro esame emerge l'esistenza di due non convergenti approcci alla tematica, da parte dei contrapposti interessi potenzialmente coinvolti dal funzionamento di questi sistemi di videosorveglianza: da un lato, l'esigenza volta a preservare la sicurezza di persone e la tutela di beni comuni (ad esempio, rispettivamente, contro aggressioni e danneggiamenti o furti); dall'altro, la preoccupazione che i trattamenti effettuati, nel rendere più agevolmente conoscibili a terzi informazioni relative alla vita privata di chi vive in edifici condominiali, come pure abitudini e stili di vita individuali e familiari, siano idonei a incidere sulla libertà degli interessati di muoversi, non controllati, nel proprio domicilio e all'interno delle aree comuni. 4. Il profilo in esame non è regolato da una puntuale disciplina. Esso non trova (né avrebbe potuto trovare) espressa regolamentazione nel Codice civile del 1942; né, è chiaro, pur applicando i princìpi generali, se l'installazione di sistemi di videosorveglianza possa essere effettuata in base alla sola volontà dei (com)proprietari (comunque, il quadro normativo esistente e l'interpretazione giurisprudenziale non consentono di comprendere con quale maggioranza) o se rilevi anche la volontà di coloro che rivestono la qualità di conduttori. Deve essere anche tenuto in considerazione che l'art. 615 bis del codice penale sanziona "chiunque mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell'articolo 614", vale a dire nel domicilio (nozione che, secondo la giurisprudenza, è suscettibile di comprendere anche le aree comuni [1]): ciò comporterebbe, nel contesto condominiale, la necessaria acquisizione preventiva del consenso di un numero assai ampio di soggetti, non sempre peraltro di agevole identificazione, sì da rendere arduo il legittimo impiego dei sistemi di videosorveglianza nel peculiare contesto qui tenuto in considerazione. Più in generale, gli orientamenti giurisprudenziali sull'uso delle aree comuni non appaiono utili a dissolvere i dubbi relativi ai profili in esame. 5. Per tali ragioni il Garante auspica che gli aspetti segnalati del tema qui rappresentato, suscettibile di interessare larga parte della popolazione, possano trovare una più specifica regolamentazione, con l'individuazione di una disciplina che assicuri un equo contemperamento tra i diritti fondamentali delle persone coinvolte e le legittime esigenze di difesa e protezione di persone e cose. Ciò, peraltro, potrebbe avvenire anche nell'ambito di più generali iniziative normative relative all'amministrazione dei condomini, già oggetto di diversidisegni di legge [2] sottoposti all'esame di entrambi i rami del Parlamento. PER QUESTE RAGIONI il Garante segnala al Parlamento e al Governo l'opportunità che sia valutata anche l'eventuale adozione di una possibile regolamentazione dell'utilizzo di sistemi di videosorveglianza delle aree comuni identificando le condizioni per assumere idonee determinazioni, con particolare riferimento all'individuazione: dei partecipanti al processo decisionale (i soli condomini, ovvero anche i conduttori); del numero di voti necessari per l'approvazione della deliberazione (l'unanimità o una determinata maggioranza).Roma, 13 maggio 2008 cittadinolex.kataweb .it/article_view.jsp?idArt=84832 

 

JOSEFAT dice:

 non è innovazione e la decisione deve essere presa dalla maggioranza degli intervenuti all'assemblea con almeno 500 millesimi. 

Innovazione è mettere qualcosa che non c'era prima.

Ad esempio, mica c'è scritto che installare un ascensore o un montascale è innovazione...

però poichè si sta installando una cosa che prima non c'era, si tratta di innovazione.

Tullio01 dice:

Infatti forse innovazione lo era prima della nuova normativa della legge 220/12.

forse, in ogni caso attualmente non lo è più.

Italiano dice:

a qualcosa è detraibile?

Post #7

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