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SIENA

Decreti ingiuntivi e interessi legali

Buongiorno a tutti.

 

Come noto, se non diversamente previsto dal regolamento condominiale, il condòmino che sopperisce con propri fondi alla deficienza di cassa provocata dagli insoluti delle quote condominiali, ha diritto al rimborso - in sede di decreto ingiuntivo - dei soli interessi legali.

 

Al riguardo, premesso che

 

- il tasso degli interessi legali è del tutto irrilevante e non rappresenta certamente un elemento deterrente per i morosi nè un giusto ristoro per chi ha anticipato i fondi di cassa;

- i condòmini morosi spesso sono "aiutati" dai giudici di pace i quali, usualmente, indicano che il calcolo di tali interessi debba decorrere (assurdamente) dalla data della domanda di decreto ingiuntivo e non dalla data di inadempienza del moroso,

 

ciò premesso, vi chiedo cosa ne pensate in merito al quorum assembleare necessario per decidere di introdurre nel regolamento (ex contrattuale) una norma che renda l'onere del tasso di interesse dovuto per morosità un pò più adeguato, ad esempio equiparandolo a quello dovuto a fronte dei crediti commerciali (attualmente pari all'interesse legale maggiorato dell' 8 % ) ?

 

Ringrazio in anticipo chi ritiene di poter fornire indicazioni consapevoli 🙂

La deliberazione assembleare che, a maggioranza, sancisca a carico dei partecipanti al consorzio l’applicazione di interessi moratori per l’ipotesi di ritardato pagamento delle quote deve considerarsi nulla, poiché un siffatto potere non rientra tra quelli dell’assemblea, potendo una tale previsione essere inserita soltanto in un regolamento contrattuale, approvato all’unanimità; ne deriva che anche le successive deliberazioni, che la prima abbiano eseguito, sono affette da nullità, la quale può essere fatta valere dall’interessato senza essere tenuto all’osservanza dei termini di decadenza (Cassazione civile sezione seconda, sentenza n. 10196 del 30 aprile 2013).

 

In effetti nessuna disposizione di legge, direttamente o indirettamente, lascia intendere che l’assemblea abbia il potere di decidere la misura degli interessi o le eventuali penali dovute dal condomino moroso.

Quanto indicato da Kurt è ineccepibile,

 

Bisogna però tener conto anche delle innovazioni introdotte dalla L.220/12 e cioè la possibilità di applicare sanzioni da E. 200 fino ad E. 800 in caso di reiterazioni per inadempienze al regolamento condominiale o alle disposizioni disciplinari impartite dall'amministratore.

 

Pertanto, laddove il regolamento condominiale preveda "espressamente" a carico dei condòmini l'obbligo di contribuzione alle spese del condominio (ancorchè tale obbligo sia sancito dalle norme civilistiche), riterrei che l'assemblea possa essere legittimata ad applicare una sanzione pecuniaria a carico del condòmino inadempiente; naturalmnete non in termini di "interessi" ma in quota fissa ed eventualmente crescente (ad esempio per scaglioni di ritardo), nell'ambito dei limiti introdotti dalla L.220/2012 (Euro 200,00 fino ad Euro 800,00).

 

Che ne pensa Kurt e che ne pensano gli altri partecipanti al Forum ?

 

Grazie !

 

Siena

La possibilità di applicare una sanzione è subordinata al fatto che essa sia prevista in modo esplicito nel regolamento di condominio, se il regolamento non contiene tale previsione esso può essere modificato in qualsiasi momento dall’assemblea di condominio.

 

Inoltre, le sanzioni a seguito della violazione del regolamento di condominio devono essere deliberate dall’assemblea, quindi l’amministratore non potrà agire autonomamente se prima non ha consultato i condomini. L’assemblea vota a maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio indipendentemente dal fatto che ci si trovi in prima o in seconda convocazione.

 

Il condomino “sanzionato” può impugnare la delibera assembleare entro 30 giorni.

Non possono essere previste sanzioni pecuniarie di importo superiore a quello stabilito dalla legge (euro 800).

 

Saranno ritenute illegittime, eventuali delibere assembleari che dovessero prevedere sanzioni di importo maggiore (Cass. sent. n. 948/1995).

 

Come ulteriore sanzione nel regolamento può essere inserita una clausola con cui si preveda il pagamento di una penale in caso di mancato pagamento della multa o di ritardato versamento, imponendo al condomino a versare un maggior importo a titolo di mora (Ex art. 1382 cod. civ.).

Quanto indicato da Kurt è ineccepibile,

 

Bisogna però tener conto anche delle innovazioni introdotte dalla L.220/12 e cioè la possibilità di applicare sanzioni da E. 200 fino ad E. 800 in caso di reiterazioni per inadempienze al regolamento condominiale o alle disposizioni disciplinari impartite dall'amministratore.

 

Pertanto, laddove il regolamento condominiale preveda "espressamente" a carico dei condòmini l'obbligo di contribuzione alle spese del condominio (ancorchè tale obbligo sia sancito dalle norme civilistiche), riterrei che l'assemblea possa essere legittimata ad applicare una sanzione pecuniaria a carico del condòmino inadempiente; naturalmnete non in termini di "interessi" ma in quota fissa ed eventualmente crescente (ad esempio per scaglioni di ritardo), nell'ambito dei limiti introdotti dalla L.220/2012 (Euro 200,00 fino ad Euro 800,00).

 

Che ne pensa Kurt e che ne pensano gli altri partecipanti al Forum ?

 

Grazie !

 

Siena

in realta' la norma non prevede "da E. 200 fino ad E. 800 " ma "fino a 200 euro e in caso di recidiva fino a 800 euro "

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