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Erre Ci

Comproprietario che rifiuta le comunicazioni

Un appartamento trasferito per successione, è posseduto da un erede che è in causa con gli altri.

Questo erede che occupa l'appartamento, per non ricevere le raccomandate a mano dall'amm/re, si fa negare (è sempre in bagno!) e non ritira le raccomandate a/r facendole tornare indietro per compiuta giacenza, creando grave imbarazzo e difficoltà al condominio, non solo per le convocazioni, ma soprattutto per le comunicazioni normali, come per esempio, l'avviso per alcuni lavori da eseguire nel condominio per i quali serve l'accesso nel suo appartamento. Alle comunicazioni verbali, si dichiara sempre disponibile concludendo con "mi faccia avere i documenti così ne prendo atto", solo che della consegna di questi documenti l'amministratore non riesce ad averne attestazione di ricevuta.

Come consigliate di procedere? Cosa fare?

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Un appartamento trasferito per successione, è posseduto da un erede che è in causa con gli altri.

Questo erede che occupa l'appartamento, per non ricevere le raccomandate a mano dall'amm/re, si fa negare (è sempre in bagno!) e non ritira le raccomandate a/r facendole tornare indietro per compiuta giacenza, creando grave imbarazzo e difficoltà al condominio, non solo per le convocazioni, ma soprattutto per le comunicazioni normali, come per esempio, l'avviso per alcuni lavori da eseguire nel condominio per i quali serve l'accesso nel suo appartamento. Alle comunicazioni verbali, si dichiara sempre disponibile concludendo con "mi faccia avere i documenti così ne prendo atto", solo che della consegna di questi documenti l'amministratore non riesce ad averne attestazione di ricevuta.

Come consigliate di procedere? Cosa fare?

Erre Ci

Una raccomandata regolarmente inviata anche se non firmata dal ricevente diviene valida quantomeno dopo 10 giorni da quando è messa in giacenza, per cui ritirata o no, letta o no, vale come ricevuta e compresa;

 

Siccome ai magistrati della Corte è apparso fuori luogo concludere che la conoscenza possa dirsi avvenuta con il ritiro del plico da parte del destinatario presso l'ufficio postale, poiché ciò rimetterebbe all'arbitrio del destinatario la conoscenza del medesimo, s'è concluso che rispetto alla conoscenza delle comunicazioni a mezzo del servizio postale debbano trovare applicazione le norme dettate in materia di notificazione degli atti giudiziari ed amministrativi a mezzo del medesimo servizio, disciplinata dalla legge n. 890 del 1982.Sentenza n. 25791, Corte di Cassazione il 14 dicembre 2016

Ovvero quanto scritto nella raccomandata è stato preso in atto dal ricevente e non può più contestare assolutamente nulla.

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La Cassazione n. 574/2011 ha affermato che spetta all'amministratore premurarsi, con indagini suggerite dall'ordinaria diligenza, di avvisare anche coloro che abitualmente non vivono presso lo stabile condominiale, provvedendo inoltre alla convocazione del vero proprietario della porzione immobiliare e non già del condomino cosiddetto "apparente", colui cioè che si sia comportato come tale senza esserlo. Qui, invece, il caso è opposto, il proprietario apparente rifiuta le convocazione e forse gli altri le accettano (ipotizzo). Nè si potrebbe ritenere che l'avviso comunicato agli altri comproprietari, sia conosciuto anche dal possessore, dato che sono tra loro in causa.

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Grazie per le risposte. Mi pare di capire che l'unico strumento che ha l'amministratore è quello di procedere comunque con le comunicazioni via raccomandate a/r. L'accortezza è quella di aspettare che siano trascorsi almeno 10gg (questo termine da quale norma emerge?) dalla consegna dell'avviso di giacenza per la celebrazione dell'assemblea o per le altre comunicazioni. Resta il fatto che, cmq il possessore non è a conoscenza delle comunicazioni e, per es. non apre la sua abitazione al manutentore, non sposta la sua auto per consentire il taglio dell'erba e altre cose del genere... Di fatto, come procedere? Chiamare la forza pubblica????

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La Cassazione n. 574/2011 ha affermato che spetta all'amministratore premurarsi, con indagini suggerite dall'ordinaria diligenza, di avvisare anche coloro che abitualmente non vivono presso lo stabile condominiale, provvedendo inoltre alla convocazione del vero proprietario della porzione immobiliare e non già del condomino cosiddetto "apparente", colui cioè che si sia comportato come tale senza esserlo. Qui, invece, il caso è opposto, il proprietario apparente rifiuta le convocazione e forse gli altri le accettano (ipotizzo). Nè si potrebbe ritenere che l'avviso comunicato agli altri comproprietari, sia conosciuto anche dal possessore, dato che sono tra loro in causa.

In questo caso specifico il problema principale è un altro:

l'accesso alla proprietà privata senza autorizzazione.

 

Che la raccomandata sia intesa ricevuta o meno, di fronte al diniego di accesso (palese o camuffato da scusa), l'unica strada è quella di richiedere un provvedimento d'urgenza al Giudice.

 

Solo dopo che il Giudice avrà autorizzato l'accesso forzoso non ci saranno più scuse e si potrà accedere anche con l'intervento della forza pubblica, se necessario.

 

Per tutte le altre situazioni, invece, non è necessario che la raccomandata sia ricevuta per mettere in atto provvedimenti di riscossione forzosa, anche con decreti ingiuntivi.

Sarà libero di non ritirare le raccomandate ma non di pagare le conseguenze delle proprie azioni.

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... per es. non apre la sua abitazione al manutentore, non sposta la sua auto per consentire il taglio dell'erba e altre cose del genere... Di fatto, come procedere? Chiamare la forza pubblica????
Se il condomino non ritira le raccomandate dove viene avvisato che è necessario l'accesso alla sua abitazione e/o spostamento dell'autovettura, purtroppo non resterà altro che adire al Giudice dimostrando l'invio e relativa non ricezione per negligenza del ricevente (condomino) a che il Giudice provveda al relativo provvedimento.

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