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lorenz74

Apertura varco in muro condominiale

Salve,

la Cassazione ha stabilito che non è legittimo aprire un varco in un muro condominiale per mettere in comunicazione due appartamenti posti in diversi edifici perchè questo crea una servitù a carico di suolo, fondazioni e struttura del fabbricato.

Se però sono trascorsi più di 20 anni da quando l'apertura non autorizzata è stata realizzata (e quindi non si possono più chiedere probabilemente risarcimenti o ripristini) i proprietari che hanno messo in comunicazione i due edifici A e B devono partecipare alle spese che riguardano muri, fondazioni ecc. dell'edificio A anche con una percentuale dovuta ai locali che hanno nell'edificio B (come servitù quindi)?

Senza entrare nelmerito della servitù/usucapione.

Supponiamo che

- all'edificio A corrisponde l'appartamento a

- all'edificio B corrisponde l'appartamento b

 

L'appartamento paga le sue spettanze per l'edificio A, mentre l'appartamento paga le sue spettanze per l'edificio B.

In altri termini ogni appartamento paga per l'edificio a cui appartiene.

 

Gli appartamenti - sono ubicati in edifici diversi distinti, e in nessun modo l'appartamento oltre ad appartenere all'edificio A, e quindi pagare per esso, appartiene anche all'edificio B, analogo discorso per l'appartamento

La Cassazione del 14.05.2014 n. 10606 ha stabilito che le aperture nel muro comune ex art. 1117 c.c., per mettere in collegamento locali posti nell'edificio condominiale con altro immobile estraneo al condominio creano una servitu' di passaggio a carico della proprieta' condominiale.

 

Può capitare che la stessa persona fisica sia proprietaria di due unità immobiliari allocate in due diversi edifici, costruiti in aderenza tra loro, e può capitare che le due unità immobiliari siano poste allo stesso piano (orizzontale) nei due diversi edifici, cioè siano confinanti. Può capitare che il proprietario decida di rendere comunicanti i due appartamenti, posti in due edifici diversi (anche se costruiti in aderenza) i quali costituiscono, a loro volta, due condomini separati e il proprietario potrebbe anche decidere di "accorpare" le due unità immobiliari, formando un'unica unità immobiliare.

Quando un proprietario sfonda una parete divisoria tra due edifici e mette in comunicazione due appartamenti (anche se di sua proprietà), di fatto, mette a disposizione i beni condominiali ex art. 1117 c.c. anche per l'appartamento sito in un diverso condominio, ponendo un ulteriore peso a carico di questi beni.

Questo peso ulteriore (questo limite alla proprietà) può essere fatto rientrare nell'ambito di una servitù, con la quale il fondo dominante trae un'utilità dal fondo servente. Il fatto che, in questo caso, entrambi gli appartamenti beneficiano della "comunicazione" e si trovano in due edifici diversi, non deve trarre in inganno, poiché l'unica peculiarità è data dal fatto che con l'apertura della "comunicazione" si creeranno – contemporaneamente – due servitù, infatti, entrambi i beni condominiali ex art. 1117 c.c. (dei diversi edifici) diventeranno fondo servente per l'appartamento "comunicante" sito nell'altro edificio.

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