Vai al contenuto
Sergio85

Clausola contratto ex-proprietario

Buongiorno,

 

sono nuovo di questo forum quindi innanzitutto è un piacere essere qui.

 

ho bisogno di un consiglio: vivo in un condominio dove alcuni appartamenti sono ancora vuoti. l'impresario e proprietario di questi appartamenti al momento della vendita ha inserito una clausola nell'atto dove scriveva che l'acquirente lo esonerava dal pagare le spese condominiali per gli appartamenti invenduti e che tale somma andava equamente divisa sugli altri proprietari.

 

dal momento che questa clausola era inserita nell'atto dell'ex proprietario del mio appartamento è giusto che questa clausola si ripercuota su di me visto che nel mio atto non c'è? o posso rifiutarmi di pagare questa quota extra?

 

grazie

 

Buon Natale a tutti

 

Sergio

Tale clausola affinchè sia valida deve essere inserita nel regolamento contrattuale consegnato al momento del rogito e deve avere un limite temporale dei primi due anni

Non vorrei dire cose sbagliate ma ho sentito da qualche parte che c'è un libro chiamato Codice Civile che all'art.

 

Dispositivo dell'art. 1123 del Codice Civile

Fonti → Codice Civile → LIBRO TERZO - DELLA PROPRIETÀ → Titolo VII - Della comunione (Artt. 1100-1139) → Capo II - Del condominio negli edifici

Le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell'edificio [1117, 1122], per la prestazione dei servizi nell'interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno [1118 2; disp. att. 68], salvo diversa convenzione (1) (2).

 

Se non sbaglio c'è scritto in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno

 

Se non sbaglio il Codice Civile è superiore ad un regolamento di condominio che dispone in senso contrario.

Sbagli.. perché il rogito o il regolamento contrattuale ad esso allegato può derogare (salvo diversa convenzione).

L'aspetto da considerare è invece quello che tale clausola determina i suoi effetti per un tempo limitato che la cassazione ha determinato in due anni, dopo di ché è considerata vessatoria.

Non vorrei dire cose sbagliate ma ho sentito da qualche parte che c'è un libro chiamato Codice Civile che all'art.

 

Dispositivo dell'art. 1123 del Codice Civile

Fonti → Codice Civile → LIBRO TERZO - DELLA PROPRIETÀ → Titolo VII - Della comunione (Artt. 1100-1139) → Capo II - Del condominio negli edifici

Le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell'edificio [1117, 1122], per la prestazione dei servizi nell'interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno [1118 2; disp. att. 68], salvo diversa convenzione (1) (2).

 

Se non sbaglio c'è scritto in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno

 

Se non sbaglio il Codice Civile è superiore ad un regolamento di condominio che dispone in senso contrario.

pensa un po' anch'io ho sentito di un codice che permette di poter disporre in maniera diversa rispetto a cio che prevede l'articolo da te citato

 

 

.Dispositivo dell'art. 1123 del Codice Civile

Fonti → Codice Civile → LIBRO TERZO - DELLA PROPRIETÀ → Titolo VII - Della comunione (Artt. 1100-1139) → Capo II - Del condominio negli edifici

Le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell'edificio [1117, 1122], per la prestazione dei servizi nell'interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno [1118 2; disp. att. 68], salvo diversa convenzione (1) (2).[/b

che strano e' lo stesso articolo dello stesso codice . forse cambia il fatto che va letto fino alla fine "salvo diversa convenzione " e non fino a "in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno" 🙂

Grazie per le risposte mi sono state molto utili.

 

quindi essendo il contratto originario di 5 anni fa, posso richiedere il risarcimento per quanto ho pagato nei 3 anni successivi alla scadenza della clausola? A chi devo rivolgermi?

 

Grazie ancora

Puoi rivolgerti al giudice ( tieni conto che non e'detto che tu ottenga codesto rimborso).

Puoi rivolgerti al giudice ( tieni conto che non e'detto che tu ottenga codesto rimborso).

ho capito grazie! quindi per il passato conviene lasciar perdere mi pare di capire...

 

Ma per il futuro ed essendo questa clausola considerata vessatoria come bisogna comportarsi per non pagare più?

Peppe, Giulio oggi sono buono e mi va di colmare la tua ignoranza. date una occhiata a cosa c'è scritto in questo articolo del codice civile.

Dispositivo dell'art. 1118 Codice Civile

Fonti → Codice Civile → LIBRO TERZO - DELLA PROPRIETÀ → Titolo VII - Della comunione (Artt. 1100-1139) → Capo II - Del condominio negli edifici

Il diritto di ciascun condomino sulle parti comuni, salvo che il titolo non disponga altrimenti, è proporzionale al valore dell'unità immobiliare che gli appartiene.

Il condomino non può rinunziare al suo diritto sulle parti comuni.

Il condomino non può sottrarsi all'obbligo di contribuire alle spese per la conservazione delle parti comuni, neanche modificando la destinazione d'uso della propria unità immobiliare, salvo quanto disposto da leggi speciali.

