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infastidito

Diritto di accesso a corte esclusiva per rifacimento facciata

vorrei chiedere se è possibile che mi venga vietato l'accesso a corte privata per lavori di manutenzione straordinaria sulla facciata del mio appartamento ( posizionamento cappotto termico e cambio serramenti)

No, non è possibile, fatto salvo non ci sia un'altra soluzione, secondo il mio parere alla pari della spesa.

 

cc Art. 843. Accesso al fondo.

Il proprietario deve permettere l'accesso e il passaggio nel suo fondo, sempre che ne venga riconosciuta la necessità, al fine di costruire o riparare un muro o altra opera propria del vicino oppure comune.

Se l'accesso cagiona danno è dovuta un'adeguata indennità.

La risposta è positiva: la norma di riferimento è l’art. 843 c.c., rubricato per l’appunto Accesso al fondo, che recita:

 

Il proprietario deve permettere l'accesso e il passaggio nel suo fondo, sempre che ne venga riconosciuta la necessità, al fine di costruire o riparare un muro o altra opera propria del vicino oppure comune.

 

Se l'accesso cagiona danno, è dovuta un'adeguata indennità.

 

Tralasciando per il momento il terzo comma, del quale si dirà nel finale, vale la pena capire a che condizioni e con quali limiti il richiedente può esercitare il diritto d’accesso

In primo luogo, requisito indispensabile affinché la norma trovi applicazione è che vi sia la necessità di dover accedere.

 

In mancanza d’accordo tra le parti, tale requisito deve essere oggetto della valutazione di un giudice chiamato, all’uopo, a pronunciarsi sulla stessa.

 

La Cassazione, infatti, ha avuto modo di affermare che ai fini della riconosciuta necessità, cui l’art. 843 c.c. subordina la concessione dell’accesso sul fondo altrui, occorre che il giudice del merito proceda ad una complessa valutazione della situazione dei luoghi, al fine di accertare se la soluzione prescelta (accesso e passaggio per un determinato fondo altrui) sia l’unica possibile o, tra più soluzioni, sia quella che consente il raggiungimento dello scopo (riparazione o costruzione) con minor sacrificio sia di chi chiede il passaggio, sia del proprietario del fondo che deve subirlo (così Cass. n. 3494/75).

 

L’esempio classico è, per l’appunto, quello della necessità di appoggiare l’impalcatura nel giardino o sul terrazzo a livello di pertinenza di un’unità immobiliare di proprietà esclusiva.

In questi casi, non è raro sentire le lamentele di chi subisce l’ingombro; allo stesso modo ci si chiede se lo stesso non possa essere evitato con particolari ponteggi che non invadano la proprietà privata.

 

E’ evidente, quindi, che laddove non si riesca a trovare un accordo questa valutazione debba, per forze di cose, essere rimessa ad un giudice che si dovrà esprimere tenendo ben presente i vari interessi in gioco.

 

Più complessa è la questione relativa all’indennità.

 

Tale complessità deriva dall’incertezza, o forse sarebbe più corretto dire dal contrasto d’opinioni, che si riscontra scorgendo le sentenze della Corte di Cassazione.

 

Fotografa benissimo la situazione una pronuncia del gennaio 2009 nella quale si è affermato che:

 

Sul punto (ossia sull’indennità n.d.A.) si rilevano due opposte correnti di pensiero, a cui fanno capo due differenti orientamenti giurisprudenziali,[…]: l'una ritiene che l'indennità debba essere liquidata solo in caso di danni, poiché l'accesso al fondo del vicino, per la esecuzione di un'opera, permette implicitamente che l'accesso sia accompagnato dal deposito di cose strumentali all'esecuzione dell'opera, con il conseguente obbligo del depositante di provvedere, a sua cura e spese, al ripristino dello status quo ante, di tal che collega l'indennità all'ipotesi di danni ulteriori oltre quelli connessi alla semplice occupazione del suolo; l'altra ritiene che l'obbligo imposto dall'art. 843 c.c., al proprietario di consentire al vicino l'accesso al suo fondo per la costruzione o riparazione di un'opera e la corrispondente facoltà riconosciuta al vicino di accedere al fondo attiguo allo stesso fine, hanno natura di limitazioni legali della proprietà e intende, invece, l'indennità come preventiva liquidazione del danno che potrebbe derivare al proprietario del fondo dal passaggio e dal protrarsi dell'occupazione.

Orbene, atteso che la dottrina dominante considera l'obbligo del proprietario di consentire l'accesso o il passaggio del vicino come espressione di un'obbligazione propter rem, appare più confacente alla lettera della legge, considerare l'espressione "indennità" in riferimento ad un danno provocato da liquidarsi in via equitativa, fermo restante l'obbligo del vicino di ripristinare lo stato dei luoghi ad opera finita”(così Cass. 27 gennaio 2009 n. 1908).(lavoriincasa.it)

 

 

http://www.brocardi.it/codice-civile/libro-terzo/titolo-ii/capo-ii/sezione-i/art843.html

grazie mille a Tullio Ts e Mario Pessina,risposta molto esaudiente e precisa con tanto di articolo del codice civile. grazie mille di nuovo

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