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lauretta2014

Cessione casa ad uso esclusivo all'ex coniuge

... ma l'assegnazione non è "vita natural durante".

Quando tuo figlio si troverà un lavoro e/o andrà via dalla casa coniugale non avrai più diritto a mantenere il diritto di abitazione. Essendo la casa di proprietà di entrambi, ognuno dei due comproprietari potrà chiedere lo scioglimento della comunione e la vendita.

Prenderai la metà dei soldi ricavati da quella vendita che, se fatta dal Tribunale all'asta, SARA' SVENDUTA; tu prenderai 4 soldi ma ti ritroverai in mezzo a una strada."

 

 

come è possibile vendere il 50% di una casa se il proprietario dell'altro 50% con vuole ???

sarebbe comunque una svendita non una vendita, una perdita reciproca.

 

non conta nulla il fatto che io non sia autosufficiente sia per lavoro che per motivi di salute, mentre lui sta messo piuttosto bene in tutto?????

Per quanto riguarda il diritto di abitazione nella "CASA CONIUGALE" lo decide il Giudice; non ci sono certezze fino a quando e se le tue condizioni di salute avranno un peso rilevante.

Di solito il Giudice tende a tutelare gli interessi dei minori (e dei maggiorenni ancora non avviati al lavoro).

 

Indipendentemente dalla separazione coniugale, la comunione di un appartamento (comproprietà), per esempio anche quando ci sono più persone che ereditano una casa pro quota, si scioglie solo con la vendita dello stesso.

Lo scioglimento della comunione può avvenire in due modi:

 

1) CONSENSUALE

- Un comproprietario acquista la quota dell'altro

- si vende l'appartamento ad un terzo acquirente e ci si divide il ricavato

 

2) GIUDIZIALE

In mancanza di accordi un "comunista" (comproprietario) si rivolge al Tribunale per chiedere di entrare in possesso della sua quota; poichè non è possibile dividere un appartamento in più parti come per un terreno, il Giudice provvederà a mettere la casa all'asta.

La casa all'asta sicuramente sarà venduta ad un prezzo inferiore; dal ricavato della vendita bisognerà pagare le spese di Tribunale e ci si dividerà solo il denaro che rimane.

 

Essendo ora tu proprietaria di META' DI TUTTO (compreso il denaro sul c/c di tuo marito) hai più facoltà di porre condizioni.

Una proposta ragionevole (come ti avevo suggerito) sarebbe di sciogliere la comunione dei due appartamenti in questo modo:

tuo marito ti dona la metà della casa coniugale e tu gli doni la metà dell'altra casa.

In questo modo ciascuno diventerà proprietario esclusivo della sua casa e non avrai più il problema di poter stare in quella casa solo finchè vorrà il Giudice.

Poichè tuo marito ti ha già proposto di "REGALARGLI" la metà dell'altra casa accennandoti anche che, una volta sistemato tuo figlio, quella casa sarà troppo grande per te... tale premessa non fa pensare a niente di buono.

Se la casa sarà tua, invece, nel caso fosse troppo grande per te, potrai venderla e comprartene una più piccola come piace a te.

 

Scegli bene l'avvocato accertandoti che non sia "amico" di tuo marito.

Se l'avvocato farà davveroi tuoi interessi ti spiegherà molto meglio di noi cosa devi fare perchè l'avvocato ragiona a freddo e non è coinvolto dai sentimenti e da cosa "moralmente" sarebbe giusto.

Per quanto riguarda il diritto di abitazione nella "CASA CONIUGALE" lo decide il Giudice; non ci sono certezze fino a quando e se le tue condizioni di salute avranno un peso rilevante.

Di solito il Giudice tende a tutelare gli interessi dei minori (e dei maggiorenni ancora non avviati al lavoro).

 

Indipendentemente dalla separazione coniugale, la comunione di un appartamento (comproprietà), per esempio anche quando ci sono più persone che ereditano una casa pro quota, si scioglie solo con la vendita dello stesso.