Il condomino può rinunciare all'utilizzo dell'impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento, se dal suo distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. In tal caso il rinunziante resta tenuto a concorrere al pagamento delle sole spese per la manutenzione straordinaria dell'impianto e per la sua conservazione e messa a norma (1).

 

Qualora non fosse sufficiente leggiti cosa dicono i veri esperti sul sito diritto.it

http://www.diritto.it/docs/23690-regolamenti-condominiali-imposti-dal-costruttore

 

Clausola illecite.

A questo proposito bisogna distinguere. Esistono clausole che sono evidentemente in contrasto con il codice civile, o meglio con quegli articoli che nel codice che sono definiti come “inderogabili”, a cui non si può fare eccezione.. Molto sfruttata è quella che impone a tutti di riconoscere come amministratore condominiale una persona indicata dal costruttore stesso. Tale nomina è illegittima, perché è in diretto contrasto con l’articolo 1129 del codice civile che impone che l’amministratore sia nominato dall’assemblea. Un’altra clausola abbastanza comune è quella che permette al costruttore (che, non lo dimentichiamo, è anche lui condomino finché non ha venduto tutti gli appartamenti), di rinunciare all’uso delle cose comuni senza perciò contribuire alle spese della loro manutenzione. Anch’essa è in contrasto con un’altra norma obbligatoria, l’articolo 1118 del codice civile.

Clausole vessatorie

Altre clausole che sono evidentemente sbilanciate a favore dell’impresa edile, non sono però in diretto contrasto con le norme sul condominio del codice. Per esempio quella, molto pesante, in cui i condomini danno mandato al costruttore di redigere il regolamento condominiale, con facoltà di definire in seguito le parti, gli impianti e i servizi comuni. Oppure quella in cui si riserva al costruttore la facoltà di sopraelevare senza indennizzo da versare agli altri proprietari. O quella in cui gli si dà la proprietà dei sottotetti. O quella, comunissima, che consente al costruttore stesso di non versare la sua quota di spese condominiali per gli appartamenti ancora invenduti. O infine quella che impone l’accettazione del regolamento senza per questo allegarlo al rogito d’acquisto o comunque consentire ai condomini di prenderne visione.

Sin dal varo, però, della legge n. 52 del 1996 sono state introdotte nella legislazione italiane norme europee contro le clausole vessatorie nei contratti, attualmente riunite nel cosiddetto “codice del consumo” (decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, articoli dal 33 al 38).

Tali articoli considerano “abusive o vessatorie”, e quindi nulle, certe clausole contrattuali che avvantaggiano in modo evidente il professionista nei rispetti del consumatore. Con “professionista” si intende qualsiasi la persona fisica o giuridica, pubblica o privata, che nel quadro della sua attività imprenditoriale o professionale, utilizza un contratto. Quindi anche l’impresa edile. Con “consumatore” si intende anche, , a tutti gli effetti, il condominio come ha chiarito la Cassazione, in una sentenza abbastanza recente (la n. 10086 del 2001).

Il fatto che patti contrattuali del genere siano sbilanciati a favore del professionista-ditta edile, può facilmente ricavarsi dal dettato dell'articolo 34, primo comma che così dice: "La vessatorietà di una clausola é valutata tenendo conto della natura del bene o del servizio oggetto del

[...]

 

 

Sergio, di al costruttore furbastro che le spese degli appartamenti invenduti se li paga lui. tu paga solo la tua quota e ci andasse lui dal giudice se non gli sta bene.

e' sergio che deve andare al giudice per ottenere una sentenza che imponga al costruttore di pagare la sua quota ritenendo la clausola dell'esonero vessatoria .

Art. 1123.

Ripartizione delle spese.

 

Le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell'edificio per la prestazione dei servizi nell'interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salvo diversa convenzione.

 

Se si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione dell'uso che ciascuno può farne.

 

Qualora un edificio abbia più scale, cortili, lastrici solari, opere o impianti destinati a servire una parte dell'intero fabbricato, le spese relative alla loro manutenzione sono a carico del gruppo di condòmini che ne trae utilità.

Jakfol fidati che è cosi come ti abbiamo gia detto piu volte.E' un argomento che io personalmente ho affrontato in diversi condomini e con diversi avvocati

Buongiorno,

 

aggiorno sulla situazione del mio condominio: la banca ha pignorato gli appartamenti (sia quelli con condomini in affitto sia quelli sfitti) dell’impresario e ad oggi la pratica è nelle mani del curatore fallimentare.

 

A questo punto chi deve pagare le spese condominiali degli appartamenti sfitti? La Banca?

 

La clausola di cui parlavamo sopra decade dal momento che la banca è diventata il nuovo proprietario? Secondo me, pensando logicamente, sì perché è come se l’impresario avesse “venduto” gli appartamenti alla banca.

 

Grazie.

×