Lo scioglimento della comunione può avvenire in due modi:

 

1) CONSENSUALE

- Un comproprietario acquista la quota dell'altro

- si vende l'appartamento ad un terzo acquirente e ci si divide il ricavato

 

2) GIUDIZIALE

In mancanza di accordi un "comunista" (comproprietario) si rivolge al Tribunale per chiedere di entrare in possesso della sua quota; poichè non è possibile dividere un appartamento in più parti come per un terreno, il Giudaa ice provvederà a mettere la casa all'asta.

La casa all'asta sicuramente sarà venduta ad un prezzo inferiore; dal ricavato della vendita bisognerà pagare le spese di Tribunale e ci si dividerà solo il denaro che rimane.

 

Essendo ora tu proprietaria di META' DI TUTTO (compreso il denaro sul c/c di tuo marito) hai più facoltà di porre condizioni.

Una proposta ragionevole (come ti avevo suggerito) sarebbe di sciogliere la comunione dei due appartamenti in questo modo:

tuo marito ti dona la metà della casa coniugale e tu gli doni la metà dell'altra casa.

In questo modo ciascuno diventerà proprietario esclusivo della sua casa e non avrai più il problema di poter stare in quella casa solo finchè vorrà il Giudice.

Poichè tuo marito ti ha già proposto di "REGALARGLI" la metà dell'altra casa accennandoti anche che, una volta sistemato tuo figlio, quella casa sarà troppo grande per te... tale premessa non fa pensare a niente di buono.

Se la casa sarà tua, invece, nel caso fosse troppo grande per te, potrai venderla e comprartene una più piccola come piace a te.

 

Scegli bene l'avvocato accertandoti che non sia "amico" di tuo marito.

Se l'avvocato farà davveroi tuoi interessi ti spiegherà molto meglio di noi cosa devi fare perchè l'avvocato ragiona a freddo e non è coinvolto dai sentimenti e da cosa "moralmente" sarebbe giusto.

 

ottimo, ti ringrazio, ho le idee sempre più chiare!

pensavo che il diritto alla casa coniugale terminasse con l'uscita di casa del figlio maggiorenne ormai indipendente.

da quello che dici non necessariamente, il mio problema di salute non è una cosa da poco, ( purtroppo, oltretutto cronica) quindi pensi che in una situazione così "reale" potrei rimanere nella casa ancora coniugale, che credo non si possa vendere giusto?

 

certo una vendita reciproca sarebbe la cosa migliore, ma c'è una certa disparità di valore tra l 'una e l'altra, inoltre ci sono altre condizioni che rendono questa seconda casa eticamente sua ma non giuridicamente.

 

in caso di vendita giudiziale ci sarebbe una perdita reciproca, e comunque non sarebbe una mia iniziativa

non credo però di avere alcun vantaggio, ognuno ha i suoi c/c, io non lavoro, non vedo vantaggi!!

ti ringrazio molto, comunque vada!!

ottimo, ti ringrazio, ho le idee sempre più chiare!

pensavo che il diritto alla casa coniugale terminasse con l'uscita di casa del figlio maggiorenne ormai indipendente.

da quello che dici non necessariamente, il mio problema di salute non è una cosa da poco, ( purtroppo, oltretutto cronica) quindi pensi che in una situazione così "reale" potrei rimanere nella casa ancora coniugale, che credo non si possa vendere giusto?

Ho detto esattamente il contrario.

Avrai diritto a restare nella casa coniugale finchè lo deciderà il Giudice e non è detto che la tua condizione di salute sia sufficiente per farti restare in quella casa.

Tuo marito mi sembra se ne sia fregato dell'ETICA visto che non vuole darti nemmeno i soldi (della tua liquidazione) con cui hai partecipato all'acquisto.

Per quanto riguarda i c/c sia io che Peppe ti abbiamo detto che anche se separati sono di entrambi.

Se sul tuo conto ci sono mille euro e su quello di tuo marito ce ne sono duemila, in comunione avete tremila euro. Se vi separate dovete dividervi 1500 euro a testa indipendentemente da quanto c'è su un conto e quanto su un altro.

 

Se continui a ragionare "moralmente", con il marito che ti ritrovi, non la vedo tanto bene per te.

Non rinunciare a niente e segui i consigli che ti darà l'avvocato.

"Tuo marito mi sembra se ne sia fregato dell'ETICA visto che non vuole darti nemmeno i soldi (della tua liquidazione) con cui hai partecipato all'acquisto."

scusa ma sono le regole della comunione dei beni . e che i coniugi liberamente hanno accettato . molti forse non si rendono conto che il matrimonio in primis e' un contratto ,e come tutti i contratti prima di firmarli andrebbero letti (in questo caso non essendoci un vero e' proprio contratto scritto andrebbero almeno studiati i gli articoli che regolamentano il matrimonio ) .

 

il marito non deve restituire nulla alla moglie , la moglie con la sua liquidazione ha partecipato alla comunione dei beni quindi in caso di separazione si dividono i beni . non conta con che quota si e' partecipato all'acquisto di un bene della comunione (posso contribuire con 0,1,10,100,1000,10000,100000 etc ) conta solo che detto bene verra' diviso 50 e 50 .

 

 

la moglie a contribuito con la sua liquidazione ,il marito ha contribuito con i suoi soldi ma il bene e' "loro" (comproprietari al 50 % visto che sono in comunione dei beni ) altra cosa se si fosse tratta di separazione dei beni (comprorietari in base alle quote di partecipazione ).

 

che poi in realta' la liquidazione e' servita' non per gli appartamenti ma per i mobili .

 

 

nella comunione dei beni non conta con quali soldi vengono comprati i beni ma conta solo che entrambi i coniugi diventano comprorietari dei beni acquistati .

 

 

conta il "diritto" e non etica o la morale visto che i coniugi hanno scelto la comunione quindi hanno scelto le regole del diritto .

 

- - - Aggiornato - - -

 

e se si basasse sull'etica direi che una persona che non ha contribuito con nulla allora dovrebbe rinunciare al 50 per cento che il "diritto " gli attribuisce .

 

... e se si basasse sull'etica direi che una persona che non ha contribuito con nulla allora dovrebbe rinunciare al 50 per cento che il "diritto " gli attribuisce .

Caro peppe, credo che sarà difficile far comprendere a Lauretta che quando si è in comunione, lavorasse anche solo il marito e si compra una casa con i soldi guadagnati solo da lui, la moglie ha partecipato facendo la casalinga e crescendo i figli, in modo da poter permettere al marito di lavorare.

 

...considera che mio marito e il padre mi hanno rovinato la vita negli ultimi 5 anni, perché me ne sono accorta, mentre per 20 anni lo hanno fatto di nascosto.

per questo mi ritrovo con una patologia cronica da choc post traumatico...

certo una vendita reciproca sarebbe la cosa migliore, ma c'è una certa disparità di valore tra l 'una e l'altra, inoltre ci sono altre condizioni che rendono questa seconda casa eticamente sua ma non giuridicamente.

Lauretta, anche ragionando secondo la tua morale, vedrai che i conti tornano e la tua coscienza sarà salva.

 

Dividere tutto al 50% è giuridicamente valido ma non eticamente corretto.

Essere risarcita per la patologia che tuo marito e tuo suocero ti hanno provocato con 20 anni di pene è eticamente corretto ma giuridicamente ci vorrebbe un processo lungo e costoso e dall'esito incerto.

Considera la parte di quel 50% che eticamente non ritieni corretto volerti appropriare come un risarcimento danni per quel che hai sofferto.

Ti risparmierai una causa ed almeno in parte i conti torneranno. 🙂

vi ringrazio molto, mi siete stati molto di aiuto.

 

una ultima cosa che volevo sapere è se nel caso il marito voglia vendere la sua parte di casa coniugale, dove alloggio, posso anche io chiedere la vendita della casa dove ora dimora ( stiamo sempre al 50% di proprietà)?

 

è chiaro che sarebbe un suicidio, ma lo prevedo perchè sono certa che non accetterà mai che ognuno si prenda il 50% dell'altro, ovvero una casa ciascuno al 100%!!

 

grazie

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